Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 4004 del 19/02/2013


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Civile Sent. Sez. 3 Num. 4004 Anno 2013
Presidente: SALME’ GIUSEPPE
Relatore: PETTI GIOVANNI BATTISTA

SENTENZA
sul ricorso 10852-2007 proposto da:
GALLI PASSERINI MARIO, elettivamente domiciliato in
ROMA, VIALE G. MAZZINI II, presso lo studio
dell’avvocato TOBIA GIANFRANCO, che lo rappresenta e
difende giusta delega in atL;
– ricorrente contro

2012
1826

ANTOLiNi GIACOMO, elettivamente domiciliato in ROMA,

VIA TEULADA 38-A,

presso lo

studio dell’avvocato

LOCATELLE GIOVANNI MARIA, che lo

rappresenta e

difende unitamente all’avvocato EVANGELISTI MARCO

Data pubblicazione: 19/02/2013

giusta delega in atti;
– controricorrente –

avverso

la

sentenza

D’APPELLO di GENOVA,

n.

376/2003

della

CORTE

depositata il 22/02/2006,

R.G.N. 1207/04;

udienza del 16/12/2012 dal Consigliere Dott.
GIOVANNI BATTISTA PETTI;
udito l’Avvocato RENATO TOBIA per delega;
udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore
Generale Dott. IGNAZIO PATRONE che ha concluso per
il rigetto del ricorso;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO.

1.Con atto notificato in data 11 febbraio 2002 Attolini
Giacomo, nella veste di locatore, intimava all’avvocato Mario
Galli Passerini sfratto per morosità per complessive euro
3.449,48 in relazione al mancato pagamento di tre canoni per i

accessori. L’intimante chiedeva la convalida dello sfratto e
nel caso di opposizione la risoluzione del rapporto e la
condanna al rilascio dello immobile.
Il conduttore si costituiva e sosteneva lo inadempimento del
locatore che non aveva fatto eseguire nello immobile i lavori
di manutenzione promessi e sosteneva il diritto di compensare
le spese anticipate con i canoni non corrisposti.
2.11 tribunale di Genova con sentenza del 23 febbraio 2004
dichiarava risolto il contratto, ordinando il rilascio al 31
maggio 2004 e condannava alla rifusione delle spese di li lite.
3.Contro la decisione proponeva appello l’avv.Galli, proponendo
istanza di sospensione della esecutività che veniva accolta. Si
costituiva la controparte chiedendo il rigetto del gravame.
4.La Corte di appello, con sentenza del 22 febbraio 2006,
esaminava analiticamente i cinque motivi di appello e li
riteneva

infondati,

rigettava

il

gravame

e

condannava

l’appellante alle spese di lite.
5.Contro la decisione ricorre il Galli Passerini, deducendo tre
motivi di censura; resiste la controparte con controricorso.

3

mesi di settembre, ottobre e novembre del 2002, oltre

MOTIVI DELLA DECISIONE.

6.11 ricorso non merita accoglimento in ordine ai motivi
dedotti. Per chiarezza espositiva se ne offre una sintesi
descrittiva ed a seguire la confutazione in diritto.
6.1. SINTESI DEI MOTIVI.

dell’art.429 c.p.c., nonché il difetto per insufficienza di
motivazione, in riferimento allo art.360 n.4 c.p.c.”. La tesi è
che il giudice aveva redatto la sentenza nella sua integralità
in un momento anteriore alla stessa udienza di discussione
della causa, e ciò risulta “PER TABULAS” dalla data apposta in
calce alla sentenza in data 29 gennaio 2004. Si sostiene
inoltre che nella udienza del 29 gennaio, cui la lite era stata
rinviata per la discussione, i legali non ebbero il tempo di
formulare le proprie conclusioni e di discutere

la

causa,

poiché il giudice dopo aver dato atto della loro presenza ebbe
a leggere direttamente il dispositivo.
Il quesito proposto, benché non si applichi ratione temporis il
relativo regime, essendo la sentenza di appello pubblicata il
22 febbraio 2006, è il seguente: “dica la Corte se vada
annullata per violazione dell’art.429 c.p.c. la sentenza che,
nell’ambito del giudizio con il rito speciale del lavoro,
risulti per serio e fondato motivo di dubbio, emessa
anteriormente alla udienza di discussione della causa”.
Nel

secondo motivo si deduce “vizio di interpretazione del

contratto,

insufficiente e contraddittoria motivazione in

/4

Nel primo motivo si deduce “la violazione e falsa applicazione

riferimento agli art. 1362 e ss c.c. 360 n.5 c.p.c.”. La tesi è
che i giudici del riesame non hanno considerato la sequenza tra
due contratti intercorsi tra le parti, il primo che è stato
definito come preliminare, prevedeva una utilizzazione
dell’immobile come comodato ed il Galli anticipava la somma di

locazione decorreva dal 1 maggio 2002, di guisa che il rimborso
della somma anticipata sarebbe avvenuta con lo storno dei primi
canoni; il contratto definitivo di locazione aveva come dies a
quo non a far tempo dallo accesso nei locali per eseguirvi i
lavori di ristrutturazione ma solo nel momento in cui i locali
poterono essere utilizzati come studio professionale secondo la
destinazione convenuta. Il quesito, non rJ_chiesto, viene
formulato a ff 10 ma in termini astratti, ed il testo dei due
contratti e relative clausole non viene riprodotto.
Nel terzo motivo si deduce “Violazione di norme di diritto,
omessa incongrua e insufficiente motivazione su punto decisivo
della controversia con riferimento agli articoli 1455-1460
c.c.-360 nn 3

e

5 c.p.c. in ordine alla valutazione della

gravità dello inadempimento”. Il quesito a ff 13 deduce che
avendo il conduttore proposto la eccezione inadimpleti
contractus” questa esigeva da parte del giudice del riesame una
comparazione non soltanto in base agli accordi contrattuali,ma
in relazione agli “estremi della domanda da valutarsi nell’arco
dello intero giudizio.
6.2. CONFUTAZIONE IN DIRITTO.

L

dieci milioni per adattamento dei locali, e che lo inizio della

Il primo motivo di ricorso è inammissibile, deducendo un error
in procedendo, che sarebbe costituito dal pre-giudizio del
giudice che avrebbe predisposto la sentenza prima della lettura
del dispositivo e senza dar corso a regolare discussione, con
violazione della regola di cui all’ art.429 c.p.c.

Corte di appello, che ha esaminato il primo motivo di
impugnazione, esaminando i3 verbale di causa e costatando che i
difensori presenti non chiesero di effettuare repliche,poiché
la discussione orale si era svolta nella udienza precedente,poi
rinviata. Il verbale, come atto processuale pubblico è
fideifacente e la errata data che porta la sentenza depositata
costituisce un mero errore materiale e non inficia la validità
della decisione. La inammissibilità opera ai sensi dell’art.366
n.4 e 6 c.p.c. in quanto l’error in procedendo difetta di
specificità in ordine alla regula iuris che concerne la
esistenza del contraddittorio in sede di discussione, e non
contesta né indica i verbali di udienza da cui desume che il
giudice intendesse violare tale essenziale principio.
Il secondo motivo è infondato,sul rilievo che la Corte di
appello, ai ff 4 e 5, ha interpretato sia il contratto
preliminare sia la clausola 5 del contratto di locazione
definitivo, riscontrando la violazione del conduttore in ordine
alle mensilità indicate come non corrisposte. Tale
interpretazione attiene ad una quaestio voluntatis ed appare
congruamente motivata.

Il motivo trascura la chiara ratio decidendi espressa dalla

Il terzo motivo attiene alla eccezione dello Lnadempimento del
locatore,

in

relazione

alla

ristrutturazione in epoca

ultimazione

successiva al

dei

lavori

di

settembre 2002,

deducendosi la scarsa rilevanza dello inadempimento del
conduttore, da considerarsi nel corso dell’intero giudizio.

espressa dalla Corte di appello a pag 5 e 6 della motivazione,
che conferma la correttezza della comparazione già effettuata
dal primo giudice che ebbe a rilevare come il conduttore ebbe a
sospendere totalmente il pagamento dei canoni con una
giustificazione non adeguata e non proporzionata alla gravità
dello inadempimento totale. NON SUSSISTE PERTANTO nessun error
in iudicando e la motivazione appare corretta e congrua alla
fattispecie in esame.
AL rigetto del ricorso segue la condanna dei ricorrente alla
rifusione delle spese e compensi del giudizio di cassazione,
liquidate come in dispositivo.
P.q.M.
RIGETTA il ricorso e condanna Mario Galli Passerini a rifondere
a Giacomo Antolini le spese del giudizio di cassazione, che
liquida in euro 3200 di cui euro 200 per spese.
Roma 16 novembre 2012.
Il Preside te
/
Il re’ l- atore G.B.Pett
Ji
ni.Aliu’L,

La sua infondatezza deriva proprio dalla chiara ratio decidendi

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