Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 4015 del 08/02/2022

Cassazione civile sez. II, 08/02/2022, (ud. 23/11/2021, dep. 08/02/2022), n.4015

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DI VIRGILIO Rosa Maria – Presidente –

Dott. COSENTINO Antonello – Consigliere –

Dott. CARRATO Aldo – Consigliere –

Dott. GIANNACCARI Rosanna – Consigliere –

Dott. MASSAFRA Annachiara – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 22008/2017 R.G. proposto da:

D.R.G., (C.F. (OMISSIS)), D.R.T., (C.F.

(OMISSIS)), P.E., (C.F. (OMISSIS)), D.R.F.,

(C.F. (OMISSIS)) D.R.E., (C.F. (OMISSIS)) quali soci

della Soc. D.R. ASSICURAZIONI di D.R.E. e F. e C.

s.a.s. con sede in (OMISSIS) (C.F. (OMISSIS)), cancellata dal

registro delle imprese il (OMISSIS), elett. domiciliati in Roma,

Circ.ne Clodia n. 80 presso lo studio dell’Avv. Alberto Properini,

che li rappresenta e difende;

– ricorrenti –

contro

PREFETTURA di ROMA in persona del Prefetto pro tempore;

– intimata –

avverso la sentenza del Tribunale Civile di Roma (n. 2794/2017),

pronunciata il 3 febbraio 2017 e depositata il 13 febbraio 2017;

udita la relazione svolta nell’adunanza camerale del 23 novembre 2021

dal Consigliere Dot. Annachiara Massafra;

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. Con ricorso del 24 aprile 2012, la Soc. D.R. Assicurazioni di D.R.E. e F. e C. s.a.s. propose opposizione avverso l’ordinanza ingiunzione emessa dalla Prefettura di Roma di Euro 160, che respinse, perché infondato, il ricorso presentato contro il verbale di accertamento della Polizia municipale di Roma del 22 novembre 2011, per violazione dell’art. 158 C.d.S..

L’opposizione venne respinta; contro la decisione venne interposto appello poi rigettato dal Tribunale di Roma con sentenza del 13 febbraio 2017.

D.R.G., D.R.T., P.E., D.R.F., D.R.E., quali già soci della Soc. D.R. ASSICURAZIONI, di D.R.E. e F., cancellata dal registro delle imprese il (OMISSIS), ricorrono con un motivo per la cassazione della sentenza, innanzi indicata, mentre la Prefettura è rimasta intimata.

Nel dettaglio i ricorrenti lamentano la violazione e falsa applicazione degli art. 132 c.p.c., comma 2, n. 4, art. 118 disp. att. c.p.c., art. 111 cost., comma 6, in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 4.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Il ricorso è fondato e merita accoglimento.

La motivazione della sentenza oggetto di censura consta di 6 righi nei quali il Giudice si è riportato integralmente alla motivazione della sentenza di primo grado, senza fare cenno alcuno alle doglianze dell’appellante.

Secondo l’orientamento consolidato di questa Corte, deve considerarsi nulla la sentenza di appello motivata per relationem alla sentenza di primo grado, qualora la laconicità della motivazione non consenta di appurare che alla condivisione della decisione di prime cure il giudice d’appello sia pervenuto attraverso l’esame e la valutazione di infondatezza dei motivi di gravame, previa specifica ed adeguata considerazione delle allegazioni difensive, degli elementi di prova e dei motivi di appello, (cfr. Cass. n. 22022 del 2017; Cass. n. 20648 del 2015; Cass. n. 2268 del 2006).

Come più recentemente ribadito dalle Sezioni Unite di questa Corte (sentenza n. 22232 del 2016), “la motivazione è solo apparente, e la sentenza è nulla perché affetta da error in procedendo, quando, benché graficamente esistente, non renda, tuttavia, percepibile il fondamento della decisione, perché recante argomentazioni obbiettivamente inidonee a far conoscere il ragionamento seguito dal giudice per la formazione del proprio convincimento, non potendosi lasciare all’interprete il compito di integrarla con le più varie, ipotetiche congetture”.

2. La motivazione della sentenza impugnata non consente di comprendere quale fosse la fattispecie oggetto di causa, quale fosse il percorso motivazionale del primo giudice e quali le censure mosse col ricorso in appello, esaurendosi la descrizione dei fatti di causa in espressioni assolutamente generiche, che danno atto del rigetto dell’opposizione avverso l’ordinanza-ingiunzione di Euro 160,00 emessa dalla Prefettura di Roma e notificata in data 22 marzo 2012.

Non solo, la motivazione d’appello si esaurisce in una affermazione di condivisione della ricostruzione in fatto e delle argomentazioni adoperate dal Tribunale, senza che sia stato trascritto alcun passo motivazionale e senza che emerga alcun esame critico degli stessi attraverso il filtro delle censure di parte.

3. Nella specie trova quindi applicazione il principio secondo cui “In tema di ricorso per cassazione, è nulla, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, per violazione dell’art. 132 c.p.c., comma 2, n. 4, la motivazione solo apparente, che non costituisce espressione di un autonomo processo deliberativo, quale la sentenza di appello motivata per relationem alla sentenza di primo grado, attraverso una generica condivisione della ricostruzione in fatto e delle argomentazioni svolte dal primo giudice, senza alcun esame critico delle stesse in base ai motivi di gravame” (Cass. Sez. L, n. 27112/2018).

4. In conclusione il ricorso deve essere accolto e, per l’effetto, la sentenza cassata con rinvio al Tribunale di Roma in diversa composìzione, la quale provvederà anche a liquidare le spese del presente giudizio.

P.Q.M.

accoglie il ricorso e cassa la sentenza impugnata con rinvio al Tribunale di Roma, in presenza di diverso magistrato, che provvederà anche alla liquidazione delle spese processuali del presente procedimento.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della Sezione Seconda, il 23 novembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 8 febbraio 2022

 

 

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