Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 39565 del 13/12/2021

Cassazione civile sez. VI, 13/12/2021, (ud. 05/10/2021, dep. 13/12/2021), n.39565

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CIRILLO Francesco Maria – rel. Presidente –

Dott. ROSSETTI Marco – Consigliere –

Dott. DELL’UTRI Marco – Consigliere –

Dott. TATANGELO Augusto – Consigliere –

Dott. CRICENTI Giuseppe – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 35207-2019 proposto da:

P.G.P.M., in proprio nonché quale legale

rappresentante pro tempore dell’Associazione MOVIMENTO PER LA

GIUSTIZIA ROBIN HOOD, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DELLA

GIULIANA, presso lo studio dell’avvocato ENRICO DELEHAYE, che lo

rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

B.M., EDITORIALE LIBERO S.R.L., S.A., LIBERO

QUOTIDIANO;

– intimati –

per regolamento di competenza avverso l’ordinanza R.G. n. 21290/2019

del TRIBUNALE di MILANO, depositata il 06/11/2019;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio non

partecipata del 05/10/2021 dal Presidente Relatore Dott. FRANCESCO

MARIA CIRILLO;

lette le conclusioni scritte del Pubblico Ministero in persona del

Sostituto Procuratore Generale Dott.ssa DE RENZIS LUISA che, visto

l’art. 42 c.p.c., chiede respingersi il ricorso con conferma

dell’ordinanza di sospensione del procedimento iscritto al n. R.G.

21290/2019 così come disposto dal Giudice unico del Tribunale di

Milano.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. P.G.P.M., in proprio e quale legale rappresentante dell’Associazione Movimento per la giustizia Robin Hood, ha convenuto in giudizio, davanti al Tribunale civile di Milano, B.M. quale direttore responsabile del quotidiano Libero, l’Editoriale Libero s.r.l., S.A., e Libero Quotidiano, in persona del direttore responsabile, affinché – previo accertamento del contenuto diffamatorio, nei loro confronti, di un articolo comparso sul quotidiano menzionato, sia in versione cartacea che nel relativo sito on line – fossero tutti condannati in solido al risarcimento dei relativi danni, con pubblicazione della sentenza.

Si sono costituiti in giudizio l’Editoriale Libero s.r.l., B.M. e il giornalista S.A., chiedendo il rigetto della domanda e sollecitando preliminarmente, ai sensi dell’art. 75 c.p.p., comma 3, la sospensione del processo civile a causa della contemporanea pendenza di un procedimento penale per i medesimi fatti.

2. Il Tribunale, con ordinanza del 6 novembre 2019, ha accolto la richiesta preliminare dei convenuti e ha disposto la sospensione del processo ai sensi dell’art. 295 c.p.c., e dell’art. 75 c.p.p., comma 3, sostenendo che il P.G. si era costituito parte civile nel processo penale, pendente davanti all’Autorità giudiziaria di Cagliari, nel quale era stata pronunciata sentenza di primo grado, gravata tuttavia di appello; per cui il giudizio penale era da ritenere ancora pendente.

Ha aggiunto il Tribunale che l’articolo comparso sul sito internet del quotidiano Libero era il medesimo comparso sul quotidiano stampato, per il quale era pendente il processo penale a Cagliari.

3. Contro l’ordinanza di sospensione pronunciata dal Tribunale di Milano propone regolamento di competenza P.G.P.M., in proprio e quale legale rappresentante dell’Associazione Movimento per la giustizia Robin Hood, con atto affidato a due motivi.

Il Procuratore generale presso questa Corte ha depositato una requisitoria scritta, chiedendo che il proposto regolamento venga rigettato, confermandosi il provvedimento di sospensione.

Fissato il ricorso davanti alla Sesta Sezione Civile – 3 di questa Corte per la Camera di consiglio del 10 dicembre 2020, il Collegio, con ordinanza interlocutoria 21 giugno 2021, n. 17608, ha ordinato al ricorrente di produrre prova del perfezionamento della notifica del ricorso introduttivo anche in favore di Libero Quotidiano, entro 60 giorni dalla comunicazione dell’ordinanza.

Il regolamento di competenza è stato quindi nuovamente fissato per la Camera di consiglio del 5 ottobre 2021 e il ricorrente ha depositato memoria.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Con il primo motivo di ricorso si lamenta, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3), violazione e falsa applicazione dell’art. 295 c.p.c., dell’art. 75 c.p.p., comma 3, sostenendo che non vi sarebbero i requisiti di legge per la sospensione del processo.

Osserva il ricorrente che il Tribunale di Milano non avrebbe considerato che l’Associazione rappresentata dal P.G. è stata estromessa dal processo penale, per cui ben poteva agire in sede civile per il risarcimento dei danni. La sentenza pronunciata dal Tribunale penale di Cagliari, oltre ad interessare il solo P.G., riguardava il contenuto dell’articolo cartaceo e non anche la versione telematica dell’articolo stesso, che il ricorrente rileva essere ancora on line, aggiungendo che per tale fatto è stata sporta un’ulteriore denuncia-querela alla Procura della Repubblica di Milano, “trattandosi di una diversa ipotesi di reato, ovvero di un maggior danno”, poiché vi sarebbe diffamazione aggravata e continuata a mezzo internet.

Ne deriva, secondo il ricorrente, che la pregiudizialità riconosciuta nel provvedimento di sospensione non sussisterebbe, sia per la diversità dei soggetti danneggiati che per la diversità degli articoli in questione. Il Tribunale, quindi, avrebbe dovuto rilevare che l’Associazione Movimento per la giustizia Robin Hood era un soggetto terzo, estraneo al processo penale, e che la sentenza penale riguardava il solo articolo cartaceo; per cui la sospensione non poteva essere disposta. Viene richiamata, in particolare, la sentenza delle Sezioni Unite di questa Corte 21 maggio 2019, n. 13661.

2. Con il secondo motivo di ricorso si lamenta, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3), violazione e falsa applicazione dell’art. 295 c.p.c., dell’art. 75 c.p.p., comma 3, sostenendo che non vi sarebbero i requisiti di legge per la sospensione del processo, anche in relazione ai principi costituzionali sulla ragionevole durata del processo.

Sostiene il ricorrente che alla luce degli artt. 651 e 652 c.p.p., la sentenza irrevocabile di condanna ha efficacia di giudicato nel giudizio risarcitorio in sede civile, ma non altrettanto si verifica in caso di sentenza di assoluzione (come nel caso di specie); ipotesi nella quale può verificarsi anche un contrasto di giudicati, perché il giudice civile non è vincolato dalla pronuncia emessa in sede penale. Ribadita la scelta del legislatore del 1989 nel senso della separazione del giudizio penale da quello civile, con conseguente assenza dell’obbligo di sospensione, il ricorrente osserva che l’obbligo di sospensione del giudizio civile viene meno quando in sede penale sia sopravvenuta la decisione di primo grado (come nel caso di specie); e aggiunge che la decisione del giudice penale è stata limitata al solo articolo cartaceo, mentre il giudizio civile è stato promosso anche dall’Associazione suindicata, comunque estranea al processo penale.

3. I due motivi di ricorso, benché tra loro differenti, possono essere trattati congiuntamente, in considerazione dell’intima connessione che li unisce.

Essi sono fondati, per le ragioni che si vanno ad indicare.

3.1. Com’e’ noto, il rapporto tra giudizio civile e giudizio penale è ormai ispirato al principio di separazione, per cui il processo civile è sospeso solo quando ricorrano le condizioni di cui all’art. 75 c.p.p., comma 3, ossia quando l’azione civile sia proposta dopo la costituzione di parte civile nel processo penale o dopo la pronuncia della sentenza penale di primo grado, allo scopo evidente di evitare il possibile contrasto tra giudicati (v., tra le altre, le ordinanze 1 ottobre 2013, n. 22463, e 17 novembre 2015, n. 23516).

E’ stato anche affermato che la sospensione necessaria del processo civile, ai sensi dell’art. 295 c.p.c., dell’art. 654c.p.p., e dell’art. 211 disp. att. c.p.p., in attesa del giudicato penale, può essere disposta solo se una norma di diritto sostanziale ricolleghi alla commissione del reato un effetto sul diritto oggetto del giudizio civile, e a condizione che la sentenza penale possa avere, nel caso concreto, valore di giudicato nel processo civile. Perché si verifichi tale condizione di dipendenza tecnica della decisione civile dalla definizione del giudizio penale, non basta che nei due processi rilevino gli stessi fatti, ma occorre che l’effetto giuridico dedotto in ambito civile sia collegato normativamente alla commissione del reato che è oggetto dell’imputazione penale (così, tra le altre, le ordinanze 16 marzo 2017, n. 6834, 15 luglio 2019, n. 18918, e 1 giugno 2021, n. 15248).

La sospensione necessaria del processo civile ai sensi dell’art. 75 c.p.p., comma 3, presuppone, cioè, che il danneggiato abbia prima esercitato l’azione civile in sede penale mediante la costituzione di parte civile e, successivamente, proposto la medesima azione in sede civile, non trovando applicazione detta norma quando il danneggiato agisca in sede civile non solo contro l’imputato, ma anche contro altri coobbligati al risarcimento (ordinanza 18 maggio 2020, n. 9066); e tale sospensione è consentita solo in caso di effettiva coincidenza delle azioni per petitum e causa petendi (ordinanza 27 dicembre 2019, n. 34529).

Le Sezioni Unite di questa Corte, pronunciandosi di recente sull’argomento, hanno ribadito che i casi di sospensione necessaria previsti dall’art. 75 c.p.p., comma 3, devono essere comunque interpretati in senso restrittivo, proprio perché il giudizio civile e quello penale sono, di regola, destinati a procedere autonomamente (sentenza 21 maggio 2019, n. 13661).

3.2. Ciò premesso, il Collegio osserva che nel caso in esame risulta dagli atti che il Tribunale di Cagliari, con sentenza del 16 maggio 2019, depositata il 1 agosto 2019, ha dichiarato colpevole del delitto di diffamazione il solo B.M., mentre ha assolto l’autore dell’articolo in questione S.A.. In quella sede l’Associazione Movimento per la giustizia Robin Hood, della quale il P.G. è presidente, è stata estromessa dal giudizio, anche se sul punto è stato proposto appello.

Risulta parimenti dagli atti che, mentre l’articolo pubblicato a mezzo stampa è del 10 maggio 2011, l’odierno ricorrente ha presentato alla Procura della Repubblica di Milano un atto di denuncia-querela, in data 4 maggio 2019, avente ad oggetto la pubblicazione del medesimo articolo sul sito internet del quotidiano “Libero”. Per cui i due fatti di reato seguono evidentemente due percorsi diversi.

Vi sono, pertanto, due ragioni ostative alla sospensione.

La prima è che non vi è una piena coincidenza soggettiva tra i danneggiati che si sono costituiti parti civili nel processo penale (allo stato, il solo P.G.) e coloro i quali hanno proposto il giudizio risarcitorio civile ( P.G. e l’Associazione Movimento per la giustizia Robin Hood).

La seconda è che i due fatti che astrattamente potrebbero costituire altrettante ipotesi di reato sono due entità diverse: una cosa è l’articolo a mezzo stampa e un’altra è l’articolo pubblicato sul sito internet del quotidiano. L’affermazione, contenuta nella pronuncia di sospensione, secondo cui i due articoli avrebbero il medesimo contenuto non modifica i termini del problema; tale identità, infatti, non toglie che, in considerazione dell’evidente maggiore diffusività dell’articolo pubblicato su internet e della sua potenzialmente illimitata permanenza in rete, con possibilità di un suo reperimento on line anche tra molto tempo, i due fatti generatori di responsabilità penale siano diversi. Tale diversità, unita alla non totale coincidenza soggettiva dei danneggiati, impone di accogliere il ricorso e di disporre che la causa attualmente sospesa davanti al Tribunale di Milano riprenda normalmente il suo corso.

4. In conclusione, il regolamento di competenza è accolto e l’ordinanza di sospensione è cassata.

Le spese del presente regolamento sono rimesse al Tribunale di Milano.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso, cassa l’ordinanza impugnata e dispone che il processo prosegua davanti al Tribunale di Milano, cui rimette la decisione sulle spese del presente regolamento.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sesta Sezione Civile – 3, il 5 ottobre 2021.

Depositato in Cancelleria il 13 dicembre 2021

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA