Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 4046 del 18/02/2020

Cassazione civile sez. I, 18/02/2020, (ud. 10/10/2019, dep. 18/02/2020), n.4046

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DE CHIARA Carlo – Presidente –

Dott. FEDERICO Guido – Consigliere –

Dott. MARULLI Marco – Consigliere –

Dott. NAZZICONE Loredana – Consigliere –

Dott. AMATORE Roberto – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso n. 31312-2018 r.g. proposto da:

C.D. (cod. fisc. (OMISSIS)), rappresentato e difeso, giusta

procura speciale apposta in calce al ricorso, dall’Avvocato Lorenzo

Trucco, presso il cui studio è elettivamente domiciliato in Torino,

Via Gucciardini n. 3;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO, in persona del legale rappresentante pro

tempore il Ministro;

– intimato –

avverso la sentenza della Corte di appello di Torino, depositata in

data 13.3.2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

10/10/2019 dal Consigliere Dott. Amatore Roberto.

Fatto

RILEVATO IN FATTO

CHE:

1. Con la sentenza impugnata la Corte di Appello di Torino – decidendo sull’appello proposto dal MINISTERO DELL’INTERNO nei confronti di C.D. (cittadino del Gambia), avverso l’ordinanza emessa dal Tribunale di Torino (con la quale, respinte le domande di protezione internazione e sussidiaria, era stata invece riconosciuta al richiedente la reclamata protezione umanitaria) – ha accolto l’appello e ha rigettato la domanda anche in relazione alla protezione da ultimo indicata.

La corte del merito ha ritenuto che non era stata evidenziata, nel provvedimento impugnato, una condizione di particolare vulnerabilità del richiedente e che la sola condizione di integrazione nel nostro paese per aver frequentato corsi di lingua italiana e aver svolto attività di volontariato non rappresentava presupposto sufficiente ad ottenere la invocata protezione.

2. La sentenza, pubblicata il 13.3.2018, è stata impugnata da C.D. con ricorso per cassazione, affidato ad un unico motivo.

L’amministrazione intimata non ha svolto difese.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

CHE:

1. Con il primo ed unico motivo la parte ricorrente lamenta, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, vizio di violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6, art. 19 in relazione all’art. 10 Cost., comma 3, evidenziando l’erronea valutazione da parte del giudice di appello dei presupposti applicativi della protezione umanitaria che doveva riconoscersi in ragione dell’integrazione del richiedente e delle condizioni di vulnerabilità di quest’ultimo nell’ipotesi di rimpatrio nel Gambia.

2. Il ricorso, articolato solo in riferimento al diniego in appello della reclamata protezione umanitaria, è inammissibile.

Si sollevano solo questioni dirette ad una rivalutazione del merito della decisione che – come è noto – non possono essere devolute alla cognizione della Corte di legittimità, con allegazioni che, peraltro, riguardano profili di giudizio non decisivi ai fini dello scrutinio della sussistenza dei presupposti applicativi della richiesta protezione umanitaria, posto che – anche alla luce della richiamata giurisprudenza espressa da questa Corte (cfr. Cass. n. 4455/2018) – non è sufficiente, al fine di ottenere la detta tutela, l’allegazione da parte del richiedente del presupposto dell’integrazione di quest’ultimo nel contesto sociale italiano, occorrendo sempre una valutazione comparativa di tale integrazione con le condizioni peculiari dello stato di provenienza per la verifica della tutela del nucleo essenziale dei diritti fondamentali costituzionalmente riconosciuti.

A ciò va anche aggiunto come l’ulteriore doglianza riguardante la mancata valutazione della condizione di vulnerabilità del richiedente qualora ritornasse in Gambia debba ritenersi doglianza nuova, in quanto tale allegazione difensiva non emerge dalla lettura del provvedimento impugnato ed il ricorrente non indica neanche in quale scritto difensivo avesse (nei giudizi di merito) dedotto la condizione di particolare vulnerabilità in relazione al paese di provenienza, condizione che, peraltro, viene indicata e dedotta in modo estremamente generico anche nell’odierno ricorso introduttivo.

Nessuna statuizione è dovuta per le spese del giudizio di legittimità, stante la mancata difesa dell’amministrazione intimata.

Per quanto dovuto a titolo di doppio contributo, si ritiene di aderire all’orientamento già espresso da questa Corte con la sentenza n. 9660/2019.

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello, se dovuto, per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

Così deciso in Roma, il 10 ottobre 2019.

Depositato in Cancelleria il 18 febbraio 2020

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