Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 39502 del 13/12/2021

Cassazione civile sez. VI, 13/12/2021, (ud. 14/09/2021, dep. 13/12/2021), n.39502

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SCODITTI Enrico – Presidente –

Dott. GRAZIOSI Chiara – Consigliere –

Dott. ROSSETTI Marco – Consigliere –

Dott. CRICENTI Giuseppe – Consigliere –

Dott. GIAIME GUIZZI Stefano – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 29676-2020 proposto da:

C.T., domiciliato in ROMA, PIAZZA CAVOUR presso la

CANCELLERIA della CASSAZIONE, a richiesta di parte UNIPOLSAI

ASSICURAZIONI SPA, in persona del legale rappresentante pro tempore,

domiciliata in ROMA, PIAZZA CAVOUR presso la CANCELLERIA della

CASSAZIONE, rappresentata e difesa dagli Avvocati VINCENZO

PALTRINIERI, LUCA PALTRINIERI;

– controricorrente –

contro

MINISTERO DELL’ISTRUZIONE DELL’UNIVERSITA’ DELLA RICERCA, (OMISSIS),

ISTITUTO SCOLASTICO (OMISSIS);

– intimati –

avverso la sentenza n. 2329/2020 della CORTE D’APPELLO di MILANO,

depositata il 22/09/2020;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 14/09/2021 dal Consigliere Relatore Dott. STEFANO

GIAIME GUIZZI.

 

Fatto

RITENUTO IN FATTO

– che C.T. ricorre, sulla base di un unico motivo, per la cassazione della sentenza n. 2329/20, del 22 settembre 2020, della Corte di Appello di Milano, che – respingendone il gravame avverso la sentenza n. 5795/19, del 14 settembre 2019, del Tribunale di Milano – ha confermato il rigetto della domanda proposta dall’odierna ricorrente, nei confronti del Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca (d’ora in poi, “MIUR”), dell’Istituto scolastico (OMISSIS) e della società Unipolsai Assicurazioni S.p.a. (d’ora in poi, “Unipolsai”), di condanna al risarcimento dei danni alla persona;

– che, in punto di fatto, l’odierno ricorrente riferisce di aver agito in giudizio contro l’Istituto scolastico (OMISSIS) e il MIUR, rappresentando di essere stato vittima di un’aggressione – alla quale erano conseguite lesioni personali con postumi invalidanti – perpetrata, il 29 settembre 2010, da un compagno di classe al termine delle lezioni, sulla soglia di ingresso della scuola;

– costituitisi in giudizio i convenuti e intervenuta, su chiamata del MIUR, la società Unipolsai, l’adito Tribunale di Milano – dopo aver istruito la causa anche mediante l’assunzione di prova testimoniale e lo svolgimento di CTU medico-legale – rigettava la domanda risarcitoria, sul presupposto che l’aggressione era avvenuta “dopo il termine delle lezioni e al di fuori del plesso scolastico, quando l’onere di vigilanza degli insegnanti era venuto meno, anche trattandosi di scuola secondaria e non essendovi prova di precedenti e specifiche segnalazioni di atti di bullismo”;

– che esperito gravame dall’attore soccombente, il giudice di appello lo respingeva, ribadendo la dinamica dell’aggressione come ricostruita dal primo giudice, ma anche l’impossibilità di sostenere che, nella specie, fosse stata “colpevolmente omessa da parte del personale scolastico l’adozione di misure idonee a prevenire e a scongiurare il verificarsi dell’episodio di violenza di cui l’appellante rimase vittima”, e ciò, in particolare, perché “non risulta che si fossero verificate situazioni idonee a destare allarme negli insegnanti sulla potenziale pericolosità del giovane” aggressore, “non avendo alcun teste fornito utili indicazioni al riguardo”;

– che avverso la sentenza della Corte ambrosiana ricorre per cassazione il C., sulla base di un unico motivo;

– che esso denuncia “omesso esame di un fatto decisivo oggetto di discussione”, fatto identificato dalla mancanza di qualsiasi situazione di allarme che potesse indicare la pericolosità dell’aggressore;

– che, tuttavia, tale “non può ritenersi” – secondo il ricorrente – “il dato risultante dall’istruttoria”, giacché dai “fatti emersi” dalla stessa, che la Corte territoriale avrebbe omesso di esaminare, è risultato che esso C. (minore all’epoca dell’aggressione) fosse “stato oggetto di ripetuti atti di bullismo”, come, in particolare, avrebbe confermato la deposizione della teste L.M., già compagna di classe dell’odierno ricorrente;

– che sulla base di tale presupposto, il ricorrente richiama la giurisprudenza di questa Corte in tema di atti di bullismo scolastico (Cass. Sez. 3, sent. 21 febbraio 2003, n. 2657 e Cass. Sez. 3, ord. 10 settembre 2019, n. 22541);

che Unipolsai ha resistito, con controricorso, alla proposta impugnazione, chiedendo che essa sia dichiarata inammissibile o comunque rigettata;

– che sono rimasti, invece, solo intimati il NIIUR e l’Istituto scolastico (OMISSIS);

– che la proposta del relatore, ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c., è stata ritualmente comunicata alle parti, unitamente al decreto di fissazione dell’adunanza in camera di consiglio per il 14 settembre 2021.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

– che il ricorso è inammissibile;

– che l’unico motivo di ricorso e’, infatti, inammissibile, sotto più profili;

– che deve rilevarsi, in primo luogo, che l’appello, già esperito dall’odierno ricorrente contro la decisione resa in prime cure, ha investito una sentenza pubblicata in data 14 settembre 2019, sicché il gravame risulta, per definizione, proposto con ricorso depositato o con citazione di cui sia stata richiesta la notificazione posteriormente all’11 settembre 2012;

– che siffatta circostanza determina l’applicazione, “ratione temporis”, dell’art. 348-ter c.p.c., u.c., (cfr. Cass. Sez. 5, sent. 18 settembre 2014, n. 26860, Rv. 633817-01; in senso conforme, Cass. Sez. 6-Lav., ord. 9 dicembre 2015, n. 24909, Rv. 638185-01, nonché Cass. Sez. 6-5, ord. 11 maggio 2018, n. 11439, Rv. 648075-01), norma che preclude, in un caso – qual è quello presente – di c.d. “doppia conforme di merito”, la proposizione di motivi di ricorso per cassazione formulati ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5), salvo che la parte ricorrente non soddisfi l’onere – ciò che nella specie non risulta avvenuto – “di indicare le ragioni di fatto poste a base, rispettivamente, della decisione di primo grado e della sentenza di rigetto dell’appello, dimostrando che esse sono tra loro diverse” (Cass. Sez. 1, seni. 22 dicembre 2016, n. 26774, Rv. 643211-03; Cass. Sez. Lav., cent. 6 agosto 2019, n. 20994, Rv. 654646-01);

– che, inoltre, corrobora la valutazione di inammissibilità del motivo la constatazione che il denunciato “omesso esame”, più che un “fatto” – l’essere stato il C. vittima di ripetuti atti di bullismo da parte del suo aggressore – investe il contenuto della deposizione testimoniale della L.;

– che, tuttavia, “l’omesso esame di elementi istruttori non integra, di per sé, il vizio di omesso esame di un fatto decisivo, censurabile ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5), qualora il fatto storico, rilevante in causa” (nella specie, l’essere stato l’odierno ricorrente “bullizzato” da altro allievo dell’istituto, e segnatamente dall’autore dell’aggressione per cui è giudizio), “sia stato comunque preso in considerazione dal giudice, ancorché la sentenza non abbia dato conto di tutte le risultanze probatorie” (Cass. Sez. 6-Lav., ord. 8 novembre 2019, n. 28887, Rv. 655596-01; cfr. anche Cass. Sez. 6-I,av., ord. 10 febbraio 2015, n. 2498, Rv. 634531-01 e Cass. Sez. 6-Lav., ord. 1luglio 2015, n. 13448, Rv. 635853-01);

– che, d’altra parte, è principio del pari pacifico quello secondo cui “spetta al giudice di merito, in via esclusiva, il compito di individuare le fonti del proprio convincimento, di controllarne l’attendibilità e la concludenza e di scegliere, tra le complessive risultanze del processo, quelle ritenute maggiormente idonee a dimostrare la veridicità dei fatti ad essi sottesi, dando così liberamente prevalenza all’uno o all’altro dei mezzi di prova acquisiti, salvo i casi tassativamente previsti dalla legge” (da ultimo, tra le innumerevoli, Cass. Sez. 6-1, ord. 13 gennaio 2020, n. 331, Rv. 656802-01), anche su tali basi, pertanto, essendosi ribadita -da parte delle Sezioni Unite – l’inammissibilità di quel tipo di censura “che, sotto l’apparente deduzione del vizio di violazione o falsa applicazione di legge, di mancanza assoluta di motivazione e di omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio” – l’ultima essendo l’ipotesi rilevante nel caso che occupa – “miri, in realtà, ad una rivalutazione dei fatti storici operata dal giudice di merito” (da ultimo, Cass. Sez. Un., sent. 27 dicembre 2019, n. 34476, Rv. 656492-03);

– che le spese del presente giudizio di legittimità seguono la soccombenza e sono liquidate come da dispositivo;

– che in ragione della declaratoria di inammissibilità del ricorso, va dato atto – ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, nel testo introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17 – della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, se dovuto secondo accertamento spettante all’amministrazione giudiziaria (Cass. Sez. Un., sent. 20 febbraio 2020, n. 4315, Rv. 657198-01), dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

PQM

La Corte dichiara inammissibile il ricorso, condannando C.T. a rifondere, alle società Unipolsai Assicurazioni S.p.a., le spese del presente giudizio, che liquida in Euro 4.800,00, oltre Euro 200,00 per esborsi, nonché 15% per spese generali più accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, nel testo introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, la Corte dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, se dovuto, pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

Depositato in Cancelleria il 13 dicembre 2021

 

 

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA