Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 39580 del 13/12/2021

Cassazione civile sez. VI, 13/12/2021, (ud. 21/10/2021, dep. 13/12/2021), n.39580

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. ESPOSITO Antonio Francesco – Presidente –

Dott. CATALDI Michele – rel. Consigliere –

Dott. CROLLA Cosmo – Consigliere –

Dott. LUCIOTTI Lucio – Consigliere –

Dott. DELLI PRISCOLI Lorenzo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 2555-2020 proposto da:

P.G., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA MONTE

SANTO, 2, presso lo studio dell’avvocato CARLONI SIMONA, che la

rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE – RISCOSSIONE (C.F. (OMISSIS), in persona del

legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in

ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO

STATO, che la rappresenta e difende ope legis;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 3386/17/2019 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE del LAZIO;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 21/10/2021 dal Consigliere Relatore Dott. CATALDI

MICHELE.

 

Fatto

RILEVATO

Che:

1. P.G. propone ricorso per cassazione, affidato a due motivi, avverso la sentenza di cui all’epigrafe, con la quale la Commissione tributaria regionale del Lazio ha rigettato il suo appello avverso la sentenza della Commissione tributaria provinciale di Roma, che aveva rigettato il ricorso della medesima contribuente contro un’ intimazione di pagamento relativa ad una cartella di pagamento avente ad oggetto l’Irpef di cui all’anno d’imposta 2003, all’esito di accertamenti bancari.

L’Agenzia delle Entrate-riscossione si è costituita con controricorso.

La proposta del relatore è stata comunicata, unitamente al decreto di fissazione dell’adunanza camerale, ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c..

Diritto

CONSIDERATO

Che:

1. Con il primo motivo la contribuente deduce, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, la nullità della sentenza impugnata per la natura meramente apparente della sua motivazione.

Il motivo è fondato e va accolto.

Infatti “La riformulazione dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, disposta dal D.L. 22 giugno 2012, n. 83, art. 54 del, conv. in L. 7 agosto 2012, n. 134, deve essere interpretata, alla luce dei canoni ermeneutici dettati dall’art. 12 preleggi, come riduzione al “minimo costituzionale” del sindacato di legittimità sulla motivazione. Pertanto, è denunciabile in cassazione solo l’anomalia motivazionale che si tramuta in violazione di legge costituzionalmente rilevante, in quanto attinente all’esistenza della motivazione in sé, purché il vizio risulti dal testo della sentenza impugnata, a prescindere dal confronto con le risultanze processuali. Tale anomalia si esaurisce nella “mancanza assoluta di motivi sotto l’aspetto materiale e grafico”, nella “motivazione apparente”, nel “contrasto irriducibile tra affermazioni inconciliabili” e nella “motivazione perplessa ed obiettivamente incomprensibile”, esclusa qualunque rilevanza del semplice difetto di “sufficienza” della motivazione.” (Cass., Sez. U, Sentenza n. 8053 del 07/04/2014; conforme, ex multis, Cass., Sez. 3 -, Sentenza n. 23940 del 12/10/2017).

Con specifico riferimento alla motivazione della sentenza d’appello, ” Ricorre il vizio di omessa o apparente motivazione della sentenza allorquando il giudice di appello abbia sostanzialmente riprodotto la decisione di primo grado, senza illustrare – neppure sinteticamente – le ragioni per cui ha inteso disattendere tutti i motivi di gravame, limitandosi a manifestare la sua condivisione della decisione di prime cure.” (Cass., Sez. 1 -, Ordinanza n. 16057 del 18/06/2018).

Nello stesso senso questa Corte ha deciso quando l’acritica condivisione della sentenza di primo grado è stata espressa dal giudice d’appello non attraverso la sostanziale riproduzione di quest’ultima, ma richiamandola per relationem:” In tema di ricorso per cassazione, è nulla, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, per violazione dell’art. 132 c.p.c., comma 2, n. 4, la motivazione solo apparente, che non costituisce espressione di un autonomo processo deliberativo, quale la sentenza di appello motivata “per relationem” alla sentenza di primo grado, attraverso una generica condivisione della ricostruzione in fatto e delle argomentazioni svolte dal primo giudice, senza alcun esame critico delle stesse in base ai motivi di gravame.” (Cass., Sez. L -, Sentenza n. 27112 del 25/10/2018; conforme Cass., Sez. 1 -, Ordinanza n. 20883 del 05/08/2019, ex plurimis).

Tanto premesso, nel caso di specie la contribuente ha riprodotto nel ricorso l’atto di appello, dal quale emerge che, in ordine alla questione controversa della ritualità della notifica della cartella di pagamento presupposta dall’intimazione impugnata, aveva proposto motivi che attingevano i “motivi procedurali” e quelli “di merito” che la CTP (come risulta dalla sentenza qui impugnata, che riproduce in parte quella di primo grado) aveva posto a base del rigetto del ricorso introduttivo. Nella motivazione della sentenza d’appello la CTR si è limitata a riprodurre parte della motivazione della sentenza appellata ed a condividerla e confermarla, con formula sostanzialmente di stile, omettendo però di prendere in considerazione le critiche che ad essa aveva mosso l’appellante, il cui contenuto risulta totalmente pretermesso sia nella parte dello svolgimento del processo, sia nella parte effettivamente motiva della sentenza qui impugnata.

Non può, invero, ritenersi che costituisca un’argomentazione sufficiente ad integrare il c.d. minimo costituzionale necessario della motivazione l’astratta ed apodittica affermazione che le doglianze prospettate nell’appello (delle quali peraltro non viene mai neppure accennato il contenuto) “risultano generiche e comunque tali da non inficiare e contrastare quanto dedotto e comprovato dall’Ufficio in ordine all’avvenuta notifica (…)”. Peraltro tale formula, di per sé inidonea a manifestare il percorso logico argomentativo che sorregge il rigetto dei motivi d’appello, è anche limitata all'”avvenimento” della notifica, della quale era controversa comunque la ritualità.

La sentenza impugnata va quindi cassata, con rinvio al giudice a quo.

2. Resta assorbito il secondo motivo, con il quale la contribuente deduce, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, l’omesso esame del contenuto dell’a.r. della notifica in questione, che riproduce nel ricorso, deducendo l’avvenuta produzione sin dal primo grado.a nullità della sentenza impugnata per la natura meramente apparente della sua motivazione.

PQM

Accoglie il primo motivo e dichiara assorbito il secondo; cassa la sentenza impugnata in relazione al motivo accolto e rinvia alla Commissione tributaria regionale del Lazio, in diversa composizione, cui demanda di provvedere anche sulle spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio, il 21 ottobre 2021.

Depositato in Cancelleria il 13 dicembre 2021

 

 

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA