Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 39430 del 13/12/2021

Cassazione civile sez. III, 13/12/2021, (ud. 15/07/2021, dep. 13/12/2021), n.39430

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DI FLORIO Antonella – Presidente –

Dott. SCARANO Luigi Alessandro – rel. Consigliere –

Dott. FIECCONI Francesca – Consigliere –

Dott. SCRIMA Antonietta – Consigliere –

Dott. GUIZZI Stefano Giaime – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 26791/2019 proposto da:

AZIENDA OSPEDALIERA UNIVERSITARIA (OMISSIS), in persona del legale

rappresentato e difeso dall’avv. CLAUDICO FABRICATORE, e NICOLA

RASCIO, (Ndr: testo originale non comprensibile), elettivamente

domiciliati presso la Cancelleria civile della Corte di

Cassazione, in Roma, piazza Cavour;

– ricorrente –

contro

BANCA SISTEMA SPA (già BETA STEPSTONE SPA, in persona del legale

rapp.te, rappresentata e difesa dall’avv.to Fulvio Frasca,

elettivamente domiciliato in Roma, presso il suo studio in via Due

Macello n. 66;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 746/2019 della CORTE D’APPELLO di NAPOLI,

depositata il 13/02/2019;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

15/07/2021 dal Consigliere Dott. ANTONELLA DI FLORIO.

 

Fatto

RITENUTO

che:

n’azienda Ospedaliera Universitaria (OMISSIS) (da qui (OMISSIS)) ricorre, affidandosi a due motivi illustrati anche da memoria, per la cassazione della sentenza della Corte d’Appello di Napoli che aveva confermato la pronuncia del Tribunale con a quale era stata dichiarata l’inammissibilità dell’opposizione al decreto ingiuntivo, emesso in favore della Beta Stepstone Spa (ora Banca Sistema Spa) per il pagamento di una somma quale corrispettivo per la fornitura di prodotti ospedalieri.

i La decisione era fondata: a) sulla mancanza dello ius postulandi in capo al difensore dell'(OMISSIS) in quanto era stata accolta l’eccezione della società, fondata sulla circostanza che la Delibera del Direttore Generale che aveva designato il difensore non conteneva alcuna motivazione circa la necessità di autorizzare il patrocinio legale di un avvocato del libero Foro, senza avvalersi dell’Avvocatura dello Stato, come stabilito dal R.D. n. 1592 del 1933, art. 56 e R.D. n. 1633 del 1933, relativamente alle Università, sulla base della ritenuta equiparazione ad essa dell’Azienda Ospedaliera Universitaria; b) sulla mancata integrazione della Delibera di nomina per la quale era stato assegnato un termine perentorio corso del giudizio.

Ha resistito la parte intimata Banca Sistema Spa.

Diritto

CONSIDERATO

Che:

1. Preliminarmente deve essere esaminata l’eccezione di inammissibilità del ricorso sollevata dalla controricorrente per asserita nullità della procura alle liti conferita dall'(OMISSIS) ai suoi difensori: si assume, al riguardo, che la sottoscrizione del legale rappresentante contenuta nella procura fosse priva di autenticazione.

1.2. Sul punto, si osserva quanto segue.

1.3. Il controricorrente non ha fornito alcuna dimostrazione documentale del rilievo prospettato, ed pur sostenendo che la procura che gli era stata notificata era priva della validazione della firma, ha ammesso che quella depositata in cancelleria dal ricorrente conteneva l’autentica della sottoscrizione (cfr. pag. 7 primo cpv. del controricorso).

1.4. A fronte di ciò, il ricorrente ha dimostrato, attraverso il deposito (anche telematico) della relativa documentazione informatica (cfr. nota di deposito del 2.7.2021 e documentazione ivi allegata), che in data 13.9.2019 (e cioè il giorno successivo alla prima notifica del ricorso) l’atto era stato nuovamente notificato al difensore del controricorrente unitamente alla procura speciale spillata, recante l’autentica della sottoscrizione del Direttore Generale dell'(OMISSIS).

1.4. L’originaria omissione risulta, pertanto, validamente sanata: va, dunque, respinta l’eccezione di inammissibilità prospettata.

2. inoltre, deve essere esaminata, in limine, l’istanza avanzata dalla parte ricorrente per la fissazione della pubblica udienza, giustificata, in thesi, dall’importanza della materia e dalla particolare rilevanza della questione di diritto sulla quale il Collegio di deve pronunciare.

2.1. L’istanza è inammissibile.

2.2. Si osserva, infatti, che questa Corte ha avuto modo di chiarire che la decisione in ordine alla trattazione della causa in adunanza camerale o in pubblica udienza rientra nel proprio potere discrezionale, in quanto la differenza fra i due riti previsti non ricade sull’ampiezza della cognizione, ma soltanto sulle modalità con le quali essa viene acquisita, non essendo affatto pregiudicato, nel rito camerale, il contraddittorio fra le parti.

2.3. E’ stato, al riguardo, affermato che “nel giudizio di cassazione, la rimessione di una causa alla pubblica udienza dall’adunanza camerale prevista nell’art. 380-bis.1 c.p.c., è ammissibile in applicazione analogica dell’art. 380 bis c.p.c., comma 3, rientrando la valutazione degli estremi per la trattazione del ricorso in pubblica udienza – e, in particolare, della particolare rilevanza della questione di diritto coinvolta – nella discrezionalità del collegio giudicante, che ben può escluderne la ricorrenza in ragione del carattere consolidato dei principi di diritto da applicare al caso di specie” (cfr. Cass. 14437/2018; ed in termini anche Cass., 16913/2019).

2.4. L’esigenza di trattazione pubblica, per ciò che si dirà, non ricorre, a parere de. Collegio, nel presente giudizio.

3. Con il primo ed il secondo motivo, il ricorrente deduce, alternativamente ex art. 360, comma 1, n. 3, ed art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, la violazione della L. n. 517 del 1999, art. 2; D.Lgs. n. 502 del 1992, artt. 2 e 4; R.D. n. 1611 del 1933, artt. 43 e 45, come modificato dalla L. n. 103 del 1979, art. 11; R.D. n. 1592 del 1933, art. 56 e il D.Lgs. n. 502 del 1992, art. 3, in combinato disposto con la L.R. Campania n. 32 del 1994, art. 18.

3.1. Assume, al riguardo, che la Corte territoriale aveva erroneamente equiparato le A.O.U. alle Università, ritenendo le prime parte integrante delle seconde, oggetto di “osmosi” con le università e prive di autonoma personalità giuridica ed aveva erroneamente affermato, sulla base di tale presupposto, che fosse carente lo ius postulandi del difensore del libero foro in quanto l'(OMISSIS) si sarebbe dovuta rivolgere al patrocinio autorizzato dell’Avvocatura dello Stato, a mente della normativa sopra richiamata.

3.2. I motivi – che devono essere congiuntamente esaminati per la stretta interconnessione e la sostanziale sovrapponibilità – sono entrambi infondati.

3.3. Pur vero che sulla specifica questione, questa Corte si è espressa soltanto nell’arresto richiamato, invero correttamente, dalla Corte territoriale (e cioè Cass. 24545/2018), tanto da consentire di escludere una dichiarazione di inammissibilità del ricorso ex art. 360 bis c.p.c., è altrettanto vero che la pronuncia sopra evocata, resa all’esito di pubblica udienza e quindi di una completa dialettica processuale anche con la Procura Generale di questa Corte, risulta tanto esaustiva e coerente con tutti i principi affermati in materia da non consentire di ipotizzare, allo stato, un mutamento della giurisprudenza: la funzione nomofilattica di questa Corte, l’esigenza di prevedibilità delle decisioni e di “stabilità del precedente” che ad essa si accompagnano non è superabile, ne caso di specie, dall’esistenza di ragioni diverse e non esplorate nell’arresto richiamato che allo stato non sono riscontrabili, tali da consentire al Collegio di discostarsi dal principio recentemente affermato e di ipotizzare che una trattazione della presente controversia in pubblica udienza consenta di arrivare ad una soluzione diversa, trattandosi di questione certamente rilevante ma già affrontata funditus ed in tempi recenti attraverso una ricostruzione che contiene numerosi riferimenti ad arresti precedenti i quali, pur relativi a diversi profili.

3.4. Si osserva infatti, quanto segue.

3.5. Entrambe le censure si fondano preliminarmente sulla critica alla statuizione secondo cui le Aziende Ospedaliere Universitarie sarebbero caratterizzate da piena autonomia: il ricorrente assume che le argomentazioni sulla sostanziale osmosi fra la loro funzione e quella delle Università sarebbe affidata ad un percorso argomentativo “liquido” e privo di sostanziale tangibilità negli scopi dell’azienda.

3.6. L’assunto è infondato.

3.7. Richiamando la motivazione di Cass. 24545/2018, il Collegio, infatti, ne condivide il percorso argomentativo che trae origine, oltretutto, dalla precedente Cass. SU 20 ottobre 2017, n. 24876, che aveva già affermato che valesse, per le AOU, il c.d. “patrocinio autorizzato” da parte dell’Avvocatura generale dello Stato.

3.8. La sentenza richiamata aveva affermato che, ai sensi del R.D. n. 1611 del 1933, art. 43 – come modificato dalla L. 3 aprile 1979, n. 103, art. 11, la facoltà per le Università statali di derogare in casi speciali al patrocinio autorizzato spettante per legge all’Avvocatura dello Stato, per avvalersi dell’opera di liberi professionisti, è subordinata all’adozione di una specifica e motivata deliberazione dell’ente (ossia del rettore) da sottoporre agli organi di vigilanza (consiglio di amministrazione) per un controllo di legittimità; ed ha ribadito che, in via generale, la mancanza di tale controllo determina la nullità del mandato alle liti, non rilevando che esso sia stato conferito con le modalità prescritte dal regolamento o dallo statuto dell’Università, fonti di rango secondario insuscettibili di derogare alla legislazione primaria.

3.9. La difesa dell'(OMISSIS), al contrario, insiste nel porre in luce, come si è detto, le ragioni di una diversità intrinseca tra le università statali e le aziende ospedaliere universitarie, che si fonderebbe sulla totale autonomia di queste ultime e sulla loro assimilazione piuttosto alle aziende sanitarie locali che non alle università; il che dovrebbe indurre a ritenere che per esse valga una piena autonomia nella scelta del difensore in occasione del contenzioso giudiziario, non trovando applicazione le regole sul patrocinio autorizzato.

3.10. Come già rilevato dall’arresto sopra richiamato, si osserva che non sia calzante il richiamo compiuto dalla parte ricorrente alla sentenza 10 luglio 2014, n. 14951, della Sezione Lavoro di questa Corte. (cfr. pag. 21 del ricorso).

In tale pronuncia è contenuto un richiamo alla L.R. Campania n. 32 del 1994, art. 18, invocata a sostegno del ricorso odierno, in ordine ai poteri del direttore generale di una ASL della Campania relativi alla proposizione di un’azione giudiziaria (la sentenza esclude che vi fosse la necessità di una preventiva Delibera di autorizzazione in proposito). Ma è evidente che questo precedente, che riguarda appunto una ASL, non si attaglia al caso in esame; senza contare che una norma regionale non potrebbe in tale materia andare a modificare la portata di una legge statale, trattandosi di materia devoluta alla competenza esclusiva dello Stato (art. 117 Cost., comma 2, lett. i)).

3.11. Ed è stato condivisibilmente ritenuto che deve, piuttosto, essere tenuto presente un significativo dato normativo, costituito dal D.Lgs. n. 517 del 1999, art. 2, comma 6, il quale prevede che le aziende ospedaliere universitarie concorrono alla realizzazione dei compiti istituzionali dell’università, il che è un indizio forte del collegamento esistente tra le une e le altre.

3.12. Si deve ricordare, inoltre, che la giurisprudenza di questa Corte contiene una serie di indicazioni che convergono nel senso dell’esistenza di una forma di cogestione tra le aziende ospedaliere universitarie e le università ad esse collegate, per cui non è configurabile quell’autonomia delle prime rispetto alle seconde che è a fondamento dell’odierno ricorso.

3.13. Ed invero, la Sezione Lavoro di questa Corte, con la sentenza 7 marzo 2014, n. 5325, ribadita dalla successiva ordinanza 16 aprile 2015, n. 7739, ha affermato che “nell’ambito dell’assetto dei rapporti tra Servizio Sanitario Nazionale e Università e della collaborazione tra gli stessi, prevista per l’esercizio dea funzione sanitaria, con il D.Lgs. 19 giugno 1999, n. 229, fu prevista l’istituzione di aziende ospedaliere universitarie dotate di autonoma personalità giuridica e con il D.Lgs. 21 dicembre 1999, n. 517, furono definiti i rapporti giuridici del personale assegnato o trasferito alle nuove aziende.

3.14. In questo assetto, il D.Lgs. n. 517 del 1999, prevede che l’organo amministrativo dell’azienda ospedaliera universitaria (il direttore generale) ed il presidente dell’organo di indirizzo dell’azienda (chiamato al coordinamento delle attività didattiche e scientifiche con quelle strettamente assistenziali) siano nominati dal presidente della regione, d’intesa con il rettore (art. 4).

3.15. Lo stesso decreto prevede, inoltre, che “al sostegno economico-finanziario delle attività svolte dalle aziende concorrono risorse messe a disposizione sia dall’Università sia dal Fondo sanitario regionale ai sensi del presente comma. Alle attività correnti concorrono le Università con l’apporto di personale docente e non cocente e di beni mobili ed immobili ai sensi dell’art. 8 sia le regioni mediante il corrispettivo dell’attività svolta ” (art. 7, comma 1).

3.16. Ne consegue che, mentre sul piano materiale l’attività sanitaria è convogliata in un modello aziendale unico (l’azienda ospedaliera universitaria), la gestione (anche sul piano finanziario) è rimessa alla regione ed all’università per cui la soluzione delle questioni giuridiche ed economiche fa necessariamente capo ad entrambi i soggetti pubblici.

3.17 Questa Corte, del resto, aveva già riconosciuto che – alla luce delle riforme di cui al D.Lgs. n. 229 del 1999 e del citato D.Lgs. n. 517 del 1999 – “l’assetto così creato, mirando ad una sorta di cogestione tra l’Università e il S.S.N. mediante un’evoluzione organizzativa incentrata sul contributo apportato dalle università, contempla, a regime, una nuova tipologia di Ospedali superando così a situazione previgente al fine di pervenire al modello aziendale unico di Azienda Ospedaliero Universitaria (AOU), caratterizzata da un’organizzazione conseguentemente più complessa, per cui i principali atti aziendali sono adottati dal Direttore Generale, d’intesa con il Rettore secondo modalità di cogestione, anche attraverso un organo di indirizzo nel quale i due enti, che apportano ciascuno proprie risorse, sono rappresentati nella funzione unitaria di controllo” (Cass. SSUU 8521/2012).

3.18. E tale affermazione ha consentito, nel caso ivi trattato, di riconoscere la legittimazione passiva dell’azienda ospedaliera universitaria in relazione alla controversia di lavoro promossa nei suoi confronti da un dipendente dell’università, in servizio presso il policlinico universitario poi divenuto azienda ospedaliera universitaria.

3.19. Deve perciò confermarsi l’orientamento già espresso in più occasioni da questa Corte secondo il quale sussiste una comunità di intenti e di funzioni ed una sostanziale gestione comune tra le università e le aziende ospedaliere universitarie, contrariamente a quanto sostiene l’odierna ricorrente, che fonda il ricorso proprio sull’esistenza di una totale autonomia tra le due.

3.20. A ciò consegue che i principi enunciati in tema di patrocinio autorizzato delle università debbono trovare applicazione anche nei confronti delle aziende universitarie.

3.21. Ed è appena il caso di rilevare che le Sezioni Unite, nella citata sentenza n. 24876 del 2017, hanno posto in luce come l’istituto ora richiamato trovi il proprio fondamento anche nelle prevalenti esigenze di tutela della finanza pubblica, che valgono anche nel caso in esame; tanto più che il patrocinio autorizzato non vieta, secondo quanto si è detto, la possibilità di una deroga e il conseguente conferimento del mandato ad un avvocato del libero foro.

4. Ne’ il recente arresto delle sezioni unite di questa Corte (Cass. SU 8633/2020), richiamato dal ricorrente nella memoria depositata ex 380 bis.1 c.p.c., fornisce elementi idonei per giungere ad una modifica dell’orientamento sulla specifica questione.

5. Si osserva, infatti, che tale pronuncia è stata resa a definizione di un regolamento di giurisdizione e si è limitata ad affermare che “appartiene alla giurisdizione del giudice ordinario la controversia avente ad oggetto il rapporto di lavoro del personale universitario con l’azienda sanitaria, poiché il D.Lgs. n. 517 del 1999, art. 5, comma 2, distingue il rapporto di lavoro dei professori e ricercatori con l’università da quello instaurato dagli stessi con l’azienda ospedaliera (anche qualora quest’ultima non si sia ancora trasformata in azienda ospedaliero-universitaria) e dispone che, sia per l’esercizio dell’attività assistenziale, sia per il rapporto con le aziende, si applicano le norme stabilite per il personale del servizio sanitario nazionale; pertanto, qualora la parte datoriale si identifichi nell’azienda sanitaria, la qualifica di professore universitario funge da mero presupposto del rapporto lavorativo e l’attività svolta si inserisce nei fini istituzionali e nell’organizzazione dell’azienda, determinandosi, l’operatività del principio generale di cui al D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 63, comma 1, che sottopone al giudice ordinario le controversie dei dipendenti delle aziende e degli enti del servizio sanitario nazionale.”: il principio ivi affermato, addirittura, conferma “quell’osmosi” fra la l’università e le aziende ospedaliere universitarie che deve, pertanto, essere ribadita e dalla quale la decisione della sentenza impugnata ha tratto la coerente e corretta soluzione.

6. Deve dunque ribadirsi il principio di diritto portato da Cass. 24545/2018 secondo il quale “le aziende ospedaliere universitarie sono soggette all’applicazione dei principi che, ai sensi del R.D. n. 1611 del 1933, art. 43, come modificato dalla L. n. 103 del 1979, art. 11, regolano il “patrocinio autorizzato” delle università, spettante per legge all’Avvocatura dello Stato: pertanto, la facoltà di derogare a tale patrocinio per avvalersi dell’opera di un avvocato del libero foro è subordinata, anche per le aziende ospedaliere universitarie, alle condizioni previste dalla norma citata, a nulla rilevando che il loro legale rappresentante non abbia un organo di vigilanza cui sottoporre la relativa Delibera (come avviene per il rettore dell’università rispetto al consiglio di amministrazione dell’ateneo)”.

7. In conclusione, il ricorso deve essere rigettato.

8. Le spese seguono la soccombenza.

9. Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello cui è tenuto per il ricorso proposto, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis, se dovuto.

P.Q.M.

La Corte;

rigetta il ricorso.

Condanna il ricorrente alle spese del giudizio di legittimità che liquida in Euro 5600,00 per compensi ed Euro 200,00 per esborsi, oltre accessori e rimborso forfettario spese generali nella misura di legge.

Importo a titolo di contributo unificato pari a quello cui è tenuto per il ricorso proposto, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nell’adunanza camerale della Sezione Terza Civile, il 15 luglio 2021.

Depositato in Cancelleria il 13 dicembre 2021

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