Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 4062 del 08/02/2022

Cassazione civile sez. VI, 08/02/2022, (ud. 12/10/2021, dep. 08/02/2022), n.4062

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BISOGNI Giacinto – Presidente –

Dott. SCOTTI Umberto L.C.G. – Consigliere –

Dott. MELONI Marina – Consigliere –

Dott. CAIAZZO Rosario – Consigliere –

Dott. VELLA Paola – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 4000-2021 proposto da:

B.A., domiciliato in ROMA, PIAZZA CAVOUR, presso la

CANCELLERIA della CORTE di CASSAZIONE, rappresentato e difeso

dall’avvocato STEFANIA SANTILLI;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO, (c.f. (OMISSIS)), in persona del Ministro pro

tempore, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e

difende, ope legis;

– resistente –

avverso il decreto n. cronologico 9980/2020 del TRIBUNALE di MILANO,

depositato il 31/12/2020;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio non

partecipata del 12/10/2021 dal Consigliere Relatore Dott. Paola

Vella.

 

Fatto

RILEVATO

che:

1. Con ricorso del D.Lgs. n. 25 del 2008, ex art. 35-bis, il cittadino senegalese B.A., n. il (OMISSIS) (comune di (OMISSIS)), ha impugnato dinanzi al Tribunale di Milano il provvedimento con cui la competente Commissione territoriale aveva respinto la sua richiesta di protezione internazionale (nelle forme dello status di rifugiato o della protezione sussidiaria) e in subordine della protezione umanitaria, basata sull’allegazione di aver lasciato il Senegal nel 2015 per timore dei ribelli che, dopo averlo derubato e sequestrato nella foresta tra il Senegal e il Gambia (dove lui comprava la merce che poi rivendeva nel suo Paese), lo avevano minacciato di morte, tanto da indurlo a trasferirsi in un altro villaggio, che era stato poi attaccato dagli stessi ribelli, i quali lo stavano cercando in quanto figlio di un capo-villaggio.

1.1. Il Tribunale adito ha ritenuto il racconto non credibile, specie sui due incontri con i ribelli e l’attacco al villaggio di (OMISSIS), anche alla luce delle risposte date dal richiedente alle domande di approfondimento poste dalla Commissione territoriale; ha quindi rigettato tutte le domande proposte, sulla base di plurime C.O.I. qualificate e aggiornate, effettuando anche una valutazione comparativa tra le condizioni di vita del ricorrente in Italia (caratterizzata dallo svolgimento di volontariato e tirocini lavorativi) e quelle nel Paese di origine (dove svolgeva le attività di muratore, contadino e commerciante e dove vivono, a (OMISSIS), i genitori, nove fratelli, la moglie e il figlio, con i quali è in contatto).

1.2. Avverso tale decisione il ricorrente ha proposto ricorso per cassazione affidato a quattro motivi. L’intimata Amministrazione dell’Interno non ha svolto difese, limitandosi a depositare un “atto di costituzione” per l’eventuale partecipazione alla discussione orale.

2. Il ricorso è stato assegnato all’adunanza in Camera di consiglio non partecipata del 12 ottobre 2021 ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c..

Diritto

CONSIDERATO

che:

2.1 Con il primo motivo si censura la violazione o falsa applicazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, artt. 2, 3, 4,5,6,14, del D.Lgs. n. 25 del 2008, artt. 8 e 27, e degli artt. 2,3 CEDU, nonché da violazione dei parametri normativi relativi alla credibilità delle dichiarazioni del richiedente fissati nel D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3, comma 5, lett. c)”, anche per inosservanza degli obblighi cooperazione istruttoria (art. 360 c.p.c., nn. 3 e 5).

2.2. Il secondo mezzo denunzia la violazione dell’art. 24 Cost., e art. 111 Cost., comma 6, nonché “nullità della sentenza omissione di motivazione, motivazione apparente, manifesta e irriducibile contraddittorietà, motivazione perplessa o incomprensibile, violazione ex art. 132 c.p.c., n. 4, violazione del contraddittorio sulle C.O.I.” (art. 360 c.p.c., nn. 3 e 4).

2.3. Il terzo lamenta la violazione o falsa applicazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 2 lett. g), e art. 14, comma 1, lett. c), nonché “l’omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio in riferimento all’art. 360 c.p.c., n. 5, perché il Tribunale avrebbe erroneamente escluso che nel paese di origine vi sia una situazione di instabilità tale da comportare minaccia grave alla vita e alla persona del richiedente”.

2.4. Con il quarto si deduce la violazione o falsa applicazione del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6, e art. 19, comma 2; dell’art. 10 Cost., comma 3; del D.Lgs. n. 251 del 2007, artt. 3, 4, 7,14,16,17, e del D.Lgs. n. 25 del 2008, artt. 8,10,32, nonché “motivazione apparente in relazione alla domanda di protezione umanitaria e alla valutazione di assenza di specifica vulnerabilità”.

3. Va preliminarmente rilevato che la procura speciale allegata al ricorso reca un’autentica del difensore inequivocabilmente riferita alla sola sottoscrizione del conferente, mentre manca la certificazione della data prescritta dal D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 35 bis, comma 13, a norma del quale “La procura alle liti per la proposizione del ricorso per cassazione deve essere conferita, a pena di inammissibilità del ricorso, in data successiva alla comunicazione del decreto impugnato; a tal fine il difensore certifica la data di rilascio in suo favore della procura medesima”.

3.1. Tale requisito di posteriorità alla comunicazione del provvedimento impugnato contiene un elemento di specialità rispetto alle ordinarie ipotesi di rilascio della procura speciale regolate dagli artt. 83 e 365 c.p.c., poiché sancisce una speciale ipotesi di “inammissibilità del ricorso” nel caso di mancata certificazione della data di rilascio della procura in suo favore da parte del difensore. Di conseguenza, la procura deve contenere in modo esplicito non solo l’indicazione della data di rilascio in epoca successiva alla comunicazione del provvedimento impugnato, ma anche la certificazione della stessa data, che il difensore può effettuare anche in uno all’autenticità della firma del conferente la sottoscrizione, purché l’autentica risulti chiaramente riferibile sia alla data che alla firma. Siffatta interpretazione della portata precettiva del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 35 bis, comma 13, è stata ritenuta compatibile con il quadro del diritto dell’Unione Europea e con i principi di diritto costituzionale e della Convenzione Edu (Cass. Sez. U., n. 15177/2021).

4. Peraltro, la delibazione dei motivi del ricorso esclude anche la necessità di attendere il deposito della decisione della Consulta, stanti i plurimi profili di inammissibilità che li inficiano, trattandosi di censure meritali (specie il primo sul difetto di credibilità), caratterizzate da difetto di autosufficienza (come il secondo sulla violazione del contraddittorio in ordine alle C.O.I., le quali sono peraltro aggiornate al 2020, contrariamente a quanto si sostiene con il terzo) e da genericità (specie il quarto), risultando perciò il ricorso comunque inammissibile, poiché, sotto l’apparente deduzione dei vizi di violazione o falsa applicazione di legge, di mancanza assoluta di motivazione e di omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio, mira in realtà ad una nuova valutazione dei fatti storici e delle risultanze istruttorie (Cass. Sez. U, n. 34476/2019).

5. Alla declaratoria di inammissibilità del ricorso non segue alcuna statuizione sulle spese, in mancanza di difese del Ministero intimato.

6. Sussistono i presupposti processuali di cui al D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, (Cass. Sez. U, n. 4315/2020).

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso.

Ai sensi del D.P.R n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto

della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello previsto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 12 ottobre 2021.

Depositato in Cancelleria il 8 febbraio 2022

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA