Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 4049 del 08/02/2022

Cassazione civile sez. VI, 08/02/2022, (ud. 11/01/2022, dep. 08/02/2022), n.4049

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE L

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DORONZO Adriana – Presidente –

Dott. PATTI Adriano Piergiovanni – rel. Consigliere –

Dott. CINQUE Guglielmo – Consigliere –

Dott. BOGHETICH Elena – Consigliere –

Dott. FEDELE Ileana – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 30627-2020 proposto da:

M.S., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA CAIO MARIO, 13,

presso lo studio dell’avvocato SAVERIO COSI, che lo rappresenta e

difende;

– ricorrente –

contro

INPS – ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE, in persona del

Direttore pro tempore, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA CESARE

BECCARIA 29, presso l’AVVOCATURA CENTRALE DELL’ISTITUTO,

rappresentato e difeso dagli avvocati MAURO SFERRAZZA, VINCENZO

TRIOLO, MARIA PASSARELLI, VINCENZO STUMPO, PAOLO AQUILONE;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 2166/2020 della CORTE D’APPELLO di ROMA,

depositata il 10/11/2020;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipa dell’11/01/2022 dal Consigliere Relatore Dott. PATTI

ADRIANO PIERGIOVANNI.

 

Fatto

RILEVATO

CHE:

1. con sentenza 10 novembre 2020, la Corte d’appello di Roma rigettava l’appello di M.S. avverso la sentenza di primo grado, che, in parziale accoglimento dell’opposizione dell’Inps al decreto con cui la predetta aveva ad esso ingiunto il pagamento della somma di Euro 37.979,25, a titolo di T.f.r. e ultime tre mensilità spettantile dal Fondo di Garanzia siccome non pagate dalla (OMISSIS) s.r.l. fallita, aveva revocato il decreto ingiuntivo per il parziale pagamento dall’Inps (del solo T.f.r.) prima della sua notificazione e condannato l’Istituto a quello della differenza (in misura di Euro 2.915, 13 oltre accessori), sulla mantenuta domanda di integrale condanna della lavoratrice, nonostante il dedotto pagamento dall’ingiunto con l’opposizione, con la compensazione delle spese di giudizio tra le parti per la reciproca soccombenza;

2. essa riteneva ineccepibile detta statuizione, impugnata dalla lavoratrice siccome ritenuta priva di un valido motivo, in ragione della reciproca soccombenza e per la scelta processuale della medesima di protrarre il giudizio, con inutile aggravio della posizione in di controparte;

3. con atto notificato il 4 dicembre 2020, la lavoratrice ricorreva per cassazione con due motivi, cui l’Inps resisteva con controricorso.

Diritto

CONSIDERATO

CHE:

1. la ricorrente deduce violazione o falsa applicazione degli artt. 324,112,91,92 c.p.c. ed omessa valutazione di una circostanza determinante, per illegittima compensazione delle spese del giudizio di opposizione al decreto ingiuntivo, nonostante la soccombenza dell’Inps per la parziale estinzione dell’importo ingiunto in pagamento dopo l’emissione del decreto e la richiesta dalla creditrice opposta della sola differenza a titolo di ultime tre mensilità (Euro 2.915,13 oltre accessori) (primo motivo); violazione o falsa applicazione degli artt. 324,112,91,92 c.p.c., assenza e illogicità di motivazione, omessa valutazione di una circostanza determinante, per difetto delle gravi ed eccezionali ragioni giustificanti la compensazione delle spese tra le parti, attesa la soccombenza dell’Inps per la sola parziale corresponsione dell’importo ingiunto in pagamento dopo l’emissione del decreto e per la valutazione dell’esito finale del giudizio, di revoca del decreto e di condanna dell’Istituto opponente, richiesta dalla lavoratrice per il residuo importo di Euro 2.915,13 oltre accessori (secondo motivo);

2. essi, congiuntamente esaminabili per ragioni di stretta connessione, sono infondati;

3. in via preliminare, il ricorso deve essere ritenuto ammissibile per la chiara enunciazione dei motivi e delle relative argomentazioni, in una concatenazione sintattica di parole, frasi e periodi, con un inserimento nel contesto dell’atto di documenti finalizzati alla migliore comprensione del testo, trascritti in modo idoneo ad integrare il requisito di specificità, ai sensi dell’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 4 e n. 6, non realizzandosi una mera giustapposizione di una serie di documenti integralmente riprodotti, inammissibile per violazione del principio di autosufficienza (Cass. 25 novembre 2020, n. 26837); sicché, neppure occorre che siano espunti per ricondurre l’atto al canone di sinteticità (Cass. 4 aprile 2018, n. 8245);

4. in tema di spese processuali, è noto che il sindacato della Corte di cassazione, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, sia limitato ad accertare che non risulti violato il principio secondo il quale esse non possono essere poste a carico della parte totalmente vittoriosa, esulandovi la valutazione, nel potere discrezionale del giudice di merito, dell’opportunità di compensarle in tutto o in parte, sia nell’ipotesi di soccombenza reciproca che in quella di concorso di altri giusti motivi (Cass. 19 giugno 2013, n. 15317; Cass. 31 marzo 2017, n 8421);

4.1. la nozione di soccombenza reciproca, che consente la compensazione parziale o totale delle spese processuali, sottende, anche in relazione al principio di causalità, una pluralità di domande contrapposte, accolte o rigettate, in cumulo nel medesimo processo fra le stesse parti, ovvero l’accoglimento parziale dell’unica domanda proposta, allorché essa sia stata articolata in più capi e ne siano stati accolti uno o alcuni e rigettati gli altri, ovvero una parzialità dell’accoglimento meramente quantitativa, riguardante una domanda articolata in unico capo (Cass. 23 settembre 2013, n. 21684; Cass. 24 aprile 2018, n. 10113; Cass. 17 novembre 2020, n. 26043): con la precisazione che, in tale ultima circostanza, è necessario che la richiesta, rivelatasi inadeguata rispetto a quella accolta, abbia costretto la controparte ad una spesa per oneri processuali maggiore di quella che avrebbe sostenuto se la domanda fosse stata contenuta nel giusto (Cass. 15 gennaio 2020, n. 516);

5. nel caso di specie, una tale soccombenza reciproca tra le parti si è indubbiamente verificata, essendo stato il decreto ingiuntivo, richiesto dalla lavoratrice nei confronti dell’Inps per il pagamento della somma di C 37.979,25, a titolo di T.f.r. e ultime tre mensilità dal Fondo di Garanzia (siccome non pagate dalla (OMISSIS) s.r.l. fallita), emesso in data 10 (13) marzo 2017 e il pagamento del T.f.r. (con residuo della somma di Euro 2.915,13 oltre accessori, a titolo di ultime tre mensilità, riconosciuta alla lavoratrice all’esito del giudizio di opposizione al decreto ingiuntivo) corrisposto dall’Istituto il 30 marzo 2017 (p.to 3 di pg. 2 della sentenza), tuttavia “Prima della notifica del decreto ingiuntivo successivamente opposto (per dato pacifico tra le parti, avvenuta il 14 aprile 2017) facendo venir meno l’interesse all’instaurazione del contraddittorio almeno su quella parte della domanda” (p.to 5.3., ultimo capoverso di pg. 3 della sentenza);

5.1. è nota la natura giuridica del procedimento di opposizione all’ingiunzione, costruito dal codice di rito, non come mero giudizio di accertamento della validità del decreto ingiuntivo, ma come ordinario processo di cognizione che ha inizio con il ricorso del creditore che contiene in sé, sia l’azione sommaria, sia quella ordinaria, che emerge solo di fronte all’eventuale opposizione (per tutte: Cass. s.u. 7 luglio 1993, n. 7448); sicché, essendo istituita la pendenza del giudizio (non già dall’emissione, ma) dalla notificazione del decreto ingiuntivo, per l’instaurazione posticipata del contraddittorio nel giudizio di cognizione ordinaria (in esso “trasformato” il procedimento avviato in via sommaria), la fase monitoria e quella di opposizione del procedimento di ingiunzione sono parte di un unico processo, il cui complessivo svolgimento ed esito finale determinano la regolamentazione delle spese processuali. E pertanto, ove anteriormente all’emissione del decreto ingiuntivo il debitore provveda all’integrale pagamento della sorte capitale, le spese relative alla fase monitoria ben possono essere poste a carico dell’ingiungente, dovendo la fondatezza del decreto essere verificata, ai fini della soccombenza, non al momento del deposito del ricorso, ma a quello di notificazione del decreto (Cass. 16 novembre 2017, n. 27234; Cass. 28 dicembre 2020, n. 29642);

6. non ha pertanto la decisiva rilevanza, che vi annette la ricorrente, la circostanza della documentata riduzione della domanda, nella memoria di costituzione nel giudizio di opposizione (con debita trascrizione, per la parte d’interesse: a pg. 7 del ricorso) al solo importo non pagato dall’Inps (ciò che non è stato contestato dal controricorrente), che effettivamente la Corte territoriale non ha colto (avendo dato atto di una “contestazione integrale del creditore opposto, che ha insistito per la conferma della condanna dell’Inps al pagamento per l’intero delle somme richieste”: al p.to 5.5., secondo capoverso di pg. 4 della sentenza): bastando al riguardo una correzione della motivazione, a norma dell’art. 384 c.p.c., u.c..

6.1. ricorre allora, per effetto della corresponsione del T.f.r. alla lavoratrice prima della notificazione del ricorso per decreto ingiuntivo (radicante un giudizio per il pagamento della somma di Euro 37.979,25, a titolo di T.f.r. e ultime tre mensilità) esitato nella sua revoca, con la condanna dell’Inps al pagamento di Euro 2.915, 13 (oltre accessori) per le ultime tre mensilità, “la situazione di reciproca soccombenza” ravvisata dalla Corte territoriale (al p.to 5.7. di pg. 4 della sentenza), che ben giustifica, a norma dell’art. 92 c.p.c., comma 2, la compensazione delle spese del giudizio tra le parti, nel potere discrezionale del giudice di merito, insindacabile da questa Corte, se non nei limiti indicati al superiore p.to 4.

7. pertanto il ricorso deve essere rigettato, con la regolazione delle spese del giudizio secondo il regime di soccombenza e il raddoppio del contributo unificato, ove spettante nella ricorrenza dei presupposti processuali (Cass. s.u. 20 settembre 2019, n. 23535).

PQM

La Corte rigetta il ricorso e condanna la ricorrente alla rifusione, in favore del controricorrente, delle spese del giudizio, che liquida in Euro 200,00 per esborsi e Euro 800,00 per compensi professionali, oltre rimborso per spese generali 15% e accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella Adunanza camerale, il 11 gennaio 2022.

Depositato in Cancelleria il 8 febbraio 2022

 

 

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