Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 39514 del 13/12/2021

Cassazione civile sez. VI, 13/12/2021, (ud. 16/09/2021, dep. 13/12/2021), n.39514

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. GRECO Antonio – Presidente –

Dott. ESPOSITO Francesco – Consigliere –

Dott. CATALDI Michele – Consigliere –

Dott. CROLLA Cosmo – rel. Consigliere –

Dott. LUCIOTTI Lucio – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 13601-2020 proposto da:

C.M.P., D.S., elettivamente domiciliati

in ROMA, VIA CREMA, 5, presso lo studio dell’avvocato ANTONIO

FIORIELLO, rappresentati e difesi dall’avvocato MASSIMO PUGLIESE;

– ricorrenti –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE RISCOSSIONE, (C.F. (OMISSIS)), in persona del

legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in

ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO

STATO, che la rappresenta e difende ope legis;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 772/1/2020 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE del LAZIO, depositata il 13/02/2020;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 16/09/2021 dal Consigliere Relatore Dott. COSMO

CROLLA.

 

Fatto

CONSIDERATO IN FATTO

1. C.M.P. e D.S. proponevano ricorso davanti alla Commissione Tributaria Provinciale di Roma, qualificato come opposizione all’esecuzione ex art. 615 c.p.c., avverso tre iscrizioni di ipoteca sui beni immobili dei contribuenti, la prima notificata alla C. nel 2007 e le altre due notificate al D. nel 2013, per entrate tributarie portate in quattro cartelle di pagamento.

2. La Commissione Tributaria Provinciale ha dichiarato l’inammissibilità del ricorso.

3. La sentenza veniva impugnata dai contribuenti e la Commissione Regionale Tributaria della Regione del Lazio rigettava l’appello, rilevando la tardività dell’impugnazione delle iscrizioni ipotecarie e l’incompetenza del giudice tributario in quanto competente è il giudice ordinario.

4. Avverso la sentenza della CTR i contribuenti hanno proposto ricorso per Cassazione sulla scorta di tre motivi. Agenzia delle Entrate e Agenzia delle Entrate – Riscossioni si sono costituiti depositando controricorso.

5. Sulla proposta avanzata dal relatore ai sensi del novellato art. 380 bis c.p.c. risulta regolarmente costituito il contraddittorio. Il contribuente ha depositato memoria illustrativa.

Diritto

RITENUTO IN DIRITTO

1.Con il primo motivo di impugnazione i contribuenti denunciano la violazione dell’art. 615 c.p.c. alla luce della sentenza della Corte Costituzionale nr 114/2018; si sostiene i giudici di seconde cure nel dichiarare l’inammissibilità dell’impugnazione delle iscrizioni ipotecarie, in applicazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 21 non hanno tenuto conto della pronuncia additiva del Giudice del Leggi che avrebbe consentito ai debitori di poter insorgere contro tutti gli atti successivi alla cartella di pagamento attraverso il rimedio dell’opposizione all’esecuzione svincolato dai termini di decadenza previsti dalla normativa processuale tributaria.

1.1 Il motivo è infondato.

Ai sensi del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 19 così come modificato dal D.L. 4 luglio 2006, n. 223, art. 35, comma quinquies “il ricorso può essere proposto avverso:… e) bis l’iscrizione di ipoteca sugli immobili di cui al D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602 e successive modificazioni, art. 77”.

1.2 E’ noto che la Corte costituzionale, con la sentenza n. 114 del 2018, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602, art. 57, comma 1, lett. a), (Disposizioni sulla riscossione delle imposte sul reddito) e successive modificazioni, nella parte in cui non prevede che, nelle controversie che riguardano gli atti dell’esecuzione forzata tributaria successivi alla notifica della cartella di pagamento o all’avviso di cui al D.P.R. n. 602 del 1973, art. 50, non sono ammesse le opposizioni regolate dall’art. 615 c.p.c..

1.3 Sono gli stessi Giudici delle Leggi a precisare che il D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602, art. 57, comma 1, lett. a), – che pone il divieto di proporre opposizione all’esecuzione per contestare il diritto dell’amministrazione finanziaria o dell’agente della riscossione di procedere in executivis – non si pone in contrasto con gli artt. 24 e 113 Cost., in tutti i casi in cui è esperibile lo strumento di tutela di cui alla D.Lgs. n. 546 del 1992, lo sbarramento alla proponibilità dell’opposizione all’esecuzione ex art. 615 c.p.c., non genera un vuoto di tutela del contribuente, ma è volto solamente ad evitare una tutela giurisdizionale concorrente. Dunque, precisa la Corte costituzionale, “l’opposizione all’esecuzione ex art. 615 c.p.c., – che non è soggetta a termine di decadenza – in tanto non è ammissibile, come prescrive l’art. 57 citato, in quanto non ha, e non può avere, una funzione recuperatoria di un ricorso del D.Lgs. n. 546 del 1992, ex art. 19, non proposto affatto o non proposto nel prescritto termine di decadenza”.

1.4 Tale ricostruzione del sistema di tutela giurisdizionale del contribuente esecutato reca come corollario quello della inammissibilità delle opposizioni ex art. 615 c.p.c., che abbiano funzione “recuperatoria” di doglianze che potevano – e dovevano – farsi valere innanzi al giudice tributario D.Lgs. n. 546 del 1992, ex art. 19. Là dove il contribuente esecutato possa far valere le proprie ragioni ricorrendo, ai sensi del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 19, innanzi al giudice tributario, non vi è spazio per proporre, per le medesime ragioni, l’opposizione ex art. 615 c.p.c..

1.5 Le suesposte considerazioni possono quindi riassumersi nel recente principio elaborato da questa Corte con la pronuncia n. 11900/2019. “In materia di esecuzione forzata per la riscossione di entrate di natura tributaria, anche dopo la sentenza della Corte Cost. n. 114 del 2018, che ha dichiarato costituzionalmente illegittimo il D.P.R. n. 602 del 1973, art. 57, nella parte in cui esclude l’ammissibilità dell’opposizione regolata dall’art. 615 c.p.c., in relazione agli atti della procedura successivi alla notifica della cartella o dell’avviso di pagamento, le opposizioni c.d. “recuperatorie”, ossia con le quali l’opponente intenda contestare il diritto dell’ente impositore o dell’agente di riscossione di agire in executivis per ragioni riferibili agli atti prodromici, di cui egli non abbia avuto conoscenza per omessa o viziata notificazione, devono proporsi, ai sensi del D.Lgs. n. 546 del 1992, artt. 2 e 19, innanzi al giudice tributario nel termine di rito ivi previsto”.

1.7 Tale è esattamente la vicenda in esame, atteso che, come sopra si è dato conto, l’iscrizione dell’ipoteca fiscale è atto esplicitamente impugnabile ai sensi del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 19 ed il contribuente, una volta decaduto da tale azione, non poteva esperire altri rimedi processuali.

1.8 Essendo pacifico che i ricorrenti abbiano proposto i ricorsi avverso gli atti di iscrizione di ipoteca (da qualificarsi non come opposizione all’esecuzione ex art. 615 c.p.c. ma alla stregua delle impugnazioni previste dal D.Lgs. n. 546 del 1992) nel 2017, a distanza di tre anni dall’ultima iscrizione di ipoteca e, quindi, ben oltre i termini di decadenza correttamente i giudici di primo e secondo grado li hanno dichiarati inammissibili.

2 Il secondo motivo, con il quale i contribuenti censurano l’ulteriore ratio decidendi dell’impugnata sentenza, che ha erroneamente dichiarato la competenza dell’autorità giudiziaria, è assorbito, in quanto non vi è interesse alcuno all’accoglimento della doglianza stante il rigetto del primo motivo inerente la tardiva proposizione del ricorso.

4 Ad analoghe conclusioni deve pervenirsi con riferimento al terzo motivo che ripropone tutte questioni concernenti la pretesa creditoria (omessa notifica delle cartelle, la prescrizione dei crediti) e i vizi dell’atto costitutivo della garanzia immobiliare (notifica della comunicazione preventiva di iscrizione ipotecaria, l’illegittimità dell’iscrizione ipotecaria sui beni del fondo patrimoniale) superate dalla ritenuta inammissibilità del ricorso.

5 In conclusione il ricorso va rigettato.

6 Le spese seguono la soccombenza e si liquidano come da dispositivo.

P.Q.M.

La Corte:

rigetta il ricorso.

Condanna la ricorrente al pagamento delle spese del presente giudizio che si liquidano in Euro 6.000,00 per compensi oltre spese prenotate a debito.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente principale dell’ulteriore importo pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio, il 16 settembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 13 dicembre 2021

 

 

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