Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 4017 del 15/02/2017


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Cassazione civile, sez. I, 15/02/2017, (ud. 11/11/2016, dep.15/02/2017),  n. 4017

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SALVAGO Salvatore – Presidente –

Dott. GENOVESE Francesco Antonio – Consigliere –

Dott. SAMBITO Maria Giovanna C. – Consigliere –

Dott. VALITUTTI Antonio – Consigliere –

Dott. DI MARZIO Mauro – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 2548-2012 proposto da:

COMUNE DI VENZONE, (c.f. (OMISSIS)), in persona del Sindaco pro

tempore, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA BARNABA TORTOLINI

13, presso l’avvocato MARIO ETTORE VERINO, che lo rappresenta e

difende unitamente agli avvocati PIETRO ZANFAGNINI, LUCA ZANFAGNINI,

giusta procura a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

P.E., M.L., elettivamente domiciliati in ROMA, VIALE

ANGELICO 38, presso l’avvocato VINCENZO SINOPOLI, rappresentati e

difesi dall’avvocato MARIO NUSSI, giusta procura a margine del

controricorso;

– controricorrenti –

avverso la sentenza n. 616/2011 della CORTE D’APPELLO di TRIESTE,

depositata il 21/09/2011;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

11/11/2016 dal Consigliere Dott. MAURO DI MARZIO;

udito, per il ricorrente, l’Avvocato MARIO ETTORE VERINO che insiste

nella rinuncia;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. DE

RENZIS Luisa, che ha concluso per l’estinzione per rinuncia.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

p. 1. – Il Comune di Venzone citò in giudizio dinanzi al Tribunale di Tolmezzo P.E. e M.P.L., chiedendo dichiararsi l’avvenuto acquisto da parte sua della proprietà di un terreno intestato ai convenuti, a far data dalla realizzazione, nel quadro degli interventi diretti a fronteggiare le esigenze abitative del dopo-terremoto del 1976, del cosiddetto “(OMISSIS)”, e in ogni caso dall’anno 1978.

A fondamento della domanda il Comune pose la Delib. consiglio comunale 13 agosto 1976, n. 50, emessa in forza della L.R. Friuli Venezia Giulia 21 luglio 1976, n. 33, e sostenne di aver preso possesso dell’area in base a legittimi decreti d’occupazione, provvedendo al collocamento di novantadue case prefabbricate, così da determinare l’irreversibile trasformazione del fondo e la sua acquisizione in proprietà.

I convenuti resistettero alla domanda e spiegarono riconvenzionale di accertamento della loro proprietà del fondo.

2. – Con una prima sentenza non definitiva il Tribunale dichiarò inammissibile la riconvenzionale dei convenuti e dette le disposizioni per la prosecuzione del giudizio.

3. Con una successiva sentenza definitiva, il medesimo Tribunale dichiarò che il Comune di Venzone era proprietario dal 1978 del fondo oggetto della domanda.

p. 4. – La Corte d’appello di Trieste, con sentenza in data 19 febbraio 2004, respinse l’impugnazione di P.E. e M.P.L..

p. 5. – Questi ultimi proposero ricorso per cassazione per sei motivi cui il Comune resistette.

Questa Corte, con sentenza del 12 giugno 2009, numero 13.756, disatteso il primo mezzo volto a denunciare la mancanza di una valida dichiarazione di pubblica utilità, accolse il secondo con cui i ricorrenti avevano denunciato la violazione della L. 25 giugno 1865, n. 2359, art. 13, per il quale la dichiarazione di pubblica utilità avrebbe dovuto contenere l’indicazione dei termini per l’inizio e per il compimento dell’opera e delle espropriazioni, giudicando assorbiti gli altri motivi di ricorso, concernenti il vizio di omessa motivazione sulla diversa ricostruzione giuridica della vicenda fattuale (terzo motivo), la violazione della L.R. Friuli Venezia Giulia n. 45 del 1984, art. 3, che postulerebbe la persistente proprietà in capo ai ricorrenti (quarto motivo), e la violazione dei principi in materia di occupazione espropriativa (quinto e sesto motivo).

p. 6. – P.E. e M.P.L. hanno riassunto il giudizio dinanzi alla Corte d’appello di Trieste, che, nel contraddittorio con il Comune di Venzone, riformando la sentenza definitiva del Tribunale, con sentenza del 21 settembre 2011, ha respinto l’originaria domanda spiegata nei loro confronti, regolando di conseguenza le spese di lite.

Ha ritenuto la Corte d’appello, per quanto rileva:

-) che lo stesso Comune aveva riconosciuto l’esito sfavorevole del giudizio di legittimità, ma aveva al tempo stesso sostenuto che vi fossero altri motivi e difese spiegate in primo e secondo grado, che avrebbero dovuto essere scrutinate in sede di rinvio;

-) che il Comune, nella comparsa di costituzione in sede di rinvio, aveva elencato una serie di atti che avrebbero contenuto la dichiarazione di pubblica utilità, ma non aveva specificato quale degli atti contenesse materialmente tale dichiarazione e, soprattutto, contenesse il termine di durata di validità della dichiarazione di pubblica utilità.

p. 7. – Contro la sentenza il Comune di Venzone ha proposto ricorso per cassazione per cinque motivi.

P.E. e M.P.L. hanno resistito con controricorso.

Il Comune di Venzone ha depositato rinuncia al ricorso notificata alle controparti.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

p. 8. Va dichiarata l’estinzione del giudizio.

Difatti il Comune ricorrente ha depositato atto di rinuncia regolarmente notificato sicchè ricorre l’ipotesi prevista dall’art. 390 c.p.c..

9. – Le spese vanno compensate.

PQM

dichiara estinto il processo; spese compensate.

Così deciso in Roma, il 11 novembre 2016.

Depositato in Cancelleria il 15 febbraio 2017

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