Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 4052 del 20/02/2018


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Civile Ord. Sez. 2 Num. 4052 Anno 2018
Presidente: PETITTI STEFANO
Relatore: GRASSO GIUSEPPE

ORDINANZA

sul ricorso 15064-2016 proposto da:
GINEVRA ANNUNZIATA, SANTORELLI ANTONIO, elettivamente
domiciliati in MONTEROTONDO, VIA FILIPPO TURATI 100 Al,
presso lo studio dell’avvocato CONCETTA DIGLIO,
rappresentati e difesi dall’avvocato ANGELO D’ONOFRIO;
– ricorrenti contro

MINISTERO ECONOMIA FINANZE, in persona del Ministro pro
tempore;
– intimato –

avverso il decreto della CORTE D’APPELLO di ROMA,
depositato il 29/03/2016, R.G.V.G.n. 56495/2011;
udita la relazione della causa svolta nella camera di
consiglio del 27/09/2017 dal Consigliere GIUSEPPE

Data pubblicazione: 20/02/2018

GRASSO.
Lette le conclusioni scritte del P.M., in persona del
Sostituto Procuratore Generale GIANFRANCO SERVELLO che

ha chiesto l’accoglimento del ricorso.

Ritenuto che la Corte d’appello di Roma, con decreto depositato il
29/3/2016, dichiarò inammissibile la domanda d’indennizzo per
irragionevole durata del processo proposta da Annunziata Ginevra e
Antonio Santorelli;
che avverso il predetto decreto gli istanti propongono ricorso con
il quale lamentano, prospettando unitaria censura, la violazione degli

quanto la statuizione impugnata aveva erroneamente presupposto
che «la sentenza del Consiglio di Stato, che ha definito il giudizio
tra i ricorrenti e i signori Oreste Pasquale e Comune di Striano,
sarebbe definitiva ed irrevocabile con il suo deposito in cancelleria»,
senza considerare che la stessa può essere impugnata con ricorso per
cassazione per motivi di giurisdizione, con la conseguenza che i sei
mesi previsti dall’art. 4 della I. n. 89/2001 andavano computati dal
passaggio in giudicato della statuizione del Consiglio di Stato,
sopravvenuto il 5/4/2011, consumatosi il termine semestrale di cui
all’art. 327, cod. proc. civ., decorrente dal deposito del 5/10/2010,
con la conseguenza che il ricorso per ottenere l’equa riparazione
doveva reputarsi tempestivo, in quanto proposto 1’1/8/2011;
che l’Amministrazione pubblica non ha svolto in questa sede
difese;
ritenuto che il Procuratore Generale, in persona del Sostituto
Gianfranco Servello, ha concluso per l’accoglimento del ricorso;
considerato che il ricorso è fondato, avendo questa Corte più volte
condivisamente chiarito che la sentenza adottata dal Consiglio di
Stato diviene definitiva, agli effetti dell’art. 4 della I. n. 89 del 2001
(nel testo introdotto dal d.l. n. 83 del 2012, convertito in I. n. 134 del
2102), dal momento in cui scadono i termini per la sua impugnazione
per motivi attinenti alla giurisdizione, giacché tra questi rientra anche
il cd. eccesso di potere giurisdizionale, vizio che può emergere solo

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artt. 4 della I. n. 89/2001, 6, 91 e 92 del d.lgs. n. 104/2010, in

con la pubblicazione della decisione medesima (Cfr., ex multis,
Sez. 6 – 2, n. 25714, 21/12/2015, Rv. 638074);
considerato che in ragione di quanto esposto il provvedimento
impugnato deve essere cassato con rinvio, demandandosi al giudice
del rinvio anche il compito di regolare le spese del presente giudizio;
P.Q.M.

diversa composizione, anche per il regolamento delle spese del
giudizio di legittimità.
Così deciso in Roma il giorno 27 settembre 2017.
Il Presidente
(Stefano Petitti)

DEPOSITATO IN CANCELLERIA

Roma,

2.0 FEB.2 613

accoglie il ricorso; cassa e rinvia alla Corte d’appello di Roma, in

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