Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 39583 del 13/12/2021

Cassazione civile sez. VI, 13/12/2021, (ud. 21/10/2021, dep. 13/12/2021), n.39583

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. ESPOSITO Antonio Francesco – Presidente –

Dott. CATALDI Michele – Consigliere –

Dott. CROLLA Cosmo – Consigliere –

Dott. LUCIOTTI Lucio – Consigliere –

Dott. DELLI PRISCOLI Lorenzo – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 15971-2020 proposto da:

T.R., domiciliato in ROMA PIAZZA CAVOUR presso la

CANCELLERIA della CORTE di CASSAZIONE, rappresentato e difeso

dall’avvocato BRUNETTI EMANUELE;

– ricorrente –

contro

REGIONE BASILICATA, AGENZIA DELLE ENTRATE – RISCOSSIONE (OMISSIS);

– intimate –

avverso la sentenza n. 534/3/2019 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE della BASILICATA, depositata il 13/12/2019;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 21/10/2021 dal Consigliere Relatore Dott. LORENZO

DELLI PRISCOLI.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

Rilevato che:

la parte contribuente proponeva ricorso avverso la comunicazione preventiva di preavviso di fermo amministrativo, risultando un debito tributario di 3.516 Euro, derivante da iscrizioni a ruolo per mancato pagamento delle tasse automobilistiche per gli anni 2000 e 2001;

la Commissione Tributaria Provinciale respingeva il ricorso della parte contribuente e la Commissione Tributaria Regionale ne respingeva l’appello affermando che le cartelle prodromiche all’emissione del preavviso di fermo furono tutte regolarmente notificate e non opposte per cui il credito si era cristallizzato e quindi correttamente il primo giudice ha rigettato il ricorso confermando la comunicazione preventiva di fermo perché solo mediante l’impugnazione degli atti prodromici il contribuente avrebbe potuto contestare il merito della pretesa che in questa sede, stante la constatata regolarità delle notifiche delle cartelle, non può essere messa in discussione.

Avverso detta sentenza la parte contribuente proponeva ricorso per Cassazione, affidato a due motivi di impugnazione, mentre la regione Basilicata e l’Agenzia delle entrate Riscossione non si costituivano.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

Considerato che:

con il primo motivo d’impugnazione, la parte contribuente denuncia violazione e falsa applicazione del D.L. n. 953 del 1982, art. 5, art. 2953 c.c., art. 112 c.p.c. e art. 324 c.p.c. in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 3, in quanto la prescrizione si compie con il decorso del terzo anno successivo a quello in cui doveva essere effettuato il pagamento, e tale termine breve rimane anche in

seguito alla mancata impugnazione della cartella esattoriale avente ad oggetto il credito derivante dalla suddetta tassa, mentre la conversione del termine prescrizionale, in virtù dell’art. 2953 c.c., avviene solo ove intervenga un titolo giudiziale;

con il secondo motivo d’impugnazione, la parte contribuente denuncia nullità della sentenza impugnata per violazione dell’art. 112 c.p.c. in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 5, per non essersi la sentenza impugnata pronunciata sulla eccezione di prescrizione.

Il primo motivo di impugnazione è fondato.

Infatti, secondo questa Corte:

in tema di tassa automobilistica, il termine triennale di prescrizione per la sua riscossione, previsto dal D.L. n. 953 del 1982, art. 5, comma 51, conv., con modif., in L. n. 53 del 1983, decorre dall’anno in cui doveva essere effettuato il pagamento e non è interrotto dall’iscrizione a ruolo del tributo da parte dell’Amministrazione finanziaria il quale, essendo mero atto interno, è inidoneo a costituire in mora il debitore (Cass. n. 23261 del 2020);

in tema di riscossione di crediti contributivi, la notifica della cartella esattoriale ha un effetto interruttivo, ma non sospensivo, della prescrizione del credito, che riprende a decorrere dalla data della notifica (Cass. n. 6499 del 2021);

il principio, di carattere generale, secondo cui la scadenza del termine perentorio sancito per opporsi o impugnare un atto di riscossione mediante ruolo, o comunque di riscossione coattiva, produce soltanto l’effetto sostanziale della irretrattabilità del credito, ma non anche la cd. “conversione” del termine di prescrizione breve eventualmente previsto in quello ordinario decennale, ai sensi dell’art. 2953 c.c., si applica con riguardo a tutti gli atti – in ogni modo denominati – di riscossione mediante ruolo o comunque di riscossione coattiva di crediti degli enti previdenziali, ovvero di crediti relativi ad entrate dello Stato, tributarie ed extratributarie, nonché di crediti delle Regioni, delle Province, dei Comuni e degli altri Enti locali, nonché delle sanzioni amministrative per la violazione di norme tributarie o amministrative e così via. Pertanto, ove per i relativi crediti sia prevista una prescrizione (sostanziale) più breve di quella ordinaria, la sola scadenza del termine concesso al debitore per proporre l’opposizione, non consente di fare applicazione dell’art. 2953 c.c., tranne che in presenza di un titolo giudiziale divenuto definitivo (Cass. SU n. 23397 del 2016; Cass. n. 14346 del 2021).

La Commissione Tributaria Regionale non si è attenuta ai suddetti principi laddove – affermando che le cartelle prodromiche all’emissione del preavviso di fermo furono tutte regolarmente notificate e non opposte per cui il credito si era cristallizzato e quindi correttamente il primo giudice ha rigettato il ricorso confermando la comunicazione preventiva di fermo perché solo mediante l’impugnazione degli atti prodromici il contribuente avrebbe potuto contestare il merito della pretesa che in questa sede, stante la constatata regolarità delle notifiche delle cartelle, non può essere messa in discussione – per un verso non ha ben chiarito la ratio decidendi, mediante un linguaggio atecnico e senza fare riferimento alla date inerenti il problema relativo al decorso o meno dei termini di prescrizione (pur avendo riferito nella parte in fatto che l’odierno ricorrente aveva sollevato tale problema), per un altro verso sembrerebbe aver ritenuto che si fosse verificata la cd. “conversione” di tale termine di prescrizione breve in quello ordinario decennale, pur non essendosi in presenza di un titolo giudiziale divenuto definitivo ma semplicemente di una cartella esattoriale divenuta definitiva perché non impugnata nei termini e per un altro verso ancora, e conseguentemente, non ha calcolato – facendo riferimento al termine di prescrizione di tre anni previsto per le tasse automobilistiche – se si fosse verificata o meno la prescrizione del diritto della Regione ad esigere la tassa automobilistica.

Il secondo motivo di impugnazione è assorbito dall’accoglimento del primo.

Pertanto, in accoglimento del primo motivo di impugnazione e assorbito il secondo, il ricorso della parte contribuente va accolto e la sentenza impugnata va cassata con rinvio alla Commissione Tributaria Regionale della Basilicata, in diversa composizione, anche per le spese del presente giudizio.

P.Q.M.

accoglie il primo motivo di impugnazione e assorbe il secondo, accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia alla Commissione Tributaria Regionale della Basilicata, in diversa composizione, anche per le spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, il 21 ottobre 2021.

Depositato in Cancelleria il 13 dicembre 2021

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA