Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 4019 del 20/02/2018


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Civile Ord. Sez. 3 Num. 4019 Anno 2018
Presidente: TRAVAGLINO GIACOMO
Relatore: AMBROSI IRENE

ORDINANZA

R.G.N. 3145/2014

cron.

DE CHIARA CATERINA DCHCRN49C50F839W, SANTORO GABRIELE

Rep. (.-> j

SNTGRL46L01F839B, elettivamente domiciliati in ROMA,

cd.

BAFFIONI VENTURI, che li rappresenta e difende giusta
procura speciale in calce al ricorso;
– ricorrenti contro

2417

up/t19

sul ricorso 3145-2014 proposto da:

VIA ULPIANO 29, presso lo studio dell’avvocato ARMANDOcc

2017

CENTRO DI RIFERIMENTO ONCOLOGICO ISTITUTO NAZIONALE
TUMORI DI AVIANO in persona del legale rappresentante
Dott. PIERO CAPPELLETTI, elettivamente domiciliata in
ROMA, VIA FRANCESCO ORESTANO 21, presso lo studio
dell’avvocato FABIO PONTESILLI, rappresentata e difesa

1

Data pubblicazione: 20/02/2018

05/12/2017

dagli avvocati ALESSANDRO FALDON, GIANCARLO ZANNIER
giusta procura speciale in calce al controricorso;
– controricorrente

avverso la sentenza n. 562/2013 della CORTE D’APPELLO
di TRIESTE, depositata il 10/06/2013;

consiglio del 05/12/2017 dal Consigliere Dott. IRENE
AMBROSI;

2

udita la relazione della causa svolta nella camera di

n. R.G. 3145/2014
AC. 05.12.2017
Pres. G. Travaglino
rel. I. Ambrosi

FATTI DI CAUSA

Gabriele Santoro e Caterina De Chiara convennero dinanzi al Tribunale
di Pordenone il Centro di Riferimento Oncologico, Istituto Nazionale Tumori
di Aviano, chiedendo accertarsi che a causa della condotta gravemente

Santoro ad un intervento chirurgico (Lobectomia) in data 28 dicembre 2001
rivelatosi inutile in ragione della errata diagnosi istologica di malattia
oncologica (carcinoma epidernnoide) precedentemente effettuata presso altra
struttura sanitaria- erano loro derivati danni patrimoniali e non patrimoniali
diretti e riflessi, dei quali chiedevano il risarcimento.
Si costituì il convenuto Istituto chiedendo il rigetto della domanda.
Ammessa ed esperita la Consulenza Tecnica d’Ufficio, Il Tribunale di
Pordenone rigettò la domanda, compensando le spese di lite.
La Corte d’appello di Trieste, nel respingere l’impugnazione di Gabriele
Santoro e Caterina De Chiara, per quanto ancora rileva, ha ritenuto
possibile, come avvenuto nel caso in esame, che al consulente tecnico
d’ufficio sia affidato il compito di tentare la conciliazione della lite e di essere
facoltizzato ad avvalersi di specialisti ritenuti necessari; ha osservato inoltre
che, per un verso, l’esame di eventuali vizi procedurali della consulenza
appare superfluo in quanto, nella fattispecie in esame, non sono stati
“tempestivamente eccepiti” e, per l’altro, che quando il giudice aderisce alle
conclusioni del consulente tecnico il quale abbia già tenuto conto dei rilievi
dei consulenti di parte, esaurisce il proprio obbligo di motivazione con
l’indicazione delle fonti del suo convincimento, senza che sia necessario che
egli si soffermi anche su tali contrarie allegazioni; ha osservato, altresì, che
in merito al lamentato apodittico recepimento delle conclusioni del CTU da
parte del Tribunale, quest’ultimo viceversa affrontò ampiamente i temi
oggetto di causa, «rivisitandoli sulla base delle argomentazioni del C.T.U.»;
in particolare, in merito alla «discrepanza tra la diagnosi istologica pre e post
operatoria effettuate, rispettivamente, presso l’Azienda ospedaliera di rilievo
Irene A brosi est.

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colposa del personale sanitario -consistita nell’aver sottoposto Gabriele

n. R.G. 3145/2014
AC. 05.12.2017
Pres. G. Travaglino
rel. I. Ambrosi

nazionale e di alta specializzazione “Monaldi” di Napoli ed il C.R.0 di Aviano
e della errata diagnosi verificatasi» nella struttura partenopea, il Tribunale
sostenne la correttezza dell’operato tenuto dai sanitari del C.R.0 friulano
sulla base delle seguenti considerazioni: – inesistenza di linee guida e

complessiva di una diagnosi recente formulata presso un centro di alta
specializzazione e sostenuta da un effettuato esame istologico; – inesistenza
di elementi emersi a seguito degli esami broncoscopici e l’Rx torace pre
operatori che fossero indicativi del procedere ad una revisione del caso
clinico; diagnosi istologica di carcinoma epidermoide supportata da «quadri
strumentali compatibili con tale patologia, il cui migliore approccio
terapeutico era rappresentato da un intervento chirurgico, in particolare di
lobectomia».
Propongono ricorso per cassazione Gabriele Santoro e Caterina De
Chiara mediante sei motivi. Risponde con controricorso il C.R.O. Centro di
Riferimento Oncologico – Istituto Nazionale Tumori di Aviano.
RAGIONI DELLA DECISIONE
1. Con il primo motivo [“Nullità della sentenza o del procedimento (ex
art. 360 n. 4 c.p.c.), sia per violazione dell’art. 185 c.p.c. – nella parte in cui
prevede che sia soltanto il giudice a tentare la conciliazione delle parti in
causa – e sia per violazione dell’art. 132 co. 2 n. 4 c.p.c. – nella parte in cui
prevede che la sentenza deve contenere la concisa esposizione delle ragioni
di fatto e di diritto della decisione – laddove la sentenza di appello
impugnata, nel ribadire apoditticamente (ossia con motivazione totalmente
omessa sul punto) la legittimità della delega al CTU nel tentativo di
conciliazione delle parti, recepisce la nullità insanabile della sentenza di

primo grado, a sua volta derivata dalla nullità insanabile dell’ordinanza
istruttoria pronunciata all’udienza del 30 giugno 2006 nella parte in cui il G.I.
ha indebitamente delegato il tecnico al compimento di un’attività viceversa
propria del giudice stabilendo “…procuri il CTU, assunta ogni informazione
Irene Ahbrosi est.

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protocolli che indicassero l’obbligatorietà di procedere ad una rivalutazione

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AC. 05.12.2017
Pres. G. Travaglino
rel. I. Ambrosi

utile informazione ed acquisita tutta la necessaria documentazione clinica di
conciliare preventivamente le parti ..•”]

i ricorrenti si dolgono della

motivazione resa dalla Corte territoriale nella parte in cui ha ritenuto che «il
compito di tentare la conciliazione può dal giudice … essere affidato al

previsto dall’art. 198 c.p.c. » ed insistono nel ritenere che tale compito è,
viceversa, riservato alla competenza inderogabile del giudice istruttore.
1.1. La censura è inammissibile per un duplice profilof sia perché priva

dei caratteri necessari per enunciare il vizio di violazione delle norme del
procedimento che evoca sia perché non specifica.
/
Sotto il primo profilo, si rileva che in alcun modo i ricorrenti spiegano
in quale modo la violazione degli artt. 185 e 132 c.p.c. comporti la nullità
della sentenza o del procedimento, limitandosi ad insistere in odine alla
delega – a loro avviso indebita – data dal giudice al consulente tecnico
d’ufficio di conciliare preventivamente le parti.
Sotto il secondo profilo, la indicata carenza rende la censura priva del
carattere della specificità tenuto conto che la Corte territoriale ha motivato
espressamente sul punto affermando la possibilità che il compito di
conciliare la lite possa essere affidato al CTU (l’esigenza di specificità del
motivo di ricorso per cassazione, già sostenuta da Cass. n. 4741 del 2005,
seguita da numerose conformi, è ora affermata dalle sezioni Unite: si veda
Cass., Sez. Un., n. 7074 del 2017).
2. Con il secondo motivo [“Nullità della sentenza o del procedimento

(ex art. 360 n. 4 c.p.c.), per falsa applicazione del combinato disposto degli
artt. 191 co. 2°, 194, 195 c.p.c. e art. 90 comma 1 e 91 disp. att. c.p.c. nella parte in cui impongono al CTU il cd. principio di adieutur et altera pars
secondo cui il tecnico non può effettuare un colloquio con una delle parti in
assenza delle altre non debitamente preavvertite – laddove la sentenza di
appello impugnata,

nel confondere la figura degli “esperti specialisti”

preventivamente autorizzati in chiusura del quesito con quella di “ulteriori
Irene Am rosi est.

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consulente tecnico d’ufficio anche in casi diversi dall’esame contabile

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AC. 05.12.2017
Pres. G. Travaglino
rei. I. Ambrosi

consulenti” mai debitamente autorizzati a riunirsi in collegio peritale,
recepisce la nullità insanabile della sentenza di primo grado a sua volta
derivata dalla nullità insanabile della disposta CTU, nella parte in cui – in
palese violazione dell’ordinanza istruttoria pronunciata all’udienza del 30

degli specialisti oncologico e/o psichico che ritenga necessari… ” – riporta
elaborazioni e conclusioni fondate – oltre che sulla scorta di risultanze
ricavate da apporti autorizzati

in quanto derivanti da esperti specialisti –

anche sulla scorta di risultanze ricavate da apporti non autorizzati in quanto
derivanti, per un verso, da incontri unilaterali tenuti dal tecnico incaricato
con altri consulenti (nella specie, il dott. Fabrizio Bresaola e il dott. Angelo
Morelli) e, per altro verso, da incontri unilaterali tenuti dal tecnico incaricato
con

esponente di parte convenuta (nella specie il Direttore sanitario

dell’Ospedale convenuto in giudizio)]” i ricorrenti lamentano che nella
motivazione della sentenza impugnata si affermi soltanto che: «nella
fattispecie concreta il C.T.U. è facoltizzato dal giudice ad avvalersi degli
specialisti ritenuti necessari…» mentre il consulente si sarebbe “preso delle
libertà non autorizzate dal GI” e si affermi altresì che «i vizi procedurali della

consulenza tecnica sono fonte di nullità relativa … per cui, se non sono fatti
valere nella prima istanza o difesa successiva al deposito della relazione,
devono ritenersi sanati…» mentre le note critiche alla C.T.U. erano state
“tempestivamente depositate all’udienza del 25 gennaio 2008” sicché
inesatto risulterebbe il rilievo della Corte territoriale secondo cui i lamentati
vizi procedurali non sarebbero stati tempestivamente rilevati dagli attori.
2.1. La censura è parimenti inammissibile.
Essa contravviene al duplice onere – imposto dall’art. 366, comma
primo, n. 6, c.p.c. – secondo cui, ove si lamenti l’omessa od erronea
valutazione di un documento da parte del giudice di merito, il medesimo
documento va prodotto agli atti e ne va indicato il contenuto. Il primo onere
va adempiuto indicando esattamente nel ricorso in quale fase processuale ed
Irene A hrosi est

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giugno 2006, nella parte in cui “… i/ giudice autorizza il C.T.U. …ad avvalersi

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AC. 05.12.2017
Pres. G. Travaglino
rel. I. Ambrosi

in quale fascicolo di parte si trovi il documento in questione; il secondo deve
essere adempiuto trascrivendo o riassumendo nel ricorso il contenuto del
documento. La violazione anche di uno soltanto di tali oneri rende il ricorso
inammissibile (così già Cass. 4 settembre 2008, n. 22303; quindi, ex multis,

28/09/2016 n. 19048).
I ricorrenti si limitano ad indicare il giorno del deposito delle “note
critiche” di cui sarebbe stato omesso l’esame, senza indicare dove le note
siano reperibili e quale ne sia il contenuto. Né ciò si evince dalla lettura di
quanto allegato nell’esposizione del fatto che precede l’illustrazione dei
motivi (cfr. pag 6 del ricorso) ove i ricorrenti si limitano ad evocare soltanto
indirettamente i “profili critici in concreto precisati negli argomenti spesi in
relazione alle pagine 16-20 e 25 della perizia del tecnico d’ufficio (ed
articolati dagli ultimi tre capoversi di pagina 3 in poi di quel primo e
tempestivo atto difensivo)” senza in alcun modo svelarne il contenuto.
3. Con il terzo motivo [“Nullità della sentenza o del procedimento (ex

art. 360 n. 4 c.p.c.), per falsa applicazione sia del combinato disposto degli
artt. 62 e 194 c.p.c. – nella parte in cui prevedono che il giudice di merito
debba controllare i risultati probatori dell’indagine peritale formulando un
tipico apprezzamento di fatto, adeguatamente sostenuto da una motivazione
logico-giuridica sufficiente e corretta – e sia dell’art. 132 co. 2 n. 4 c.p.c. nella parte in cui prevede che la sentenza deve contenere la concisa
esposizione delle ragioni di fatto e di diritto della decisione laddove la
sentenza d’appello impugnata nel ribadire senza specificare sulla base di
quali regole di esperienza (ossia con motivazione insufficiente sul punto) si
possa considerare valido il reso parere scientifico finalizzato alla mera
ricostruzione della fattispecie concreta (cd. momento analitico del giudizio)

recepisce la nullità insanabile della sentenza di primo grado a sua volta
derivata dalla mera citazione letterale delle valutazioni processuali delle
prove documentali formulate direttamente dal CTU, senza adombrare da
Irene Arpbrosi est.

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Cass. sez. un. nn. 28547 del 2008 e 7161 del 2010 e da ultimo Sez. 6 – 3,

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Pres. G. Travaglino
rel. I. Ambrosi

parte del giudicante alcun apporto critico in funzione di revisione valutativa
del complessivo materiale processualel i ricorrenti lamentano l’erroneità
della motivazione nel punto in cui la Corte territoriale ha osservato che «il
giudice di merito, quando aderisce alle conclusioni del consulente tecnico, …

convincimento» e ribadiscono che “il tribunale prima e la corte poi, non
hanno motivato in merito ai presupposti di fatto su cui si fonda la pretesa”.
3.1. Il motivo è anch’esso inammissibile.
Trattandosi, infatti, di sentenza soggetta, ratione temporis, al nuovo
testo dell’art. 360 c.p.c., comma primo, n. 5), introdotto dal D.L. 22 giugno
2012, n. 83, convertito, con modifiche, nella L. 7 agosto 2012, n. 134, nella
specie è configurabile il solo vizio di omesso esame circa un fatto decisivo
per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti.
Nel caso in esame, la Corte territoriale ha adeguatamente giustificato
la decisione attraverso una compiuta analisi di quanto affermato dal CTU e
tutti i punti contestati nel motivo sono stati oggetto di esame e valutazione
da parte della Corte d’appello, sicché le censure sono da ritenere
inammissibili sulla base dei criteri indicati dalla sentenza 7 aprile 2014, n.
8053, delle Sezioni Unite di questa Corte. I ricorrenti vorrebbero censurare
nei termini suddetti un vero e proprio vizio di insufficiente motivazione,
ipotizzando erroneamente la sopravvivenza della figura del vizio di
motivazione attraverso la semplice contestazione della nullità della sentenza
ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 4), il che non trova alcun supporto nel
consolidato orientamento della citata sentenza delle Sezioni Unite.
4. Con il quarto motivo i ricorrenti si dolgono dell’Omesso esame circa
un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti
(ex art. 360 n. 5 c.p.c.), laddove la sentenza di appello impugnata, a fronte
dell’omesso esame da parte della sentenza di primo grado dell’ingiustificata
assenza di un referto citologico tra i documenti costituenti il corredo
diagnostico con cui Santoro Gabriele si è presentato al CRO di Aviano,
Irene A prosi est.

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esaurisce l’obbligo della motivazione con l’indicazione delle fonti del suo

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Pres. G. Travaglino
rel. I. Ambrosi

unicamente composto dal solo referto istologico (M2001/10779 del 22
novembre 2001), non ha provveduto considerando ed argomentando
espressamente sul punto, ma ha nuovamente omesso di considerare tale
fatto decisivo per il giudizio”.

valutazione dei fatti e delle prove che a vizi di motivazione riconducibili al
disposto dell’art. 360 n. 5 c.p.c., nel testo attualmente in vigore, ed in
proposito è sufficiente aggiungere che non è deducibile in sede di legittimità
l’omesso esame, in tutto o in parte, di risultanze istruttorie o l’asserita
pretesa loro erronea interpretazione da parte del giudice di merito (cfr. Cass.
S.U. n. 8053/14 e numerose altre). Non senza considerare, infine, che il
fatto su cui insiste e si intrattiene il ricorrente è privo di decisività ovvero
palesemente smentito dagli accertamenti contenuti nella sentenza.
Invero, la Corte di appello ha preso in considerazione il profilo
lamentato spiegando le ragioni per cui ha ritenuto corretto l’operato dei
sanitari della struttura di Aviano in quanto «ci si trovava di fronte ad una
diagnosi istologica di carcinoma epidermoide, supportato da quadri
strumentali compatibili con tale patologia, il cui migliore approccio
terapeutico è rappresentato da un intervento chirurgico, in particolare di
lobectomia».

5. Con il quinto motivo i ricorrenti lamentano la “Nullità della sentenza
o del procedimento (ex art. 360 n. 4 c.p.c.), per falsa applicazione sia del
combinato disposto degli artt. 62 e 194 c.p.c. – nella parte in cui prevede
che il giudice possa demandare al nominato consulente tecnico unicamente il
c.d. “momento analitico” del giudizio (parere scientifico finalizzato alla mera
ricostruzione della fattispecie concreta), riservando doverosamente alla
propria cognizione la c.d. “fase sintetica” del giudizio (valutazione della
fattispecie concreta finalizzata alla sua disciplina normativa) – e sia dell’art.
132 co 2 n. 4 c.p.c. – nella parte in cui prevede che la sentenza deve
contenere la concisa esposizione delle ragioni di fatto e di diritto della
lrene Am rosi est.

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4.1. Il motivo è anch’esso inammissibile in quanto si riferisce più alla

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decisione – laddove la sentenza d’appello impugnata,

nel ribadire

tacitamente (ossia con motivazione totalmente omessa sul punto) la
legittimità della delega al CTU della cd. “fase sintetica ” del giudizio,
recepisce la nullità insanabile della sentenza di primo grado a sua volta

udienza del 30 giugno 2006 nella parte in cui il Giudice ha indebitamente
stabilito: “… verifichi l’esperto se la condotta tenuta dal personale sanitario

del CRO di Aviano si sia uniformata alla migliore scienza ovvero se in essa
siano ravvisabili profili di colpa generica o specifica…”.

5.1. Il motivo è inammissibile.
L’illustrazione di esso non dimostra che la pretesa nullità (a norma
degli artt. 62 e 194 c.p.c.) della ordinanza istruttoria pronunciata all’udienza
del 30 giugno 2006 dal giudice di prime cure (dalla quale sarebbe derivata la
nullità delle decisioni di merito di primo e di secondo grado) fosse stata
dedotta, come avrebbe dovuto essere, nella prima difesa successiva sicché
difetta la censura dell’attività assertiva diretta ad evidenziare che della
questione potesse essere stato investito lo stesso primo giudice in sede
decisoria. Né ciò si evince dalla lettura di quanto allegato nell’esposizione del
fatto che precede l’illustrazione dei motivi la quale, in proposito, tace
completamente.
Ne deriva che si pretende di prospettare in sede di legittimità una
questione relativa al modus procedendi del primo giudice senza svolgere
l’attività di allegazione evidenziatrice del come questa questione venne
devoluta, tralasciando inammissibilmente di dedurre su quanto osservato dal
giudice di appello al riguardo; quest’ultimo ritenne che «gli (eventuali) vizi
procedurali della consulenza tecnica sono fonte di nullità relativa soggetta al
regime di cui all’art. 157 c.p.c., per cui, se non sono fatti valere nella prima
istanza o difesa successiva al deposito della relazione, debbono ritenersi
sanati (Cass. 22843/2006; Cass. 8437/2010); nella fattispecie, i lamentati
vizi procedurali inerenti alle operazioni peritali non sono stati
lrene An4brosi est.

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derivata dalla nullità insanabile dell’ordinanza istruttoria pronunciata alla

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tempestivamente rilevati dagli attori né dopo il deposito della relazione
peritale (avvenuto il 6.10.2007), né dopo il deposito della relazione
integrativa e a chiarimenti, sicché l’indagine in ordine alla loro effettiva
sussistenza appare superflua».

applicazione di norme di diritto (ex art. 360 n. 3 c.p.c.) di cui al combinato
disposto degli artt. 1218, 1223, 1226, 1228, 1453 e/o 2043, 2049, 2050,
2056, 2057 c.c. – nella parte in cui fondano la responsabilità per danni
derivati da condotta sanitaria colposamente lesiva, in capo alla struttura
sanitaria che prende in carico un paziente ed adotta le risultanze
diagnostiche formulate in precedenza da altri operatori perché si assume il
cd. “rischio operatorio” in forza del quale risponde di ogni precedente
condotta diagnostica colposamente erronea – laddove la sentenza d’appello
impugnata,

nel ribadire tacitamente (ossia con motivazione totalmente

omessa sul punto) le conclusioni nel merito del giudice di 1°grado, recepisce
la nullità insanabile della sentenza di primo grado che contra jus a sua volta
ascrive esclusivamente in capo al nosocomio napoletano la responsabilità per
i danni derivanti dal dedotto ed accertato errore diagnostico”.
6.1. Il motivo – nel quale si lamenta che la Corte d’appello avrebbe
errato nel ritenere indimostrata la responsabilità del nosocomio di Aviano,
esclusa in relazione all’obbligo di rivalutazione della diagnosi formulata
dall’Azienda ospedaliera di alta specializzazione partenopea – non è fondato
trattandosi di un evidente tentativo di ottenere in questa sede una nuova e
non consentita valutazione di merito in ordine al nesso causale.
Con adeguata motivazione la Corte triestina ha condiviso le
motivazioni del giudice di prime cure evidenziando la correttezza dell’operato
della struttura sanitaria avuto riguardo, per un verso alla sussistenza di
esami strumentali compatibili con la pregressa diagnosi istologica e, per
l’altro, della presenza di un quadro clinico che sconsigliava l’esecuzione di
ulteriori prelievi bioptici in funzione della conferma della diagnosi medesima.
‘rene Ambrosi est.

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6. Con il sesto motivo i ricorrenti denunciano la “Violazione e falsa

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Pres. G. Travaglino
rel. I. Ambrosi

7. In conclusione il ricorso va integralmente rigettato.
8.

Sussistono i giusti motivi – ai sensi dell’art. 92 c.p.c. nella

formulazione anteriore a quella risultante dalla sostituzione disposta dall’art.
2 legge n.263 del 2005, applicabile in ragione dell’epoca di introduzione del

giudizio di legittimità.
Ai sensi dell’art. 13 comma 1-quater del d.P.R. n. 115 del 2002, si
deve dare atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte
della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a
quello dovuto per il ricorso a norma del comma 1-bis del citato art. 13.
Per questi motivi
La Corte rigetta il ricorso e compensa interamente tra le parti le spese
del giudizio di legittimità.
Ai sensi dell’art. 13 comma 1-quater del d.P.R. n. 115 del 2002, dà
atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della
ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello
dovuto per il ricorso a norma del comma 1-bis del citato art. 13.
Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Terza
Civile, il 5 dicembre 2017.

giudizio di primo grado – per l’integrale compensazione delle spese del

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