Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 39733 del 13/12/2021

Cassazione civile sez. I, 13/12/2021, (ud. 06/10/2021, dep. 13/12/2021), n.39733

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DE CHIARA Carlo – Presidente –

Dott. PARISE Clotilde – Consigliere –

Dott. TRICOMI Laura – Consigliere –

Dott. CARADONNA Lunella – rel. Consigliere –

Dott. FIDANZIA Andrea – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso n. 23664/2020 proposto da:

G.T.N.G., rappresentata e difesa dall’Avv.

Domenico Caifa, in virtù di procura speciale in calce al ricorso

per cassazione.

– ricorrente –

contro

Ministero dell’Interno, nella persona del Ministro pro tempore;

Prefettura di Salerno, nella persona del Prefetto pro tempore;

Questura di Salerno, nella persona del Questore pro tempore;

– intimati –

avverso l’ordinanza del Giudice di Pace di Salerno, pubblicata il 27

luglio 2020 e comunicata in pari data;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

06/10/2021 dal Consigliere Dott. Lunella Caradonna.

 

Fatto

RILEVATO

Che:

1. Con ordinanza del 27 luglio 2020, il Giudice di Pace di Salerno ha rigettato il ricorso presentato da G.T.N.G., nata a (OMISSIS), avverso il provvedimento di espulsione del Prefetto di Salerno emesso il 16 maggio 2020.

2. Il Giudice di Pace ha condiviso le motivazioni del decreto di espulsione, essendosi la ricorrente trattenuta sul territorio nazionale in violazione della L. n. 68 del 2007, art. 1, comma 3 e avendo la stessa dichiarato di non volere rientrare nel proprio paese di origine; il giudice di pace ha, altresì, affermato che era stata rispettata la direttiva 2008/1115/CE e la graduazione dei provvedimenti ivi prevista; che la materia riguardante la situazione dell’Honduras era sottratta alla sua competenza; che erano infondati anche gli altri motivi di impugnazione sulla sottoscrizione del decreto da parte del vice Prefetto Vicario, sulla traduzione degli atti in spagnolo, lingua ufficiale del paese di provenienza della ricorrente, e sulla consegna di copia del decreto di espulsione priva di attestazione di conformità, essendo la copia comunque munita della sottoscrizione in originale del vice Prefetto Vicario.

3. Avverso il predetto decreto ha proposto ricorso G.T.N.G. con atto affidato a sette motivi.

4. Le Amministrazioni intimate non hanno svolto difese.

5. La ricorrente ha depositato memoria.

Diritto

CONSIDERATO

Che:

1. Con il primo motivo si lamenta la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 13, comma 2, lett. b) e della L. n. 241 del 1990, art. 21 octies e la nullità del provvedimento di espulsione per incompetenza dell’organo emanante, essendo stato il provvedimento di espulsione sottoscritto dal vice Prefetto senza dimostrazione di essere stato abilitato a sostituire il Prefetto, autorità formalmente tenuta all’emanazione di detto provvedimento.

1.1 Il motivo è infondato, avendo questa Corte affermato che è legittimo il decreto di espulsione dello straniero dal territorio dello Stato che sia stato emesso e sottoscritto dal vice prefetto vicario, anziché dal prefetto, a nulla rilevando la mancanza dell’espressa menzione delle ragioni di assenza o impedimento del prefetto. Ciò in quanto questi può, di diritto, essere sostituito dal vicario in tutte le sue funzioni e attribuzioni (Cass., 11 novembre 2020, n. 25308).

Pertanto, nel caso in esame, il decreto di espulsione è da ritenere in sé legittimamente emesso dal vice prefetto vicario (come il giudice di pace ha accertato in fatto) a prescindere dalla disposta delega di funzioni.

2. Con il secondo motivo si lamenta la violazione del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 13, comma 5 bis, come novellato nel 2004; la violazione del diritto di difesa e l’omessa motivazione sul punto, non essendo stato notificato l’avviso di fissazione udienza sia al difensore d’ufficio, che al difensore nominato dalla ricorrente, giusta nomina depositata la mattina del 18 maggio 2020, alle ore 10,00 circa.

2.1 Il motivo è inammissibile, perché la censura prospettata riguarda specificamente il provvedimento di accompagnamento coattivo alla frontiera, mentre oggetto del presente procedimento è il decreto di espulsione emesso dal Prefetto della provincia di Salerno il 16 maggio 2020.

3. Con il terzo motivo si lamenta la nullità del decreto di convalida dell’espulsione della ricorrente per violazione del diritto di difesa e del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 14, comma bis e successive modificazione e l’omessa motivazione sul punto, in quanto il provvedimento del Questore di Salerno, emanato in data 16 maggio 2020, è stato convalidato dal Giudice di Pace e addirittura notificato quando ancora mancavano 6 ore e 29 minuti alla scadenza del primo termine di 48 ore e la ricorrente si era trovata nella oggettiva impossibilità tecnica e temporale di presentare memorie o deduzioni al Giudice della convalida.

3.1 Il motivo è inammissibile, perché riguarda provvedimento diverso dal decreto di espulsione del Prefetto di Salerno del 16 maggio 2020 oggetto di impugnazione davanti il Giudice di Pace, e specificamente il decreto di convalida della misura alternativa disposta dal Questore, peraltro autonomamente impugnabile, circostanza espressamente rilevata dal Giudice di Pace a pag. 2 del provvedimento impugnato.

4. Con il quarto motivo si lamenta la violazione e falsa applicazione del D.L. n. 34 del 2020, convertito con modificazioni, dalla L. n. 77 del 2020, e della previsione della sospensione dei procedimenti penali e amministrativi nei confronti del lavoratore per l’ingresso e il soggiorno illegale nel territorio dello Stato, perché, pur avendo la ricorrente depositato, alla data di presentazione del ricorso del 26 maggio 2020, una proposta di assunzione come collaboratrice familiare e il datore di lavoro presentato istanza del D.L. n. 34 del 2020, ex art. 103, comma 1, che veniva depositata via PEC il 18 giugno 2020 ed acquisita agli atti del giudizio il 22 giugno 2020 (come emergeva dal timbro di deposito della cancelleria), il giudice di pace aveva rigettato il ricorso avverso la convalida del decreto di espulsione e aveva omesso ogni esame di tale fatto decisivo per il giudizio, che era stato oggetto di discussione tra le parti.

4.1 Anche questo motivo è inammissibile, perché riguarda provvedimento diverso dal decreto di espulsione del Prefetto di Salerno del 16 maggio 2020 oggetto di impugnazione davanti il Giudice di Pace, poiché, come dispone del D.L. 19 maggio 2020, n. 34, art. 103, comma 6, l’istanza di rilascio del permesso di soggiorno temporaneo di cui al comma 2 è presentata dal cittadino straniero al Questore; inoltre, l’art. 103, comma 2, del D.L. citato prevede che l’istanza di rilascio può essere presentata da “cittadini stranieri, con permesso di soggiorno scaduto dal 31 ottobre 2019, non rinnovato o convertito in altro titolo di soggiorno, che risultino presenti sul territorio nazionale alla data dell’8 marzo 2020, senza che se ne siano allontanati dalla medesima data, e devono aver svolto attività di lavoro, nei settori di cui al comma 3, antecedentemente al 31 ottobre 2019, comprovata secondo le modalità di cui al comma 16”, condizione non riferibile alla ricorrente.

L’art. 103, comma 17, richiamato prevede, poi, nelle more della definizione dei procedimenti ivi disciplinati, che lo straniero non possa essere espulso, tranne che nei casi previsti al comma 10 (“10. Non sono ammessi alle procedure previste dai commi 1 e 2 del presente articolo i cittadini stranieri: a) nei confronti dei quali sia stato emesso un provvedimento di espulsione ai sensi del D.Lgs. 25 luglio 1998, n. 286, art. 13, comma 1 e comma 2, lett. c) e del D.L. 27 luglio 2005, n. 144, art. 3, convertito, con modificazioni, dalla L. 31 luglio 2005, n. 155, e successive modificazioni”).

Nel caso di specie, peraltro, è la stessa ricorrente che riferisce di avere ottenuto, con provvedimento del 29 maggio 2020, la sospensione dell’efficacia esecutiva del decreto di espulsione, proprio al fine di consentire al datore di lavoro di presentare la domanda di cosiddetta sanatoria (pag. 10 del ricorso per cassazione); né è comprensibile, alla luce del tenore normativo delle disposizioni richiamate, l’affermazione che il Giudice di Pace avrebbe dovuto sospendere il procedimento di tipo amministrativo a carico della ricorrente.

5. Con il quinto motivo si lamenta la violazione del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 19, comma 2, lett. c) e contraddittoria motivazione sul punto, non avendo il Prefetto di Salerno, il Questore di Salerno e il Giudice di Pace considerato la situazione del paese di provenienza, caratterizzata da un contesto violento che costringeva gli abitanti a fuggire dalle loro case in cerca di protezione ed assistenza umanitaria.

5.1 Il motivo è inammissibile, per difetto del requisito dell’attinenza della censura alle statuizioni dell’ordinanza impugnata.

E’ vero che il Giudice di Pace ha ritenuto, errando, che la materia fosse demandata alla competenza della Commissione territoriale per la protezione internazionale, ma è anche vero che il ricorso non censura tale ragione del decidere, né alcuna altra ratio decidendi, spendendo, piuttosto, argomentazioni di merito, non prospettabili in sede di legittimità.

5.2 La ricorrente, infatti, si è limitata a dedurre, producendo anche un dossier, di avere esposto, in sede di opposizione al decreto di espulsione, che in Honduras esisteva un complesso di violenze che colpiva in modo sproporzionato donne, bambini, adolescenti, giovani leader di comunità, trasportatori e commercianti, che erano spesso costretti a fuggire dalle loro case e che l’Honduras era il primo paese al mondo per omicidi ogni cento mila abitanti e il secondo paese al mondo per femminicidi.

6. Con il sesto motivo si lamenta la violazione del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 13, comma 2, come modificato dalla L. n. 129 del 2011, in quanto la valutazione operata dall’Autorità amministrativa era illegittima perché non aveva tenuto conto della situazione soggettiva della richiedente, né aveva preso in considerazione la situazione familiare della ricorrente e la sua integrazione lavorativa.

6.1 Il motivo è inammissibile, perché, oltre a sovrapporre ancora una volta profili attinenti al decreto di espulsione e profili relativi alla procedura di convalida delle misure alternative disposte dal Questore di consegna del passaporto e dell’obbligo di dimora, non si confronta con la motivazione del provvedimento impugnato, laddove il Giudice di Pace ha ritenuto legittimo il decreto di espulsione perché la ricorrente non aveva dichiarato la sua presenza all’autorità di frontiera o al questore della provincia in cui si trovava, secondo le modalità stabilite con decreto del Ministro dell’interno.

6.2 Anche il profilo di censura relativo alla mancata considerazione della famiglia della ricorrente e della sua integrazione lavorativa è inammissibile per la novità della questione dedotta, che non risulta dal provvedimento impugnato, rilevandosi, sul punto, il ricorso privo di autosufficienza perché non rispettoso del noto principio secondo cui “Qualora con il ricorso per cassazione siano prospettate questioni di cui non vi sia cenno nella sentenza impugnata, il ricorso deve, a pena di inammissibilità, non solo allegare l’avvenuta loro deduzione dinanzi al giudice di merito, ma anche indicare in quale specifico atto del giudizio precedente lo abbia fatto in virtù del principio di autosufficienza del ricorso. I motivi del ricorso per cassazione devono investire, a pena d’inammissibilità, questioni che siano già comprese nel tema del decidere del giudizio di appello, non essendo prospettabili per la prima volta in sede di legittimità questioni nuove o nuovi temi di contestazione non trattati nella fase di merito né rilevabili d’ufficio” (Cass., 9 luglio 2013, n. 17041; Cass., 13 giugno 2018, n. 15430; Cass., 13 agosto 2018, n. 20712).

7. Con il settimo motivo si lamenta la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 13, comma 2 bis, in relazione alla mancata valutazione del diritto al ricongiungimento familiare, poiché la ricorrente era giunta in Italia per fare visita ai parenti, ovvero alle sorelle della madre e i suoi coniugi con i quali aveva legami stabili e dimostrati.

7.1 Il motivo è inammissibile per la novità della questione dedotta, che non risulta esaminata nel provvedimento impugnato, rilevandosi il ricorso anche in questo caso privo di autosufficienza.

8. In conclusione, il ricorso va rigettato.

Nessuna statuizione va assunta sulle spese, perché le Amministrazioni intimate non hanno svolto difese; non si fa luogo al raddoppio del contributo unificato trattandosi di processo esente.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 6 ottobre 2021.

Depositato in Cancelleria il 13 dicembre 2021

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