Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 4014 del 19/02/2010

Cassazione civile sez. trib., 19/02/2010, (ud. 03/12/2009, dep. 19/02/2010), n.4014

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. PLENTEDA Donato – Presidente –

Dott. BOGNANNI Salvatore – Consigliere –

Dott. GIACALONE Giovanni – Consigliere –

Dott. POLICHETTI Renato – Consigliere –

Dott. MELONCELLI Achille – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

TE.S. Meccanica srl, di seguito “Società”, in persona del legale

rappresentante in carica, signor G.A., rappresentata e

difesa dall’avv. Macciotta Giuseppe ed elettivamente domiciliata

presso l’avv. Paola Fiecchi in Via S. Marcello Pistoiese 73, Roma;

– ricorrente –

contro

l’Agenzia delle entrate, di seguito “Agenzia”;

– intimata –

avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale (CTR) di

Cagliari 3 dicembre 2002, n. 139/06/02, depositata il 3 luglio 2003;

udita la relazione sulla causa svolta nell’udienza pubblica del 3

dicembre 2009 dal Cons. Dr. Achille Meloncelli;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale DE

NUNZIO Wladimiro, che ha concluso per il rigetto del ricorso.

 

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

1. Gli atti introduttivi del giudizio di legittimità.

1.1.1. Il 30-31 maggio 2005 è notificato all’Agenzia un ricorso della Società per la cassazione della sentenza descritta in epigrafe, che, dopo averli riuniti, ha respinto gli appelli della Società contro le sentenze della Commissione tributaria provinciale (CTP) di Cagliari a 210/01/1998, e n. 107/02/1999, che aveva rigettato i ricorsi della Società contro, rispettivamente, l’avviso n. (OMISSIS) di accertamento dell’Irpeg e dell’Ilor 1995 e n. (OMISSIS) di accertamento dell’imposta sul patrimonio netto delle imprese per il 1995.

1.1.2. Il ricorso per cassazione della Società è sostenuto con un solo motivo d’impugnazione e si conclude con la richiesta che sia cassata la sentenza impugnata, con ogni conseguente statuizione, anche in ordine alle spese processuali.

1.2. La mancata costituzione in giudizio dell’Agenzia.

L’intimata Agenzia non si è costituita in giudizio.

2.1 fatti di causa.

I fatti di causa sono i seguenti.

a) a seguito di una verifica fiscale a carico della Società, il (OMISSIS) Ufficio delle entrate di Cagliari ravvisa nell’acquisto di una serie di beni, ammortizzabili e no, una vera e propria cessione di azienda e ritiene errata la contabilizzazione delle rimanenze finali di lavori; conseguentemente notifica alla Società l’avviso di accertamento n. (OMISSIS) dell’Irpeg e dell’Ilor 1995 e l’avviso di accertamento n. (OMISSIS) dell’imposta sul patrimonio netto delle imprese per il 1995;

b) i ricorsi della Società contro i due avvisi di accertamento sono respinti dalla CTP di Cagliari;

c) gli appelli della Società sono, poi, riuniti e respinti dalla CTR con la sentenza ora impugnata per cassazione.

3. La motivazione della sentenza impugnata La sentenza della CTR, oggetto del ricorso per cassazione, è così motivata:

a) è infondato il primo motivo d’appello, con cui si denuncia l’illegittimità delle sentenze impugnate per carenza di motivazione, “in quanto la pronuncia dei primi giudici appare al giudice successivo adeguatamente motivata essendo stata assunta sulla base dell’esame degli atti prodotti sia dalla società contribuente che dall’Ufficio; in ogni caso dal suo esame … si desume l’iter logico- giuridico che ha portato al rigetto della domanda che ha portato al rigetto della domanda della ricorrente”;

b) “le doglianze dell’appellante non possono essere condivise neppure nel merito della controversia in quanto alle generiche ed astratte argomentazioni della parte si contrappone una puntuale e precisa analisi dei fatti gestionali e contabili da parte dell’Ufficio”;

c) sull’ulteriore motivo d’impugnazione, con il quale la Società lamenta che “l’Ufficio avrebbe erroneamente qualificato come cessione d’azienda una serie di operazioni di trasferimento di singoli beni e che, successivamente, la CTP avrebbe, a sua volta, avallato questa scelta senza fornire la benchè minima motivazione”, si osserva che “dall’esame di tutti i fatti di gestione si evince chiaramente che i passaggi, tra la cedente TES S.a.s. e l’odierna appellante TE.S. Meccanica S.r.l., sono stati dell’intera azienda e non già di singoli beni come vorrebbe far credere la parte. A riprova di ciò è sufficiente osservare, come peraltro rilevato anche dai primi giudici, che sono state trasferite tutte le immobilizzazioni e le rimanenze, l’universalità dei debiti contratti con i fornitori e dei crediti vantati con i clienti, nonchè i rapporti con i dipendenti.

Inoltre nei rapporti con la nuova società i terzi hanno continuato a ricevere e ad emettere fatture utilizzando la partita IVA della cedente”;

d) non può essere condivisa nemmeno la doglianza, secondo la quale “sia l’Ufficio sia il giudice di prime cure avrebbero erroneamente qualificato quali ricavi d’esercizio valori che, ad avviso della parte, andrebbero più correttamente imputati a rimanenze per lavori in corso”, perchè, come già osservato dalla CTP, “tali importi devono essere più propriamente imputati come ricavi d’esercizio.

Infatti, a termini del capitolato generale d’oneri e norme integrative edito da ANIC SpA, sono immediatamente pagabili (su regolare fattura secondo la normativa fiscale) i lavori mensilmente eseguiti sia in forza di contratti aperti o quadro con committente Enichem SpA e Nuova Samin SpA, con oggetto lavori per interventi di manutenzione edili e/o meccanici e lavori straordinari su commesse d’investimento. A fronte di tale rapporto contrattuale risulta che la committente liquidava i corrispettivi in corso d’opera, i quali, in assenza di clausole contrattuali in merito al collaudo, hanno natura definitiva, e pertanto dal punto di vista fiscale non possono generare rimanenze, ma ricavi d’esercizio”.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

4. Il motivo d’impugnazione.

4.1. La censura proposta con il motivo d’impugnazione.

4.1.1. La rubrica del motivo d’impugnazione.

Il motivo d’impugnazione è preannunciato dalla seguente rubrica:

“Omissione della motivazione e contraddittorietà del dispositivo”.

4.1.2. La motivazione addotta a sostegno del motivo d’impugnazione Nel ricorso per cassazione, premesso che “La società ricorrente propose gravame, davanti al la Commissione Tributaria Provinciale, avverso l’avviso di accertamento n. (OMISSIS), emesso dal Primo Ufficio delle Entrate di Cagliari per l’anno 1995” (pagina 1, righe 16-18), si sostiene l’unico motivo di gravame in sede di legittimità con le seguenti argomentazioni:

a) si esordisce affermando che, “Ancorchè il ricorso fosse organicamente articolato su tutte le riprese fiscali, i giudici di prime cure hanno tralasciato l’analisi degli stessi, omettendo la trattazione – anche in senso negativo – di essi. La motivazione del dispositivo è solo apparente …” (pagina 3, righe 14-17, del ricorso);

b) seguono una serie di considerazioni che sono riferite in parte all’accertamento (pagina 3-4 e 6-7 del ricorso) e in parte alla sentenza di primo grado (pagine 4-6 e 7-8 del ricorso);

c) infine, si afferma che “è stato, inoltre, sottoposto all’esame dei giudici di appello che non si riteneva motivata l’applicazione del coefficiente di redditività in quanto desunta dagli studi di settore in possesso dell’Ufficio … . Questi studi non sono mai stati messi a disposizione nè della Commissione Tributaria Provinciale, nè della controparte. Per cui il convincimento dei primi giudici è risultato un atto di fede su studi che provengono da una delle parti in causa e che nono sono stati vagliati, nè è stato consentito il sindacato alla controparte. … L’Ufficio prima e la Commissione Tributaria Provinciale non hanno fornito una motivazione alla percentuale di redditività inventata, allo scopo di pervenire all’accertamento di un maggior reddito”.

4.1.3. La norma di diritto indicata dal ricorrente.

Il ricorrente, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, indica, quindi, come norma, su cui si fonda il motivo d’impugnazione, quella secondo cui “non è motivato l’atto amministrativo d’imposizione tributaria che sia motivato con rinvio a studi di settore non resi conoscibili al contribuente”.

4.2. La valutazione della Corte del motivo d’impugnazione.

Il motivo d’impugnazione è inammissibile perchè le argomentazioni di sostegno sono riferite, in parte, all’avviso di accertamento o alla sentenza di primo grado e perchè, per altra parte, si appuntano contro un oggetto – la percentuale di redditività dei ricavi basata sugli studi di settore – che non compare affatto nella sentenza d’appello, cosicchè la censura, proposta nel modo di cui s’è qui riferito nel 3.e), è inammissibile per mancanza di autosufficienza, perchè la ricorrente non riproduce testualmente, nel suo ricorso, le parti dell’atto d’appello dalle quali la Corte, che non può accedere agli atti di causa, possa desumere se ed in quali termini la questione sia stata sottoposta alla CTR. 4.2.3. Valutazione conclusiva sul motivo d’impugnazione.

In conclusione, l’unico motivo di ricorso è inammissibile.

5. Conclusioni.

5.1. Sul ricorso.

Le precedenti considerazioni comportano il rigetto del ricorso.

5.2. Sulle spese processuali.

La mancata costituzione in giudizio dell’intimata Agenzia esime dalla pronuncia sulle spese processuali relative al giudizio di cassazione.

P.Q.M.

la Corte rigetta il ricorso.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 3 dicembre 2009.

Depositato in Cancelleria il 19 febbraio 2010

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