Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 4061 del 20/02/2018


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Civile Ord. Sez. 2 Num. 4061 Anno 2018
Presidente: MAZZACANE VINCENZO
Relatore: BIANCHINI BRUNO

ORDINANZA
sul ricorso (iscritto al n.r.g. 7329/14) proposto da:
– VITTORI Arturo ( c.f.: VTT RTR 71R01 M082N)
rappresentato e difeso, giusta procura speciale a margine del ricorso,
dall’avv. Cesare Cardoni in unione con l’avv. Guido Conticelli, con domicilio eletto presso lo studio del primo in Roma, via Dei Gracchi n. 209

– ricorrente contro
ARCANGELI Lorenza ( c.f.: RCN LNZ 43M50 E128R);
SQUADRONI Maria Stella ( c.f.: SQD MST 55L50 H501W);
SQUADRONI Antonella ( c.f.: SQD NNL 62H53 H501P);
SQUADRONI Elvira ( c.f.: SQD LVR 67S44 H501K)
parti tutte rappresentate e difese dall’avv. Andrea Danti , congiuntamente
e disgiuntamente all’avv. Mauro Masi ed elettivamente domiciliate presso
lo studio dell’avv. Michela Lapenna in Roma, via Panama n.26, giusta procura a margine del controricorso

– Parti controricorrentiavverso la sentenza n. 530/2013 della Corte di Appello di Roma,

9(Z–

Data pubblicazione: 20/02/2018

pubblicata il 29 gennaio 2013.
Dato atto delle conclusioni scritte del Pubblico Ministero, in persona del
Sostituto Procuratore Generale dr. Alessandro Pepe , che ha concluso per
la declaratoria di inammissibilità del ricorso;

nell’adunanza camerale del 30 novembre 2017
PREMESSO
che Arturo Vittori propose appello contro la sentenza del Tribunale di Viterbo n. 317/2008 con la quale era stata accertata l’autenticità della
scheda testamentaria del 21 marzo 1994 con la quale Giuseppina Sensi,
nel modificare la precedente redatta il 10 gennaio 1990 – ove si era disposto che un’abitazione sita in comune di Bomarzo sarebbe stata assegnata in usufrutto ad Anastasia Arcangeli ed in nuda proprietà
all’appellante- aveva lasciato a detta Arcangeli la piena proprietà
dell’immobile;
che a sostegno dell’impugnazione l’appellante dedusse: l’omessa motivazione in ordine all’invalidità della consulenza tecnica di ufficio per la partecipazione alle operazioni peritali di terzi estranei al giudizio; la non condivisibilità delle conclusioni dell’ausiliare in relazione all’autografia di tutte
le parti della seconda scheda testamentaria; il difetto di motivazione della
gravata decisione nonchè la violazione degli artt. 680 e 682 cod civ. in ragione del fatto che il secondo testamento non avrebbe potuto determinare
la revoca del precedente; l’esclusione infine dall’oggetto della revoca, della cantina e del terreno adiacenti alla abitazione, non menzionati nel secondo atto;
che l’adita Corte di Appello ha respinto il gravame con decisione resa a’
sensi dell’art 281 sexies cpc;
che contro tale decisione ha proposto ricorso il Vittori, facendo valere due
motivi di ricorso mentre le Arcangeli/Squadroni hanno proposto controrizz

Udita la relazione di causa , esposta dal consigliere dr. Bruno Bianchini

corso;
che la causa è stata assegnata per la trattazione in sede di adunanza camerale non partecipata , ai sensi dell’art 375, ultimo comma, cpc , come
modificato in sede di conversione, del decreto legge 31 agosto 2016 n.

che entrambe le parti hanno depositato memorie ex art 380 bis 1, cpc
CONSIDERATO
Che le parti contro ricorrenti hanno eccepito la inammissibilità del ricorso
per tardiva sua notifica, traendo argomento dalla constatazione che il 10
luglio 2013 era stata a loro cura notificata la sentenza di appello presso
lo studio del procuratore domiciliatario delle controparti, avv. Stefania Casanova in Roma, via Pompeo Trogo n 21, mentre il ricorso era stato affidato all’Ufficiale Giudiziario per la notifica il 20 marzo 2004 e notificato il
successivo 2 aprile 2014 ( data di ritiro del plico depositato a norma
dell’art 140 cpc);
che le medesime parti hanno altresì fatto valere una seconda causa di inammissibilità del ricorso, per inosservanza del c.d. termine “lungo” , dovuta al fatto che la sentenza di appello era stata resa ex art 281 sexies
cpc e contestualmente depositata il 29 gennaio 2013 mentre, come sopra
detto, il ricorso era stato affidato per la notifica il 20 marzo dell’anno successivo;
che nelle memorie ex art 380 bis 1 cpc parte ricorrente ha eccepito la invalidità della notifica della sentenza, in quanto ha osservato che il plico
che la conteneva sarebbe stato consegnato non a persona a servizio dello
studio professionale del procuratore domiciliatario, bensì al portiere di
uno stabile limitrofo, così che la notifica avrebbe dovuto seguire il procedimento di cui al quarto comma dell’art 139 cod proc civ, con il conseguente obbligo di spedizione al destinatario di una raccomandata contenente l’avviso di avvenuta notificazione; — –

3

168;

che lo stesso ricorrente ha poi dichiarato di proporre querela di falso in via
incidentale al fine di far emergere la estraneità del ricevente la notifica
della sentenza allo studio professionale del procuratore domiciliatario avv.
Stefania Casanova;

Che quanto alla querela di falso, deve essere data continuità all’indirizzo
interpretativo di questa Corte in forza del quale nel giudizio civile di legittimità, con le memorie (di cui all’art. 378 cod. proc. civ. o, a seguito della
novella introdotta in sede di conversione del decreto legge 168/2016 , ai
sensi dell’art 380 bis 1 cod proc civ,), destinate esclusivamente ad illustrare e a chiarire i motivi della impugnazione, ovvero alla confutazione delle
tesi avversarie, non possono essere dedotte nuove censure nè sollevate
questioni nuove, che non siano rilevabili d’ufficio, e neppure può essere
specificato, integrato o ampliato il contenuto dei motivi originari di ricorso.
( vedi Cass. sez. 2° 12 ottobre 2017 n. 24997 ; Cass. Sez. 1° 29 dicembre
2005 n. 28855); ne consegue che è inammissibile la querela di falso proposta in detta sede

che, non essendo stata fornita alcuna allegazione che ex se

senza cioè

presupporre accertamenti di fatto a sostegno della tesi – possa dimostrare
l’asserita estraneità del ricevente la notifica della sentenza dall’ambito dello studio professionale del procuratore domiciliatario della parte ricorrente,
deve concludersi che detta notifica è stata ritualmente effettuata e che, di
conseguenza, è applicabile il termine breve per la proposizione del ricorso, così che lo stesso risulta tardivamente proposto;

che pertanto il ricorso va dichiarato inammissibile, condannandosi il ricorrente alla rifusione delle spese di lite liquidate come da dispositivo; dal
momento che il ricorso è stato notificato il 24 marzo 2014 e dunque ben
oltre il trentesimo giorno successivo a quello di entrata in vigore della legge 24 dicembre 2012 n. 228 (30 gennaio 2013), sussistono i presupposti

4

RITENUTO

per porre a carico del ricorrente l’ulteriore importo a titolo di contributo
unificato, pari a quello dovuto per il proposto ricorso, giusta quanto disposto dall’art 13, comma 1 bis del d.P.R. 115 del 2002
P.Q.M.

delle spese del presente giudizio in favore delle parti controricorrenti, liquidandole in complessivi euro settemilacinquecento per compensi nonché euro duecento per esborsi, oltre a spese generali nella misura del
15% ed agli accessori di legge; dà atto della sussistenza dei presupposti
per porre a carico del ricorrente l’ulteriore importo a titolo di contributo
unificato, pari a quello dovuto per il proposto ricorso, giusta quanto disposto dall’art 13, comma 1 bis del d.P.R. 115 del 2002
Cosi deciso in Roma, nella camera di consiglio della II Sezione civile della
Corte suprema di Cassazione, il 30 novembre 2017 .
Il Presidente
Dr. Enzo Mazzacane
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DEPOSITATO IN CANCELLERIA
Roma,

2 0 FEB. 2018

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna parte ricorrente al pagamento

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