Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 39431 del 13/12/2021

Cassazione civile sez. III, 13/12/2021, (ud. 15/07/2021, dep. 13/12/2021), n.39431

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DI FLORIO Antonella – Presidente –

Dott. SCARANO Luigi Alessandro – rel. Consigliere –

Dott. FIECCONI Francesca – Consigliere –

Dott. SCRIMA Antonietta – Consigliere –

Dott. GUIZZI Stefano Giaime – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 1608/2019 proposto da:

R.M.G., elettivamente domiciliato in ROMA, P.

LE CLODIO, 14, presso lo studio dell’avvocato ANDREA GRAZIANI,

rappresentato e difeso dall’avvocato GIACOMO MEZZENA;

– ricorrente –

contro

ATS AGENZIA DI TUTELA DELLA SALUTE DELLA CITTA’ METROPOLITANA DI

MILANO, in persona del legale rappresentante pro tempore,

rappresentata e difesa dall’avvocato MARINO VITTORIO BOTTINI, nel

cui studio in Milano, Corso Italia n. 19, è elettivamente

domiciliata;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 7324/2018 del TRIBUNALE di MILANO, depositata

il 28/6/2018;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

15/7/2021 dal Consigliere Dott. LUIGI ALESSANDRO SCARANO.

 

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con sentenza del 28/6/2018 il Tribunale di Milano ha dichiarato inammissibile il gravame interposto dal sig. R.M.G. in relazione alla pronunzia G. di P. n. 5424/2016, di incompetenza per materia in favore del Tribunale di Milano in funzione di giudice del lavoro nonché di rigetto nel merito della domanda di “assistenza sanitaria gratuita… ai sensi del D.M. 1 febbraio 1996 e della Circolare del Ministero della Sanità… dell’11.11.96”.

Avverso la suindicata pronunzia del giudice dell’appello il R. propone ora ricorso per cassazione, affidato a 4 motivi.

Resiste con controricorso l’Agenzia Tutela della Salute (A.T.S.) della Città metropolitana di Milano, che ha presentato anche memoria.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Con il 1 motivo il ricorrente denunzia “contraddittorietà e manifesta illogicità” della motivazione, in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5.

Con il 2 motivo denunzia “violazione o falsa applicazione” degli artt. 339, 342; 353, 354 c.p.c., dell’art. 164 c.p.c., in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3.

Con il 3 motivo denunzia “violazione o falsa applicazione” degli artt. 2,32 Cost., D.Lgs. n. 502 del 1992, art. 1, D.M. 1 febbraio 1996, art. 2, artt. 1175,1375 c.c., L. n. 833 del 1978, art. 1, in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3.

Si duole che la corte di merito abbia, con motivazione illogica e contraddittoria, “erroneamente dichiarato. la propria incompetenza e contemporaneamente abbia statuito nel merito, pronunce inconciliabili tra loro”, atteso che la “decisione su eventuale questione pregiudiziale preclude al Giudice che la ritiene sussistente qualsivoglia esame, valutazione ed ancor di più provvedimento nel merito della domanda”, laddove la valutazione della causa petendi e del petitum nel merito comporta… quantomeno implicitamente una declaratoria di competenza del Giudice adito, che si ritiene competente al punto da ritenere di poter pronunciare nel merito”.

Lamenta che “al contrario di quanto erroneamente argomentato dal giudice d’Appello la sentenza di merito, di segno contrario alla contestuale sentenza che definisce una questione pregiudiziale di rito, è prevalente rispetto a quest’ultima”; con la conseguenza che in tale ipotesi la pronunzia è impugnabile con l’appello, erroneamente ritenuto inammissibile.

Si duole del fatto che erroneamente il giudice dell’appello abbia ritenuto “corretta la non applicabilità del diritto all’assistenza del SSN per almeno 90 giorni annui”, e conseguentemente “non dovuto il rimborso delle somme… corrisposte per spese mediche”.

I motivi, che possono congiuntamente esaminarsi in quanto connessi, sono inammissibili.

Come questa Corte ha già avuto occasione di affermare, la sentenza con cui il giudice di primo grado, dopo avere riconosciuto di essere privo del potere di pronunciarsi sulla domanda per incompetenza (abbia poi erroneamente deciso il merito della stessa anziché spogliarsi della causa, è nondimeno impugnabile esclusivamente con il regolamento necessario di competenza, essendo la motivazione sul fondo della controversia in tale ipotesi resa meramente ad abundantiam da un giudice che ha esaurito la propria potestas iudicandi con la emissione di una pronuncia in rito completamente definitiva della causa dinanzi a sé, sicché la statuizione come nella specie di rigetto nel merito della domanda originariamente proposta contenuta nel dispositivo è in realtà meramente apparente, come tale insuscettibile di passare in cosa giudicata, ai in concreto inidonea a incidere anche sull’individuazione del rimedio impugnatorio esperibile (v. Cass., 17/1/2019, n. 1093; Cass., 27/9/2011, n. 19754), che in tal caso rimane l’istanza di regolamento necessario ex art. 42 c.p.c. (cfr. già Cass., 27/9/1996, n. 8522).

Orbene, trattandosi nella specie di mera pronunzia ad abundantiam in carenza di potere, l’impugnazione in ordine alla pronunzia sul merito difetta invero d’interesse (cfr. Cass., 2/10/2018, n. 23834; Cass., 11/12/2012, n. 22618; Cass., 5/7/2007, n. 15234; Cass., Sez. Un., 20/2/2007, n. 3840).

Con il 4 motivo il ricorrente denunzia “violazione o falsa applicazione” degli artt. 91,96 c.p.c., in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3.

Lamenta che “la sentenza impugnata dispone in maniera errata, per i motivi sopra formulati, la condanna alle spese a carico dell’appellante sulla base della infondata soccombenza… peraltro del tutto immotivata, a parte il generico richiamo ad un principio di soccombenza”.

Il motivo, che invero nemmeno si correla alla pronunzia impugnata essendo stata la domanda originariamente spiegata dall’odierno ricorrente non accolta nel doppio grado di merito, a fortiori alla luce della suindicata inammissibilità dei primi tre motivi di ricorso risulta invero incomprensibile ed integrante, in realtà un inammissibile “non motivo” (cfr. Cass., 16/4/2021, n. 10197; Cass., 14/2/2019, n. 4296; Cass., 8/3/2018, n. 5541; Cass., 21/6/2017, n. 15350; Cass., 8/7/2016, n. 1274; Cass., 8/7/2014, n. 15475; Cass., 1/10/2012, n. 17318; Cass., 17/1/2012, n. 537).

Le spese del giudizio di cassazione, liquidate come in dispositivo in favore della controricorrente, seguono la soccombenza.

P.Q.M.

La Corte dichiara il ricorso inammissibile. Condanna il ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di cassazione, che liquida in complessivi Euro 2.700,00, di cui Euro 2.500,00 per onorari, oltre a spese generali ed accessori come per legge, in favore della controricorrente.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, come modif. dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, il 15 luglio 2021.

Depositato in Cancelleria il 13 dicembre 2021

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