Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 39424 del 13/12/2021

Cassazione civile sez. III, 13/12/2021, (ud. 14/07/2021, dep. 13/12/2021), n.39424

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. FRASCA Raffaele G. A. – Presidente –

Dott. SCRIMA Antonietta – Consigliere –

Dott. IANNELLO Emilio – Consigliere –

Dott. ROSSETTI Marco – Consigliere –

Dott. DELL’UTRI Marco – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso n. 2822/2017 proposto da:

PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI, MINISTERO DELL’ISTRUZIONE,

UNIVERSITA’ E RICERCA, MINISTERO DELL’ECONOMIA E DELLE FINANZE,

UNIVERSITA DEGLI STUDI DI GENOVA, elettivamente domiciliati in ROMA,

VIA DEI PORTOGHESI 12, presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che

lo rappresenta e difende;

– ricorrenti –

contro

B.M., + ALTRI OMESSI, elettivamente domiciliati in ROMA,

presso lo studio dell’avv.to SILVIA VILLANI, rappresentati e difesi

dall’avv.to ALBERTO MARCONI;

– controricorrenti –

e

BE.OR., L.G. e T.D.;

– intimati –

nonché da

BR.GI., elettivamente domiciliato in ROMA, presso lo studio

dell’avv.to GERARDO VESCI, che, unitamente agli avv.ti PAOLO

PUGLIESE, MARCO BURATTI, e PAOLA RUSSO, lo rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI, MINISTERO DELL’ISTRUZIONE,

UNIVERSITA E RICERCA, MINISTERO DELL’ECONOMIA E DELLE FINANZE,

UNIVERSITA DEGLI STUDI DI GENOVA, elettivamente domiciliati in ROMA,

VIA DEI PORTOGHESI 12, presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che

lo rappresenta e difende;

– controricorrenti –

avverso la sentenza n. 991/2016 emessa dalla CORTE D’APPELLO DI

GENOVA depositata in data 30/09/2016;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

14/07/2021 dal Consigliere Dott. MARCO DELL’UTRI.

 

Fatto

RILEVATO

Che:

con sentenza resa in data 30/9/2016, la Corte d’appello di Genova, decidendo quale giudice del rinvio a seguito di cassazione in sede di legittimità (cfr. Cass. n. 24815/2011), in accoglimento degli appelli proposti da B.M., + ALTRI OMESSI), a seguito del mancato recepimento, da parte dello Stato italiano, delle direttive comunitarie 75/363/CEE e 82/76/CEE, avendo gli stessi, dopo il conseguimento della laurea in medicina, frequentato corsi di specializzazione, senza percepire l’equa remunerazione al riguardo prevista dalla disciplina comunitaria a carico di ciascuno Stato nazionale;

a fondamento della decisione assunta, la corte territoriale, rilevata la sussistenza dei presupposti per il riconoscimento dell’indennità rivendicata dai medici originari attori (ad eccezione degli indicati Bo., + ALTRI OMESSI, in relazione ai quali è stata esclusa la corrispondenza delle specializzazione dagli stessi conseguite con quelle comuni agli Stati membri o a due o più fra di essi), ha provveduto alla liquidazione in termini monetari di quanto dovuto agli aventi diritto;

avverso la sentenza del giudice del rinvio, la Presidenza del Consiglio dei Ministri, il Ministero della Salute, il Ministero dell’Economia e delle Finanze, il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca e l’Università degli studi di Genova, propongono ricorso per cassazione sulla base di due motivi d’impugnazione;

tutti i medici indicati in epigrafe, ad eccezione di Be.Or., + ALTRI OMESSI, resistono con controricorso;

nei confronti della medesima pronuncia della Corte d’appello di Genova, Giorgio Brizzo propone ricorso per cassazione sulla base di un unico motivo d’impugnazione, illustrato da successiva memoria;

la Presidenza del Consiglio dei Ministri, il Ministero della Salute, il Ministero dell’Economia e delle Finanze, il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca e l’Università degli studi di Genova, resistono con controricorso avverso il ricorso di Br.Gi.;

con atto in data 2/7/2021, B.M., + ALTRI OMESSI, in relazione ai quali il giudizio di cassazione è destinato a procedere.

Diritto

CONSIDERATO

Che:

dev’essere preliminarmente rilevata l’inammissibilità dell’impugnazione proposto dalle amministrazioni ricorrenti nei confronti B.M., + ALTRI OMESSI, occorrendo dar rilievo alla sopravvenuta carenza d’interesse delle stesse amministrazioni ricorrenti in conseguenza dell’intervenuta cessazione della materia del contendere attestata dai contenuti delle congiunte manifestazioni di volontà abdicative rese dalle parti in limine litis,

con riguardo alle restanti parti ( I.M., + ALTRI OMESSI), con il primo motivo del proprio ricorso, la Presidenza del Consiglio dei Ministri, il Ministero della Salute, il Ministero dell’Economia e delle Finanze, il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca e l’Università degli Studi di Genova, censurano la sentenza impugnata per violazione della L. n. 370 del 1999, art. 11 e dell’art. 2043 c.c. (in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3), per avere la corte territoriale erroneamente quantificato il credito dei medici in relazione ai quali era stato riconosciuto il diritto all’equo compenso per l’attività prestata, avendo il giudice a quo liquidato l’indennizzo annuo agii stessi spettante per un importo pari ad Euro 6.973,00 maggiore rispetto a quello di Euro 6.713,94 previsto dalla L. n. 370 del 1999, art. 11, ai fini della corretta commisurazione del diritto delle controparti;

il motivo è inammissibile;

osserva il Collegio come il giudice a quo abbia espressamente riconosciuto il diritto dei medici in esame al conseguimento dell’equo compenso per l’attività prestata in occasione della frequentazione del corso di specializzazione individuandolo nell’importo indicato dalla L. n. 370 del 1999, art. 11, nella specie pari alla somma di Lire 13.000.000;

nel convertire tale somma (espressa in lire) nella valuta successivamente entrata in corso (l’Euro), tuttavia, il giudice del rinvio è incorso in un palese errore di calcolo, avendo riportato, quale esito del calcolo di conversione, l’importo di Euro 6.973,00, invece del corretto importo di Euro 6.713,94 (determinato secondo l’equivalenza Euro 1,00 = Lire 1.936,27);

ciò posto, varrà sottolineare come, secondo il consolidato insegnamento della giurisprudenza di questa Corte, l’errore di calcolo o materiale non può costituire motivo di ricorso per cassazione ogni qual volta esso non sia conseguenza di un’inesatta valutazione giuridica o di un vizio di motivazione, dovendosi in tal caso far ricorso necessariamente alla procedura di correzione prevista dall’art. 287 c.p.c. (Sez. 3, Sentenza n. 5135 del 22/05/1998 (Rv. 515723 01);

in particolare, l’errore di calcolo può essere denunciato con ricorso per cassazione quando sia riconducibile all’impostazione delle operazioni matematiche necessarie per ottenere un certo risultato, lamentandosi un error in iudicando nell’individuazione di parametri e criteri di conteggio, mentre, ove consista in un’erronea utilizzazione delle regole matematiche sulla base di presupposti numerici, individuazione e ordine delle operazioni da compiere esattamente determinati, è emendabile con la procedura di correzione ex art. 287 c.p.c. (Sez. 3, Sentenza n. 23704 del 22/11/2016, Rv. 642984 – 01);

nel caso di specie, essendosi trattato di un mero errore di calcolo, il motivo d’impugnazione avanzato in questa sede deve ritenersi inammissibile, potendo ricorrere, la parte interessata, all’attivazione della procedura di correzione di cui all’art. 287 c.p.c.;

con il secondo motivo, le amministrazioni ricorrenti censurano la sentenza impugnata per violazione e falsa applicazione della L. n. 400 del 1988, art. 5; del D.Lgs. n. 303 del 1999, art. 3; della L. n. 370 del 1999, art. 11; del D.Lgs. n. 257 del 1991, art. 6; dell’art. 2043 c.c.; delle direttive CEE 75/362, 75/363, 82/76 (in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3), per avere la corte territoriale erroneamente omesso di riconoscere l’estraneità dell’Università degli Studi di Genova rispetto al rapporto dedotto in giudizio;

il motivo è inammissibile;

al riguardo, osserva il Collegio come, sulla base del principio di necessaria e completa allegazione del ricorso per cassazione ex art. 366 c.p.c., n. 6 (valido oltre che per il vizio di cui all’art. 360, comma 1, n. 5, anche per quelli previsti dai nn. 3 e 4 della stessa disposizione normativa), il ricorrente che denunzia la violazione o falsa applicazione di norme di diritto, non può limitarsi a specificare soltanto la singola norma di cui, appunto, si denunzia la violazione, ma deve indicare gli elementi fattuali in concreto condizionanti gli ambiti di operatività di detta violazione (cfr. Sez. L, Sentenza n. 9076 del 19/04/2006, Rv. 588498);

siffatto onere sussiste anche allorquando il ricorrente affermi che una data circostanza debba reputarsi comprovata dall’esame degli atti processuali, con la conseguenza che, in tale ipotesi, il ricorrente medesimo è tenuto ad allegare al ricorso gli atti del processo idonei ad attestare, in relazione al rivendicato diritto, la sussistenza delle circostanze affermate, non potendo limitarsi alla parziale e arbitraria riproduzione di singoli periodi estrapolati dagli atti processuali propri o della controparte;

e’ appena il caso di ricordare come tali principi abbiano ricevuto l’espresso avallo della giurisprudenza delle Sezioni Unite di questa Corte (cfr., per tutte, Sez. Un., Sentenza n. 16887 del 05/07/2013), le quali, dopo aver affermato che la prescrizione dell’art. 366 c.p.c., n. 6, è finalizzata alla precisa delimitazione del thema decidendum, attraverso la preclusione per il giudice di legittimità di porre a fondamento della sua decisione risultanze diverse da quelle emergenti dagli atti e dai documenti specificamente indicati dal ricorrente, onde non può ritenersi sufficiente in proposito il mero richiamo di atti e documenti posti a fondamento del ricorso nella narrativa che precede la formulazione dei motivi (Sez. Un., Sentenza n. 23019 del 31/10/2007, Rv. 600075), hanno poi ulteriormente chiarito che il rispetto della citata disposizione del codice di rito esige che sia specificato in quale sede processuale nel corso delle fasi di merito il documento, pur eventualmente individuato in ricorso, risulti prodotto, dovendo poi esso essere anche allegato al ricorso a pena d’improcedibilità, in base alla previsione del successivo art. 369, comma 2, n. 4 (cfr. Sez. Un., Sentenza n. 28547 del 02/12/2008 (Rv. 605631); con l’ulteriore precisazione che, qualora il documento sia stato prodotto nelle fasi di merito e si trovi nel fascicolo di parte, l’onere della sua allegazione può esser assolto anche mediante la produzione di detto fascicolo, ma sempre che nel ricorso si specifichi la sede in cui il documento è rinvenibile (cfr. Sez. Un., Ordinanza n. 7161 del 25/03/2010, Rv. 612109, e, con particolare riguardo al tema dell’allegazione documentale, Sez. Un., Sentenza n. 22726 del 03/11/2011, Rv. 619317);

nella violazione di tali principi devono ritenersi incorsi le parti ricorrenti con il motivo d’impugnazione in esame, atteso che le stesse, nel dolersi che il giudice a quo avrebbe erroneamente omesso di riconoscere l’estraneità dell’Università degli Studi di Genova rispetto al rapporto dedotto in giudizio, ha tuttavia omesso di fornire alcuna idonea e completa indicazione circa gli atti e i documenti (e il relativo contenuto) suscettibili di attestare l’avvenuta impugnazione della decisione non definitiva emessa dalla (prima) Corte d’appello di Genova che riconobbe l’effettiva legittimazione passiva (anche) dell’Università degli studi di Genova rispetto alla situazione soggettiva originariamente rivendicata dai medici (rinviando per l’accertamento dei presupposti di fatto e per la liquidazione), così come attestato nella sentenza emessa da questa Corte di cassazione nel corso del presente giudizio (in cui risulta in modo espresso l’avvenuto, benché astratto, riconoscimento del diritto dei medici anche nei confronti dell’Università degli Studi di Genova);

la mancata allegazione di tale documentazione processuale impedisce, conseguentemente, di escludere che sulla ridetta questione di legittimazione si sia formato il giudicato, con ciò precludendo a questa Corte la possibilità di apprezzare la concludenza delle censure formulate al fine di giudicare la fondatezza del motivo d’impugnazione proposto;

con l’unico motivo del proprio ricorso, Br.Gi. censura la sentenza impugnata per violazione e falsa applicazione dell’art. 6 e art. 7, nn. 1 e 2 della direttiva CEE 75/362; dell’art. 2, n. 1, lett. c) della direttiva CEE 75/363 come modificato dall’art. 9 della direttiva CEE 82/76; dell’art. 5 e del punto 1 dell’allegato della direttiva 75/363 così come aggiunto dall’art. 13 della direttiva CEE 82/76; dell’art. 6 e art. 7, par. 2, della direttiva CEE 93/16; del D.Lgs. n. 275 del 1991, art. 1, comma 2 e art. 6 (in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3), per avere la corte territoriale erroneamente omesso di riconoscere l’intervenuto giudicato formatosi in relazione al riconoscimento del diritto del Br. al conseguimento dell’indennità prevista dalla legge a seguito della mancata impugnazione della sentenza non definitiva emessa dalla Corte d’appello di Genova n. 1332 del 24/11/2015 (che tale diritto aveva riconosciuto); e per avere, inoltre, erroneamente omesso di rilevare come la specializzazione in “igiene e medicina preventiva” conseguito dal Br. fosse pacificamente riconosciuta da diversi paesi dell’Unione Europea, come già attestato dalla giurisprudenza di legittimità del nostro paese, con la conseguente integrazione del presupposto previsto dall’art. 7 n. 2 della direttiva CEE 75/362 che riconosce il diritto al conseguimento dell’equo compenso ai medici che hanno conseguito una specializzazione riconosciuta in due o più Stati membri;

il motivo è fondato nei termini di seguito indicati;

dev’essere preliminarmente disattesa l’argomentazione avanzata dal Br. in relazione al punto concernente la mancata impugnazione (e, dunque, l’asserito corrispondente giudicato interno che si sarebbe formato) con riguardo al riconoscimento del diritto dello stesso al conseguimento dell’indennità originariamente rivendicata;

al riguardo, varrà considerare come, nella sentenza della Corte di cassazione emessa nel corso del presente giudizio, si dia espressamente atto dell’avvenuta riserva, da parte della (prima) Corte d’appello di Genova, nella propria sentenza non definitiva, del necessario controllo da svolgere circa l’effettiva sussistenza dei presupposti di fatto e di diritto per il riconoscimento dell’indennità oggetto di lite, da tanto conseguendo l’insussistenza di alcuna possibile formazione di un giudicato interno in ordine al riconoscimento del diritto rivendicato dal Br. con l’atto introduttivo del giudizio;

dev’essere, viceversa, accolto il motivo in esame con riguardo al punto concernente effettiva corrispondenza, della specializzazione in “igiene e medicina preventiva” conseguita dal Br., con altri corsi di specializzazione riconosciuti da diversi paesi dell’Unione Europea, come peraltro già ripetutamente attestato nella giurisprudenza di questa Corte;

sul punto, varrà considerare come, in tema di trattamento economico dei medici specializzandi, il mancato inserimento di una scuola di specializzazione in medicina e chirurgia, attivata presso un’Università, nell’elenco delle specializzazioni di tipologia e durata conformi alle norme comunitarie, previsto del D.Lgs. n. 275 del 1991, art. 1, comma 2, non è di ostacolo al riconoscimento, in favore dello specializzando, del diritto alla borsa di studio quando si tratti di specializzazione del tutto analoga a quelle istituite in almeno altri due Stati membri, come accade nel caso dei medici iscritti a una scuola di specializzazione in “Igiene e medicina preventiva”, attesa l’esistenza, in numerosi Paesi dell’Unione, di specializzazioni equivalenti, come in quelli anglosassoni (con la denominazione Community medicine, specializzazione già menzionata dalla direttiva CEE n. 363 del 1975) o in Francia (con la denominazione di Sante’ publique et me’dicine sociale, espressamente prevista dalla direttiva CEE n. 16 del 1993) (v. Sez. 6 – 3, Ordinanza n. 20376 del 01/08/2018, Rv. 650294 – 01; Sez. 3, Ordinanza n. 13760 del 31/05/2018, Rv. 648800 – 01; Sez. 3, Sentenza n. 21798 del 28/10/2016, Rv. 642960 – 01);

nel caso di specie, la decisione impugnata, nella parte in cui esclude la corrispondenza del corso di specializzazione in “Igiene e medicina preventiva” frequentato dal Br. ad altri corsi del tutto analoghi a quelli istituiti in almeno altri due Stati membri, deve ritenersi errata;

dalla considerazione di tali argomentazioni discende:

1) l’accertamento dell’inammissibilità per sopravvenuta carenza di interesse del ricorso proposto dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, dal Ministero della Salute, dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca e dall’Università degli Studi di Genova nei confronti di B.M., + ALTRI OMESSI;

2) l’accertamento dell’inammissibilità originaria (per le ragioni sopra indicate) del ricorso proposto dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, dal Ministero della Salute, dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca e dall’Università degli Studi di Genova nei confronti di I.M., + ALTRI OMESSI;

3) il rilievo della fondatezza del ricorso proposto da Br.Gi., cui segue la cassazione della sentenza impugnata in relazione all’impugnazione accolta, con il conseguente rinvio alla Corte d’appello di Genova, in diversa composizione, cui è altresì rimesso di provvedere alla regolazione delle spese del presente giudizio di legittimità limitatamente a tale ultimo ricorso;

dev’essere infine rilevata la sussistenza dei presupposti per l’integrale compensazione delle spese relative alla lite tra la Presidenza del Consiglio dei Ministri, il Ministero della Salute, il Ministero dell’Economia e delle Finanze, il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca e l’Università degli Studi di Genova, da un lato, e tutte le parti controricorrenti: e ciò, tanto per quelle parti in relazione alle quali è stata dichiarata l’inammissibilità del ricorso per sopravvenuta carenza di interesse – attesa la concorde definizione della lite -, quanto per quelle in relazione alle quali è stata rilevata l’inammissibilità originaria del ricorso – in considerazione della prevalente riconducibilità delle ragioni dell’impugnazione alla particolarità dell’errore di calcolo individuato nel corpo della sentenza impugnata.

PQM

Dichiara inammissibile, per ie distinte ragioni indicate in motivazione, il ricorso proposto dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, dal Ministero della Salute, dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca e dall’Università degli Studi di Genova.

Dichiara integralmente compensate le spese tra la Presidenza del Consiglio dei Ministri, il Ministero della Salute, il Ministero dell’Economia e delle Finanze, il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca e l’Università degli Studi di Genova, da un lato, e tutte le parti controricorrenti, dall’altro.

Accoglie il ricorso proposto da Br.Gi.; cassa in relazione la sentenza impugnata e rinvia alla Corte d’appello di Genova, in diversa composizione, cui è altresì rimesso di provvedere alla regolazione delle spese del giudizio di legittimità limitatamente a tale ultimo ricorso.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Terza Civile della Corte Suprema di Cassazione, il 14 luglio 2021.

Depositato in Cancelleria il 13 dicembre 2021

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