Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 4012 del 16/02/2021

Cassazione civile sez. trib., 16/02/2021, (ud. 19/11/2020, dep. 16/02/2021), n.4012

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. STALLA Giacomo Maria – Presidente –

Dott. FASANO Anna Maria – Consigliere –

Dott. MONDINI Antonio – Consigliere –

Dott. REGGIANI Eleonora – rel. Consigliere –

Dott. TADDEI Margherita – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso n. 20536/2015 promosso da:

Ferramenta di G.M. & C. s.n.c. in liquidazione, in

persona del liquidatore pro tempore, elettivamente domiciliata in

Roma, via Pompeo Trogo 21, presso lo studio dell’avv. Mario

Faramondi, che la rappresenta e difende in virtù di procura

speciale a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

Agenzia delle entrate, in persona del direttore pro tempore,

elettivamente domiciliata in Roma, via dei Portoghesi 12, presso

l’Avvocatura Generale dello Stato, che la rappresenta e difende ope

legis;

– resistente con atto di costituzione –

avverso la sentenza n. 230/28/15 della CTR del Lazio, depositata il

22/01/2015;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

19/11/2020 dal Consigliere Dott. REGGIANI ELEONORA;

 

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

La Ferramenta di G.M. & C. s.n.c. in liquidazione ha proposto ricorso contro l’avviso di liquidazione dell’imposta di registro a lei notificato, relativo a una sentenza della Corte d’Appello di Roma, che si è pronunciata su quattro procedimenti riuniti, ritenendo di non dover essere chiamata a pagare l’imposta, in solido con le parti del rapporto contrattuale oggetto della statuizione ex art. 2932 c.c. adottata, non avendo partecipato al relativo contratto preliminare di compravendita immobiliare, di cui anzi aveva chiesto l’accertamento della ritenuta simulazione.

La CTP di Roma ha rigettato il ricorso e la CTR ha confermato tale decisione.

Avverso la sentenza della CTR la contribuente ha proposto ricorso per cassazione affidato a un motivo.

L’Agenzia delle entrate si è costituita al solo fine dell’eventuale partecipazione all’udienza di discussione della causa.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Con il primo e unico motivo di impugnazione è dedotta la violazione e falsa applicazione di norme di diritto (e dei contratti e accordi collettivi nazionali di lavoro), in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3), unitamente alla mancata valutazione della sentenza della Corte costituzionale n. 120 del 06/07/1972, riferita al R.D. n. 3269 del 1923, art. 92, per avere la CTR ritenuto legittimo l’avviso di liquidazione dell’imposta di registro, notificato anche alla società ricorrente, quale obbligata in solido, riguardante una sentenza della Corte di appello che, pronunciandosi su quattro cause riunite, aveva adottato una pronuncia ex art. 2932 c.c., riferita ad un contratto preliminare di compravendita immobiliare, a cui la menzionata società non aveva partecipato, avendone anzi chiesto l’accertamento della simulazione in suo danno.

In particolare, parte ricorrente ha dedotto che la domanda di esecuzione in forma specifica del contratto preliminare era stata formulata in una delle cause riunite, ma non da lei e neppure nei suoi confronti, dato che non aveva partecipato al menzionato contratto, aggiungendo, anzi, di averlo impugnato sia mediante la promozione di un autonomo giudizio sia intervenendo in tale procedimento (come aveva fatto anche con tutti i preliminari oggetto dei giudizi riuniti riguardanti altri beni), al fine di far valere la

simulazione a suo danno, essendo creditrice di colui che appariva essere il promittente venditore, il quale, in questo modo, si spogliava dei suoi beni, in pregiudizio della garanzia patrimoniale offerta dal suo patrimonio.

2. Il motivo è infondato.

2.1. La questione posta dalla censura formulata attiene alla corretta individuazione della “parte in causa”, tenuta al pagamento dell’imposta di registro, prevista dal combinato disposto del D.P.R. n. 131 del 1986, artt. 37 e 57, per gli atti dell’autorità giudiziaria.

Com’è noto, in tema di imposta di registro, fuori dei casi di litisconsorzio necessario, il presupposto della solidarietà tra le parti in causa D.P.R. n. 131 del 1986, ex art. 57 non può individuarsi nella semplice partecipazione al giudizio qualora il partecipante sia rimasto estraneo al rapporto considerato nella sentenza, giacchè la solidarietà non investe la sentenza in quanto tale, bensì il rapporto racchiuso in essa, quale indice di capacità contributiva (cfr. da ultimo Cass., Sez. 5, n. 19815 del 09/08/2017).

Ciò significa che presupposto della solidarietà non può essere individuati nella mera situazione processuale del soggetto che, pur avendo partecipato al giudizio, sia rimasto totalmente estraneo al rapporto considerato nella decisione ed abbia formulato domande non aventi riferimento a quel rapporto.

L’interesse di cui tale soggetto è portatore potrebbe, infatti, risultare non proporzionato all’imposizione che verrebbe a ricadere su di lui in contrasto con l’art. 53 Cost. il quale, pur non escludendo la previsione di un vincolo solidale a carico di soggetti non direttamente partecipi dell’atto assunto a presupposto dell’obbligazione esige che la solidarietà si ricolleghi a rapporti giuridico-economico idonei alla configurazione di unitarie situazioni, tali da giustificare razionalmente il vincolo obbligatorio e il duo fondamento.

In sintesi, in caso di processo con pluralità di parti, la solidarietà dell’obbligazione tributaria, prevista dal D.P.R. n. 131 del 1986, art. 57, opera nei confronti dei soggetti che non possono ritenersi estranei al rapporto sostanziale oggetto di giudizio, in base ad una valutazione che tiene conto delle domande che hanno rilievo nel rapporto processuale considerato nella decisione.

2.2. Nel caso di specie, dalle allegazioni della ricorrentè come già anticipato, si evince che la fattispecie riguarda una pronuncia della Corte d’appello che, accogliendo la domanda formulata in una di quattro cause riunite, ha statuito ex art. 2932 c.c., in esecuzione di un preliminare di compravendita immobiliare, a cui la contribuente non aveva partecipato e che, anzi, era stato da lei impugnato, per farne valere la simulazione, non solo mediante la promozione di un autonomo giudizio, compreso tra quelli riuniti, ma anche mediante l’intervento nella causa instaurata per l’esecuzione specifica dell’obbligo di contrarre.

In particolare, nel ricorso per cassazione si legge che “La vicenda trae origine dalla cessione di azienda commerciale da parte della Ferramenta G. a favore della MAPA s.r.l. i cui soci erano D.S.A. e D.M.S.. E tali soci avevano anche avallato personalmente le cambiali emesse dalla MAPA quale pagamento del prezzo. Il prezzo di tale cessione di azienda era stato pagato solo in parte. Nel frattempo, i due soci della MAPA avevano costituito fondi immobiliari e sottoscritto preliminari di compravendita con terze persone. Queste terze persone avevano a loro volta lamentato che suddetti D.M. e D.S. non avevano adempiuto ai rispettivi preliminari e pertanto li avevano convenuti in giudizio ex art. 2932 c.c.. La Ferramenta G. pertanto aveva svolto sia autonomo giudizio per far accertare la simulazione di tali compromessi e di tutta la operazione posta in essere dagli avallanti tesa ad ottenere l’accoglimento della domanda ex art. 2932 da parte dei menzionati terzi soggetti sia era intervenuta nei

menzionati processi svolgendo la stessa domanda di cui al proprio atto di citazione” (p. 1-2 del ricorso per cassazione).

La ricorrente ha dedotto di avere proposto appello contro la sentenza di primo grado e che un’altra parte, il promittente acquirente del menzionato contratto preliminare, ha proposto appello incidentale solo nei confronti del promittente acquirente, per ottenere una sentenza che producesse gli effetti del contratto definitivo non concluso, aggiungendo che, “mentre la Ferramenta G. sostanzialmente chiedeva accertarsi la simulazione degli atti di disposizione di beni in frode alla creditrice (cessioni societarie, costituzione di fondi patrimoniali, trasferimento di beni oggetto di preliminare di compravendita) gli altri soggetti chiedevano invece accogliersi le domande tese al riconoscimento di legittimità di tali atti” (ancora p. 2 del ricorso per cassazione).

Come sopra anticipato, la Corte d’appello ha poi adottato la pronuncia ai sensi dell’art. 2932 c.c. e l’Agenzia delle entrate ha applicato l’imposta di registro (rapportata al valore degli immobili oggetto del preliminare), richiedendone 11 pagamento anche alla ricorrente.

2.3. Dalla ricostruzione della vicenda giudiziaria, operata dalla stessa ricorrente, si evince con chiarezza lo stretto legame esistente tra la domanda da quest’ultima formulata nei confronti delle parti del contratto preliminare e la richiesta di esecuzione specifica di quest’ultimo contratto.

La domanda di accertamento della dedotta simulazione (assoluta) del contratto preliminare è stata formulata anche nel giudizio ex art. 2932 c.c. all’evidente fine di impedire l’adozione di una sentenza che avesse gli effetti del contratto definitivo di compravendita. Il suo accoglimento avrebbe certamente escluso l’accoglimento dell’azione ex art. 2932 c.c. e, viceversa, il suo rigetto ha consentito di statuire sulla richiesta di adempimento dell’obbligo di contrarre.

L’intervento della ricorrente nel giudizio volto a dare attuazione al contratto preliminare, di cui la ricorrente ha, invece, dedotto la simulazione, non può essere considerato alla stregua di un intervento adesivo alle ragioni dell’una o dell’altra parte in lite, perchè mira a opporre nei confronti di entrambe la simulazione del preliminare a cui si voleva dare esecuzione.

E’ per questo che non è pertinente il richiamo operato alla risoluzione dell’Agenzia delle entrate n. 82/E del 21/11/2013, che attiene a fattispecie del tutto diversa, ove è stata esclusa la solidarietà passiva del litisconsorte facoltativo, che ha operato un mero intervento adesivo dipendente.

La domanda della ricorrente è, invece, entrata a far parte dell’oggetto della decisione operata dalla Corte d’appello, tenuto conto che o il preUrninare doveva ritenersi simulato, e quindi non poteva essere accolta la domanda di esecuzione dell’obbligo di contrarre, oppure doveva escludersi la sua simulazione, e quindi poteva essere adottata una sentenza che avesse gli effetti del contratto definitivo non stipulato.

Come sopra evidenziato, ai fini della solidarietà tributaria, derivante dal disposto del D.P.R. n. 131 del 1986, art. 57, occorre guardare alle domande aventi rilievo nel rapporto processuale considerato nella sentenza e, nella specie, non si è potuto esaminare la richiesta di esecuzione dell’obbligo di contrarre il contratto preliminare, senza prima valutare la domanda di simulazione della ricorrente che, in caso di accoglimento, avrebbe privato di efficacia il contratto preliminare di cui è stata richiesta,

e ottenuta, l’esecuzione in forma specifica. ò

Non può pertanto ritenersi che la ricorrente non fosse “parte in causa”, con riferimento alla statuizione adottata (per una fattispecie similare, v. Cass., Sez. 5, n. 25790 del 05/12/2014).

3. In conclusione, il ricorso deve essere rigettato.

4. Nessuna statuizione sulle spese di lite deve essere adottata, tenuto conto che l’Agenzia delle entrate si è costituita al solo fine di partecipare all’udienza di discussione, che però non vi è stata.

5. In applicazione del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, si deve dare atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento da parte della ricorrente di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per l’impugnazione proposta, se dovuto.

PQM

La Corte:

rigetta il ricorso; ò

dà atto, in applicazione del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento da parte della ricorrente di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per l’impugnazione proposta, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della V Sezione civile della Corte suprema di Cassazione mediante collegamenti “da remoto”, il 19 novembre 2020.

Depositato in Cancelleria il 16 febbraio 2021

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