Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 3975 del 18/02/2020

Cassazione civile sez. VI, 18/02/2020, (ud. 27/11/2019, dep. 18/02/2020), n.3975

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MOCCI Mauro – Presidente –

Dott. CONTI Roberto Giovanni – Consigliere –

Dott. LA TORRE Maria Enza – rel. Consigliere –

Dott. DELLI PRISCOLI Lorenzo – Consigliere –

Dott. CAPOZZI Raffaele – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 31259-2018 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, (C.F. (OMISSIS)), in persona del Direttore pro

tempore, AGENZIA DELLE ENTRATE RISCOSSIONE (C.F. (OMISSIS))

elettivamente domiciliate in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che le rappresenta e difende ope

legis;

– ricorrenti –

contro

SVA MAGLIE SRL;

– intimata –

avverso la sentenza n. 2706/22/2018 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE DELLA PUGLIA SEZIONE DISTACCATA di LECCE, depositata il

19/09/2017;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 27/11/2019 dal Consigliere Relatore Dott.ssa LA

TORRE MARIA ENZA.

Fatto

RITENUTO

che:

L’Agenzia delle entrate ricorre per la cassazione della sentenza della CTR della Puglia, che in controversia su impugnazione di cartella di pagamento, notificata D.P.R. n. 600 del 1973, ex art. 36 bis e D.P.R. n. 633 del 1972, art. 54 bis, relativa ad Ires e Irap anno 2005, da parte della Sva Maglie srl, ha rigettato l’appello dell’Ufficio.

La CTR, in particolare, ha confermato la decisione del giudice di primo grado che aveva ritenuto che l’Ufficio, non avendo riconosciuto le perdite maturate negli anni precedenti al 2005, in relazione alla dichiarazione rriod. Unico 2006 per il 2005, aveva rettificato con la cartella impugnata non la dichiarazione 2005 ma quelle degli anni precedenti, cui era riferibile la perdita. Di conseguenza non era stata operata una correzione di riporto errato, ma era stata posta in essere una vera e propria azione di accertamento, che doveva dar luogo all’emissione di un avviso motivato sulla dichiarazione dei redditi anno 2004, da notificarsi al contribuente, a pena di decadenza, entro il termine di cui al D.P.R. n. 600 del 1973, art. 43. “Peraltro l’Ufficio non ha sufficientemente motivato il disconoscimento delle perdite”, limitandosi a rilevare che la cartella deriva da controllo automatizzato del mod. unico 2006 relativo all’anno 2005.

La contribuente è rimasta intimata.

Diritto

CONSIDERATO

che:

1.Con il primo motivo l’Agenzia deduce la nullità della sentenza per omessa pronuncia, in violazione dell’art. 112 c.p.c. ai sensi dell’art. 360, comma 1, n. 4) c.p.c., poichè la CTR ha rigettato l’appello senza minimamente esaminarne i motivi, cosi come dedotti dall’Ufficio, in relazione società che nell’anno 2005 aveva compensato il reddito conseguito con una perdita, in realtà inesistente.

Il motivo va respinto.

Risulta, infatti, principio consolidato quello secondo cui ” il vizio di omessa pronuncia su una domanda o eccezione di merito, che integra una violazione del principio di corrispondenza tra chiesto pronunciato ex art. 112 c.p.c., ricorre quando vi sia omissione di qualsiasi decisione su di un capo di domanda, intendendosi per capo di domanda ogni richiesta delle parti diretta ad ottenere l’attuazione in concreto di una volontà di legge che garantisca un bene all’attore o al convenuto e, in genere, ogni istanza che abbia un contenuto concreto formulato in conclusione specifica, sulla quale deve essere emessa pronuncia di accoglimento o di rigetto.” (Cass. n. 18797 del 2018; n. 28308 del 2017).

La censura è stata inidoneamente proposta, avendo la CTR esaminato il punto relativo alla ricostruzione della rettifica effettuata con l’atto impugnato, ritenendo che era stata posta in essere dall’Ufficio un’azione di accertamento su un anno diverso da quello in contestazione (anno 2004).

Non sussiste pertanto l’omessa pronuncia denunciata.

2.Con il secondo motivo l’Agenzia deduce la nullità della sentenza per motivazione “inesistente” o “apparente”, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4), in violazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 36, comma 2, n. 4. La C.T.R. si è limitata a i-inviare del tutto genericamente a quanto accertato dai giudici di primo grado, senza dare conto dell’esame dei motivi di appello dell’Ufficio e senza dimostrare di avere esaminato le circostanze specifiche del caso concreto.

Anche questo motivo è infondato.

Come questa Corte ha già affermato, deve ritenersi affetta da nullità assoluta solo quella sentenza della Commissione tributaria regionale che risulti del tutto priva della esposizione dei motivi sui quali la decisione si fonda, in particolare quando, risulta impossibile apprezzare l’iter logico posto a fondamento della decisione di appello e verificare le ragioni che hanno indotto la CTR a fare propria la tesi dell’appellante (cfr. Cass. n. 20648 del 2015).

E’ stato altresì chiarito che è affetta da nullità, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, in quanto corredata da motivazione solo apparente la sentenza motivata “per relationem”, mediante mera adesione acritica all’atto d’impugnazione, senza indicazione nè della tesi in esso sostenuta, nè delle ragioni di condivisione, (Cass. 18797 del 2018).

La sentenza impugnata non contrasta con i superiori principi, contenendo una motivazione sufficiente e autonoma rispetto alla decisione di primo grado, che dà conto delle ragioni poste a suo fondamento, logicamente percepibili. Essa non si è pertanto limitata a un rinvio “per relationem” con la rnera adesione alla sentenza della CTP, consentendo l’individuazione del “thema decidendum” e delle ragioni poste a fondamento della decisione.

3.Col terzo motivo si deduce omesso esame di un fatto decisivo oggetto di discussione tra le parti, ex art. 360 c.p.c., n. 5.

Questo motivo è fondato.

La ricorrente Agenzia riporta, per il principio di autosufficienza, la questione, oggetto di discussione tra tle parti, relativa al contenuto della dichiarazione dei redditi anno 2004, che risultava non coincidente nele versioni allegate dalla contribuente e dall’Ufficio: la parte avrebbe infatti depositato una dichiarazione integrativa anno 2004 – tardiva e quindi nulla – senza qualificarla come tale e senza indicarne la data di presentazione; in essa era indicata una perdita utilizzata in compensazione nell’anno successivo, evidenziata nella dichiarazione anno 2004, rigo RF60; mentre l’Ufficio aveva depositato la DU nella quale non risultava dichiarata alcuna perdita.

Tale elemento, non considerato dalla CTR, è decisivo, trattandosi di l’attività di esame del giudice, che concerne una circostanza di fatto che, ove valutata, avrebbe potuto comportare una diversa decisione su uno dei fatti costitutivi della domanda o su un’eccezione e, quindi, su uno dei fatti principali della controversia.

4. L’accoglimento del superiore motivo determina l’assorbimento del quarto motivo del ricorso – proposto in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3, col quale si censura la sentenza impugnata per vioazione del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 36 bis e D.P.R. n. 633 del 1972, art. 54-bis – in quanto la questione proposta con tale censura dipende dalla soluzione che il giudice di rinvio darà al motivo accolto.

Va conclusivamente accolto il terzo motivo del ricorso, dichiarato assorbito il quarto, rigettato il primo e secondo motivo.

La sentenza va conseguentemente cassata in relazione al motivo accolto, con rinvio alla CTR della Puglia, che provvederà anche sulle spese del presente giudizio di legittimità.

P.Q.M.

Accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia, anche per le spese del presente giudizio di legittimità, alla CTR della Puglia in diversa composizione.

Così deciso in Roma, il 27 novembre 2019.

Depositato in Cancelleria il 18 febbraio 2020

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