Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 39768 del 13/12/2021

Cassazione civile sez. I, 13/12/2021, (ud. 19/11/2021, dep. 13/12/2021), n.39768

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. GENOVESE Francesco A. – Presidente –

Dott. DI MARZIO Mauro – Consigliere –

Dott. MARULLI Marco – Consigliere –

Dott. TERRUSI Francesco – rel. Consigliere –

Dott. NAZZICONE Loredana – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 15879/2019 proposto da:

M.G., elettivamente domiciliata in Roma, Via della

Bufalotta n. 1281, presso lo studio dell’avvocato Borghesani

Valerio, che la rappresenta e difende, giusta procura in calce al

ricorso;

– ricorrente –

contro

Procuratore della Repubblica presso la Corte di Appello di Messina;

– intimato –

avverso il decreto della CORTE D’APPELLO di MESSINA, depositato il

19/11/2018;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

19/11/2021 dal Cons. Dott. TERRUSI FRANCESCO.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

M.G. contrasse matrimonio con P.G. in data (OMISSIS), col rito dei testimoni di (OMISSIS).

Il matrimonio non fu trascritto.

Dopo la morte del P., avvenuta nel (OMISSIS), la M. ha presentato all’ufficiale di stato civile del comune di Brolo una richiesta di trascrizione ora per allora.

L’ufficiale di stato civile ha negato la trascrizione, sicché l’interessata ha proposto ricorso al tribunale di Patti per ottenerla o per ottenere, in subordine, un titolo che tenesse il posto di quella.

Il tribunale ha respinto il ricorso e la corte d’appello di Messina ha respinto altresì il reclamo dell’interessata, osservando che per conseguire effetti civili i matrimoni celebrati secondo il culto della congregazione dei testimoni di (OMISSIS) sono soggetti alle formalità procedurali di cui alla L. n. 1159 del 1929 – formalità nella specie non osservate. Difatti la reclamante non aveva prodotto l’autorizzazione scritta, rilasciata dall’ufficiale di stato civile, con indicazione del ministro del culto davanti al quale la celebrazione aveva avuto luogo, e della data del provvedimento con cui la nomina di questi era stata eventualmente approvata. Ancora la corte d’appello ha osservato che non v’era stata menzione dell’autorizzazione suddetta neppure nell’atto di matrimonio del (OMISSIS).

La M. ha proposto ricorso per cassazione deducendo quattro motivi, illustrati da memoria.

Il ricorso è stato notificato al procuratore generale presso la corte d’appello e al procuratore generale presso questa corte suprema.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

I. – L’iniziativa giudiziaria della signora M. è stata assunta, come si premette nel ricorso, in base del D.P.R. n. 396 del 2000, art. 95.

Questa norma prevede che, in generale, chi intende promuovere la rettificazione di un atto dello stato civile o la ricostituzione di un atto distrutto o smarrito o la formazione di un atto omesso o la cancellazione di un atto indebitamente registrato, o – come nella specie – intende opporsi a un rifiuto dell’ufficiale dello stato civile di ricevere in tutto o in parte una dichiarazione o di eseguire una trascrizione, una annotazione o altro adempimento, deve proporre ricorso al tribunale nel cui circondario si trova l’ufficio dello stato civile presso il quale è registrato l’atto di cui si tratta, o presso il quale si chiede che sia eseguito l’adempimento.

Analogo procedimento può essere promosso in ogni tempo dal procuratore della Repubblica.

II. – Sennonché legittimato passivo rispetto al ricorso di parte non è il procuratore della Repubblica, né men che meno, ove si discorra delle ulteriori fasi impugnatorie, il procuratore generale presso la corte d’appello o presso la corte di cassazione.

La legittimazione passiva spetta invece, in misura concorrente, al sindaco, in qualità di ufficiale dello stato civile destinatario della richiesta di trascrizione, ed eventualmente al Ministero dell’interno, legittimato a spiegare intervento in causa e a impugnare l’eventuale decisione in virtù della competenza a esso attribuita in materia di tenuta dei registri dello stato civile (v. in tema, per la parte che rileva, Cass. Sez. U. n. 12193-19).

Invero nell’esercizio delle funzioni di ufficiale dello stato civile il sindaco agisce, ai sensi del D.P.R. n. 396 del 2000, art. 1, in qualità di ufficiale del governo, e quindi come organo periferico dell’amministrazione statale, dalla quale dipende e alla quale sono pertanto imputabili gli atti da lui compiuti nella predetta veste (cfr. per varie applicazioni Cass. n. 7210-09, Cass. n. 15199-04, Cass. n. 1599-00).

III. – Richiamato nei termini appena detti il principio di diritto che rileva in causa, è da osservare che il ricorso originario avrebbe dovuto esser dichiarato inammissibile, esattamente come il reclamo, dal momento che è pacifico che mai né l’uno né l’altro (come del resto anche il ricorso per cassazione) risulta esser stato notificato al sindaco o all’amministrazione legittimata a contraddire (art. 101 c.p.c.).

E’ appena il caso di aggiungere che, in quanto collegato alla funzione amministrativa specificamente esercitata dal Ministero dell’interno, l’interesse a contraddire non coincide, in procedimenti del genere, con quello che legittima la partecipazione al giudizio del pubblico ministero, il quale è riconducibile semplicemente alla natura del rapporto controverso.

IV. – Il decreto della corte d’appello di Messina va dunque cassato senza rinvio (art. 382 c.p.c., comma 3), perché il processo, in fase di reclamo, non poteva essere proseguito.

P.Q.M.

La Corte, decidendo sul ricorso, cassa il provvedimento impugnato senza rinvio.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Prima Civile, il 19 novembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 13 dicembre 2021

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