Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 4046 del 08/02/2022

Cassazione civile sez. VI, 08/02/2022, (ud. 11/01/2022, dep. 08/02/2022), n.4046

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE L

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DORONZO Adriana – Presidente –

Dott. PATTI Adriano Piergiovanni – rel. Consigliere –

Dott. CINQUE Guglielmo – Consigliere –

Dott. BOGHETICH Elena – Consigliere –

Dott. FEDELE Ileana – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 23175-2020 proposto da:

RISCOSSIONE SICILIA SPA, in persona del legale rappresentante pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA R. GRAZIOLI LANTE

15/A, presso lo studio dell’avvocato STEFANO PANICCIA, rappresentata

e difesa dall’avvocato GIUSEPPE BALISTRERI;

– ricorrente –

contro

R.A., elettivamente domiciliato in ROMA, VIALE MAZZINI

88, presso lo studio dell’avvocato MAURO AMICONI, rappresentato e

difeso dall’avvocato PAOLO LA SPINA;

– controricorrente –

contro

INPS;

– intimato –

avverso la sentenza n. 139/2020 della CORTE D’APPELLO di

CALTANISSETTA, depositata il 21/05/2020;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio non

partecipata dell’11/01/2022 dal Consigliere Relatore Dott. ADRIANO

PIERGIOVANNI PATTI.

 

Fatto

RILEVATO

che:

1. con sentenza 21 maggio 2020, la Corte d’appello di Caltanissetta accertava la prescrizione dei crediti contributivi dell’Inps azionati da Riscossione Sicilia s.p.a. con l’intimazione di pagamento n. (OMISSIS), notificata ad R.A. il 25 agosto 2016, relativi alla cartella esattoriale n. (OMISSIS) notificatagli il 23 marzo 2009: in riforma della sentenza di primo grado, che aveva in parte dichiarato inammissibili alcuni motivi di opposizione del predetto, siccome integranti opposizione agli atti esecutivi, tardivamente proposta e non prescritti i crediti contributivi, per la validità ed efficacia degli atti interruttivi prodotti dal concessionario della riscossione;

2. per quanto ancora rileva, in accoglimento della deduzione di R.A. ritenuta tempestiva (in quanto formulata alla prima udienza utile successiva a quella di discussione per rinvio interlocutorio allo scopo concesso), essa negava la validità della notificazione dell’intimazione di pagamento del 10 dicembre 2011, tramite posta privata (TNT Post, pure regolarmente incaricata da Riscossione Sicilia s.p.a. e tuttavia non legittimata ai servizi inerenti notificazioni e comunicazioni a mezzo posta connesse, riservati in esclusiva, fino all’abolizione con la L. n. 124 del 2017, art. 1, comma 57, lett. b, decorrente dal 10 settembre 2017, a Poste Italiane s.p.a., quale fornitore del servizio postale universale), in assenza di alcuna prova dell’effettiva ricezione dal debitore destinatario della raccomandata A/R consegnata a mani della moglie convivente;

3. con atto notificato il 4 (8) settembre 2020, la società concessionaria ricorreva per cassazione con due motivi, cui il contribuente resisteva con controricorso, mentre l’Inps ritualmente intimato non svolgeva difese.

Diritto

CONSIDERATO

che:

1. in via preliminare, deve essere rilevata la validità, contestata dal controricorrente, della procura speciale rilasciata dalla concessionaria al suo difensore, in quanto recante il riferimento alla Corte di Cassazione ed alle parti del giudizio ed essendo richiamata nell’intestazione del ricorso, così da potersi ritenere che essa faccia corpo con esso (Cass. 3 luglio 2009, n. 15692; Cass. 22 gennaio 2015, n. 1205): né essendo il riferimento alla facoltà di chiamare terzi in giudizio (inclusa nel più ampio conferimento di “ogni potere consentito dalla legge, di modificare o rinunciare alle domande di cui al presente atto”) idoneo a viziarla di nullità, per difetto di specialità (Cass. 5 novembre 2018, n. 28146; Cass. 18 febbraio 2020, n. 4069);

2. nel rispetto del pregiudiziale ordine logico – giuridico, la ricorrente deduce nullità della sentenza per violazione degli artt. 416,420,112 c.p.c., per decadenza dell’opponente dalla formulazione di eccezioni in udienza successiva a quella di discussione, anziché in essa, pure avendone avuto modo per la possibilità di esame in questa della documentazione prodotta dall’ente impositore e dal concessionario per la riscossione, tempestivamente costituitisi in giudizio (secondo motivo);

3. esso è infondato;

4. la deduzione dell’opponente, odierno controricorrente, di invalidità della notificazione di intimazione di pagamento del 10 dicembre 2011 (alla stregua di atto interruttivo, eccepito dal concessionario della riscossione, della prescrizione del credito contributivo opposta dal predetto intimato), ha infatti natura di mera di difesa, non già di eccezione in senso stretto: sicché, non è soggetta a preclusione alcuna, ben potendo essere formulata anche in grado d’appello (Cass. 12 settembre 2005, n. 18096; Cass. 1 ottobre 2018, n. 23796; Cass. 28 maggio 2019, n. 14515; Cass. 6 maggio 2020, n. 8525);

5. la ricorrente deduce anche la nullità della sentenza per violazione dell’art. 156 c.p.c., comma 2, per nullità, e non già inesistenza, della notificazione di atti processuali da un operatore di posta privata (come quella dell’intimazione di pagamento del 10 dicembre 2011), sanata dal raggiungimento dello scopo di tempestiva opposizione del contribuente al Tribunale di Enna (primo motivo);

6. anch’esso è infondato;

7. in tema di notificazioni di atti processuali, posto che nel quadro giuridico novellato dalla Dir. del Parlamento e del Consiglio 20 febbraio 2008, n. 2008/6/CE, è prevista la possibilità per tutti gli operatori postali di notificare atti giudiziari, a meno che lo Stato non evidenzi e dimostri la giustificazione oggettiva ostativa, è nulla e non inesistente la notificazione di un atto giudiziario eseguita dall’operatore di posta privata, senza relativo titolo abilitativo nel periodo intercorrente fra l’entrata in vigore della suddetta direttiva ed il regime introdotto dalla L. n. 124 del 2017; peraltro, non rilevando, ai fini di tempestività del ricorso (per la mancanza di certezza legale della data di consegna del ricorso medesimo all’operatore, dovuta all’assenza di suoi poteri certificativi, perché sprovvisto di titolo abilitativo), la sanatoria della detta nullità per raggiungimento dello scopo dovuto alla costituzione della controparte (Cass. s.u. 20 gennaio 2020, n. 299);

7.1. nel caso di specie, difetta addirittura un nesso di correlazione causale logico-giuridica tra la nullità della notificazione dell’intimazione del 10 dicembre 2011 (quale atto interruttivo della prescrizione) e il supposto raggiungimento dello scopo, non già consistente nella sua utile conoscenza, ma in un atto diverso, quale la tempestiva opposizione di R.A. al Tribunale di Enna all’intimazione di pagamento notificatagli il 25 agosto 2016 (quando ormai era maturata da quella data la prescrizione, non interrotta da un’intimazione nulla);

8. pertanto il ricorso deve essere rigettato, con la regolazione delle spese del giudizio secondo il regime di soccombenza e il raddoppio del contributo unificato, ove spettante nella ricorrenza dei presupposti processuali (Cass. s.u. 20 settembre 2019, n. 23535).

PQM

La Corte rigetta il ricorso e condanna la ricorrente alla rifusione, in favore del controricorrente, delle spese del giudizio, che liquida in Euro 200,00 per esborsi e Euro 3.000,00 per compensi professionali, oltre rimborso per spese generali 15% e accessori di legge; nulla spese nei confronti dell’Inps.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella Adunanza camerale, il 11 gennaio 2022.

Depositato in Cancelleria il 8 febbraio 2022

 

 

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