Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 4006 del 19/02/2010

Cassazione civile sez. trib., 19/02/2010, (ud. 19/11/2009, dep. 19/02/2010), n.4006

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. PLENTEDA Donato – Presidente –

Dott. MERONE Antonio – Consigliere –

Dott. DIDOMENICO Vincenzo – Consigliere –

Dott. GIACALONE Giovanni – Consigliere –

Dott. MELONCELLI Achille – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

Comitato dei Presidenti dei Consigli nazionali degli ordini e Collegi

Professionali – COMPROFESSIONISTI, in liquidazione, di seguito

“Comitato”, in persona del suo Presidente legale rappresentante in

carica, signor G.R., rappresentato e difeso dall’avv.

Forgione Ciriaco, presso il quale e’ elettivamente domiciliato in Via

di Trasone 8, Roma;

– ricorrente –

contro

Ministero delle finanze, di seguito “Ministero”, in persona del

Ministro in carica, e l’Agenzia delle entrate, di seguito “Agenzia”,

in persona del Direttore in carica, rappresentati e difesi

dall’Avvocatura generale dello Stato, presso la quale sono

domiciliati in Roma, Via dei Portoghesi 12;

– intimati e controricorrenti –

avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale (CTR) di

Roma 16 dicembre 2004, n. 76/6/04, depositata il 22 aprile 2005;

udita la relazione sulla causa svolta nell’udienza pubblica del 19

novembre 2009 dal Cons. Dott. Meloncelli Achille;

udito l’avv. Ercole Forgione, delegato, per il Comitato;

udito l’avv. Roberta Guizzi per le resistenti autorita’ tributarie;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale DE

NUNZIO Wladimiro, che ha concluso per il rigetto del ricorso.

 

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

1. Gli atti introduttivi del giudizio di legittimita’.

1.1. Il ricorso del Comitato.

1.1.1. Il 5 giugno 2006 e’ notificato alle intimate autorita’ tributarie un ricorso del Comitato per la cassazione della sentenza descritta in epigrafe, che ha accolto l’appello dell’Ufficio Roma (OMISSIS) dell’Agenzia contro la sentenza della Commissione tributaria provinciale (CTP) di Roma n. 159/35/2002, che aveva accolto il ricorso del Comitato contro l’avviso di accertamento n. (OMISSIS) dell’irpeg 1996.

1.1.2. Il ricorso per Cassazione del Comitato e’ sostenuto con due motivi d’impugnazione e si conclude con la richiesta che sia cassata la sentenza impugnata, con ogni conseguente statuizione, anche in ordine alle spese processuali.

1.2. Il controricorso delle autorita’ tributarie.

Il 12 luglio 2006 e’ notificato al Comitato il controricorso delle intimate autorita’ tributarie, che concludono per l’inammissibilita’ e, comunque, per il rigetto del ricorso e per l’adozione di ogni statuizione consequenziale, anche in ordine alle spese di giudizio.

2. I fatti di causa.

I fatti di causa sono i seguenti:

a) il 24 aprile 1997 il Comitato presenta la dichiarazione dei redditi delle persone giuridiche per il 1996, autoliquidando l’Irpeg con l’aliquota ridotta del 18,50%, ritenendo di potere beneficiare dell’agevolazione prevista dal D.P.R. 29 settembre 1973, n. 601, art. 6 e versando L. 106.802.000;

b) il 21 aprile 1998, la Guardia di finanza redige un processo verbale di constatazione (PVC), con il quale si contesta al Comitato la violazione del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 601, art. 6, perche’ il Comitato non rientrerebbe tra i soggetti che svolgono un’attivita’ di pubblica utilita’;

c) il 29 marzo 2001 e’ notificato al Comitato l’avviso di accertamento n. (OMISSIS), con il quale l’Ufficio delle imposte dirette di Roma, fatte proprie le motivazioni del PVC, accerta, nei confronti del Comitato, una maggiore imposta di L. 106.802.000 e irroga sanzioni per L. 106.802.000;

d) il ricorso del Comitato e’ accolto dalla CTP di Roma;

e) l’appello dell’Ufficio e’, poi, accolto dalla CTR con la sentenza ora impugnata per Cassazione.

3. La motivazione della sentenza impugnata.

La sentenza della CTR, oggetto del ricorso per Cassazione, e’ cosi’ motivata:

a) il Comitato non rientra tra gli enti D.P.R. 29 settembre 1973, n. 601, ex art. 6, lett. b), perche’ “l’esercizio di attivita’ commerciale costituisce l’oggetto esclusivo del Comitato … La locazione di immobili, infatti,… e’ considerata dalla normativa fiscale … attivita’ imprenditoriale … lo svolgimento dell’attivita’ di locazione in forma imprenditoriale deve senz’altro essere riconosciuta allorquando, in particolare, e’ in essa rinvenibile la presenza dei seguenti elementi:

a) una pluralita’ di contratti di locazione; una organizzazione di tipo imprenditoriale anche se minima ed eventuale … c) la reiterazione nel tempo delle operazioni …; d) l’entita’ dei proventi. Cio’ stante e’ indubitabile che nella fattispecie di cui si discute questi elementi ricorrono tutti”;

b) il D.P.R. 29 settembre 1973, n. 601, art. 6, e’ una “norma eccezionale ed e’ dunque di stretta interpretazione giusta l’art. 14 preleggi”;

c), non puo’ esser accolta neanche la richiesta del Comitato di disapplicare le sanzioni “in quanto non sussistono tutte le condizioni di cui al D.Lgs. n. 472 del 1997, art. 6, comma 2, e del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 8 e non solo la supposta obiettiva situazione di incertezza sulla portata e sull’ambito di applicazione della norma. Incertezza che, per assumere rilevanza esimente, dovrebbe invero essere generale, concreta, riscontrabile e ben determinata, in modo che ogni soggetto, nel momento di applicazione della norma, fosse costretto a riconoscerne l’impossibilita’ di una spedita comprensione oltre alla difficolta’ di trame dalla stessa utili indicazioni circa la propria sfera applicativa”.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

4. Il primo motivo d’impugnazione.

4.1. La censura proposta con il primo motivo d’impugnazione.

4.1.1. La rubrica del primo motivo d’impugnazione.

Il primo motivo d’impugnazione e’ preannunciato dalla seguente rubrica: “violazione del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 604 recte 601, art. 6 in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3)”.

4.1.2. La motivazione addotta a sostegno del primo motivo d’impugnazione.

Il Comitato sostiene che la sua natura sarebbe quella di persona giuridica pubblica – organo di quegli altri enti pubblici che sono costituiti dagli Ordini e dai Collegi professionali e dalle Casse di previdenza e di assistenza, con la conseguenza che la spettanza delle agevolazioni previste dal D.P.R. 29 settembre 1973, n. 601, art. 6, dovrebbe essere individuata in relazione alle funzioni e alle finalita’ di Ordini, Collegi e Casse.

4.1.3. La norma di diritto indicata dal ricorrente.

Il Comitato ricorrente, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, indica, quindi, come norma, su cui si fonda il motivo d’impugnazione, quella secondo cui “la persona giuridica, organo di enti pubblici professionali (ordini, collegi e casse di previdenza e assistenza), e’ destinataria della norma che riduce del 50% dell’Irpeg, traibile dal D.P.R. 29 settembre 1973, n. 601, art. 6“.

4.2. La valutazione della Corte del primo motivo d’impugnazione.

Il Comitato trae origine dalla L. 13 marzo 1958, n. 234, la quale, intitolata “Restituzione in proprieta’ del palazzo sito in (OMISSIS), ai Consigli nazionali professionali”, ha previsto che il palazzo, “gia’ appartenente alla disciolta Confederazione dei professionisti e degli artisti e’ devoluto in proprieta’ ai Consigli nazionali degli ordini e collegi professionali legalmente costituiti” (art. 1) e che “e’ istituito un Comitato dei suddetti Consigli nazionali composto dai presidenti dei Consigli nazionali o di un loro delegato, cui e’ devoluta l’amministrazione del palazzo, nonche’ la tutela degli interessi delle categorie professionali” (art. 2). La sua natura di persona giuridica e’ incontestata tra le parti.

La questione giuridica sottoposta alla Corte consiste nel chiedere se il Comitato sia una specie che rientra nel genere delle persone giuridiche che, ai sensi del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 601, art. 6, nel testo introdotto dal D.L. 30 agosto 1993, n. 331, art. 66, comma 8 convertito in L. 29 ottobre 1993, n. 427, prevede che, sempreche’ abbiano personalita’ giuridica (art. 6, comma 2), “L’imposta sul reddito delle persone giuridiche e’ ridotta alla meta’ nei confronti dei seguenti soggetti: a) enti e istituti di assistenza sociale, societa’ a di mutuo soccorso, enti ospedalieri, enti di assistenza e beneficenza; b) istituti di istruzione e istituti di studio e sperimentazione di interesse generale che non hanno fine di lucro, corpi scientifici, accademie, fondazioni e associazioni storiche, letterarie, scientifiche, di esperienze e ricerche aventi scopi esclusivamente culturali” (art. 6, comma 1).

Alla questione si deve dare una soluzione negativa, anzitutto perche’ perche’ il Comitato e’ una persona giuridica che, adempiendo al vincolo legislativo di amministrare il palazzo di (OMISSIS), non svolge sicuramente alcuna attivita’ che possa configurarsi come specie di uno dei generi di attivita’ che sono elencati nel D.P.R. 29 settembre 1973, n. 601, art. 6, lett. a) e b), ne’ svolge alcuna attivita’ che possa qualificarsi come attivita’ di interesse generale. A questa conclusione era gia’ giunta questa Corte nella sentenza 24 luglio 1986, n. 4743, stabilendo che “Ai sensi e per gli effetti della disposizione di cui alla L. 13 marzo 1958, n. 234, art. 2 al “comitato dei consigli nazionali degli ordini e dei collegi professionali” – istituito per l’amministrazione del palazzo sito in (OMISSIS) (gia’ appartenente alla disciolta “Confederazione dei professionisti ed artisti” e trasferito in proprieta’ ai predetti consigli e collegi professionali dal precedente L. n. 234 del 1958, art. 1) – spetta la rappresentanza ex lege e quindi la capacita’ di agire e resistere in giudizio, soltanto per la tutela e la amministrazione del condominio del detto palazzo e non anche per la difesa degli interessi in generale delle categorie professionali, diversi da quelli inerenti alla detta situazione di comunione”.

Alle considerazioni appena esposte, che sono gia’ di per se’ sufficienti, puo’, comunque, aggiungersi che non serve sostenere che le finalita’ del Comitato sarebbero, sia pure indirettamente, le medesime degli ordini e dei collegi professionali di cui il Comitato sarebbe organo dotato di personalita’ giuridica, sia perche’ la legge istitutiva del Comitato distingue nettamente i suoi poteri, delimitandoli all’amministrazione di un immobile, da quelli degli ordini e dei collegi professionali, sia perche’, in ogni caso, questi non svolgono in via esclusiva alcuna delle attivita’ indicate nella norma agevolativa invocata. Inoltre, la norma di esenzione D.P.R. 29 settembre 1973, n. 601, ex art. 6, e’ per sua natura eccezionale e se ne deve fornire l’interpretazione strettamente restrittiva (Corte di cassazione, Sezioni unite, 22 gennaio 2009, n. 1576; 25 febbraio 2008, n. 4753).

4.3. Valutazione conclusiva sul primo motivo d’impugnazione.

In conclusione, il primo motivo e’ infondato.

5. Il secondo motivo d’impugnazione.

5.1. La censura proposta con il secondo motivo d’impugnazione.

5.1.1. La rubrica del secondo motivo d’impugnazione.

Il secondo motivo d’impugnazione e’ posto sotto la seguente rubrica:

“Disapplicazione delle sanzioni”.

5.1.2. La motivazione addotta a sostegno del secondo motivo d’impugnazione.

A sostegno del secondo motivo, proposto in via subordinata rispetto all’ipotesi di rigetto del primo motivo d’impugnazione, si afferma che si “intende richiedere l’applicazione al caso de quo dei benefici previsti dal D.Lgs. n. 472 del 1997, art. 6, comma 2 e dal D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 8” e si sostiene che “si ritiene … che sussistano tutte le condizioni per affermare l’obiettiva situazione di incertezza sulla portata e sull’ambito di applicazione della norma. In particolare, sia per la genericita’ della formulazione del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 601, art. 6… che il riconoscimento del Comitato quale ente pubblico non commerciale avente tra i propri rappresentanti soggetti di pubblico interesse, hanno indotto lo stesso a ritenere la norma applicabile alla fattispecie impositiva, senza colpa o dolo alcuno”.

5.1.3. La norma di diritto indicata dal ricorrente.

Il Comitato ricorrente, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, indica, quindi, come norma, su cui si fonda il motivo d’impugnazione, quella secondo cui “la sanzione amministrativa tributaria non e’ irrogata, in quanto il D.P.R. 29 settembre 1973, n. 601, art. 6, si trova in una situazione di incertezza normativa oggettiva”.

5.2. La valutazione della Corte del secondo motivo d’impugnazione.

Il motivo e’ inammissibile per mancanza di specificita’, perche’ non basta affermare, come fa il ricorrente, che “si ritiene … che sussistano tutte le condizioni per affermare l’obiettiva situazione di incertezza sulla portata e sull’ambito di applicazione della norma” o che “e’ generica la formulazione del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 601, art. 6 “. Infatti, al fine dell’ammissibilita’ del motivo, e’ necessario che, in conformita’ alla giurisprudenza di questa Corte, si indichino nell’impugnazione i fatti indice della situazione giuridica di incertezza e si descriva come risultato di interpretazioni normative metodicamente corrette e storicamente date l’inevitabile coesistenza di almeno due norme giuridiche tra loro incompatibili (Corte di Cassazione: 28 novembre 2007, n. 24670; 21 marzo 2008, n. 7765).

6. Conclusioni.

7.1. Sul ricorso.

Sulla base delle precedenti considerazioni il ricorso dev’essere rigettato.

7.2. Sulle spese processuali.

Le spese seguono la soccombenza e sono liquidate nella misura indicata nel dispositivo.

P.Q.M.

LA CORTE Rigetta il ricorso e condanna il Comitato ricorrente al pagamento delle spese processuali relative al giudizio di cassazione per Euro 4.200,00 (quattromiladuecento/00), di cui Euro 4.000,00 (quattromila/00) per onorari, oltre agli accessori di legge.

Cosi’ deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 19 novembre 2009.

Depositato in Cancelleria il 19 febbraio 2010

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