Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 39752 del 13/12/2021

Cassazione civile sez. VI, 13/12/2021, (ud. 09/11/2021, dep. 13/12/2021), n.39752

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE L

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DORONZO Adriana – Presidente –

Dott. PONTERIO Carla – Consigliere –

Dott. CINQUE Guglielmo – Consigliere –

Dott. BOGHETICH Elena – rel. Consigliere –

Dott. PICCONE Valeria – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 25954-2020 proposto da:

C.M., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA ALBERICO II

n. 13, presso lo studio dell’avvocato MARIA CECILIA FELSANI,

rappresentato e difeso dall’avvocato ISIDE B. STORACE;

– ricorrente –

contro

INAIL – ISTITUTO NAZIONALE PER L’ASSICURAZIONE CONTRO GLI INFORTUNI

SUL LAVORO, in persona del Direttore pro tempore, elettivamente

domiciliato in ROMA, VIA IV NOVEMBRE 144, presso lo studio

dell’avvocato LUCIANA ROMEO, che lo rappresenta e difende unitamente

all’avvocato LUCIA PUGLISI;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 586/2019 della CORTE D’APPELLO di GENOVA,

depositata il 20/12/2019;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di Consiglio non

partecipata del 09/11/2021 dal Consigliere Relatore Dott. BOGHETICH

ELENA.

 

Fatto

RILEVATO

che:

1. Con sentenza n. 586 depositata il 5.2.2020, la Corte d’appello di Genova, confermando la pronuncia di primo grado, ha rigettato la domanda di C.M., autista di mezzi articolati, proposta nei confronti dell’INAIL e volta a conseguire la rendita o l’indennizzo per malattia professionale (tendinopatia cuffia dei rotatori);

2. la Corte distrettuale escludeva la ricorrenza di una malattia c.d. tabellata in quanto la periartrite scapolo-omerale (gruppo di patologie inserite nel D.M. 27 aprile 2004, tabella poi aggiornata con D.M. 14 gennaio 2008) richiede “lavorazioni, svolte in modo non occasionale, che comportano a carico della spalla movimenti ripetuti, mantenimento prolungato di posture incongrue”, modalità di svolgimento della prestazione di lavoro che non erano emerse nell’ambito della ricognizione probatoria (di fonte testimoniale e documentale); rilevato inoltre che si tratta di patologia a genesi multifattoriale, la Corte territoriale ha escluso che le vibrazioni a cui il lavoratore era sottoposto sia durante la guida sia durante le diverse – seppur effettuate con frequenza ridotta – attività accessorie (apertura/chiusura dei c.d. twist lock per fissare i container sui pianali di carico, ecc.) abbiano potuto provocare la patologia lamentata, avendo un organo “bersaglio” diverso (rachide lombare) e presentando (le attività accessorie) una incidenza modesta;

3. avverso la sentenza il C. ha proposto ricorso, fondato su un motivo, cui ha opposto difese l’INAIL con controricorso;

4. la proposta del relatore è stata comunicata alle parti, unitamente al decreto di fissazione dell’udienza, ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c..

Diritto

CONSIDERATO

che:

1. con l’unico motivo, il ricorrente denunzia violazione o falsa applicazione del T.U. n. 1124 del 1965, del D.P.R. n. 482 del 1975, del D.P.R. n. 336 del 1994 e relativa Tabella, del D.M. 9 aprile 2008, del D.Lgs. n. 81 del 2008, degli artt. 115 e 116 c.p.c., dell’art. 2697 c.c., degli artt. 40 e 41 c.p., dei principi affermati dalla Corte di Giustizia n. 179 del 1988, ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, avendo, la Corte territoriale, erroneamente escluso la ricorrenza della voce 78, Tabella delle malattie professionali di cui al D.M. del 2008 senza aver tenuto conto degli elementi probatori emersi in giudizio (in particolare delle attività accessorie compiute dall’autotrasportatore di mezzi articolati di grandi dimensioni, in specie apertura dei twist-lock) e dell’evoluzione dell’intermodalità logistica interportuale e terminalistica che hanno dimostrato l’esposizione del lavoratore al corpo intero e al sistema mano-braccio in misura superiore ai valori limiti consentiti; i testimoni escussi hanno fornito elementi idonei a sorreggere anche una presunzione semplice in ordine alla sussistenza del nesso causale tra attività lavorativa e patologia; il CTU poteva ben giungere al giudizio di ragionevole probabilità anche in base alla semplice compatibilità della malattia non tabellata con la noxa professionale desunta dalla tipologia delle lavorazioni svolte (che comportava vibrazioni e sovraccarico biomeccanico), dalla natura dei macchinari presenti sul luogo di lavoro, dalla durata della prestazione lavorativa (quasi 30 anni), dall’assenza di altri fattori extra-professionali; il NIOSH (National Institute for Occupational Safety and Health) ha concluso che esistono sufficienti motivazioni scientifiche per riconoscere l’associazione fra comparsa di malattie muscolo scheletriche ed esposizione lavorativa a ripetitività, forza, postura scorretta, vibrazioni.

2. Il ricorso è inammissibile per plurimi motivi.

3. Nel giudizio in materia d’invalidità il vizio, denunciabile in sede di legittimità, della sentenza che abbia prestato adesione alle conclusioni del consulente tecnico d’ufficio, è ravvisabile in caso di palese devianza dalle nozioni correnti della scienza medica, la cui fonte va indicata, o nell’omissione degli accertamenti strumentali dai quali, secondo le predette nozioni, non può prescindersi per la formulazione di una corretta diagnosi, mentre al di fuori di tale ambito la censura costituisce mero dissenso diagnostico che si traduce in un’inammissibile critica del convincimento del giudice, e ciò anche con riguardo alla data di decorrenza della richiesta prestazione (Cfr. Cass. n. 1652 del 2012, n. Cass. n. 3816 del 2013, Cass. n. 21742 del 2020, Cass. n. 9234 del 2021). Nessuna deviazione da nozioni scientifiche viene prospettata dal ricorrente e l’accenno alle pubblicazioni del NIOSH (National Institute for Occupational Safety and Health) è del tutto generico (oltre che coerente con le conclusioni del CTU, che non ha escluso, in via generale, danni all’apparato muscolo scheletrico provocati dalle vibrazioni).

4. In ordine ai criteri di riparto dell’onere probatorio, nel caso di malattia ad eziologia multifattoriale, come nel caso di specie il nesso di causalità relativo all’origine professionale della malattia non può essere oggetto di semplici presunzioni tratte da ipotesi tecniche teoricamente possibili, ma necessita di una concreta e specifica dimostrazione e, se questa può essere data anche in termini di probabilità sulla base delle particolarità della fattispecie (essendo impossibile, nella maggior parte dei casi, ottenere la certezza dell’eziologia), è necessario pur sempre che si tratti di “probabilità qualificata”, da verificarsi attraverso ulteriori elementi (come ad esempio i dati epidemiologici), idonei a tradurre la conclusione probabilistica in certezza giudiziale (cfr. Cass. n. 10097 del 2015 e Cass. n. 736 del 2018).

4.1. La Corte territoriale, esclusa la ricorrenza di una patologia tabellata (in assenza di sufficienti elementi probatori che dimostrassero la ricorrenza dei requisiti richiesti dal D.M. 27 aprile 2004, ossia di “lavorazioni, svolte in modo non occasionale, che comportano a carico della spalla movimenti ripetuti, mantenimento prolungato di posture incongrue”), ha escluso la sussistenza di un nesso di causalità tra attività lavorativa svolta dal C. e patologia sofferta, anche valutando specificamente le osservazioni critiche avanzate dal consulente di parte del lavoratore in ordine alle vibrazioni trasmesse sia dall’attività di guida sia da attività accessorie effettuate durante la giornata (in specie, apertura di twist lock).

5. In realtà, nonostante il formale richiamo alla violazione di norme di legge (peraltro indicate del tutto genericamente), le censure si risolvono nella denuncia di vizi di motivazione della sentenza impugnata per errata valutazione del materiale probatorio acquisito, ai fini della ricostruzione dei fatti (in specie, delle modalità di svolgimento della prestazione lavorativa), censure a monte non consentite dall’art. 348-ter c.p.c., commi 4 e 5, essendosi in presenza di doppia pronuncia conforme di merito basata sulle medesime ragioni di fatto circa l’assenza di nocività della lavorazione svolta.

6. In conclusione, il ricorso va dichiarato inammissibile; nulla sulle spese di lite avendo dato atto, la Corte territoriale, della sussistenza delle condizioni richieste dall’art. 152 disp. att. c.p.c. e non risultando successive modificazioni della situazione reddituale.

7. Poiché il ricorso per cassazione è stato notificato in data successiva al 30 gennaio 2013, sussistono i presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1.

PQM

La Corte dichiara inammissibile il ricorso, nulla sulle spese.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, nel testo introdotto dalla L. 24 dicembre 20012, n. 228, art. 1, comma 17, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio della Sesta Sezione civile della Corte di cassazione, il 9 novembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 13 dicembre 2021

 

 

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