Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 39730 del 13/12/2021

Cassazione civile sez. I, 13/12/2021, (ud. 06/10/2021, dep. 13/12/2021), n.39730

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DE CHIARA Carlo – Presidente –

Dott. PARISE Clotilde – Consigliere –

Dott. TRICOMI Laura – Consigliere –

Dott. CARADONNA Lunella – rel. Consigliere –

Dott. FIDANZIA Andrea – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso n. 11508/2020 proposto da:

N.A., rappresentato e difeso dall’Avv. Alessandro Ferrara,

ed elettivamente domiciliato presso lo studio dello stesso in Roma,

via Barnaba Tortolini, n. 30, giusta mandato alle liti a margine del

ricorso per cassazione.

– ricorrente –

contro

Prefettura di Teramo, nella persona del Prefetto pro tempore;

– intimata –

avverso l’ordinanza del Giudice di Pace di Teramo, pubblicata in data

14 febbraio 2020;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

06/10/2021 dal Consigliere Dott. Lunella Caradonna.

 

Fatto

RILEVATO

Che:

1. Con ordinanza del 14 febbraio 2020, il Giudice di Pace di Teramo ha rigettato il ricorso presentato da N.A., nato in (OMISSIS), avverso il decreto di espulsione del Prefetto della Provincia di Teramo, emesso in data 14 novembre 2019.

2. Il Giudice di pace ha rilevato che il decreto impugnato conteneva le contestazioni di fatto e le norme violate e che le contestazioni in fatto corrispondevano alle situazioni previste dalla legge; che era stata rispettata la L. n. 94 del 2009 e successive modificazioni, in quanto l’opponente risultava già destinatario di un provvedimento espulsivo da parte del Prefetto di Firenze del 20 dicembre 2010 e che era stata rispettata la direttiva comunitaria 2008/115/CE, poiché l’Autorità amministrativa, dopo avere verificato che il cittadino straniero non aveva ottemperato anche all’ultimo ordine di espulsione, aveva ritenuto che non ricorressero le condizioni per l’applicazione della normativa Europea; la mancata concessione di un termine, dai 7 ai 30 giorni, era stata supportata da elementi oggettivi, richiamati nel provvedimento del Prefetto, che avevano fatto presumere il pericolo di fuga dell’espellendo; era stato, inoltre, disposto, il divieto di reingresso in Italia prima dei dieci anni, come già stabilito dal Tribunale di Sorveglianza di Firenze.

3. N.A. ricorre per la cassazione dell’ordinanza con atto affidato a un unico motivo.

4. L’Amministrazione intimata non ha svolto difese.

5. Il ricorrente ha depositato memoria.

Diritto

CONSIDERATO

Che:

1. Con il primo ed unico motivo il ricorrente lamenta la violazione e/o falsa applicazione del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 13, commi 13 e 13 bis e art. 14, in relazione alla direttiva 2008/115/CE ed ai criteri ermeneutici di cui alla sentenza della Corte di Giustizia UE del 28 aprile 2011 nel caso El Dridi c/Italia, avendo il Giudice di Pace di Teramo totalmente trascurato il contenuto motivazionale del primo motivo di ricorso, con il quale era stato dedotto che la durata decennale del divieto di reingresso in Italia, disposto con il richiamato decreto espulsivo del Prefetto di Firenze, non era conforme alla direttiva suindicata.

1.1 Il motivo è infondato.

1.2 La Corte di Giustizia UE, interpellata da domanda di pronuncia pregiudiziale della Corte di Trento nel procedimento a carico di E.D.H. per il reato di cui del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 14, comma 5 ter, come modificato, da ultimo, della L. 15 luglio 2009, n. 94, art. 1, comma 2, lett. M, ha precisato che per la esecuzione del rimpatrio deve essere in primo luogo accordata priorità all’esecuzione volontaria dell’obbligo derivante dalla decisione di rimpatrio fissando un periodo congruo di durata compresa tra sette e trenta giorni; che nell’attesa possono essere imposti obblighi strumentali (la dimora obbligatoria, la consegna del passaporto, la presentazione periodica alla Autorità) e che, in caso di rischio di fuga, ben può essere adottata la misura accompagnatoria coercitiva e che medio tempore ben può essere disposto un trattenimento temporaneo con l’intervento del giudice ed il rispetto delle garanzie di difesa (Corte Giustizia Unione Europea, proc. C-61/11, 28 aprile 2011).

1.3 I giudici Europei hanno, quindi, affermato che la successione delle fasi della procedura di rimpatrio stabilita dalla direttiva 2008/115 corrisponde ad una gradazione delle misure da prendere per dare esecuzione alla decisione di rimpatrio, gradazione che va dalla misura meno restrittiva per la libertà dell’interessato (la concessione di un termine per la sua partenza volontaria) alla misura che maggiormente limita la sua libertà (il trattenimento in un apposito centro), fermo restando l’obbligo di osservare il principio di proporzionalità in tutte le fasi della procedura (cfr. pag. 8 della sentenza del 28 aprile 2011, richiamata).

1.4 Sicché, diversamente da quanto affermato dal ricorrente, la sentenza citata non esclude la legittimità del provvedimento di espulsione fondata sulla mera violazione del divieto di reingresso nel paese. Ne’, poi, è ammissibile la questione della legittimità della durata decennale del divieto in questione. Della sua sottoposizione al Giudice di pace, invero, non vi è traccia nel provvedimento qui impugnato e del tutto generico è il riferimento in proposito contenuto nel ricorso per cassazione, che, in violazione del principio di autosuffcienza, non riporta il passaggio dell’atto introduttivo del giudizio di primo grado con cui sarebbe stata sollevata. E la Corte di Giustizia, del resto, con la richiamata sentenza E.D., non si è affatto pronunciata sulla questione della durata del divieto.

2. In conclusione, il ricorso va rigettato.

Nessuna statuizione va assunta sulle spese, perché l’Amministrazione intimata non ha svolto difese; non si fa luogo al raddoppio del contributo unificato trattandosi di processo esente.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 6 ottobre 2021.

Depositato in Cancelleria il 13 dicembre 2021

 

 

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