Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 39512 del 13/12/2021

Cassazione civile sez. VI, 13/12/2021, (ud. 16/09/2021, dep. 13/12/2021), n.39512

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. GRECO Antonio – Presidente –

Dott. ESPOSITO Antonio Francesco – Consigliere –

Dott. CATALDI Michele – Consigliere –

Dott. CROLLA Cosmo – rel. Consigliere –

Dott. LUCIOTTI Lucio – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 565-2020 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, (C.F. (OMISSIS)), in persona del Direttore pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e

difende ope legis;

– ricorrente –

contro

Z.P., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA CARLO

LORENZINI 72, presso lo studio dell’avvocato VALERIA FAIOLA,

rappresentato e difeso dall’avvocato ALESSANDRA DE VIDO;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 2261/12/2018 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE dell’EMILIA ROMAGNA, depositata il 26/09/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 16/09/2021 dal Consigliere Relatore Dott. COSMO

CROLLA.

 

Fatto

RILEVATO

CHE:

notaio Z.P. impugnava l’avviso di liquidazione con il quale l’Ufficio richiedeva l’imposta del registro per il contratto di compravendita avente ad oggetto un complesso immobiliare in (OMISSIS) stipulato, in data 31/3/2014, tra la soc. BO INVEST (venditore) e Fondazione Teodoro Poeti (compratore) non ritenendo che l’operazione rientrasse nelle tipologie previste dal D.P.R. n. 633 del 1972, art. 10 comma 1, nn. 8bis e 8 ter.

2.La Commissione Tributaria Provinciale di Parma accoglieva il ricorso.

3.Sull’impugnazione dell’Agenzia delle Entrate la Commissione Tributaria Regionale dell’Emilia Romagna rigettava l’appello rilevando che, conformemente a quanto accertato dal giudice di primo grado, l’operazione andava assoggettata al regime IVA anziché all’imposta del registro in quanto il complesso immobiliare compravenduto era alla data del rogito notarile nel ciclo produttivo della società venditrice.

4. Avverso la sentenza ha proposto ricorso per Cassazione l’Agenzia delle Entrate sulla base di un unico motivo, Il contribuente si è costituito depositando controricorso.

5 Sulla proposta avanzata dal relatore ai sensi del novellato art. 380 bis c.p.c. risulta regolarmente costituito il contraddittorio.

Diritto

CONSIDERATO

CHE:

1.Con il motivo di impugnazione la ricorrente denuncia violazione degli artt. 115 e 116 c.p.c., art. 2697 c.c., D.P.R. n. 131 del 1986, artt. 40 e 42 e del D.P.R. n. 633 del 1972, art. 10, commi 8 bis e 8 ter si sostiene che la CTR abbia errato nel ritenere, ai fini dell’assoggettamento ad IVA dell’operazione di compravendita immobiliare, provata la sussistenza degli interventi di ristrutturazione sulla scorta della sola documentazione prodotta dal ricorrente.

2. Il motivo di impugnazione è inammissibile.

2.1 La controversia posta all’attenzione di questa Corte riguarda l’avviso di liquidazione, notificato al notaio rogante e non ai contraenti, in forza del quale l’Ufficio, “sul presupposto della non applicabilità del D.P.R. n. 633 del 1972, art. 10, commi 8 bis e 8 ter”, ha riconosciuto l’assoggettabilità ad imposta di registro proporzionale e non in misura fissa, dell’atto di compravendita, ritenuto dalle parti sottoposto al regime fiscale dell’IVA con il quale BO INVEST srl, impresa di costruzioni, ha trasferito a Fondazione Teodoro Poeti la proprietà di un complesso immobiliare per il corrispettivo di Euro 4.070.000,00.

2.1 L’operazione era stata sottoposta dalle parti al regime fiscale dell’IVA in quanto erano in atto, al momento del passaggio di proprietà, lavori ed interventi di ristrutturazione che interessavano i fabbricati.

2.2 Ciò in applicazione della circolare nr 12 del 1/3/2007 nr 12 che con riferimento alla cessione di immobili “non ultimati”, trattandosi di beni ancora nel circuito produttivo, escludeva l’applicazione della disciplina i cui al D.P.R. n. 633 del 1972, art. 10, comma 1, nn. 8 bis e 8 ter con conseguente assoggettamento ad Iva dell’operazione.

2.3 Tanto premesso, la CTR ha fondato il proprio convincimento circa l’applicabilità del normale regime IVA, con esclusione dell’imposta del registro in misura proporzionale, stante il principio di alternatività, sancito dal D.P.R. n. 131 del 1986, art. 40 sulla scorta dell’esame dei titoli abilitativi (Segnalazione certificata di inizio attività, SCIA e Comunicazione di inizio lavori, CIL) con le allegate dichiarazioni ed asseverazioni dei tecnici che attestano l’anteriorità degli interventi di ristrutturazione sul complesso immobiliare ad opera della società venditrice rispetto al rogito di vendita.I giudici di seconde cure hanno, inoltre, confermato la decisione di primo grado che aveva evidenziato come lo stesso atto di compravendita menzionava espressamente i lavori edilizi già avviati ma non conclusi prevedendosi la consegna dell’immobile compravenduto ad ultimazione dei lavori concordata entro il maggio 2015.

2.5 A tali accertamenti la ricorrente contrappone una diversa lettura degli elementi documentali, sostenendo che i titoli abilitativi e le attestazioni, che indiscutibilmente sono stati depositati presso i competenti Uffici anteriormente alla stipula dell’atto di compravendita, non sono idonei di per sé a provare che al momento del stipula del rogito erano in corso gli interventi di manutenzione stante il brevissimo lasso di tempo (quatto giorni) intercorso tra il deposito degli atti e il rogito notarile.

2.6 Non si e’, quindi, in presenza del vizio di violazione delle norme sostanziali sull’IVA e l’imposta del registro (D.P.R. n. 131 del 1986, artt. 40 e 42 e D.P.R. n. 633 del 1972, art. 10, commi 8 bis e 8 ter) atteso che, secondo quanto affermato da questa Corte in tema di ricorso per cassazione, il vizio di violazione di legge consiste nella deduzione di un’erronea ricognizione, da parte del provvedimento impugnato, della fattispecie astratta recata da una norma di legge e quindi implica necessariamente un problema interpretativo della stessa; viceversa, l’allegazione di un’erronea ricognizione della fattispecie concreta a mezzo delle risultanze di causa è esterna all’esatta interpretazione della norma e inerisce alla tipica valutazione del giudice di merito, la cui censura è possibile, in sede di legittimità, solo sotto l’aspetto del vizio di motivazione. (Sez. 5, Sentenza n. 8315 del 04/04/2013).

2.7 Ad analoghe conclusioni deve pervenirsi in relazione al profilo della censura che attiene agli artt. 115 e 116 c.p.c. in quanto, come insegnano i giudici di legittimità in tema di valutazione delle prove, il principio del libero convincimento, posto a fondamento degli artt. 115 e 116 c.p.c., opera interamente sul piano dell’apprezzamento di merito, insindacabile in sede di legittimità, sicché la denuncia della violazione delle predette regole da parte del giudice del merito non configura un vizio di violazione o falsa applicazione di norme processuali, sussumibile nella fattispecie di cui all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, bensì un errore di fatto, che deve essere censurato attraverso il corretto paradigma normativo del difetto di motivazione, e dunque nei limiti consentiti dall’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, come riformulato dal D.L. n. 83 del 2012, art. 54, convertito dalla L. n. 134 del 2012 (Cass., 12 ottobre 2017, n. 23940; Cass., 12 febbraio 2004, n. 2707).

3 Il ricorso e’, quindi, inammissibile.

5 Le spese del presente giudizio seguono la soccombenza.

6. Rilevato che risulta soccombente una parte ammessa alla prenotazione a debito del contributo unificato per essere amministrazione pubblica difesa dall’Avvocatura Generale dello Stato, non si applica il D.P.R. n. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, (Cass. Sez. 6- Ordinanza nr 1778 del 29/01/2016).

P.Q.M.

La Corte, dichiara inammissibile il ricorso

Condanna l’Agenzia delle Entrate al pagamento delle spese del presente giudizio che si liquidano in Euro 7.800,00 per compensi ed Euro 200,00 per esborsi, oltre rimborso forfettario ed accessori di legge.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio, il 16 settembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 13 dicembre 2021

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