Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 39721 del 13/12/2021

Cassazione civile sez. I, 13/12/2021, (ud. 15/09/2021, dep. 13/12/2021), n.39721

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SCOTTI Umberto L. C. G. – Presidente –

Dott. FERRO Massimo – Consigliere –

Dott. CAIAZZO Rosario – rel. Consigliere –

Dott. SCALIA Laura – Consigliere –

Dott. OLIVA Stefano – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 15067/2020 proposto da:

M.A.M., elettivamente domiciliato presso lo studio

dell’avv.to Assunta Fico, che lo rappres. e difende, con procura

speciale in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

Ministero dell’Interno, in persona del Ministro p.t., elettivamente

domiciliato in Roma, in via dei Portoghesi 12 presso l’Avvocatura

Generale dello Stato, che lo rappresenta e difende;

– intimato –

avverso il decreto del TRIBUNALE di CATANZARO, n. 471/2020,

depositato l’11/02/2020;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

15/09/2021 dal Cons. rel., Dott. CAIAZZO ROSARIO.

 

Fatto

RILEVATO

CHE:

Il Tribunale di Catanzaro, con decreto dell’11.2.2020, ha rigettato l’opposizione proposta da M.A.M., cittadino (OMISSIS), avverso il provvedimento della Commissione territoriale di diniego delle varie forme di protezione internazionale, rilevando che: non era riconoscibile lo status di rifugiato, né la protezione sussidiaria, D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, ex art. 14, lett. a) e b), per intrinseca inattendibilità ed implausibilità del racconto reso dal ricorrente circa l’asserito timore di essere ucciso in caso di rimpatrio dall’esercito A.M. che rappresentava l’autorità nel paese di provenienza; non sussistevano i presupposti della protezione sussidiaria, di cui al predetto art. 14, lett. c poiché dalle fonti esaminate non se ne desumevano i presupposti; non era riconoscibile la protezione umanitaria poiché, da un lato, la relazione psicologica prodotta non indica alcun piano terapeutico prescritto al ricorrente, mentre i documenti relativi ad attività lavorativa svolta in un ristretto ambito temporale, e alla frequentazione di un corso di lingua italiana, non rappresentavano condizioni individuali di vulnerabilità, in mancanza di un comprovato effettivo radicamento dello straniero in Italia.

M.A.M. ricorre in cassazione con tre motivi.

Il Ministero si è costituito al solo fine di partecipare all’eventuale udienza di discussione. Il Procuratore Generale ha richiesto che la causa sia rinviata a nuovo ruolo.

Diritto

RITENUTO

CHE:

Il primo motivo deduce nullità della sentenza per omessa valutazione di un documento (una lettera di non chiara provenienza ed autenticità, nella quale lo stesso ricorrente è incluso nella lista di cinque ricercati dallo Stato dell'(OMISSIS)).

Il secondo motivo denunzia violazione e falsa applicazione del D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, artt. 2, 3, 5,6,14, D.Lgs. 25 gennaio 2008, n. 25, artt. 8-27, per non aver il Tribunale riconosciuto la protezione sussidiaria, anche alla luce dei report citati.

Il terzo motivo denunzia violazione del D.Lgs. 25 luglio 1998, n. 286, art. 5 e D.Lgs. 25 gennaio 2008, n. 25, art. 32, per non aver il Tribunale, ai fini del riconoscimento della protezione umanitaria, effettuato la comparazione tra la situazione attuale dell’istante e quella in cui verserebbe in caso di rimpatrio, senza considerare le violazioni dei diritti umani che si verificherebbero in caso di rimpatrio.

Va preliminarmente osservato che la procura speciale alle liti prodotta contiene la firma per autentica della sottoscrizione del ricorrente, ma non anche la certificazione della data del suo rilascio.

Al riguardo, la recente sentenza delle SU ha affermato che il D.Lgs. 25 gennaio 2008, n. 25, art. 35 bis, comma 13, nella parte in cui prevede che la procura alle liti per la proposizione del ricorso per cassazione deve essere conferita, a pena di inammissibilità del ricorso, in data successiva alla comunicazione del decreto impugnato e che “a tal fine il difensore certifica la data del rilascio in suo favore della procura medesima” richiede, quale elemento di specialità rispetto alle ordinarie ipotesi di rilascio della procura speciale, regolate dagli artt. 83 e 365 c.p.c., il requisito della posteriorità della data rispetto alla comunicazione del provvedimento impugnato, prevedendo una speciale ipotesi di inammissibilità del ricorso nel caso di mancata certificazione della data di rilascio della procura in suo favore da parte del difensore. Ne consegue che tale procura speciale deve contenere in modo esplicito l’indicazione della data successiva alla comunicazione del provvedimento impugnato e richiede che il difensore certifichi, anche solo con un’unica sottoscrizione, sia la data della procura successiva alla comunicazione, che l’autenticità della firma del conferente (Cass., SU, n. 15177/21).

Nel caso concreto, come detto, la procura speciale non contiene la certificazione, da parte del difensore, della data del rilascio, in difformità dal suddetto art. 35bis, alla luce della richiamata sentenza delle SU.

Su tale norma, con ordinanza del 7.6.2021, è stata sollevata, dalla terza sezione di questa Corte, una questione di legittimità costituzionale in ordine al D.Lgs. 25 gennaio 2008, n. 25, art. 35bis, comma 13, come inserito dal D.L. n. 46 del 1917, per violazione degli artt. 3,10, 24 e 111,117 Cost., nonché degli artt. 28,46,47,18,19 Carta dei diritti UE, artt. 6, 7, 13 e 14 della CEDU.

Ora, il collegio ritiene che la causa possa essere comunque decisa esaminando nel merito i vari motivi, in virtù del principio della ragione più liquida che esime il giudice dall’esame delle questioni concernenti la regolare instaurazione del rapporto processuale poiché esse, pur se vagliate, non inciderebbero sul principio della ragionevole durata del processo (v. Cass., n. 10839/19).

Premesso ciò, il ricorso è inammissibile.

Il primo motivo è inammissibile, poiché privo di autosufficienza non essendo stato trascritto il motivo del ricorso introduttivo sulla questione del documento prodotto, ritenuto inutilizzabile dal Tribunale, né il ricorrente ha allegato di aver formulato tale specifica contestazione riguardo al provvedimento della Commissione territoriale.

Inoltre, la doglianza tende al riesame dei fatti, in quanto il Tribunale ha escluso ogni credibilità del ricorrente circa il fatto di essere un ricercato dal suo Paese, ritenendo inutilizzabile il documento in quanto privo di certa autenticità e provenienza.

Il secondo motivo è inammissibile, poiché genericamente diretto al riesame dei fatti inerenti alla protezione sussidiaria, prospettando una diversa interpretazione rispetto a quella adottata dal Tribunale.

Il terzo motivo, relativo al riconoscimento della protezione umanitaria, è parimenti inammissibile, per mancata allegazione di fatti espressivi di condizioni individuali di vulnerabilità, che di per sé preclude la dedotta comparazione tra la situazione attuale del ricorrente in Italia e quella in cui si ritroverebbe in caso di rimpatrio. Ne’ la doglianza censura adeguatamente la motivazione del Tribunale sulla mancata prova di un effettivo radicamento dell’istante nel territorio italiano, limitandosi a riportare i fatti già dedotti nel ricorso introduttivo.

Nulla per le spese, considerato che il Ministero non ha depositato il controricorso.

PQM

La Corte dichiara inammissibile il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis ove dovuto.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio, il 15 settembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 13 dicembre 2021

 

 

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