Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 3971 del 16/02/2021

Cassazione civile sez. II, 16/02/2021, (ud. 12/11/2020, dep. 16/02/2021), n.3971

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DI VIRGILIO Rosa Maria – Presidente –

Dott. GORJAN Sergio – Consigliere –

Dott. BELLINI Ubaldo – Consigliere –

Dott. GIANNACCARI Rossana – rel. Consigliere –

Dott. BESSO MARCHEIS Chiara – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 22327/2019 proposto da:

T.M.L., rappresentato e difeso dall’avvocato GIUSEPPE

LUFRANO, giusta delega in atti;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO, COMMISSIONE TERRITORIALE PER IL

RICONOSCIMENTO DELLA PROTEZIONE INTERNAZIONALE DI ANCONA;

– intimati –

avverso la sentenza n. 2855/2018 della CORTE D’APPELLO di ANCONA,

depositata il 05/12/2018;

02 udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio

del 12/11/2020 dal Consigliere Dott. ROSSANA GIANNACCARI.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. T.M.L., cittadino del (OMISSIS) chiese alla Commissione Territoriale di Roma, Sezione di Ancona, la protezione internazionale nella forma del riconoscimento dello status di rifugiato, della protezione sussidiaria e del diritto di rilascio di un permesso di soggiorno per motivi umanitari.

1.1. Innanzi alla Commissione Territoriale riferì che dopo la morte del padre si era allontanato dalla sua città ed aveva dato in locazione il terreno di proprietà del genitore ad un brasiliano che, arbitrariamente, lo aveva recintato unitamente al fondo del Presidente; aveva quindi chiesto spiegazioni al Governo ma non aveva ottenuto alcuna risposta e si era lamentato pubblicamente di tale sopruso. Aveva confidato le sue rimostranze ad un ragazzo che lavorava in Polizia ed il giorno successivo era stato arrestato e torturato in prigione. Rimesso in libertà si era allontanato dal proprio Paese ed era giunto in Italia.

1.2. La domanda venne rigettata in sede amministrativa; l’opposizione fu respinta dal Tribunale ed il provvedimento di diniego venne confermato dalla Corte d’Appello di Ancona.

1.3. La corte di merito ritenne che, secondo quanto risultava dal rapporto di Amnesty International 2018, in Gambia vi era stato un radicale rinnovamento delle istituzioni e della legislazione ed era stato allontanato il Presidente J. sicchè poteva dirsi cessato ogni timore di essere sottoposto a trattamenti inumani e degradanti; in relazione alla vicenda denunciata, quindi, il ricorrente avrebbe potuto rivolgersi alle autorità del proprio Paese per ottenere tutela dei propri diritti. Non sussistendo in Gambia una situazione di violenza generalizzata, rigettò la domanda di protezione sussidiaria ex art. 14, lett. c) e la richiesta di permesso di soggiorno per gravi ragioni umanitarie; in relazione a detta misura, accertò che il ricorrente non versava in condizioni di vulnerabilità, attinente a motivi di salute, nè aveva svolto un percorso di integrazione nel paese ospitante.

2. Per la cassazione di detta sentenza ha proposto ricorso T.M.L. sulla base di tre motivi.

2.1. Il Ministero dell’interno non ha svolto attività difensiva.

2.2. Con atto depositato il 4.11.2020 il ricorrente rinunciava al ricorso per aver presentato istanza ai sensi del D.L. n. 34 del 2020, art. 103.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Va preliminarmente osservato che il ricorrente, nel giudizio di legittimità, è difeso dall’Avv. Giuseppe Lufrano mentre l’atto di rinuncia è stato sottoscritto dalla parte e dall’Avv. Giuseppe Briganti.

1.1. L’art. 390 c.p.c., comma 2, prevede che la rinuncia deve farsi con atto sottoscritto dalla parte e dal suo avvocato o anche solo da questo se è munito di mandato speciale a tale effetto.

1.2. Questa Corte ha affermato che l’atto di rinuncia al ricorso per cassazione è invalido e, quindi, inidoneo a produrre effetti ove non sia sottoscritto congiuntamente dalla parte e dal difensore, salvo che quest’ultimo non sia munito di mandato speciale a questo effetto, poichè la formalità della duplice sottoscrizione è prescritta “ad substantiam” (Cassazione civile sez. VI, 20/01/2015, n. 901; Cass. civ., sez. III, 26 marzo 2010 n. 72420). Alla luce di tali principi, l’atto di rinuncia sottoscritto dal solo ricorrente e non anche dal suo difensore – l’Avv. Lufrano – è invalido.

1.3. Il ricorso deve, pertanto, essere esaminato nel merito.

1. Con il primo motivo di ricorso si deduce la violazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3, comma 5, in quanto la corte di merito, nell’esaminare i motivi di ricorso, non si sarebbe attenuta ai criteri legali relativi alla valutazione della credibilità.

1.1. Il motivo è inammissibile in quanto non coglie la ratio decidendi. La corte di merito non ha fondato la sua decisione sull’assenza di credibilità del ricorrente ma ha ritenuto che, anche ove la sua versione fosse veritiera, l’allontanamento,1 del Presidente J. ed i cambiamenti medio tempore avvenuti nel Paese, escludevano il rischio che questi potesse essere sottoposto a trattamenti inumani e degradanti.

2. Il secondo motivo di ricorso censura la sentenza impugnata per violazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. c), per avere la corte di merito erroneamente sostenuto che il ricorrente non aveva dedotto alcun pericolo per la propria incolumità mentre sarebbe compito del giudice accertare l’esistenza di un conflitto indiscriminato.

2.1. Anche questo motivo è inammissibile in quanto la corte di merito, richiamando il rapporto di Amnesty International del 2018 ha escluso la ricorrenza dei presupposti per la concessione della protezione sussidiaria determinata dall’esistenza di un situazione di violenza generalizzata in Gambia, nè il ricorso richiama fonti successive e di segno contrario (Cassazione civile sez. I, 21/10/2019, n. 26728).

3. Con il terzo motivo di ricorso, si deduce la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6, per avere il Tribunale negato il riconoscimento del rilascio del permesso di soggiorno per motivi umanitari con motivazione meramente apparente, senza lo svolgimento di indagini sulla violazione di diritti umani fondamentali nel paese di provenienza e sull’esistenza di standard minimi per un’esistenza dignitosa.

3.1. Il motivo è inammissibile.

3.2. La Corte d’appello, nel rigettare la domanda volta al rilascio del permesso di soggiorno per motivi umanitari, non ha ritenuto sussistenti i presupposti per il riconoscimento della misura invocata, non avendo il richiedente allegato una situazione di vulnerabilità intesa quale compromissione dei diritti umani fondamentali, nè un’effettiva integrazione nel territorio dello Stato (cfr. Cass. civ., sez. I, 15/01/2020, n. 625; Cass. civ., Sez. 6 – 1, n. 25075 del 2017).

3.3. Il dovere di cooperazione, da parte del giudice di merito non esime il ricorrente dalla specifica allegazione delle ragioni di vulnerabilità che, secondo gli accertamenti della Corte d’appello, non erano state dedotte.

6. Il ricorso va pertanto dichiarato inammissibile.

6.1. Non deve provvedersi sulle spese, non avendo il Ministero svolto attività difensiva.

6.3. Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, va dato atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

PQM

dichiara inammissibile il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Seconda Civile della Corte di Cassazione, il 12 novembre 2020.

Depositato in Cancelleria il 16 febbraio 2021

 

 

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