Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 4058 del 08/02/2022

Cassazione civile sez. trib., 08/02/2022, (ud. 19/01/2022, dep. 08/02/2022), n.4058

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CHINDEMI Domenico – Presidente –

Dott. STALLA Giacomo Maria – Consigliere –

Dott. PAOLITTO Liberato – Consigliere –

Dott. RUSSO Rita – Consigliere –

Dott. DELL’ORFANO Antonella – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 35374-2018 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del Direttore pro tempore,

elettivamente domiciliata in ROMA, presso l’AVVOCATURA GENERALE

DELLO STATO, che la rappresenta e difende ope legis;

– ricorrente-

contro

C.M.;

– intimata –

avverso la sentenza n. 6/2/2018 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE della VALLE D’AOSTA, depositata il 26/4/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 19/1/2022 dal Consigliere Relatore Dott.ssa

DELL’ORFANO ANTONELLA.

 

Fatto

RILEVATO

CHE:

l’Agenzia delle entrate propone ricorso, affidato a quattro motivi, per la cassazione della sentenza indicata in epigrafe, con cui la Commissione Tributaria Regionale della Valle d’Aosta aveva respinto l’appello erariale avverso la sentenza n. 33/2017 della Commissione Tributaria Provinciale di Aosta con il quale era stato accolto il ricorso di C.M. avverso avviso di accertamento catastale, a seguito di procedura DOCFA, avente ad oggetto rideterminazione di classamento;

la contribuente è rimasta intimata.

Diritto

CONSIDERATO

CHE:

1.1. con il primo, il secondo ed il terzo mezzo si denuncia, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3, violazione di norme di diritto (R.D.L. n. 652 del 1939, art. 8, L. n. 427 del 1989, art. 2,D.P.R. n. 1142 del 1949, artt. 61, 62 e 75, D.P.R. n. 917 del 1986, art. 38, D.M. n. 28 del 1998, art. 2697 c.c.) per avere la Commissione Tributaria Regionale erroneamente annullato l’atto di attribuzione del classamento sulla base di elementi non rilevanti, quali la presenza nella medesima tratta viaria, in cui è ubicato l’immobile, di altri alloggi classati in conformità della proposta di variazione della contribuente;

1.2. con il quarto motivo si lamenta, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3, violazione di norme di diritto (art. 2909 c.c.) per avere la Commissione Tributaria Regionale annullato il classamento tenendo conto di altre sentenze, passate in giudicato, relative ad altre unità immobiliari situate nella stessa zona censuaria;

2.1. le censure, da esaminare congiuntamente, in quanto strettamente connesse, vanno disattese;

2.2. è principio costantemente affermato da questa Corte, in tema di catasto dei fabbricati, “che la proposta di rendita secondo la procedura cosiddetta DOCFA, ex D.M. 19 aprile 1994, n. 701, al pari della dichiarazione dei redditi, non ha natura di atto negoziale e dispositivo ma reca una mera dichiarazione di scienza e di giudizio che costituisce l’atto iniziale di un procedimento amministrativo di tipo cooperativo per la classificazione degli immobili e le rendite da questi prodotte. Siccome il procedimento di classamento è di tipo accertativo, mirando a far chiarezza sul valore economico del bene in vista di una congrua tassazione secondo le diverse leggi di imposta, al contribuente deve essere riconosciuto il diritto di modificare, senza alcun limite temporale, la rendita proposta all’UTE, quando la situazione di fatto o di diritto “ab origine” denunziata non sia veritiera” (cfr. Cass. n. 34001/2019, 3001/2015, 19379/2008);

2.3. poiché non può essere disconosciuta ad ogni titolare di immobile la facoltà di chiedere una diversa classificazione catastale, e quindi l’attribuzione di una diversa rendita del bene, senza alcuna preclusione temporale o cristallizzazione della rendita già attribuita, del tutto legittimamente la contribuente ha sollecitato la variazione di classamento dalla categoria A/1 alla categoria A/2 (attivata per una risistemazione degli spazi interni), che risulta confermata dai Giudici di merito, come riportato nella sentenza impugnata, “…sia per le qualità estrinseche che per quelle intrinseche, per le tecniche edili ed i materiali adottati, nonché per i servizi e le rifiniture presenti…”;

2.4. posto che deve essere riconosciuto ad ogni titolare di immobile la facoltà di chiedere una diversa classificazione catastale, e quindi una diversa rendita del bene, senza alcuna preclusione temporale o cristallizzazione della rendita già attribuita, non può, invero, ritenersi precluso al contribuente di sollecitare la modifica della rendita in occasione della procedura DOCFA e, nel caso in esame, l’Amministrazione nell’esercizio del suo potere di controllo ha ritenuto di rettificare la proposta e questa decisione è stata tempestivamente impugnata in sede giurisdizionale;

2.5. in sede contenziosa occorre poi procedere dunque a valutare l’effettiva sussistenza delle mutate condizioni denunciate, la vetustà dell’edificio e la eventuale non rispondenza dell’immobile alla precedente classificazione, atteso che le nozioni di abitazione “signorile”, “civile”, “popolare”, possono anche mutare con il tempo nell’opinione generale, sia sul piano della percezione dei consociati (si pensi al maggior rilievo che assume oggi il numero dei servizi igienici, la presenza di un ascensore, la collocazione centrale o periferica di un immobile), sia sul piano oggettivo per il naturale deperimento delle cose, cui non abbia posto rimedio una buona manutenzione, o per le mutate condizioni dell’area ove l’immobile si trovi;

2.6. la Commissione Tributaria Regionale ha pertanto dato atto dell’esistenza di tali condizioni, evidenziando, secondo il criterio comparativo previsto dal D.P.R. n. 1142 del 1949, art. 75, comma 1, la sussistenza di immobili limitrofi inseriti in categoria A/2, alcuni situati nello stesso fabbricato, circostanza confermata anche a seguito di statuizioni giudiziarie irrevocabili (valorizzate come elementi di prova, pertanto, senza affermare in alcun modo che la questione risultava coperta da giudicato ex art. 2909 c.c.), ritenendo quindi che l’Amministrazione avrebbe dovuto tenerne conto al fine del classamento dell’immobile, e che a tale scopo non era sufficiente la sola deduzione, da parte dell’Ufficio, circa la presenza di altri immobili, inseriti in categoria in A/1, nello stesso fabbricato;

2.7. trattasi dunque di affermazioni conformi a diritto, considerato che l’indicazione delle unità omogenee, cui fa riferimento il D.P.R. 1 dicembre 1949, n. 1142, art. 75, assume valore sotto il profilo istruttorio, rappresentando un parametro di riferimento utilizzabile ai fini della formazione del suo convincimento dal giudice adito, e che concernono il merito della valutazione, vale a dire, un aspetto tipicamente rientrante nella delibazione del giudice di merito, non sindacabile in sede di legittimità, e che non sono state peraltro censurate sotto il profilo della motivazione ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 5;

3. sulla scorta di quanto sin qui illustrato, il ricorso va integralmente respinto;

4. non v’e’ luogo a pronuncia sulle spese del giudizio di legittimità in difetto di attività difensiva da parte dell’intimata.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio, tenutasi in modalità da remoto, della Corte di Cassazione, Sezione Tributaria, il 19 gennaio 2022.

Depositato in Cancelleria il 8 febbraio 2022

 

 

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