Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 39573 del 13/12/2021

Cassazione civile sez. VI, 13/12/2021, (ud. 03/11/2021, dep. 13/12/2021), n.39573

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CIRILLO Francesco Maria – rel. Presidente –

Dott. ROSSETTI Marco – Consigliere –

Dott. DELL’UTRI Marco – Consigliere –

Dott. CRICENTI Giuseppe – Consigliere –

Dott. MOSCARINI Anna – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 8742-2020 proposto da:

T.A.A., domiciliato in ROMA, PIAZZA CAVOUR, presso

la CANCELLERIA della CORTE di CASSAZIONE, rappresentato e difeso

dall’avvocato MASSIMILIANO DI SCIPIO;

– ricorrente –

contro

PORSCHE ITALIA S.P.A., in persona del legale rappresentante pro

tempore, elettivamente domiciliata in 00198, VIA EMILIO DE’

CAVALIERI, 7, presso lo studio dell’avvocato GIUSEPPE CERULLI

IRELLI, che la rappresenta e difende unitamente agli avvocati

GABRIELE CUONZO, e LUCA TREVISAN;

– controricorrente –

avverso l’ordinanza n. 27596/2019 della CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

di ROMA, depositata il 29/10/2019;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio non

partecipata del 03/11/2021 dal Presidente Relatore Dott. FRANCESCO

MARIA CIRILLO.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. T.A.A. convenne in giudizio la Porsche Italia s.p.a., davanti al Tribunale di L’Aquila, per sentirla condannare al risarcimento dei danni conseguiti al mancato funzionamento degli airbag di un’autovettura Porsche 911 Carrera 4 (di proprietà di S.L.) da lui condotta in occasione di un sinistro avvenuto in data (OMISSIS), in un tratto dell’autostrada A24.

Si costituì in giudizio la società convenuta, chiedendo il rigetto della domanda.

Il Tribunale rigettò la domanda e compensò le spese.

2. Impugnata la pronuncia dall’attore soccombente, la Corte d’appello di L’Aquila riformò la decisione del Tribunale e, riconosciuto un concorso di colpa di entrambe le parti nella misura del 50 per cento per ciascuna, condannò la società Porsche Italia al risarcimento dei danni e al pagamento della metà delle spese di lite.

3. La sentenza d’appello è stata oggetto di ricorso principale da parte del T. e di ricorso incidentale da parte di Porsche Italia s.p.a. e questa Corte, con ordinanza 29 ottobre 2019, n. 27596, ha dichiarato inammissibile il primo motivo del ricorso incidentale, ha accolto il secondo e, assorbiti i restanti motivi sia del ricorso principale che di quello incidentale, ha cassato la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, ha rigettato la domanda del T., compensando le spese di lite.

Ha osservato questa Corte che l’eccezione di difetto di legittimazione passiva sollevata dalla società automobilistica era fondata, dovendo il giudizio risarcitorio per danni da prodotto difettoso essere rivolta nei confronti del produttore, avendo lo stesso sede all’interno dell’Unione Europea.

4. Contro la citata ordinanza propone ricorso per revocazione, ai sensi dell’art. 391-bis c.p.c., T.A.A. con atto affidato ad un solo motivo.

Resiste Porsche Italia s.p.a. con controricorso.

Il ricorso è stato avviato alla trattazione in Camera di consiglio, sussistendo le condizioni di cui agli artt. 375,376 e 380-bis c.p.c., ed entrambe le parti hanno depositato memorie.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Con l’unico motivo di ricorso si lamenta violazione e falsa applicazione dell’art. 395 c.p.c., n. 4), per asserita erronea supposizione di un fatto decisivo relativo al difetto di legittimazione passiva della società Porsche Italia.

Il ricorrente rileva che la decisione impugnata, incorrendo in “errore di fatto revocatorio per omessa percezione ovvero per svista percettiva degli atti di causa”, avrebbe riconosciuto fondata l’eccezione di difetto di legittimazione passiva sollevata dalla società Porsche Italia. Secondo il ricorrente, quest’ultima riunirebbe in sé le qualità di produttore, fornitore e distributore, per cui in capo ad essa sussisteva senza alcun dubbio la legittimazione passiva. Il comportamento processuale della società convenuta, inoltre, dimostrerebbe che essa si era sempre difesa nel merito, con ciò implicitamente riconoscendo la sussistenza di detta legittimazione.

1.1. Osserva la Corte che il motivo di ricorso è inammissibile.

E’ opportuno innanzitutto ricordare che le Sezioni Unite di questa Corte hanno affermato che il combinato disposto dell’art. 391-bis c.p.c., e dell’art. 395 c.p.c., n. 4), non prevede come causa di revocazione della sentenza di cassazione l’errore di diritto, sostanziale o processuale, e l’errore di giudizio o di valutazione; né, con riguardo al sistema delle impugnazioni, la Costituzione impone al legislatore ordinario altri vincoli oltre a quelli, previsti dall’art. 111 Cost., della ricorribilità in cassazione per violazione di legge di tutte le sentenze ed i provvedimenti sulla libertà personale pronunciati dagli organi giurisdizionali ordinari e speciali, sicché non appare irrazionale la scelta del legislatore di riconoscere ai motivi di revocazione una propria specifica funzione, escludendo gli errori giuridici e quelli di giudizio o valutazione, proponibili solo contro le decisioni di merito nei limiti dell’appello e del ricorso per cassazione. E questo tanto più che la giurisprudenza Europea e quella costituzionale riconoscono la necessità che le decisioni, una volta divenute definitive, non possano essere messe in discussione, onde assicurare la stabilità del diritto e dei rapporti giuridici, nonché l’ordinata amministrazione della giustizia (ordinanza 11 aprile 2018, n. 8984).

Allo stesso modo, la giurisprudenza consolidata di questa Corte ha più volte affermato, in ordine alla revocazione proposta avverso le pronunce del giudice di legittimità, che ai sensi dell’art. 395 c.p.c., n. 4), richiamato per le sentenze della Corte di cassazione dall’art. 391-bis c.p.c., rientra fra i requisiti necessari della revocazione che il fatto oggetto della supposizione di esistenza o inesistenza non abbia costituito un punto controverso sul quale la sentenza ebbe a pronunciarsi; pertanto, non è configurabile l’errore revocatorio qualora l’asserita erronea percezione degli atti di causa abbia formato oggetto di discussione e della consequenziale pronuncia a seguito dell’apprezzamento delle risultanze processuali compiuto dal giudice (così la sentenza 4 aprile 2019, n. 9527, in linea con una costante giurisprudenza).

1.2. Applicando tali principi al caso in esame, risulta evidente da un lato che la questione proposta – avente ad oggetto la decisione in ordine al difetto di legittimazione passiva della Porsche Italia s.p.a. – potrebbe, al più, evidenziare un (ipotetico) errore di diritto commesso dall’ordinanza qui impugnata, e non certo un errore di fatto. Oltre a ciò, la questione della legittimazione passiva è stata, in effetti, l’argomento centrale (e decisivo) sul quale si è soffermata la suindicata ordinanza, per cui ben può dirsi che l’argomento posto a fondamento della revocazione “costituì un punto controverso sul quale la sentenza ebbe a pronunciare” (così il citato art. 395, n. 4).

Consegue da ciò che l’impugnazione proposta è inammissibile.

2. Il ricorso per revocazione, pertanto, è dichiarato inammissibile.

A tale esito segue la condanna del ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di cassazione, liquidate ai sensi del D.M. 10 marzo 2014, n. 55.

Sussistono, inoltre, le condizioni di cui al D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, se dovuto.

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di cassazione, liquidate in complessivi Euro 2.500, di cui Euro 200 per spese, oltre spese generali ed accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1- quater, dà atto della sussistenza delle condizioni per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sesta Sezione Civile – 3, il 3 novembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 13 dicembre 2021

 

 

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