Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 39677 del 13/12/2021

Cassazione civile sez. VI, 13/12/2021, (ud. 03/11/2021, dep. 13/12/2021), n.39677

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MOCCI Mauro – Presidente –

Dott. ESPOSITO Antonio Francesco – Consigliere –

Dott. CATALDI Michele – Consigliere –

Dott. CROLLA Cosmo – rel. Consigliere –

Dott. LUCIOTTI Lucio – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 17321-2020 proposto da:

B.A., domiciliato in ROMA PIAZZA CAVOUR presso la CANCELLIA

della CORTE di CASSAZIONE, rappresentato e difeso dall’avvocato

VINCENZO MARANO;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE, (C.F. (OMISSIS)), in persona del legale

rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA

DEI PORTOGHESI 12, presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la

rappresenta e difende ope legis;

– resistente –

avverso la sentenza n. 3710/1/2019 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE della CALABRIA, depositata il 17/10/2019;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 03/11/2021 dal Consigliere Relatore Dott. COSMO

CROLLA.

 

Fatto

CONSIDERATO IN FATTO

1. B.A. proponeva ricorso davanti alla Commissione Tributaria Provinciale di Catanzaro avverso l’avviso di accertamento, relativo all’anno di imposta 2012, con il quale l’Amministrazione Finanziaria, sulla scorta delle indagini della Guardia di Finanza che avevano ricostruito il maggior reddito per effetto di corrispettivi derivanti da attività professionale di avvocato non dichiarato, aveva effettuato le conseguenti riprese fiscali

2. La Commissione Tributaria Provinciale rigettava il ricorso.

3. La sentenza veniva impugnata dal contribuente e la Commissione Regionale Tributaria della Regionale della Calabria rigettava l’appello rilevando a) che la ricostruzione del volume di affari era stata effettuata verificando ed analizzando gli onorari ritraibili dalle pratiche seguite dal legale delle compagnie assicuratrici senza che il contribuente avesse fornito elementi utili a smentire il contenuto del pvc; b) che il ricorrente non aveva allegato alcuna documentazione a sostegno del proprio assunto circa la duplicazione dell’IVA.

4. Avverso la sentenza della CTR la contribuente ha proposto ricorso per Cassazione sulla scorta di due motivi; l’Agenzia delle Entrate si è costituita tardivamente al solo scopo di partecipare all’eventuale udienza di discussione.

5. Sulla proposta avanzata dal relatore ai sensi del novellato art. 380 bis c.p.c. risulta regolarmente costituito il contraddittorio. Il contribuente ha depositato memoria illustrativa.

Diritto

RITENUTO IN DIRITTO

1. Con il primo motivo d’impugnazione il ricorrente deduce omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio oggetto del ricorso; in particolare si sostiene che la CTR avrebbe trascurato di analizzare il contenuto di venticinque sentenze passate in giudicato che avevano liquidato importi a titolo di compensi ben inferiori agli onorari quantificati dal processo verbale di accertamento recepito dall’atto impositivo.

1.1 Con il secondo motivo il ricorrente denuncia violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 67, e D.P.R. n. 917 del 1986, art. 163, per avere la CTR, non tenendo conto della documentazione versata in atti, operato, con riferimento alle vertenze indicate, una duplicazione di imposta.

2. Il primo motivo è inammissibile.

2.1 Ai sensi dell’art. 348 ter c.p.c. commi 4 e 5, applicabile a norma del D.L. n. 83 del 2012, art. 54, comma 2, al caso concreto, in quanto il giudizio di appello è stato introdotto dopo l’11.09.2012, ” Quando l’inammissibilità è fondata sulle stesse ragioni, inerenti alla questione di fatto, poste a base della decisione impugnata, il ricorso per Cassazione di cui al comma precedente può essere proposto esclusivamente per i motivi di cui all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 1), 2), 3) e 4). La disposizione di cui al comma 4 si applica, fuori dai casi di cui all’art. 348 bis, comma 2, lett. a) anche al ricorso per cassazione avverso la sentenza d’appello che conferma la decisione di primo grado.” Non vi è prova che la “doppia conforme” si fondi su differenti ragioni di fatto poste a base delle decisioni di primo e secondo grado anzi dalla lettura dell’impugnata sentenza emerge che la CTR abbia condiviso la valutazione dei fatti compiuta dal giudice di prime cure.

2.2 La censura è anche infondata in quanto non viene spiegata la decisività della circostanza della quale assume l’omesso esame, ovvero la liquidazione, in alcune sentenze relative a cause patrocinate dal ricorrente quale difensore, a titolo di spesa ed a favore della parte difesa dal contribuente, di compensi inferiori agli onorari quantificati dal processo verbale di accertamento recepito dall’atto impositivo controverso.

2.3 Secondo quanto affermato dai giudici di legittimità ” Nella giurisprudenza di questa Corte (tra le tante, sentenze 19/10/1992 n. 11448; 30/5/1991 n. 6101; 28/6/1989 n. 3158) è incontrastato il principio secondo cui la misura degli oneri dovuti dal cliente al proprio avvocato prescinde dalle statuizioni del giudice contenute nella sentenza che condanna la controparte alle spese ed agli onorari di causa e deve essere determinata in base a criteri diversi da quelli che regolano la liquidazione delle spese tra le parti (…) la misura degli onorari dovuti dal cliente al proprio avvocato prescinde dalla liquidazione contenuta nella sentenza, che condanna l’altra parte al pagamento delle spese e degli onorari di causa, per cui solo l’inequivoca rinuncia del legale al maggiore compenso può impedirgli di pretendere onorari maggiori e diversi da quelli liquidati in sentenza. Tale rinuncia non può essere desunta dalla mera accettazione della somma corrisposta dal cliente per spese, diritti ed onorari, nella misura liquidata in sentenza e posta a carico dell’altra parte, quando non risulti in concreto che la somma è stata accettata a saldo di ogni credito per tale titolo.” (Cass. Sez. VI – 2, Ordinanza 17/10/2018, n. 25992, in motivazione, e giurisprudenza di legittimità ivi richiamata, ex plurimis).

2.5 In punto di fatto, quindi, ovvero per quanto qui interessa ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, la liquidazione degli onorari, a titolo di spese di lite ed a favore della parte assistita, anche ove divenuta irrevocabile tra le parti sostanziali, non è di per sé sola decisiva in ordine all’esclusione della percezione, da parte del professionista contribuente, di maggiori compensi dai propri assistiti, per i medesimi affari.

3. Il secondo motivo è parimenti inammissibile, in quanto la CTR in punto di duplicazione IVA, ha, con accertamento di fatto, ritenuto che il contribuente non ha fornito alcuna documentazione a sostegno delle proprie asserzioni.

2.3 Con riferimento ai profili del censura che investono l’omesso esame di fatti decisivi valgono le considerazione sopra svolte in punto di ” doppia conforme”. Per quanto concerne il prospettato vizio di violazione di legge il ricorrente lungi dal denunciare l’erronea ricognizione da parte del provvedimento impugnato, della fattispecie astratta recata dalla norme richiamate, ha allegato una erronea ricognizione, da parte del giudice a quo, della fattispecie concreta a mezzo delle risultanze di causa. Tale operazione non attiene all’esatta interpretazione della norme di legge, inerendo bensì alla tipica valutazione del giudice di merito, la cui censura è possibile in sede di legittimità unicamente sotto l’aspetto del profilo del vizio di motivazione (cfr. Cass. n. 26110/2015 144476/2019).

4 In conclusione il ricorso va dichiarato inammissibile.

5 Nulla è da statuire sulle spese processuali essendosi l’Agenzia costituita tardivamente senza svolgere difese.

PQM

La Corte,

dichiara inammissibile il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte della ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1- bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio, il 3 novembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 13 dicembre 2021

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