Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 39509 del 13/12/2021

Cassazione civile sez. VI, 13/12/2021, (ud. 12/10/2021, dep. 13/12/2021), n.39509

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SCODITTI Enrico – Presidente –

Dott. FIECCONI Francesca – Consigliere –

Dott. PORRECA Paolo – rel. Consigliere –

Dott. GIAIME GUIZZI Stefano – Consigliere –

Dott. GORGONI Marilena – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 23733-2020 proposto da:

S.E., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA VINCENZO BELLINI

24, presso lo studio dell’avvocato ANTONELLA TERRANOVA, che lo

rappresenta e difende unitamente all’avvocato MARIA FRANCESCA

SORIANO;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE DOGANE E DEI MONOPOLI, (OMISSIS), in persona del

Direttore pro tempore, AGENZIA DELLE ENTRATE – RISCOSSIONE, in

persona del Direttore pro tempore, elettivamente domiciliate in

ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO,

che le rappresenta e difende, ope legis;

– controricorrenti –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE, – RISCOSSIONE PROVINCIA SONDRIO, AGENZIA DELLE

DOGANE E DEI MONOPOLI UFFICIO MONOPOLI LOMBARDIA;

– intimati –

avverso la sentenza n. 4/2020 del TRIBUNALE di SONDRIO, depositata il

13/01/2020;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 12/10/2021 dal Consigliere Relatore Dott. PAOLO

PORRECA.

 

Fatto

RILEVATO

Che:

S.E. ricorreva, sulla base di tre motivi, corredati da memoria, per la cassazione della sentenza n. 4 del 2020 del Tribunale di Sondrio, esponendo che:

– aveva opposto una cartella di pagamento deducendo l’inesistenza della relativa notifica in quanto effettuata via p.e.c. in formato “pdf” invece che “p7m”;

– la nullità dell’addebito degli interessi in quanto non specificati, nell’atto medesimo, modalità di calcolo, tasso e decorrenza;

– la nullità della cartella per omessa indicazione dei requisiti legali e dei poteri del responsabile del procedimento;

– il Tribunale aveva respinto l’opposizione affermando, per i rispettivi profili, la sanatoria per raggiungimento dello scopo ex art. 156 c.p.c., l’inammissibilità della deduzione sugli interessi in quanto afferente al ruolo ed estranea all’azione ex art. 617 c.p.c., oltre che preclusa dalla mancata impugnazione del sotteso atto notificato e non impugnato, e infine l’infondatezza dell’ultima contestazione, posta l’indicazione del responsabile in parola e l’inesistenza di una norma che obbligasse l’amministrazione a documentare, nello stesso atto, l’appartenenza all’ufficio della persona indicata;

hanno resistito con controricorso le amministrazioni originariamente opposte.

Diritto

RILEVATO

Che:

con il primo motivo si prospetta la violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 602 del 1973, artt. 26 e 60, poiché il Tribunale avrebbe errato mancando di considerare che la disciplina speciale della notificazione della cartella non faceva rimando a tutta la normativa del rito processuale civile, sicché il precetto di cui all’art. 156 c.p.c., risultava inapplicabile, ferma l’inidoneità del formato adottato a garantire l’autenticità dell’atto;

con il secondo motivo si prospetta la violazione e falsa applicazione dell’art. 7 dello Statuto del contribuente, e della L. n. 241 del 1990, art. 3 poiché il Tribunale avrebbe errato mancando di considerare che ogni atto amministrativo dev’essere motivato, quale non era quello impugnato riguardo al computo degli interessi;

con il terzo motivo si prospetta la violazione e falsa applicazione del D.L. n. 248 del 2007, art. 36, comma 4-ter, quale convertito, poiché il Tribunale avrebbe errato mancando di considerare che l’amministrazione non aveva fatto specificazione né offerto prova in corso di causa dell’appartenenza all’ufficio del soggetto indicato quale responsabile del procedimento;

Vista la proposta formulata del relatore ai sensi dell’art. 380 bis cod. proc. civ..

Rilevato che:

il primo motivo di ricorso è inammissibile ex art. 360-bis c.p.c., n. 1;

questa Corte ha ripetutamente chiarito che la natura sostanziale e non processuale della cartella di pagamento non osta all’applicazione di istituti appartenenti al diritto processuale, sicché il rinvio disposto dal D.P.R. n. 602 del 1973, art. 26, comma 5, (in tema di notifica della cartella di pagamento) al D.P.R. n. 600 del 1973, art. 60 (in materia di notificazione dell’avviso di accertamento), il quale, a sua volta, rinvia alle norme sulle notificazioni nel processo civile, comporta, in caso d’irritualità della notificazione della cartella di pagamento, in ragione della avvenuta trasmissione di un “file” con estensione “pdf” anziché “.p7m”, l’applicazione dell’istituto della sanatoria del preteso vizio dell’atto per raggiungimento dello scopo, ai sensi dell’art. 156 c.p.c. (cfr. ad es. Cass., 30/10/2018, n. 27561, Cass., 05/03/2019, n. 6417);

per completezza va detto che questa stessa Corte ha indicato la fungibilità, ai fini processuali, delle due estensioni di “file” (Cass., Sez. U., 27/04/2018, n. 10266 e succ. conf.);

il secondo motivo è inammissibile;

la censura non si misura con le ragioni decisorie;

il Tribunale ha enunciato due ragioni d’inammissibilità: il fatto che si censurava un profilo sostanziale afferente al ruolo “a monte” (pag. 3) e il fatto che il contenuto della pretesa si era cristallizzato per mancata impugnativa del sotteso atto prodromico (pag. 4, primo periodo);

la censura in scrutinio non si misura specificatamente con questa seconda ragione, proponendo un discorso generalmente riferito all’obbligo motivazionale delle cartelle: ad esempio non si deduce che gli interessi risultavano pretesi in modo non riferibile all’atto d’irrogazione della sanzione amministrativa né chiarito dal suo contenuto (l’irrogazione è richiamata a pag. 2, primo periodo, della sentenza gravata);

il terzo motivo è inammissibile;

questa Corte ha reiteratamente affermato che i motivi di opposizione esecutiva cristallizzano il perimetro cognitivo della stessa, salva la rilevabilità d’ufficio della caducazione stessa del titolo esecutivo, e rispetto a essi, che integrano “causa petendi”, l’opponente assume il ruolo di attore mentre il giudice non può eccedere o divergere nello scrutinio così conformato, profilo giudiziale, questo, quindi sempre rilevabile officiosamente (in difetto di giudicati univoci contrari a questo principio) (Cass., 28/06/2019, n. 17441, Cass., Sez. U., 14/12/2020, n. 28387, pag. 6);

la parte odierna ricorrente riferisce – ai sensi dell’art. 366 c.p.c., n. 6 – che il motivo della proposta opposizione ex art. 617 c.p.c., tale qualificata senza censura, era la nullità della cartella “per mancata indicazione dei requisiti di legge e dei poteri del responsabile del procedimento di notificazione” (pag. 4 del ricorso), mentre la sentenza ha statuito che nessuna norma impone all’amministrazione di documentare, “nell’ambito dello stesso provvedimento”, l’effettiva appartenenza all’amministrazione del soggetto designato ai fini in questione;

per un verso, dunque, l’opposizione originaria non articolava la specifica deduzione afferente all’appartenenza – potendosi intendere, quella svolta, come necessità, in tesi inevasa, di specificare che il soggetto, pur appartenendo a quell’amministrazione, non avesse il potere di svolgere quella funzione (profilo peraltro già ritenuto irrilevante da questa Corte: cfr. Cass., 18/04/2019, n. 10904) – mentre l’odierna censura fa una questione di appartenenza senza misurarsi con la statuizione del Tribunale che discorre dell’esclusione di ogni obbligo di documentare nello stesso atto quell’appartenenza (in tesi quindi supposta come esistente);

la censura in parola, invece, adduce la mancata dimostrazione “in corso di causa” (contestata in controricorso);

in conclusione: da una parte il motivo eccede il perimetro cognitivo giurisdizionale cristallizzato dall’opposizione iniziale; dall’altra non si misura con la specifica statuizione del giudice di merito;

spese secondo soccombenza.

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso e condanna parte ricorrente al pagamento delle spese processuali di parte controricorrente, liquidate in Euro 4.000,00, oltre a spese prenotate a debito, 15% di spese forfettarie, e accessori legali.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, la Corte dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, se dovuto, da parte ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso.

Così deciso in Roma, il 12 ottobre 2021.

Depositato in Cancelleria il 13 dicembre 2021

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