Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 39665 del 13/12/2021

Cassazione civile sez. VI, 13/12/2021, (ud. 21/09/2021, dep. 13/12/2021), n.39665

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BISOGNI Giacinto – Presidente –

Dott. MELONI Marina – Consigliere –

Dott. IOFRIDA Giulia – Consigliere –

Dott. VELLA Paola – Consigliere –

Dott. FALABELLA Massimo – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 2794-2021 proposto da:

C.Y., domiciliato in ROMA, PIAZZA CAVOUR presso la

CANCELLERIA DELLA CORTE DI CASSAZIONE, rappresentato e difeso

dall’avvocato AMERIGA PETRUCCI;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO (OMISSIS), in persona del Ministro pro

tempore, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e

difende ope legis;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 1111/2020 della CORTE D’APPELLO di BARI,

depositata il 19/06/2020;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 21/09/2021 dal Consigliere Relatore Dott. FALABELLA

MASSIMO.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. – E’ impugnata per cassazione la sentenza della Corte di appello di Bari, pubblicata il 19 giugno 2020, con cui è stato dichiarato inammissibile il gravame proposto da C.Y. nei confronti del provvedimento assunto nei suoi confronti dal Tribunale di Bari; questo aveva a sua volta respinto l’impugnazione proposta dal detto C. avverso il provvedimento questorile di diniego del permesso di soggiorno per motivi familiari D.Lgs. n. 286 del 1998, ex art. 30. La nominata Corte ha reputato tardivo il gravame, attribuendo rilievo al momento della notifica della citazione in appello; ha osservato, infatti, che il gravame contro l’ordinanza che decide sul rito sommario di cognizione va proposto con citazione da notificarsi alla controparte entro 30 giorni dalla comunicazione del provvedimento: ciò che nella fattispecie non era avvenuto.

2. – Il ricorso per cassazione si fonda su di un motivo. Il Ministero dell’interno resiste con controricorso.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. – Il ricorrente oppone la violazione dell’art. 702 quater c.p.c., del D.Lgs. n. 150 del 2011, art. 16 e del D.L. n. 13 del 2017, art. 3, comma 1. Egli rileva che tutte le materie di competenza delle sezioni specializzate in materia d’immigrazione, protezione internazionale e libera circolazione dei cittadini dell’Unione Europea vengono trattate secondo il rito sommario di cognizione, onde è riscontrabile una omogeneità di organizzazione degli uffici giudiziari in ordine al soddisfacimento delle esigenze di celerità. In tal senso il ragionamento svolto dalle Sezioni Unite di questa Corte in relazione alla forma dell’appello di cui all’art. 702 quater c.p.c. – da proporsi con ricorso, e non con citazione – non potrebbe essere limitato alla sola protezione internazionale. Diversamente si avrebbe una disomogeneità nelle forme dell’atto d’appello per materie simili trattate dalle sezioni specializzate.

2. – Il motivo è infondato.

Dispone il D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 30, comma 6, che contro il diniego del nulla osta al ricongiungimento familiare e del permesso di soggiorno per motivi familiari, nonché contro gli altri provvedimenti dell’autorità amministrativa in materia di diritto all’unità familiare, l’interessato può proporre opposizione all’autorità giudiziaria ordinaria: opposizione che è disciplinata dal D.Lgs. n. 150 del 2011, art. 20. Quest’ultimo prevede, al comma 1, che le controversie previste dal citato D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 30, comma 6, siano “regolate dal rito sommario di cognizione, ove non diversamente disposto dal presente articolo”, precisando, poi, al comma 2, che la competenza appartiene al tribunale sede della sezione specializzata in materia di immigrazione, protezione internazionale e libera circolazione dei cittadini dell’Unione Europea, del luogo in cui ha sede l’autorità che ha adottato il provvedimento impugnato. Aggiungono il terzo e il comma 4, rispettivamente, che l’ordinanza che accoglie il ricorso può disporre il rilascio del visto anche in assenza del nulla osta e che gli atti del procedimento sono esenti da imposta di bollo e di registro e da ogni altra tassa.

Tale complessa disciplina non lascia adito a dubbi quanto alla correttezza della decisione assunta dalla Corte di merito. L’appello del provvedimento emesso dal tribunale in esito al giudizio di impugnativa ad esso devoluto trova la sua regolamentazione nella disciplina codicistica del procedimento sommario di cognizione, siccome non derogato da disposizioni contenute nel D.Lgs. n. 150 del 2011, art. 20. Va fatta conseguente applicazione del principio per cui l’impugnazione dell’ordinanza conclusiva del giudizio sommario di cui all’art. 702 ter c.p.c. può essere proposta esclusivamente nella forma ordinaria dell’atto di citazione, non essendo espressamente prevista dalla legge per il secondo grado di giudizio l’adozione del rito sommario quale modalità alternativa al rito ordinario e non essendo possibile in caso di appello introdotto mediante ricorso, la salvezza degli effetti dell’impugnazione, mediante lo strumento del mutamento del rito previsto dal D.Lgs. n. 150 del 2011, art. 4, comma 5 (Cass. 5 marzo 2020, n. 6318; Cass. 10 aprile 2018, n. 8757).

Il riferimento del ricorrente alla disciplina introdotta dal D.Lgs. n. 142 del 2015, art. 27, lett. f), si mostra non conferente. Come è noto, tale articolo ha modificato il D.Lgs. n. 150 del 2011, art. 19, comma 9, disponendo, tra l’altro, che in caso di rigetto della domanda in primo grado la Corte di appello decidesse “sulla impugnazione entro sei mesi dal deposito del ricorso”. Il detto D.Lgs. n. 150 del 2011, art. 19 riguardava però, le controversie in materia di riconoscimento della protezione internazionale, laddove nella presente sede si fa questione dell’opposizione al diniego del permesso di soggiorno per motivi familiari, specificamente regolamentato dallo stesso D.Lgs. n. 150 del 2011, art. 20. E’ evidente, allora, che non trovi giustificazione il richiamo alla pronuncia con cui le Sezioni Unite di questa Corte hanno precisato che a norma del citato D.Lgs. n. 150 del 2011, art. 19, così come modificato dal citato D.Lgs. n. 142 del 2015, art. 27, lett. f), l’appello ex art. 702 quater c.p.c. proposto avverso la decisione di primo grado sulla domanda volta al riconoscimento della protezione internazionale deve essere introdotto con ricorso e non con citazione, in aderenza alla volontà del legislatore desumibile dal nuovo tenore letterale della norma (Cass. Sez. U. 8 novembre 2018, n. 28575). Tale voluntas legis deve difatti intendersi circoscritta, per un dato desumibile dai precisi contorni dell’intervento normativo posto in atto, alla disciplina dei giudizi aventi ad oggetto le domande di protezione internazionale.

Ma c’e’ dell’altro. Il D.Lgs. n. 150 del 2011, art. 19, comma 9, non potrebbe comunque essere ad oggi utilizzato per dar ragione della volontà legislativa di estendere alle controversie sul permesso di soggiorno per motivi familiari la disciplina dettata per la proposizione dell’appello in tema di protezione internazionale: e ciò in quanto il citato D.Lgs. n. 150 del 2011, art. 19 è stato abrogato dal D.L. n. 13 del 2017, convertito dalla L. n. 46 del 2017. Con l’avvento della nuova disciplina processuale, che ha escluso l’appello per le cause vertenti sul riconoscimento della protezione internazionale, è evidentemente venuta meno, pure sul piano astratto, la possibilità di assegnare al citato D.Lgs. n. 150 del 2011, art. 19, comma 9, il ruolo di parametro interpretativo che la ricorrente intenderebbe assegnarle.

3. – Il ricorso è respinto.

4. – Le spese di giudizio possono compensarsi, stante la novità della questione.

PQM

La Corte:

rigetta il ricorso e compensa le spese di giudizio per l’intero; ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello stabilito per il ricorso, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della 6a Sezione Civile, il 21 settembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 13 dicembre 2021

 

 

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