Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 39774 del 13/12/2021

Cassazione civile sez. I, 13/12/2021, (ud. 19/11/2021, dep. 13/12/2021), n.39774

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. GENOVESE Francesco A. – Presidente –

Dott. DI MARZIO Mauro – Consigliere –

Dott. MARULLI Marco – Consigliere –

Dott. TERRUSI Francesco – rel. Consigliere –

Dott. NAZZICONE Loredana – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 32168/2020 proposto da:

(OMISSIS), in persona del legale rappresentante pro tempore,

elettivamente domiciliato in Roma, Via del Babuino n. 48, presso lo

studio dell’avvocato Paola Francesco, che lo rappresenta e difende

unitamente agli avvocati Bagianti Francesca, De Caterini Paolo,

giusta procura in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

D.P.A., elettivamente domiciliato in Roma, Via Merulana n.

99, presso il proprio studio, rappresentato e difeso da sé

medesimo;

– controricorrente –

contro

Camera dei Deputati, in persona del Presidente pro tempore,

domiciliata in Roma, Via dei Portoghesi n. 12, presso l’Avvocatura

Generale dello Stato, che la rappresenta e difende ope legis;

– controricorrente –

contro

(OMISSIS), in persona del legale rappresentante pro tempore,

elettivamente domiciliato in Roma, Via E. Faà Di Bruno n. 4, presso

lo studio dell’avvocato Scicchitano Sergio, che lo rappresenta e

difende, giusta procura in calce al controricorso;

– controricorrente –

contro

C.G.;

– intimato –

avverso la sentenza n. 3787/2020 della CORTE D’APPELLO di ROMA,

depositata il 27/07/2020;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

19/11/2021 dal Cons. Dott. TERRUSI FRANCESCO.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

Con sentenza in data 27 luglio 2020 la corte d’appello di Roma ha respinto il gravame de “(OMISSIS)” (breviter, (OMISSIS)) – movimento politico qualificatosi successore della formazione “(OMISSIS)” – avverso la sentenza del tribunale di Roma n. 186 del 2014, con la quale era stato revocato il Decreto Ingiuntivo ottenuto in pregiudizio della Camera dei deputati per il pagamento della somma di 1.642.040,67 Euro a titolo di rimborsi elettorali relativi alle elezioni del 2004.

Premesso che l’appello era stato affidato alla tesi di avvenuta estinzione del giudizio, perché riassunto, dopo la presentazione di regolamenti di competenza e di giurisdizione, da soggetto (l’Associazione (OMISSIS)) non legittimato, con le conseguenze di cui all’art. 653 c.p.c., la corte d’appello ha di contro ritenuto la riassunzione come validamente eseguita, essendo l’associazione suddetta intervenuta nel relativo giudizio con posizione di litisconsorte quanto meno processuale, come tale legittimato all’attività di ulteriore impulso. Donde era da considerare irrilevante discorrere di identità o meno dei soggetti giuridici identificati nell’associazione e nel movimento politico (OMISSIS), poiché quale che fosse la soluzione di tale dilemma l’associazione, in quanto parte del giudizio sospeso, sarebbe stata sicuramente abilitata all’esercizio della riassunzione con efficacia nei confronti di tutte le parti.

(OMISSIS) ha impugnato la sentenza d’appello con ricorso per cassazione sorretto da cinque motivi, illustrati da memoria.

La Camera dei deputati, il movimento (OMISSIS) e D.P.A. hanno resistito con distinti controricorsi,

e il terzo anche con memoria.

Non ha svolto difese C.G..

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

I. – Il ricorso per cassazione enuncia, a pag. 2, che con esso (OMISSIS) ha inteso sostituire e annullare l’antecedente ricorso “proposto contro la stessa sentenza notificato alle stesse parti in data 23 novembre 2020”.

L’avvocatura dello Stato, in rappresentanza della Camera dei deputati, ne ha eccepito l’inammissibilità, sul rilievo che il precedente ricorso era a sua volta ammissibile e procedibile, in quanto dotato di tutti i requisiti formali e sostanziali, sicché con quel (primo) ricorso la parte aveva consumato il potere di impugnare la sentenza d’appello.

II. – L’eccezione di inammissibilità è fondata.

Il ricorso per cassazione deve essere proposto, a pena di inammissibilità, con unico atto avente i requisiti di forma e contenuto indicati dalla pertinente normativa di rito (v. Cass. Sez. U. n. 6691-20).

E’ certo possibile, nell’osservanza del principio di consumazione dell’impugnazione e dei relativi termini, la proposizione di un nuovo ricorso in sostituzione del primo, ma solo ove questo sia inammissibile o improcedibile e ancora non sia stato dichiarato tale.

Viceversa, è precluso alla parte notificare un nuovo ricorso dopo il primo che non sia affetto da vizi (v. Cass. Sez. U. n. 9409-94, cui adde Cass. n. 12739-12), appunto perché la parte – rimasta in tutto o in parte soccombente – nell’esercitare il potere di impugnazione consuma la facoltà di critica della decisione che la pregiudica, non potendo in prosieguo proporre altro ricorso se non in sostituzione di quello originario viziato, e alla condizione che su quello originario non sia ancora intervenuta la declaratoria (v. già Cass. Sez. U. n. 9688-13, e v. poi, indicativamente, Cass. n. 21145-16, Cass. n. 11513-18, Cass. n. 25437-20).

III. – Nella concreta fattispecie il ricorrente, nell’ammettere che il ricorso “sostituisce e annulla” quello proposto “avverso la stessa sentenza notificato alle stesse parti in data 23 novembre 2020”, non ha indicato in alcun modo che il precedente ricorso – sostituito e annullato fosse affetto da vizi tali da determinarne l’inammissibilità o l’improcedibilità. Ne’ ha minimamente addotto che la sostituzione fosse determinata dalla volontà di emendare l’impugnazione anteriormente proposta dai vizi che la affliggevano, prima che codesti fossero dichiarati dalla Corte.

Molto semplicemente la parte ha inteso fare un secondo ricorso sostitutivo di altro da considerare, in mancanza di diverse emergenze, a sua volta ammissibile.

Cosa che non è consentita giustappunto dall’operare, nell’ordinamento processuale, del principio di consumazione del diritto di impugnare la sentenza con unico atto.

IV. – Il ricorso va quindi dichiarato inammissibile.

Le spese seguono la soccombenza.

Non deve farsi applicazione del D.Lgs. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, essendo il processo esente dall’obbligo di pagamento del contributo.

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso e condanna la parte ricorrente alle spese processuali, che liquida, per la Camera dei deputati, in 20.000,00 Euro oltre le spese prenotate a debito e, per ciascuno dei restanti controricorrenti, in 20.200,00 Euro, di cui 200,00 Euro per esborsi, oltre al rimborso delle spese generali nella massima percentuale di legge.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Prima Civile, il 19 novembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 13 dicembre 2021

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA