Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 39680 del 13/12/2021

Cassazione civile sez. VI, 13/12/2021, (ud. 04/11/2021, dep. 13/12/2021), n.39680

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. ESPOSITO Antonio Francesco – Presidente –

Dott. CATALDI Michele – Consigliere –

Dott. CROLLA Cosmo – Consigliere –

Dott. LUCIOTTI Lucio – Consigliere –

Dott. LO SARDO Giuseppe – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 10415/2020 R.G., proposto da:

l’Agenzia delle Entrate, con sede in Roma, in persona del Direttore

pro tempore, rappresentata e difesa dall’Avvocatura Generale dello

Stato, con sede in Roma, ove per legge domiciliata;

– ricorrente –

contro

la “NATURA Soc. Coop. a r.l.”, in liquidazione, con sede in Caulonia

(RC), in persona del liquidatore pro tempore, rappresentata e difesa

dall’Avv. Roberto de Tilla, con studio in Roma, ove elettivamente

domiciliata, giusta procura in calce al controricorso di

costituzione nel presente procedimento;

– controricorrente –

avverso la sentenza depositata dalla Commissione Tributaria Regionale

della Calabria – Sezione Staccata di Reggio Calabria il 4 ottobre

2019 n. 3530/05/2019;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 4 novembre 2021 dal Dott. Giuseppe Lo Sardo.

 

Fatto

RILEVATO

che:

L’Agenzia delle Entrate ha proposto ricorso per la cassazione della sentenza depositata dal Commissione Tributaria Regionale della Calabria – Sezione Staccata di Reggio Calabria il 4 ottobre 2019 n. 3530/05/2019, che, in controversia avente ad oggetto l’impugnazione di avvisi di accertamento per IRPEG, IRAP ed IVA relative all’anno 2003, per IRES relativa all’anno 2004, nonché per IRAP ed IVA relative all’anno 2005, in dipendenza della detrazione di fatture per operazioni oggettivamente inesistenti con riguardo alla progettazione ed alla realizzazione di un oleificio finanziato con le agevolazioni della L. 19 dicembre 1992, n. 488, ha rigettato l’appello proposto dalla medesima nei confronti della “NATURA Soc. Coop. a r.l.”, in liquidazione, avverso la sentenza depositata dalla Commissione Tributaria Provinciale di Reggio Calabria il 21 aprile 2011 n. 96/02/2011, con compensazione delle spese di lite. La Commissione Tributaria Regionale ha confermato la decisione di prime cure sul presupposto della carenza di prove a supporto degli atti impositivi, anche in considerazione della accertata realizzazione delle opere finanziate con le agevolazioni della L. 19 dicembre 1992, n. 488. La “NATURA Soc. Coop. a r.l.”, in liquidazione, si è costituita con controricorso. Ritenuta la sussistenza delle condizioni per definire il ricorso ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c., la proposta formulata dal relatore è stata notificata ai difensori delle parti con il decreto di fissazione dell’adunanza della Corte.

Diritto

CONSIDERATO

che:

1. Con il primo motivo, si denuncia violazione e/o falsa applicazione degli artt. 2697 e 2729 c.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, per aver erroneamente valutato in via presuntiva l’esistenza delle operazioni fatturate sulla base delle sole risultanze delle evidenze contabili.

2. Con il secondo motivo, si denuncia violazione e falsa applicazione del D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, art. 36, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, per aver deciso l’appello con motivazione meramente apparente con riguardo all’effettiva esistenza delle operazioni fatturate.

Ritenuto che:

1. Ragioni di priorità logica inducono ad invertire l’ordine di prospettazione nell’esame dei motivi, valutandosi la pregiudizialità del secondo rispetto al primo.

1.1 Ciò detto, il secondo motivo è infondato.

1.2 Invero, si è in presenza di una tipica fattispecie di “motivazione apparente”, allorquando la motivazione della sentenza impugnata, pur essendo graficamente (e, quindi, materialmente) esistente e, talora, anche contenutisticamente sovrabbondante, risulta, tuttavia, essere stata costruita in modo tale da rendere impossibile ogni controllo sull’esattezza e sulla logicità del ragionamento decisorio, e quindi tale da non attingere la soglia del “minimo costituzionale” richiesto dall’art. 111 Cost., comma 6 (tra le tante: Cass., Sez. 1, 30 giugno 2020, n. 13248; Cass., Sez. 6-5, 25 marzo 2021, n. 8400; Cass., Sez. 6-5, 7 aprile 2021, n. 9288; Cass., Sez. 5, 13 aprile 2021, n. 9627).

1.2 Nella specie, non si può ritenere che la sentenza impugnata sia insufficiente o incoerente sul piano della logica giuridica, contenendo un’adeguata esposizione delle ragioni sottese all’accoglimento dell’appello del contribuente (al di là di ogni considerazione sul piano della loro fondatezza in diritto), con particolare riguardo alla carente prova dell’inesistenza delle spese per i lavori eseguiti mediante l’utilizzo del finanziamento ricevuto ex L. 19 dicembre 1992, n. 488, delle quali il giudice di merito ha valutato l’effettività e la realtà sia per il mancato assolvimento dell’onus probandi a carico dell’amministrazione finanziaria sia sulla scorta del materiale fotografico e delle perizie di parte. Per cui, la motivazione del decisum raggiunge senz’altro la soglia del minimum costituzionale.

2. Anche il primo motivo è infondato.

2.1 Per costante giurisprudenza di questa Corte, in tema di IVA, qualora l’amministrazione finanziaria contesti al contribuente l’indebita detrazione di fatture, relative ad operazioni inesistenti, spetta all’ufficio fornire la prova che le operazioni commerciali oggetto di fatturazione non sono mai state poste in essere, indicando gli elementi, anche indiziari, sui quali si fonda la contestazione, mentre è onere del contribuente dimostrare la fonte legittima della detrazione o del costo, altrimenti indeducibili, non essendo sufficiente, a tal fine, la regolarità formale delle scritture o le evidenze contabili dei pagamenti, trattandosi di dati e circostanze facilmente falsificabili (tra le tante: Cass., Sez. 6″-5, 15 maggio 2018, n. 11873; Cass., Sez. 5, 19 dicembre 2019, n. 33915; Cass., Sez. 5, 21 novembre 2019, n. 30366; Cass., Sez. 5, 27 febbraio 2020 n. 5339; Cass., Sez. 5, 20 luglio 2020, n. 15369; Cass. Sez. 5, 5 agosto 2021, nn. 22321 e n. 22322; Cass., Sez. 5, 15 ottobre 2021, n. 28541)

2.2 Inoltre, in materia di deducibilità dei costi d’impresa, la derivazione dei costi da una attività che è espressione di distrazione verso finalità ulteriori e diverse da quelle proprie dell’attività dell’impresa, come in caso di operazioni oggettivamente inesistenti per mancanza del rapporto sottostante, comporta il venir meno dell’indefettibile requisito dell’inerenza tra i costi medesimi e l’attività imprenditoriale, inerenza che è onere del contribuente provare, al pari dell’effettiva sussistenza e del preciso ammontare dei costi medesimi; tale ultima prova non può, peraltro, consistere nella esibizione della fattura, in quanto espressione cartolare di operazioni commerciali mai realizzate, né nella sola dimostrazione della regolarità formale delle scritture contabili o dei mezzi di pagamento adoperati, i quali vengono normalmente utilizzati proprio allo scopo di far apparire reale un’operazione fittizia (Cass., Sez. 5, 19 dicembre 2019, n. 33915; Cass. Sez. 5, 6 agosto 2020, n. 16779; Cass., Sez. 5, 10 febbraio 2021, nn. 3252 e 3253; Cass., Sez. 5, 18 ottobre 2021, nn. 28723 e 28724).

2.3 Ad ogni modo, in tema di atto amministrativo finale di imposizione tributaria, la motivazione per relationem, con rinvio alle conclusioni contenute nel processo verbale redatto dalla Guardia di Finanza nell’esercizio dei poteri di polizia tributaria, non è illegittima, per mancanza di autonoma valutazione da parte dell’ufficio degli elementi da quella acquisiti, significando semplicemente che l’ufficio stesso, condividendone le conclusioni, ha inteso realizzare una economia di scrittura che, avuto riguardo alla circostanza che si tratta di elementi già noti al contribuente, non arreca alcun pregiudizio al corretto svolgimento del contraddittorio (tra le tante: Cass., Sez. 6-5, 5 dicembre 2017, n. 29002; Cass., Sez. 5, 20 dicembre 2017, n. 30560; Cass., Sez. 5, 20 dicembre 2018, n. 32957; Cass., Sez. 5, 28 settembre 2021, n. 26299; Cass., Sez. 5, 19 ottobre 2021, n. 28809). Tale motivazione e’, quindi, sufficiente ad individuare la causa giustificativa del recupero a tassazione in relazione al contenuto dell’atto richiamato ed a porre la società in grado di adeguatamente spiegare le proprie difese, sia negando i fatti costitutivi della pretesa fiscale, sia contrastando le risultanze dell’atto impositivo mediante acquisizione di ulteriore documentazione e di altri elementi probatori idonei a dimostrare la insussistenza della pretesa fiscale, dovendosi, al riguardo, distinguere nettamente la questione relativa all’esistenza della motivazione dell’atto impositivo, quale “requisito formale di validità” dell’avviso di accertamento (della L. 27 luglio 2000, n. 212, art. 7), dalla questione attinente, invece, alla indicazione ed effettiva sussistenza di elementi dimostrativi dei fatti costitutivi della pretesa tributaria, indicazione che non è richiesta quale elemento costitutivo della validità dell’atto impositivo, e che rimane disciplinata dalle regole processuali proprie della istruzione probatoria che trovano applicazione nello svolgimento del giudizio introdotto dal contribuente con il ricorso di opposizione all’atto impositivo (Cass., Sez. 5, 5 aprile 2013, n. 8399; Cass., Sez. 5, 20 dicembre 2018, n. 32957). Nell’ambito degli oneri di deduzione probatoria, e non dei requisiti di validità della motivazione dell’atto impositivo, assumono, quindi, rilevanza i processi verbali di constatazione redatti dalla Guardia di Finanza a carico della stessa contribuente (Cass., Sez. 5, 20 dicembre 2018, n. 32957).

2.4 Nella specie, tuttavia, seppure in adesione ai principi enunciati, il giudice di appello ha evidenziato come le risultanze dei processi verbali di constatazione della Guardia di Finanza, che erano stati richiamati negli avvisi di accertamento (al fine di garantirne la completezza motivazionale), siano state contraddette e superate dalla constatazione (anche attraverso le riproduzioni fotografiche e le perizie di parte) che il finanziamento era stato riscosso ed impiegato nella realizzazione delle opere progettate (frantoio, copertura, recinzione, mensa, ufficio e stanza della pesa) nel periodo compreso tra l’anno 2003 e l’anno 2004, ancorché la tempistica di realizzazione del progetto finanziato non avesse avuto una successione cronologica lineare, ma soltanto fasica, graduale e diacronica, restando così sostanzialmente inadempiuto l’onere probatorio (anche sul piano meramente presuntivo) a cautela della pretesa impositiva, a fronte della “acquisita certezza della realizzazione del progetto finanziato”.

3. Valutandosi l’infondatezza dei motivi dedotti, alla stregua delle suesposte argomentazioni, dunque, il ricorso deve essere rigettato.

4. Le spese giudiziali seguono la soccombenza e sono liquidate nella misura fissata in dispositivo.

PQM

La Corte rigetta il ricorso; condanna la ricorrente alla rifusione delle spese giudiziali in favore della controricorrente, liquidandole nella misura di Euro 200,00 per esborsi e di Euro 10.200,00 per compensi, oltre a spese forfettarie nella misura del 15% sui compensi e ad altri accessori di legge.

Così deciso in Roma, nell’adunanza camerale effettuata da remoto, il 4 novembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 13 dicembre 2021

 

 

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