Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 39510 del 13/12/2021

Cassazione civile sez. VI, 13/12/2021, (ud. 03/11/2021, dep. 13/12/2021), n.39510

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. AMENDOLA Adelaide – Presidente –

Dott. CIRILLO Francesco M. – Consigliere –

Dott. ROSSETTI Marco – Consigliere –

Dott. DELL’UTRI Marco – rel. Consigliere –

Dott. CRICENTI Giuseppe – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 10/2021 proposto da:

DV S.R.L., elettivamente domiciliata presso l’indirizzo di posta

elettronica certificata indicato in ricorso, rappresentata e difesa

dall’avvocato MICHELE PRATELLI;

– ricorrente –

contro

SEA S.N.C. DI S.S. – A.G. & C.;

S.S. e G.A., elettivamente domiciliati in ROMA, presso

lo studio dell’avvocato MARIO PISELLI, rappresentati e difesi dagli

avvocati JAN CZMIL e MASSIMO LAZZARINI;

– controricorrenti –

avverso la sentenza n. 981/2020 della CORTE D’APPELLO DI ANCONA,

depositata il 30/09/2020.

 

Fatto

RILEVATO

Che:

con sentenza resa in data 30/9/2020 (n. 981/2020), la Corte d’appello di Ancona, in accoglimento dell’appello proposto dalla Sea s.n.c. di S.S. – A.G. & C., S.S. e G.A., e in riforma della decisione di primo grado, ha accolto l’opposizione proposta dagli appellanti avverso il decreto ingiuntivo ottenuto, nei relativi confronti, dalla DV s.r.l. per il pagamento della somma di Euro 120.000 indicata in una promessa di pagamento sottoscritta, in favore della DV s.r.l., dal legale rappresentante della Sea s.n.c.;

a fondamento della decisione assunta, la corte territoriale ha rilevato (diversamente da quanto ritenuto dal primo giudice) come l’adempimento della promessa di pagamento sottoscritta dal legale rappresentante della Sea s.n.c. in favore della DV s.r.l. fosse sottoposta alla condizione sospensiva della contestuale stipulazione di una compravendita immobiliare tra la medesima Sea s.n.c. la Fineco Leasing s.p.a.: compravendita che, essendo nelle more sfumata, aveva dunque impedito l’acquisizione di alcuna efficacia vincolante alla promessa di pagamento invocata dalla DV s.r.l.;

avverso la sentenza d’appello, la DV s.r.l. propone ricorso per cassazione sulla base di tre motivi di impugnazione;

la Sea s.n.c. di S.S. – A.G. & C., S.S. e G.A. resistono con controricorso, cui ha fatto seguito il deposito di memoria;

a seguito della fissazione della camera di consiglio, la causa è stata trattenuta in decisione all’odierna adunanza camerale, sulla proposta di definizione del relatore emessa ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c..

Diritto

CONSIDERATO

Che:

con il primo motivo, la società ricorrente censura la sentenza impugnata per violazione o falsa applicazione dell’art. 1362 c.c. (in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3), per avere la corte territoriale erroneamente ritenuto che, nell’accennare alla “contestuale” stipulazione di una compravendita immobiliare tra la Sea s.n.c. e la Fineco Leasing s.p.a., il legale rappresentante della Sea s.n.c. avesse inteso subordinare la propria promessa di pagamento a una condizione sospensiva, là dove il dato testuale, reso evidente dalle parole utilizzate dal promittente, avrebbe dovuto indurre a individuare, in detta contestuale stipulazione negoziale, un mero parametro temporale, vieppiù rafforzato, nella specie, dalla indicazione della data del 31/10/2010 come termine ultimo per l’adempimento di detta promessa;

ciò posto, avendo la corte territoriale interpretato la volontà del promittente muovendo (non già dal dato testuale, bensì) dalla complessiva interpretazione dell’articolata operazione negoziale sussistente tra le parti (ed altri soggetti), la stessa si sarebbe posta in contrasto con il disposto dell’art. 1362 c.c. che impone all’interprete di indagare sull’effettiva volontà della parte disponente e non già sul rilievo di eventuali elementi extratestuali;

il motivo è manifestamente infondato;

osserva il Collegio come, secondo il consolidato insegnamento della giurisprudenza di legittimità, l’interpretazione degli atti negoziali deve ritenersi indefettibilmente riservata al giudice di merito ed è censurabile in sede di legittimità unicamente nei limiti consentiti dal testo dell’art. 360 c.p.c., n. 5, ovvero nei casi di violazione dei canoni di ermeneutica contrattuale, ai sensi e per gli effetti di cui all’art. 360 c.p.c., n. 3;

in tale ultimo caso, peraltro, la violazione denunciata chiede d’essere necessariamente dedotta con la specifica indicazione, nel ricorso per cassazione, del modo in cui il ragionamento del giudice di merito si sia discostato dai suddetti canoni, traducendosi altrimenti, la ricostruzione del contenuto della volontà delle parti, in una mera proposta reinterpretativa in dissenso rispetto all’interpretazione censurata; operazione, come tale, inammissibile in sede di legittimità (cfr. Sez. 3, Sentenza n. 17427 del 18/11/2003, Rv. 568253);

nel caso di specie, l’odierna società ricorrente si è limitata ad affermare, in modo inammissibilmente apodittico, il preteso tradimento, da parte dei giudici di merito, della comune intenzione delle parti (ai sensi dell’art. 1362 c.c.), orientando l’argomentazione critica rivolta nei confronti dell’interpretazione della corte territoriale, non già attraverso la prospettazione di un’obiettiva e inaccettabile contrarietà, a quello comune, del senso attribuito ai testi e ai comportamenti negoziali interpretati, bensì attraverso l’indicazione degli aspetti della ritenuta non condivisibilità della lettura interpretativa criticata, rispetto a quella ritenuta preferibile, in tal modo travalicando i limiti propri del vizio della violazione di legge (ex art. 360 c.p.c., n. 3) attraverso la sollecitazione della corte di legittimità alla rinnovazione di una non consentita valutazione di merito;

e’ appena il caso di sottolineare come, ai sensi dell’art. 1362 c.c. (destinato ad essere esteso, per il tramite dell’art. 1324 c.c. anche agli atti unilaterali), nell’interpretare un atto negoziale spetti al giudice il compito di indagare quale sia stata l’effettiva intenzione del disponente, non limitandosi mero rilievo del senso letterale delle parole, ma spingendosi a valutare il comportamento complessivo dell’autore dell’atto anche posteriore al compimento dell’atto;

sul punto, varrà rilevare come la corte territoriale abbia proceduto alla lettura e all’interpretazione delle dichiarazioni negoziali in esame nel pieno rispetto dei canoni di ermeneutica così fissati dal legislatore, non ricorrendo ad alcuna attribuzione di significati estranei al comune contenuto semantico delle parole, né spingendosi a una ricostruzione del significato complessivo dell’atto negoziale in termini di palese irrazionalità o intima contraddittorietà, per tale via giungendo alla ricognizione di un contenuto negoziale sufficientemente congruo, rispetto al testo interpretato, e del tutto scevro da residue incertezze, piuttosto armonizzando, con coerenza, il senso letterale delle parole (nella specie chiaramente dirette a legare l’adempimento della promessa di pagamento alla “contestuale” stipula di un rogito notarile, ossia a un evento futuro e incerto, come tale mai interpretabile alla stregua di un termine: cfr. Sez. 1, Sentenza n. 2018 del 26/06/1971, Rv. 352655 – 01) al complessivo comportamento negoziale delle parti (come estremo indispensabile ai fini dell’individuazione della relativa volontà, individuata, proprio dal testo dell’art. 1362 c.c., come il fulcro o il focus dell’operazione ermeneutica imposta dalla legge), sì da sfuggire integralmente alle odierne censure avanzate dalla ricorrente in questa sede di legittimità;

con il secondo motivo, la società ricorrente censura la sentenza impugnata per violazione dell’art. 132 c.p.c., n. 4 (in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 4), per avere la corte territoriale dettato una motivazione totalmente illogica e inadeguata a fondamento della decisione assunta;

il motivo è manifestamente infondato;

al riguardo, osserva il Collegio come, ai sensi dell’art. 132 c.p.c., n. 4, il difetto del requisito della motivazione si configuri, alternativamente, nel caso in cui la stessa manchi integralmente come parte del documento/sentenza (nel senso che alla premessa dell’oggetto del decidere, siccome risultante dallo svolgimento processuale, segua l’enunciazione della decisione senza alcuna argomentazione), ovvero nei casi in cui la motivazione, pur formalmente comparendo come parte del documento, risulti articolata in termini talmente contraddittori o incongrui da non consentire in nessun modo di individuarla, ossia di riconoscerla alla stregua della corrispondente giustificazione del decisum;

infatti, secondo il consolidato insegnamento della giurisprudenza di questa Corte, la mancanza di motivazione, quale causa di nullità della sentenza, va apprezzata, tanto nei casi di sua radicale carenza, quanto nelle evenienze in cui la stessa si dipani in forme del tutto inidonee a rivelare la ratio decidendi posta a fondamento dell’atto, poiché intessuta di argomentazioni fra loro logicamente inconciliabili, perplesse od obiettivamente incomprensibili;

in ogni caso, si richiede che tali vizi emergano dal testo del provvedimento, restando esclusa la rilevanza di un’eventuale verifica condotta sulla sufficienza della motivazione medesima rispetto ai contenuti delle risultanze probatorie (ex plurimis, Sez. 3, Sentenza n. 20112 del 18/09/2009, Rv. 609353 – 01);

ciò posto, nel caso di specie, è appena il caso di rilevare come la motivazione dettata dalla corte territoriale a fondamento della decisione impugnata sia, non solo esistente, bensì anche articolata in modo tale da permettere di ricostruirne e comprenderne agevolmente il percorso logico, avendo la corte d’appello dato conto, in termini lineari e logicamente coerenti, dei contenuti ascrivibili alla dichiarazione contenuta nella promessa di pagamento dedotta in giudizio, sulla base di criteri interpretativi e valutativi dotati di piena ragionevolezza e congruità logica;

l’iter argomentativo compendiato dal giudice a quo sulla base di tali premesse è pertanto valso a integrare gli estremi di un discorso giustificativo logicamente lineare e comprensibile, elaborato nel pieno rispetto dei canoni di correttezza giuridica e di congruità logica, come tale del tutto idoneo a sottrarsi alle censure in questa sede illustrate dalla ricorrente;

con il terzo motivo, la ricorrente censura la sentenza impugnata per violazione degli artt. 115,116,112 e 132 c.p.c., in relazione all’art. 1362 c.c. (con riguardo all’art. 360 c.p.c., nn. 3 e 4), per avere il giudice d’appello totalmente omesso di considerare come il giudice di primo grado avesse ritenuto pacifico, per difetto di contestazione, la circostanza costituita dal legame di corrispettività tra l’obbligo di pagamento della somma portata dalla promessa dedotta in giudizio e la contropartita consistente nella prestazione, da parte della DV s.r.l., del proprio consenso alla liberazione dell’immobile che avrebbe dovuto costituire oggetto della compravendita tra la Sea s.n.c. e la Fineco Leasing s.p.a.;

ciò posto, nel trascurare la considerazione di tale passaggio (ed anzi contraddicendolo apertamente), la corte territoriale sarebbe incorsa nel vizio di omessa pronuncia sul corrispondente motivo di appello sollevato dalla Sea s.n.c. (e dagli altri soci illimitatamente responsabili), finendo col porsi altresì in contrasto con il principio che impone al giudice di porre a fondamento della propria decisione (tra le altre prove, anche) le circostanze incontestate tra le parti;

il motivo è manifestamente infondato;

osserva il Collegio come la corte territoriale, proprio muovendo dalla devoluzione (per effetto dell’appello sul punto proposto dalla Sea s.n.c. e dai relativi soci) della questione concernente il carattere incontestato o meno della circostanza qui richiamata dalla ricorrente, ha espressamente rilevato come detta circostanza non potesse in alcun modo ritenersi incontestata, dovendo piuttosto ritenersi (escluso che la somma di Euro 120.000, di cui alla promessa, potesse costituire il corrispettivo del benestare di DV s.r.l. all’operazione di acquisto dedotta) che l’adempimento della promessa assumesse un proprio specifico significato (avuto riguardo all’interesse concreto delle parti così come complessivamente ricostruito in sentenza) esclusivamente in relazione al perfezionamento della cessione immobiliare tra la Sea s.n.c. e la Fineco Leasing s.p.a. entro il termine del 31/10/2020: evento evidentemente futuro e incerto (fungendo la data del 31/10/2020 esclusivamente come termine finale dell’intera operazione, comprensiva dell’indicato meccanismo condizionale) e, pertanto, necessariamente qualificabile alla stregua di una condizione contrattuale;

ciò posto, mancata la verificazione di tale evento – e, dunque l’avveramento della condizione (palesemente individuata quale sospensiva) – in modo del tutto coerente e consequenziale la Corte territoriale ha concluso nel senso della destituzione di ogni efficacia in capo alla promessa di pagamento dedotta in giudizio;

deve pertanto evidentemente escludersi che la corte territoriale sia incorsa nell’omessa pronuncia sulla questione in esame (viceversa espressamente considerata e contraddetta, rispetto alla valutazione espressa dal giudice di primo grado), o del vizio (qui denunciato) asseritamente consistito nel non porre a fondamento della decisione assunta gli elementi di prova proposti dalle parti o i fatti rimasti privi di contestazione;

sulla base di tali premesse, rilevata la complessiva manifesta infondatezza delle censure esaminate, deve essere pronunciato il rigetto del ricorso, con la conseguente condanna della società ricorrente al rimborso, in favore dei controricorrenti, delle spese del presente giudizio secondo la liquidazione di cui al dispositivo, oltre all’attestazione della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello, ove dovuto, per il ricorso, a norma del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater.

PQM

Rigetta il ricorso e condanna la ricorrente al rimborso, in favore dei controricorrenti, delle spese del presente giudizio, liquidate in complessivi Euro 7.200,00, oltre alle spese forfettarie nella misura del 15%, agli esborsi liquidati in Euro 200,00, e agli accessori come per legge.

Dichiara la sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello, ove dovuto, per il ricorso, a norma del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater,.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della Sesta Sezione Civile – 3, della Corte Suprema di Cassazione, il 3 novembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 13 dicembre 2021

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