Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 39731 del 13/12/2021

Cassazione civile sez. I, 13/12/2021, (ud. 06/10/2021, dep. 13/12/2021), n.39731

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DE CHIARA Carlo – Presidente –

Dott. PARISE Clotilde – Consigliere –

Dott. TRICOMI Laura – Consigliere –

Dott. CARADONNA Lunella – rel. Consigliere –

Dott. FIDANZIA Andrea – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso n. 11697/2020 proposto da:

E.M., rappresentato e difeso dagli Avv.ti Costantino

Tonelli Conti, e Veronica Panarotto, ed elettivamente domiciliato

presso lo studio del primo, in Roma, via Viale Vaticano, n. 102,

giusta procura speciale in calce al ricorso per cassazione.

– ricorrente –

contro

Prefettura della Provincia di Verona, nella persona del Prefetto pro

tempore;

– intimata –

avverso il decreto del Giudice di Pace di Verona, depositato il 6

aprile 2020;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

06/10/2021 dal Consigliere Dott. Lunella Caradonna.

 

Fatto

RILEVATO

Che:

1. Con decreto del 6 aprile 2020, il Giudice di Pace di Verona ha rigettato l’opposizione proposta da E.M., nato in (OMISSIS), avverso il decreto di espulsione del Prefetto di Verona del 20 febbraio 2020.

2. Il Giudice di Pace ha affermato che il decreto di espulsione era adeguatamente motivato per quanto concerneva la posizione dell’opponente, che era illegalmente soggiornante nel territorio nazionale in violazione del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 13, comma 2, lett. b) e che non ricorrevano in suo favore i presupposti di cui all’art. 19 del decreto citato; né il ricorrente aveva indicato le ragioni per le quali il suo rientro nel paese di origine avrebbe pregiudicato la sua condizione o la sua sicurezza personale; non era pertinente il richiamo al D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 10 bis, comma 6, perché riguardava la fattispecie di protezione internazionale rilevante in sede processuale penalistica; non era comprensibile la censura sulla mancata informazione della facoltà di chiedere un termine per la partenza volontaria, avendo l’opponente impugnato un decreto di espulsione da eseguire con la partenza volontaria; era legittimo il provvedimento di espulsione dello straniero emesso dal vice prefetto aggiunto a ciò delegato dal vice predetto vicario, né l’opponente aveva fornito prova della inesistenza di una delega da parte del Prefetto; non sussisteva il vizio di motivazione apparente avendo il Prefetto richiamato la condizione di assenza dei requisiti di legge sul permesso di soggiorno.

3. Avverso il predetto decreto ha proposto ricorso E.M. con atto affidato a quattro motivi.

4. L’Amministrazione intimata non ha svolto difese.

Diritto

CONSIDERATO

Che:

1. Con il primo motivo si lamenta, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, l’inosservanza, la violazione e falsa applicazione dell’art. 24 Cost. e art. 111 Cost., comma 2 e del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 13, comma 2, perché il Giudice di Pace non aveva rilevato l’invalidità del decreto di espulsione emesso dal vice prefetto (non vicario) in assenza di delega espressa i cui estremi dovevano essere indicati nel corpo dell’atto.

1.1 Il motivo è infondato.

1.2 Il giudice di pace ha affermato che è legittimo il provvedimento di espulsione emesso dal vice prefetto aggiunto a ciò delegato dal vice prefetto vicario, con ciò ritenendo esistente la delega e facendo corretta applicazione dei principi di diritto più volte affermati da questa Corte secondo i quali la previsione di tre distinte figure professionali della carriera prefettizia (prefetto, vice-prefetto vicario e vice-prefetto aggiunto), ciascuna titolare di proprie attribuzioni, non esclude la facoltà di delega al compimento di singoli atti, rientranti nelle attribuzioni del delegante, al funzionario delegato, mentre è del tutto irrilevante che tale funzione non sia ricompresa nelle attribuzioni proprie del delegato (Cass., 28 novembre 2017, n. 28330; Cass., 5 novembre 2018, n. 28115); è sufficiente che la delega esista e non deve essere necessariamente menzionata nell’atto (Cass., 29 maggio 2018, n. 7873); se contestata dalla parte che impugna il provvedimento deducendone l’illegittimità per insussistenza della delega, quest’ultima ha l’onere di provare detto fatto negativo, ed è tenuto a sollecitare il giudice ad acquisire informazioni ex art. 213 c.p.c., o altra attività istruttoria (Cass., 22 agosto 2018, n. 20972). Se l’opponente rimane del tutto inerte processualmente (come nel caso in esame), la presunzione di legittimità che assiste il provvedimento non può reputarsi superata (Cass., 11 novembre 2016, n. 23073; Cass., 22 agosto 2018, n. 20972, citata).

2. Con il secondo motivo si lamenta, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, l’omesso esame della denuncia-querela proposta dall’opponente il 4 aprile 2020 e prodotta all’udienza del 6 aprile 2020, con la quale era stata evidenziata la situazione di grave sfruttamento lavorativo a cui era stato sottoposto il ricorrente dal proprio datore di lavoro e che, dunque, vi erano le condizioni che potevano portare al rilascio in suo favore del permesso di soggiorno per grave sfruttamento lavorativo del D.Lgs. n. 286 del 1998, ex art. 22, comma 12 quater, con conseguente sospensione dell’efficacia del provvedimento di espulsione.

2.1 Il motivo è inammissibile.

2.2 Ed invero, la censura si appalesa aspecifica, poiché non si confronta con il contenuto del provvedimento impugnato, che, lungi dal non esaminare i diritti dell’opponente quale lavoratore abusato, li esamina specificamente, affermando, con una duplice ragione del decidere, che non è stata censurata, che il ricorrente non aveva i requisiti per prolungare ulteriormente la sua permanenza in Italia, poiché i suoi diritti di lavoratore abusato potevano essere tutelati giudizialmente con gli opportuni rimedi legali che non richiedevano la sua presenza fisica in Italia e che il richiamo al D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 10 bis, comma 6, non era pertinente perché attinente alla fattispecie della protezione internazionale rilevante in sede processuale penalistica.

2.3 Questa Corte ha, inoltre, chiarito che, laddove sia prospettato un “fatto controverso e decisivo per il giudizio”, inteso come un preciso accadimento o una precisa circostanza in senso storico-naturalistico, non assimilabile in alcun modo a “questioni” o “argomentazioni” un fatto, il fatto in questione deve essere decisivo, ovvero per potersi configurare il vizio è necessario che la sua assenza conduca a una diversa decisione con un giudizio di certezza e non di mera probabilità, in un rapporto di causalità fra la circostanza che si assume trascurata e la soluzione giuridica data (Cass., 8 ottobre 2014, n. 21152; Cass., 14 novembre 2013, n. 25608), mentre nel caso in esame, la decisività del fatto è motivata, al par. VII del ricorso, con riferimento al differente istituto del permesso di soggiorno di cui del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 22, comma 12 quater, che prevede che “Nelle ipotesi di particolare sfruttamento lavorativo di cui al comma 12-bis, è rilasciato dal questore, su proposta o con il parere favorevole del procuratore della Repubblica, allo straniero che abbia presentato denuncia e cooperi nel procedimento penale instaurato nei confronti del datore di lavoro, un permesso di soggiorno”.

3. Con il terzo motivo si lamenta, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, l’inosservanza, la violazione e falsa applicazione dell’art. 5 della direttiva 2008/115/CE, del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 13, comma 2 e della L. n. 241 del 1990, art. 3, poiché il Giudice di Pace non aveva dichiarato la nullità del decreto di espulsione a causa della carenza e apparenza della motivazione del decreto di espulsione del prefetto.

3.1 Il motivo è inammissibile, per difetto di autosufficienza, laddove il ricorrente si duole, peraltro genericamente, del difetto di motivazione del decreto di espulsione del prefetto, ma non ne riporta analiticamente il contenuto, ciò in violazione del principio di autosufficienza del ricorso per cassazione, prescritto, a pena di inammissibilità, dall’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 3, che è volto ad agevolare la comprensione dell’oggetto della pretesa e del tenore del provvedimento impugnato, da evincersi unitamente ai motivi dell’impugnazione e che implica l’onere per il ricorrente di operare una chiara esposizione funzionale alla piena valutazione di detti motivi in base alla sola lettura del ricorso (Cass., 4 ottobre 2018, n. 24340).

4. Con il quarto motivo si lamenta, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, l’inosservanza, la violazione e falsa applicazione degli artt. 77 e 100 c.p.c. e del D.Lgs. n. 150 del 2011, art. 18, comma 6, poiché il funzionario amministrativo che aveva sottoscritto la memoria difensiva e di costituzione della Prefettura di Verona nel giudizio di primo grado non aveva prodotto la procura dalla quale derivava il suo potere sostanziale e processuale di rappresentare il Prefetto di Verona.

4.1 Il motivo è inammissibile per la novità della questione dedotta, che non risulta dal provvedimento impugnato, rilevandosi, sul punto, il ricorso privo di autosufficienza perché non rispettoso del noto principio secondo cui “Qualora con il ricorso per cassazione siano prospettate questioni di cui non vi sia cenno nella sentenza impugnata, il ricorso deve, a pena di inammissibilità, non solo allegare l’avvenuta loro deduzione dinanzi al giudice di merito, ma anche indicare in quale specifico atto del giudizio precedente lo abbia fatto in virtù del principio di autosufficienza del ricorso. I motivi del ricorso per cassazione devono investire, a pena d’inammissibilità, questioni che siano già comprese nel tema del decidere del giudizio di appello, non essendo prospettabili per la prima volta in sede di legittimità questioni nuove o nuovi temi di contestazione non trattati nella fase di merito né rilevabili d’ufficio” (Cass., 9 luglio 2013, n. 17041; Cass., 13 giugno 2018, n. 15430; Cass., 13 agosto 2018, n. 20712).

5. In conclusione, il ricorso va rigettato.

Nessuna statuizione va assunta sulle spese, perché le Amministrazioni intimate non hanno svolto difese; non si fa luogo al raddoppio del contributo unificato trattandosi di processo esente.

PQM

La Corte rigetta il ricorso.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 6 ottobre 2021.

Depositato in Cancelleria il 13 dicembre 2021

 

 

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