Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 4050 del 19/02/2010

Cassazione civile sez. trib., 19/02/2010, (ud. 21/01/2010, dep. 19/02/2010), n.4050

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. PAPA Enrico – Presidente –

Dott. CARLEO Giovanni – Consigliere –

Dott. PERSICO Maria Ida – Consigliere –

Dott. D’ALESSANDRO Paolo – Consigliere –

Dott. TIRELLI Francesco – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

Ministero delle Finanze, domiciliato in Roma, via dei Portoghesi 12,

presso l’Avvocatura Generale dello Stato, che lo rappresenta e

difende;

– ricorrente –

contro

Z.U.;

– intimato –

avverso la sentenza della Commissione Tributaria Regionale di Venezia

n. 17/10/99, depositata il 19/4/1999.

Udita la relazione svolta nella Camera di consiglio del 21/1/2010 dal

Cons. Dr. Francesco Tirelli;

Letta la requisitoria del P.M., in persona del Dott. LECCISI

Giampaolo, che ha concluso per l’accoglimento del ricorso.

La Corte:

 

Fatto

OSSERVA IN FATTO E DIRITTO

quanto segue:

Con ricorso notificato il 30/5/2000, il Ministero delle Finanze ha chiesto la cassazione della sentenza in epigrafe indicata.

L’intimato Z.U. non ha svolto attività difensiva e la controversia è stata decisa all’esito della Camera di consiglio del 21/1/2010.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Dalla lettura della sentenza impugnata e del ricorso emerge in fatto che a seguito della rettifica in aumento dei redditi percepiti nel 1984 dalla spa G. Zuin Strà, l’Ufficio ha elevato anche quelli del socio Z.A., attribuendogli una quota proporzionale degli utili non contabilizzati dalla società.

Lo Z. si è allora rivolto alla Commissione Tributaria di Padova, che in accoglimento del ricorso ha annullato l’accertamento con sentenza poi confermata dalla Commissione Regionale, che ha rigettato il gravame dell’Ufficio perchè la ristretta base azionaria della spa G. Zuin Strà costituiva una circostanza assolutamente inidonea a fondare una presunzione di distribuzione ai soci degli utili in “nero”.

Il Ministero delle Finanze ha censurato l’anzidetta statuizione per violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 597 del 1973, artt. 41 e 42, D.P.R. n. 917 del 1986, artt. 38, 39 e 40 e art. 2729 c.c., sostenendo che i giudici a quo avrebbero dovuto concludere in senso diametralmente opposto a quello sopra indicato.

Così riassunta la doglianza del Ministero, devesi rilevare che la sentenza di appello risulta essere stata notificata all’Ufficio locale in data 10/6/1999.

Tale notifica deve considerarsi, però, tamquam non esset ai fini della decorrenza del termine breve per impugnare perchè alla data della sua esecuzione era già entrato in vigore la L. n. 133 del 1999, art. 21, che imponeva, invece, di effettuarla presso la competente Avvocatura Distrettuale.

Tenuto conto di quanto sopra e considerato che il ricorso è stato comunque notificato prima della scadenza del termine lungo, osserva il Collegio che questa Corte ha già più volte affermato che in caso di società di capitali a ristretta base partecipativa, è legittima la presunzione di attribuzione ai soci degli utili extracontabili accertati in capo alla società, restando salva la facoltà del contribuente di dare la prova di una loro diversa destinazione (v., fra le ultime in tal senso, C. Cass. 2007/6197 e 2008/18640).

Non essendosi adeguata al predetto principio, che il Collegio condivide e ribadisce, la sentenza impugnata dev’essere pertanto cassata con rinvio degli atti ad altra Sezione della Commissione Tributaria Regionale del Veneto, che provvederà anche sulle spese del presente giudizio di legittimità.

PQM

LA CORTE Accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia ad altra Sezione della Commissione Tributaria Regionale del Veneto, che provvederà anche sulle spese del presente giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, il 21 gennaio 2010.

Depositato in Cancelleria il 19 febbraio 2010

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