Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 4009 del 19/02/2010

Cassazione civile sez. trib., 19/02/2010, (ud. 02/12/2009, dep. 19/02/2010), n.4009

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. PLENTEDA Donato – Presidente –

Dott. BOGNANNI Salvatore – Consigliere –

Dott. MERONE Antonio – Consigliere –

Dott. PARMEGGIANI Carlo – rel. Consigliere –

Dott. CAMPANILE Pietro – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso 19680-2005 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE in persona del Direttore pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende ope

legis;

– ricorrente –

contro

L.M., elettivamente domiciliata in ROMA VIALE G. MAZZINI

134, presso lo studio dell’avvocato LALLINI GIANLUIGI, rappresentato

e difeso dall’avvocato FRAIOLI ANTONIO, giusta delega in calce;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 10/2003 della COMM. TRIB. REG. di NAPOLI,

depositata il 20/02/2003;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

02/12/2009 dal Consigliere Dott. CARLO PARMEGGIANI;;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

APICE Umberto che ha concluso per l’accoglimento del ricorso in

subordine nuovo ruolo.

 

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

L.M. proponeva ricorso avverso l’avviso di accertamento con cui l’ufficio di Casoria della Agenzia delle Entrate rettificava in aumento, ai fini della imposte IRPEF ed SSNN dell’anno 1996, il reddito di partecipazione della stessa, socia al 25% della società Scafin s.r.l., in dipendenza da accertamento svolto nei confronti della citata società.

Deduceva la contribuente che l’accertamento nei propri confronti era illegittimo per violazione del diritto di difesa e nel merito era infondato. La Commissione Tributaria Provinciale di Napoli accoglieva il ricorso, sul rilievo che l’atto era motivato solo “per relationem” con quello notificato alla società.

Appellava l’Ufficio, e la Commissione Tributaria Regionale della Campania con sentenza n. 10/45/03, in data 16-1-03, depositata il 20- 2-03, respingeva il gravame, confermando la sentenza impugnata.

Avverso la sentenza propone ricorso per cassazione la Agenzia delle Entrate, con un motivo.

Resiste la intimata con controricorso.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Con l’unico motivo, la Agenzia deduce violazione e falsa applicazione dell’art. 360 c.p.c., nn. 3 e 5.

Premesso che ai sensi del D.P.R. n. 917 del 1986, art. 5 la presunzione di distribuzione ai soci di una società di persone del maggior reddito sociale conseguito opera automaticamente, non sussiste vizio di motivazione dell’accertamento che, come nella fattispecie, si limiti a fare riferimento a quanto accertato nei confronti della società, nè detto ultimo accertamento deve essere notificato anche al socio, il quale ha il potere di consultare la documentazione relativa alla società e quindi di prendere visione sia dell’accertamento presupposto, sia della documentazione a sostegno, ovvero di rilevarne l’omessa comunicazione.

La contribuente nel controricorso confuta le tesi dell’Ufficio.

In ordine al ricorso, osserva la Corte che la controversia riguarda l’accertamento di maggior reddito a carico di una società di persone, da cui deriva un accertamento a fini IRPEF a carico dei soci. Al riguardo, deve essere riaffermato il seguente principio di diritto: “la unitarietà dell’accertamento che è (o deve essere) alla base della rettifica delle dichiarazioni dei redditi delle società ed associazioni di cui all’art. 5 cit. TUIR e dei soci delle stesse (D.P.R. n. 600 del 1973, art. 40) e la conseguente automatica imputazione dei redditi a ciascun socio proporzionalmente alla quota di partecipazione agli utili, indipendentemente dalla percezione degli stessi, comporta che il ricorso proposto da uno dei soci o dalla società anche avverso un solo avviso di rettifica, riguarda inscindibilmente la società ed i soci, (salvo che questi prospettino questioni personali) i quali tutti devono essere parte nello stesso processo, e la controversia non può essere decisa limitatamente ad alcuni soltanto di essi, (D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 14, comma 1) perchè non ha ad oggetto la singola posizione debitoria dei ricorrenti, bensì la posizione inscindibilmente comune a tutti i debitori rispetto alla obbligazione dedotta nell’atto autoritativo impugnato,cioè gli elementi comuni della fattispecie costitutiva della obbligazione (Cass., SS.UU. 1052/2007); trattasi pertanto di fattispecie di litisconsorzio necessario originario, con la conseguenza che il ricorso proposto anche da uno soltanto dei soggetti interessati destinatario di un atto impositivo, apre la strada al giudizio necessariamente collettivo ed il giudice adito in primo grado deve ordinare la integrazione del contraddittorio (a meno che non si possa disporre la riunione dei ricorsi proposti separatamente, ai sensi del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 29); il giudizio celebrato senza la partecipazione di tutti i litisconsorzi necessari è nullo per violazione del contraddittorio di cui all’art. 101 c.p.c. ed art. 111 Cost., comma 2, e trattasi di nullità che può e deve essere rilevata in ogni stato e grado del procedimento, anche di ufficio” (Cass. SS.UU. 14815 del 2008). Dato che nel caso di specie il giudizio è stato celebrato senza che fosse disposta nè la integrazione del contraddittorio nei confronti di tutti i litisconsorti necessari, nè la riunione dei ricorsi separatamente proposti dalla società e dai soci, il ricorso deve essere accolto, in quanto l’intero rapporto processuale si è sviluppato in violazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 14; deve quindi essere cassata la sentenza impugnata ed annullato l’intero giudizio, e la causa deve essere rinviata alla Commissione Tributaria Provinciale adita, per la celebrazione del giudizio di primo grado. Il giudice di rinvio dovrà disporre la integrazione del contraddittorio, ai sensi del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 14. Le spese del giudizio devono essere compensate.

P.Q.M.

La Corte decidendo sul ricorso della Agenzia, cassa la sentenza impugnata e quella di primo grado, annulla l’intero giudizio e rinvia la causa innanzi alla Commissione Tributaria Provinciale di Napoli.

Compensa le spese dell’intero giudizio.

Così deciso in Roma, il 2 dicembre 2009.

Depositato in Cancelleria il 19 febbraio 2010

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA