Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 39507 del 13/12/2021

Cassazione civile sez. VI, 13/12/2021, (ud. 12/10/2021, dep. 13/12/2021), n.39507

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SCODITTI Enrico – Presidente –

Dott. FIECCONI Francesca – Consigliere –

Dott. PORRECA Paolo – rel. Consigliere –

Dott. GIAIME GUIZZI Stefano – Consigliere –

Dott. GORGONI Marilena – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 9803-2020 proposto da:

M.M.C., S.P., S.C.,

domiciliati presso la cancelleria della CORTE DI CASSAZIONE, PIAZZA

CAVOUR, ROMA, rappresentati e difesi dagli avvocati GIOVANNI

TARQUINI, PAOLA FONTANA;

– ricorrenti –

contro

UNICREDIT SPA, in persona del Direttore pro tempore, elettivamente

domiciliata in ROMA, VIA SESTO RUFO 23, presso lo studio

dell’avvocato BRUNO TAVERNITI, che la rappresenta e difende

unitamente all’avvocato GIANLUCA ROSSI;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 173/2020 della CORTE D’APPELLO di BOLOGNA,

depositata il 13/01/2020;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 12/10/2021 dal Consigliere Relatore Dott. PAOLO

PORRECA.

 

Fatto

RILEVATO

che:

Unicredit s.p.a. conveniva in giudizio M.M.C. e i suoi due figli, S.C. e S.P., per la revoca di un atto di donazione immobiliare della prima ai secondi, a fronte di un credito risarcitorio di oltre 1 milione e 600.000 Euro;

il Tribunale accoglieva la domanda con pronuncia confermata dalla Corte di appello secondo cui: per agire in revocatoria era sufficiente un credito litigioso, e dunque era idoneo anche quello in parola, ancora “sub iudice”; l’irrecuperabilità dell’intero credito con il bene oggetto di domanda di revocatoria non era influente, non venendo meno l’interesse ad agire a causa dell’incapienza, ed essendo stata la stessa donante a porsi con la donazione nella situazione d’impossidenza; l’affermazione per cui la liberalità era causa apparente dell’atto revocando, trattandosi di un gesto di riconoscenza, a fronte del sostegno vitale datole dal coniuge malato e con prestiti amicali, era per un verso priva di prova, per altro verso riferita a ipotesi estranea all’esenzione da revocatoria, non trattandosi dell’adempimento di un debito scaduto;

avverso questa decisione ricorrono per cassazione M.M.C., S.C. e S.P., sulla base di tre motivi;

resiste con controricorso Unicredit s.p.a..

Diritto

RILEVATO

Che:

con il primo motivo si prospetta la violazione e falsa applicazione dell’art. 2901 c.c., poiché la Corte di appello avrebbe errato omettendo di considerare che era mancata la prova del pregiudizio patrimoniale necessario all’accoglimento della domanda, posta l’assoluta sproporzione tra valore del bene ed entità del credito;

con il secondo motivo si prospetta la violazione e falsa applicazione dell’art. 2901 c.c., poiché la Corte di appello avrebbe errato mancando di considerare che si trattava dell’adempimento di un obbligo nei confronti di chi l’aveva sostenuta materialmente, oltre che moralmente, quindi esente da revocatoria;

con il terzo motivo si prospetta la violazione e falsa applicazione dell’art. 91 c.p.c., e del D.M. n. 55 del 2014, poiché la Corte di appello avrebbe errato liquidando le spese senza riferimento ai valori tabellari invece che sulla base del credito vantato al momento dell’introduzione della lite;

Vista la proposta formulata del relatore ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c..

Rilevato che:

il primo motivo di ricorso è manifestamente infondato;

e’ infatti evidente che la sproporzione tra valore del bene oggetto di domanda revocatoria e valore del credito, dimostra il pregiudizio del creditore e non l’inammissibilità della sua domanda d’inefficacia relativa della cessione del cespite su cui, in tesi, rivalersi;

il secondo motivo è manifestamente inammissibile;

la censura discorre dell’adempimento di debiti scaduti, circostanza diversa ovviamente dalla liberalità animata da riconoscenza, escluso in fatto dal giudice di merito nell’ambito del suo proprio sindacato, non rivisitabile in questa sede;

il terzo motivo è infine inammissibile poiché non si misura con la “ratio decidendi” che è quella della liquidazione delle spese di secondo grado con riferimento, secondo l’evidente logica della Corte territoriale, al valore del credito “vantato” al momento del relativo giudizio di seconde cure, piuttosto che a quello dell’introduzione della lite cui apoditticamente fanno richiamo i ricorrenti;

la palese pretestuosità delle ragioni complessivamente addotte giustifica la condanna a titolo di responsabilità processuale aggravata con liquidazione equitativa (cfr. Cass., 15/02/2021, n. 3830).

PQM

La Corte rigetta il ricorso e condanna i ricorrenti in solido al pagamento delle spese processuali di parte controricorrente, liquidate in Euro 8.700,00, oltre a 200,00 Euro per esborsi, 15% di spese forfettarie, e accessori legali.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, la Corte dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, se dovuto, da parte dei ricorrenti in solido, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso. Condanna altresì i ricorrenti in solido al pagamento della somma di Euro 2.000,00, a titolo di responsabilità processuale aggravata in favore di parte controricorrente.

Così deciso in Roma, il 12 ottobre 2021.

Depositato in Cancelleria il 13 dicembre 2021

 

 

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