Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 4040 del 08/02/2022

Cassazione civile sez. VI, 08/02/2022, (ud. 11/01/2022, dep. 08/02/2022), n.4040

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE L

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DORONZO Adriana – Presidente –

Dott. PATTI Adriano Piergiovanni – Consigliere –

Dott. CINQUE Guglielmo – Consigliere –

Dott. BOGHETICH Elena – rel. Consigliere –

Dott. FEDELE Ileana – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 28478-2020 proposto da:

V.M. & C. SAS, in persona del legale rappresentante pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, V.S. TOMMASO D’AQUINO

80, presso lo studio dell’avvocato SEVERINO GRASSI, rappresentata e

difesa dall’avvocato OSVALDO GALIZIA;

– ricorrente –

contro

INAIL – ISTITUTO NAZIONALE PER L’ASSICURAZIONE CONTRO GLI INFORTUNI

SUL LAVORO, (OMISSIS), in persona del legale rappresentante pro

tempore, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA IV NOVEMBRE 144,

presso lo studio dell’avvocato MICHELE PONTONE, che lo rappresenta e

difende unitamente all’avvocato LORELLA FRASCONA’;

– controricorrente –

e contro

INPS – ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE, in persona del

Direttore pro tempore, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA CESARE

BECCARIA 29, presso l’AVVOCATURA CENTRALE DELL’ISTITUTO,

rappresentato e difeso dagli avvocati LELIO MARITATO, CARLA

D’ALOISIO, ANTONINO SGROI, EMANUELE DE ROSE, ANTONIETTA CORETTI;

– resistente –

avverso la sentenza n. 200/2020 della CORTE D’APPELLO di L’AQUILA,

depositata il 28/05/2020;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio non

partecipata dell’11/01/2022 dal Consigliere Relatore Dott. ELENA

BOGHETICH.

 

Fatto

RILEVATO

che:

1. Con sentenza n. 200/2020, depositata il 28.5.2020, la Corte di appello di L’Aquila, in riforma della sentenza pronunciata dal Tribunale di Pescara in primo grado, rigettava l’opposizione alla cartella di pagamento n. (OMISSIS) proposta dalla Dott.ssa V.M. & C. s.a.s. nei confronti dell’INAIL e dell’INPS con i quali veniva chiesto il pagamento dei contributi dovuti per la riqualificazione, come lavoro subordinato, di cinque contratti d’opera stipulati con i fisioterapisti operanti nel centro gestito dalla società;

2. la Corte di appello rilevava la ricorrenza – sulla scorta degli elementi istruttori di fonte testimoniale – degli indici tipici della subordinazione (consistenti, nel caso di specie, nella prestazione di attività senza lettera di incarico, se non per i primi anni; nell’osservanza di modalità di comportamento imposte dal Centro; nello svolgimento dell’attività a seguito di visita effettuata dai medici fisiatri V. e C., durante le ore di apertura del Centro stesso; nell’assunzione degli appuntamenti da parte della segreteria del Centro, in consonanza con gli impegni dei fisioterapisti e dei pazienti; nella predisposizione unilaterale del compenso da parte del Centro; nella coincidenza delle ferie con il periodo di chiusura del Centro; nell’utilizzo di strumentazione e prodotti forniti dal Centro) nonché richiamava il D.Lgs. n. 276 del 2003, art. 69 bis, concernente la presunzione della natura subordinata del rapporto di lavoro instaurato con persone titolari di partita IVA a fronte di determinati presupposti;

3. ha proposto ricorso per la cassazione della sentenza la società con tre motivi, illustrati da memoria; l’INAIL ha resistito con controricorso, illustrato da memoria; l’INPS è rimasto intimato;

4. veniva depositata proposta ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c., ritualmente comunicata alle parti unitamente al decreto di fissazione dell’adunanza in Camera di consiglio.

Diritto

CONSIDERATO

che:

1. con il primo motivo di ricorso si deduce violazione e falsa applicazione degli artt. 2094 e 2697 c.c., (in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3), avendo, la Corte territoriale, malamente applicato gli indici di subordinazione al caso concreto, emergendo, dall’analisi degli elementi istruttori, che l’intensità dell’etero-organizzazione era limitata al normale coordinamento dell’attività dei fisioterapisti con quella del Centro stesso e non ad un eccesso di coordinamento tale da configurare una dipendenza diretta e continua dei professionisti dall’interesse del committente;

2. con il secondo motivo si deduce violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 276 del 2003, art. 69 bis, comma 3, (in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3), avendo, la Corte territoriale, erroneamente applicato la presunzione, iuris tantum, di legge nei confronti dei fisioterapisti (dell’art. 69-bis, comma 1, in oggetto), che, invece, configurano una categoria di professionisti indicati in appositi elenchi in quanto dotati (visto il D.M. 14 settembre 1994, n. 741, art. 2), di un diploma universitario che li abilita all’esercizio della professione e che consente alla presunzione di non operare (in forza del medesimo art., comma 3);

3. con il terzo motivo si denunzia violazione dell’art. 112 c.p.c., per omessa pronuncia sul regime sanzionatorio applicabile, posto che nell’atto di appello (trascritto in parte) si rilevava l’erroneità della configurazione, da parte dell’ente previdenziale, di un’evasione contributiva (della L. n. 388 del 2000, ex art. 116, comma 8, lett. b)), e si chiedeva l’applicazione della previsione di cui alla lett. a), per le omissioni contributive;

4. il primo motivo di ricorso è inammissibile;

4.1. secondo il consolidato orientamento di questa Corte, ai fini della qualificazione del rapporto di lavoro come autonomo o subordinato, è censurabile in sede di legittimità soltanto la determinazione dei criteri generali ed astratti da applicare al caso concreto, mentre costituisce apprezzamento di fatto, come tale incensurabile in detta sede, se correttamente motivata, la valutazione delle risultanze processuali che hanno indotto il giudice del merito ad includere il rapporto controverso nell’uno o nell’altro schema contrattuale (cfr., ex plurimis, Cass. n. 9808 del 2011, Cass. n. 9256 del 2009 e, con riferimento al rapporto di lavoro di musicisti, Cass. n. 7740 del 2003 e Cass. n. 8444 del 2020).

4.2. una violazione o falsa applicazione di norme di legge, sostanziale o processuale, non può dipendere o essere in qualche modo dimostrata dall’erronea valutazione del materiale istruttorio; al contrario, un’autonoma questione di malgoverno dell’art. 2697 c.c., può porsi solo allorché sia allegato che il giudice di merito: – abbia posto a base della decisione prove non dedotte dalle parti ovvero disposte d’ufficio al di fuori o al di là dei limiti in cui ciò è consentito dalla legge; – abbia fatto ricorso alla propria scienza privata ovvero ritenuto necessitanti di prova fatti dati per pacifici; – abbia disatteso, valutandole secondo il suo prudente apprezzamento, delle prove legali, ovvero abbia considerato come facenti piena prova, recependoli senza apprezzamento critico, elementi di prova che invece siano soggetti a valutazione; – abbia invertito gli oneri probatori;

4.3. nessuna di tali situazioni è rappresentata nel motivo anzi detto ed invero la violazione delle norme denunciate è tratta, in maniera incongrua e apodittica, dal mero confronto con le conclusioni cui è pervenuto il giudice di merito; di tal che la stessa – ad onta dei richiami normativi in essi contenuti – si risolve nel sollecitare una generale rivisitazione del materiale di causa e nel chiederne un nuovo apprezzamento nel merito, operazione non consentita in sede di legittimità neppure sotto forma di denuncia di vizio di motivazione;

5. il secondo motivo di ricorso è inammissibile;

5.1. trova, invero, applicazione nella fattispecie il principio secondo cui, qualora la pronuncia impugnata sia sorretta da una pluralità di ragioni, distinte ed autonome, ciascuna delle quali giuridicamente e logicamente sufficiente a giustificare la decisione adottata, il rigetto delle doglianze relative ad una di tali ragioni rende inammissibile, per difetto di interesse, l’esame relativo alle altre, pure se tutte tempestivamente sollevate, in quanto il ricorrente non ha più ragione di avanzare censure che investono una ulteriore ratio decidendi, giacché, ancorché esse fossero fondate, non potrebbero produrre in nessun caso l’annullamento della decisione anzidetta (cfr., ex plurimis, Cass. n. 9752 del 2017, Cass. n. 12355 del 2010; Cass. n. 13956 del 2005);

5.3. nel caso in esame, la Corte di appello, a fondamento del rigetto dell’opposizione a cartella di pagamento proposta dalla società, ha posto sia la ricorrenza degli indici tipici della subordinazione sia la ragione, del tutto autonoma, dell’integrazione dei presupposti previsti dal D.Lgs. n. 276 del 2003, art. 69 bis, e il rigetto del primo motivo (concernente una delle ragioni fondanti la decisione impugnata) rende inammissibile, in quanto irrilevante, la disamina della seconda ratio decidendi;

6. il terzo motivo di ricorso è manifestamente fondato;

6.1. come più volte precisato da questa Corte (Cass. n. 22799 del 2017; n. 7653 del 2012), il vizio di omessa pronuncia che integra una violazione del principio di corrispondenza tra chiesto pronunciato di cui all’art. 112 c.p.c., ricorre quando vi sia omissione di qualsiasi decisione su di un capo di domanda, intendendosi per capo di domanda ogni richiesta delle parti diretta ad ottenere l’attuazione in concreto di una volontà di legge che garantisca un bene all’attore o al convenuto e, in genere, ogni istanza che abbia un contenuto concreto formulato in conclusione specifica, sulla quale deve essere emessa pronuncia di accoglimento o di rigetto, oppure su uno specifico motivo di appello (cfr. Cass. n. 11844 del 2006; Cass. n. 27387 del 2005; Cass. n. 1170 del 2004);

6.2. nel caso di specie, il ricorrente ha trascritto le parti rilevanti dell’atto di appello, nel quali si chiedeva, in via subordinata (ossia ove trovasse accoglimento l’appello dell’INPS in ordine alla qualificazione, come subordinati, dei rapporti di lavoro dei fisioterapisti) l’applicazione delle sanzioni dettate dalla L. n. 388 del 2000, art. 116, comma 8, lett. a), e la Corte territoriale non ha statuito alcunché su tale profilo;

7. in conclusione, va accolto il terzo motivo di ricorso, inammissibili il primo ed il secondo; la sentenza impugnata va cassata e va rinviata alla Corte di appello di L’Aquila, in diversa composizione, che provvederà altresì sulle spese del presente giudizio di legittimità.

P.Q.M.

La Corte accoglie il terzo motivo di ricorso, inammissibili il primo ed il secondo; cassa la sentenza impugnata e rinvia alla Corte di appello di L’Aquila, in diversa composizione, che provvederà, altresì, alla statuizione sulle spese di lite del presente giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sesta Sezione civile della Corte di cassazione, il 11 gennaio 2022.

Depositato in Cancelleria il 8 febbraio 2022

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