Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 4015 del 18/02/2020

Cassazione civile sez. II, 18/02/2020, (ud. 11/07/2019, dep. 18/02/2020), n.4015

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. PETITTI Stefano – Presidente –

Dott. GORJAN Sergio – Consigliere –

Dott. DE MARZO Giuseppe – Consigliere –

Dott. VARRONE Luca – Consigliere –

Dott. OLIVA Stefano – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 11363-2015 proposto da:

D.C., rappresentato e difeso dagli avvocati LUIGI MARCIALIS e

CRISTIANO DEIDDA e domiciliato presso la cancelleria della Corte di

Cassazione;

– ricorrente –

contro

REGIONE AUTONOMA SARDEGNA, i n persona del legale rappresentante pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA LUCULLO n. 24,

presso lo studio dell’avvocato SANDRA TRINCAS, che la rappresenta e

difende unitamente all’avvocato ALESSANDRA GAMBA;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 468/2014 della CORTE D’APPELLO di CAGLIARI,

depositata il 14/07/2014;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

11/07/2019 dal Consigliere Dott. OLIVA STEFANO;

udito il P.G. nella persona del Sostituto Dott. PEPE ALESSANDRO, il

quale ha concluso per l’accoglimento del primo motivo del ricorso

con assorbimento degli altri;

uditi gli avvocati LUIGI MARCIALIS per parte ricorrente, che ha

concluso per l’accoglimento del ricorso, e C.A. per

parte controricorrente, che ha concluso per il rigetto.

Fatto

FATTI DI CAUSA

Con atto di citazione del 5.11.2008 la Regione Autonoma Sardegna proponeva opposizione avverso il decreto ingiuntivo n. 1890/2008 emesso dal Tribunale di Cagliari in favore di D.C. per il pagamento della somma di Euro 2.201.913,96 a fronte dell’attività professionale svolta dall’ingiungente in favore dell’ente territoriale, consistente in attività di assistenza, rappresentanza e difesa nell’ambito di un contenzioso innanzi la Commissione Tributaria Provinciale di Cagliari. La Regione eccepiva la mancanza della liquidazione della parcella da parte del Consiglio dell’Ordine e la ricomprensione dell’attività di cui al decreto opposto nell’ambito della convenzione sottoscritta tra il D. e l’ente territoriale in data 4.12.1991, deducendo che nell’ipotesi opposta -ove cioè le prestazioni dovessero essere ritenute esulanti dalla detta convenzione- la procura conferita al D. sarebbe stata affetta da nullità, non avendo il Presidente della Giunta regionale il potere di conferire incarichi a professionisti esterni senza un’apposita convenzione scritta contenente la descrizione delle attività oggetto dell’incarico e la determinazione del relativo compenso.

Si costituiva il D. resistendo all’opposizione.

Con sentenza n. 2280/2011 il Tribunale riteneva sussistere i presupposti per l’emissione del decreto ingiuntivo opposto, avendo il D. depositato in uno al ricorso monitorio la documentazione comprovante lo svolgimento dell’incarico, e che l’attività in concreto svolta dal professionista fosse esclusa dall’ambito della convenzione del 4.12.1991 sottoscritta tra le parti. Accoglieva tuttavia l’opposizione dichiarando la nullità del contratto di incarico professionale per assenza del contratto scritto, ritenendo indispensabile tale forma nell’ambito nei rapporti con la pubblica amministrazione.

Interponeva appello avverso detta decisione il D. e si costituiva in seconda istanza la Regione Sardegna, resistendo all’impugnazione e proponendo a sua volta appello incidentale in relazione all’eccezione di carenza dei presupposti di liquidità del credito necessari per l’emanazione di decreto ingiuntivo, non accolta dal Tribunale.

Con la sentenza oggi impugnata n. 468/2014, la Corte di Appello di Cagliari accoglieva l’appello incidentale della Regione dichiarando l’insussistenza dei presupposti per l’emissione del decreto ingiuntivo, poichè la parcella del professionista non era stata vistata dall’Ordine professionale competente, e confermava pertanto, con motivazione difforme da quella del Tribunale, il rigetto della domanda di pagamento del D..

Propone ricorso per la cassazione di detta decisione D.C. affidandosi a quattro motivi.

Resiste con controricorso la Regione Sardegna.

Il ricorso è stato chiamato all’adunanza camerale del 1.4.2019, in prossimità della quale la parte ricorrente ha depositato memoria.

All’esito della camera di consiglio il ricorso è stato rinviato a nuovo ruolo per la trattazione in pubblica udienza.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

Con il primo motivo il ricorrente lamenta la violazione degli artt. 75 e 182 c.p.c., il D.P.R. n. 250 del 1949, art. 8 e la L.R. Sardegna 13 novembre 1998, n. 31, art. 24, in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3, perchè il giudice di merito non avrebbe ravvisato l’inammissibilità dell’opposizione a decreto ingiuntivo spiegata dalla Regione per vizio della procura a stare in giudizio. Ad avviso del D., infatti, la procura posta a margine dell’atto di citazione in opposizione introduttivo del giudizio di prime cure sarebbe stata sottoscritta, per l’ente locale, dal Presidente della giunta regionale all’epoca in carica, senza che fosse intervenuta alcuna deliberazione della giunta stessa idonea ad autorizzare la proposizione del giudizio.

La censura è fondata.

La L.R. Sardegna il 26 agosto 1988, n. 32, art. 11, prevede, al comma 1, che “Tutti gli atti inerenti liti attive e passive nanti la Magistratura ordinaria vengono adottati dal coordinatore generale del Servizio legislativo quando il valore della controversia sia contenuto in Lire 50.000.000 salvo che l’Amministrazione regionale non decida di avvalersi dell’assistenza legale dell’Avvocatura dello Stato”. Il successivo comma 2 della norma prevede che “Quando il valore della controversia superi detto limite o sia indeterminabile ed altresì in relazione ai giudizi nanti la Magistratura amministrativa o la Corte costituzionale, il coordinatore generale del Servizio legislativo riferisce per iscritto alla Giunta regionale, la quale assumerà le proprie determinazioni in ordine all’affidamento della rappresentanza e difesa in giudizio dell’Amministrazione avvalendosi, ove necessario, del patrocinio di avvocati esterni”.

L’art. 24 della successiva L.R. Sardegna 13 novembre 1998, n. 31, disciplina invece i compiti del Direttore generale, attribuendogli (cfr. lett. d) la facoltà di promuovere e resistere alle liti, senza tuttavia in nulla innovare alla previgente disciplina di cui alla già richiamata L.R. n. 32 del 1988.

Dal combinato – disposto delle due disposizioni emerge che qualora la lite, attiva o passiva, abbia valore superiore a Lire 50.000.000, la decisione sull’opportunità di promuovere o resistere al giudizio va assunta dalla giunta regionale. Poichè nel caso di specie il valore della controversia supera l’importo di Euro 2.000.000 la Regione avrebbe dovuto attivare la procedura prevista dalla predetta L. n. 32 del 1988, art. 11.

Tale procedura, peraltro, ben avrebbe potuto essere attivata anche ex post, nulla impedendo alla giunta regionale di ratificare l’operato del Presidente, anche alla luce del principio posto da questa Corte, secondo cui “L’autorizzazione a stare in giudizio, necessaria perchè un ente pubblico possa agire o resistere in causa, attiene alla legitimatio ad processum e cioè all’efficacia, e non alla validità, della costituzione dell’ente medesimo, con la conseguenza che la detta autorizzazione può intervenire, o essere prodotta, anche nel corso del giudizio ed ha efficacia convalidante dell’attività processuale svolta in precedenza, sicchè il vizio di autorizzazione resta sanato, con effetto retroattivo, ancorchè l’autorizzazione, la cui produzione è consentita fino all’udienza di discussione davanti al collegio, intervenga dopo che sia scaduto il termine per proporre l’impugnazione stessa” (Cass. Sez. U, Sentenza n. 10127 del 28/11/1994, Rv.488870; conf. Cass. Sez. L, Sentenza n. 9030 del 16/10/1996, Rv. 500111; Cass. Sez. U, Sentenza n. 1616 del 21/02/1997, Rv. 502600; Cass. Sez. 2, Sentenza n. 1166 del 03/02/2000, Rv. 533398; Cass. Sez. 3, Sentenza n. 15948 del 19/12/2000, Rv. 542731).

D’altronde, proprio perchè la presenza della deliberazione della Giunta regionale autorizzativa ad agire in giudizio attiene alla legitimatio ad processum, non rileva il fatto che il D. si sia costituito in prime cure tardivamente sollevando l’eccezione di cui al motivo in esame solo con la memoria di replica. Va infatti ribadito che “Le ordinarie preclusioni istruttorie non operano ai fini dell’accertamento della legittimazione processuale, che può essere compiuto in ogni stato e grado del giudizio, col solo limite della formazione sul punto della cosa giudicata. L’accertamento della legitimatio ad processum può infatti essere compiuto anche d’ufficio e in sede di legittimità, non rilevando il momento del processo nel quale sia fornita la prova documentale della sua sussistenza, la quale può risultare anche da produzioni od acquisizioni avvenute in un successivo grado di giudizio” (Cass. Sez. L, Sentenza n. 8996 del 20/06/2002, Rv. 555208; conf. Cass. Sez. L, Sentenza n. 11851 del 16/11/1995, Rv. 494661; Cass. Sez. 1, Sentenza n. 17525 del 19/11/2003, Rv. 568280; Cass. Sez. L, Sentenza n. 11506 del 21/06/2004, Rv. 573789; cfr. anche Cass. Sez. 1, Sentenza n. 19922 del 25/09/2007, Rv. 598580; nonchè Cass. Sez. 1, Sentenza n. 24483 del 30/10/2013, Rv. 628192 e Cass. Sez.1 , Sentenza n. 9334 del 09/05/2016, Rv. 639618, che ammettono la proponibilità dell’eccezione anche in Cassazione, con conseguente diritto per l’interessato di fornire la prova della legittimazione processuale nei termini di cui all’art. 372 c.p.c.; ed infine, cfr. Cass. Sez. U, Sentenza n. 4248 del 04/03/2016, Rv. 638746, sulla sanabilità del difetto di rappresentanza anche in fase di impugnazione).

La decisione gravata va di conseguenza riformata sul punto, poichè la Corte di Appello – di fronte alla quale l’eccezione di carenza di legittimatio ad processum della Regione era stata ritualmente riproposta (cfr. pag. 21 del ricorso)- avrebbe dovuto pronunciarsi sulla stessa, senza poter configurare alcuna decadenza, in capo al D., alla luce della rilevabilità d’ufficio del difetto.

Nè appare corretta l’ulteriore affermazione della Corte cagliaritana, secondo cui l’autorizzazione della giunta regionale sarebbe necessaria soltanto per l’affidamento dell’incarico professionale ad un legale esterno all’ente territoriale, mentre nel caso di specie l’opposizione al decreto ingiuntivo ottenuto dal D. era stata interposta dall’ufficio legale regionale. La richiamata L.R. Sardegna n. 32 del 1988, art. 11, propone infatti la distinzione tra affidamento dell’incarico ad un legale esterno o all’Avvocatura dello Stato (non, quindi, all’ufficio legale della Regione) soltanto nel comma 1, che si riferisce alle liti di valore inferiore alla soglia di Lire 50.000.000. Viceversa il comma 2, che riguarda tutte le liti oltre tale importo, prevede che “… il coordinatore generale del Servizio legislativo riferisce per iscritto alla Giunta regionale, la quale assumerà le proprie determinazioni in ordine all’affidamento della rappresentanza e difesa in giudizio dell’Amministrazione avvalendosi, ove necessario, del patrocinio di avvocati esterni”, senza proporre alcuna distinzione tra il caso in cui la giunta ritenga di affidare l’incarico ad un professionista esterno, o meno. L’errore della Corte territoriale è quindi duplice: da un lato, infatti, la norma in esame non fa alcun riferimento, nè al primo, nè al comma 2, all’ufficio legale della Regione, di talchè non è corretto ritenere che l’ente territoriale possa, ove ritenga di affidare la propria difesa all’ufficio legale interno, prescindere dai meccanismi autorizzativi di cui alla normativa regionale appena richiamata; dall’altro lato, quest’ultima impone in ogni caso, per le controversie di valore superiore alla soglia di Lire 50.000.000, un passaggio autorizzativo in giunta che, nel caso di specie, non risulta esser stato opportunamente documentato dalla Regione Sardegna.

Ne deriva l’accoglimento del primo motivo, con assorbimento degli altri, ed il rinvio della causa, anche per le spese del presente giudizio di legittimità, alla Corte di Appello di Cagliari, in diversa composizione.

P.Q.M.

La Corte accoglie il primo motivo di ricorso e dichiara assorbiti gli alti. Cassa la decisione impugnata in relazione alla censura accolta e rinvia la causa, anche per le spese del presente giudizio di legittimità, alla Corte di Appello di Cagliari, in diversa composizione.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio della Seconda Sezione civile, il 11 luglio 2019.

Depositato in Cancelleria il 18 febbraio 2020

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