Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 39415 del 10/12/2021

Cassazione civile sez. VI, 10/12/2021, (ud. 26/11/2021, dep. 10/12/2021), n.39415

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 2

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. LOMBARDO Luigi Giovanni – Presidente –

Dott. TEDESCO Giuseppe – Consigliere –

Dott. SCARPA Antonio – rel. Consigliere –

Dott. BESSO MARCHEIS Chiara – Consigliere –

Dott. OLIVA Stefano – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 16540-2020 proposto da:

L.A., rappresentata e difensa dall’Avvocato ELIA DE CARO;

contro

MINISTERO DELLA GIUSTIZIA;

– intimato –

avverso l’ordinanza del TRIBUNALE di VENEZIA, depositata il

15/04/2020;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

26/11/2021 dal Consigliere ANTONIO SCARPA.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA E RAGIONI DELLA DECISIONE

L’avvocato L.A. ha proposto ricorso articolato in tre motivi (1: violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 136; 2: carenza ed illogicità della motivazione in punto di condanna alle spese; 3: violazione e falsa applicazione degli artt. 183 e 164 c.p.c., circa la mancata allegazione della di comunicazione del decreto di revoca) avverso l’ordinanza del 15 aprile 2020 resa in sede di opposizione D.P.R. n. 115 del 2002, ex art. 170, dal Tribunale di Venezia.

Rimane intimato, senza svolgere attività difensive, il Ministero della Giustizia.

O.D., ammesso al patrocinio a spese dello Stato in un giudizio volto al riconoscimento della protezione internazionale, propose opposizione insieme al proprio difensore, avvocato L.A., avverso il decreto di revoca dell’ammissione al patrocinio e di diniego della liquidazione dei compensi reso dal Tribunale di Venezia il 30 maggio 2018.

L’ordinanza 15 aprile 2020, pronunciata all’esito dell’opposizione, ha confermato il decreto di revoca dell’ammissione al patrocinio di O.D. come il rigetto dell’istanza di liquidazione dei compensi all’avvocato L., condannando in solido O.D. e l’avvocato L. al rimborso delle spese di lite in favore del Ministero della Giustizia.

Su proposta del relatore, che riteneva che il ricorso dell’avvocato L.A. potesse essere dichiarato inammissibile, con la conseguente definibilità nelle forme di cui all’art. 380-bis c.p.c., in relazione all’art. 375 c.p.c., comma 1, n. 1, il presidente ha fissato l’adunanza della Camera di consiglio.

La ricorrente ha presentato memoria.

Il ricorso va dichiarato inammissibile. Come da questa Corte più volte ribadito (ex multis, Cass. Sez. 6 – 2, 23/07/2020, n. 15699; Cass. Sez. 6 – 2, 11/09/2018, n. 21997) in materia di patrocinio a carico dello Stato, la legittimazione all’opposizione avverso il decreto di rigetto dell’istanza di ammissione o di revoca del gratuito patrocinio spetta unicamente all’interessato, ovvero propriamente alla parte che si vuole avvalere del patrocinio a carico dello Stato, o che vi sia stata ammessa ma il cui beneficio sia stato poi revocato.

Viceversa, sussiste l’esclusiva legittimazione del difensore in proprio per la controversia in tema di liquidazione del compenso a lui spettante (cfr. Cass. n. 10705/2014; Cass. n. 1539/2015; Cass. S.U. n. 26907/2016).

Il primo ed il terzo motivo del ricorso dell’avvocato L.A. sono perciò inammissibili in quanto rivolti avverso la revoca dell’ammissione al patrocinio a spese dello Stato di O.D..

Il secondo motivo del ricorso è inammissibile in quanto non censura la ratio decidendi dell’ordinanza impugnata, la quale ha ravvisato i presupposti per la condanna alle spese dell’avvocato L.A., in solido con O.D., nella concorrente soccombenza processuale rispetto alla domanda di liquidazione dei propri compensi, stante la revoca del beneficio disposta dal giudice del procedimento principale. Nella memoria la ricorrente sostiene che sarebbe stata più corretta la compensazione delle spese processuali a norma dell’art. 92 c.p.c., comma 2, ma la facoltà di disporne la compensazione delle spese tra le parti rientra nel potere discrezionale del giudice di merito, con la conseguenza che la pronuncia di condanna alle spese, anche se adottata senza prendere in esame l’eventualità di una compensazione, non può essere censurata in cassazione, neppure sotto il profilo della mancanza di motivazione (Cass. Sez. 6 – 3, 26/04/2019, n. 11329).

Il ricorso va pertanto dichiarato inammissibile, senza dover provvedere sulle spese del giudizio di cassazione per la mancata costituzione del Ministero della Giustizia.

Sussistono le condizioni per dare atto – ai sensi della L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, che ha aggiunto il D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, dell’obbligo di versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per l’impugnazione dichiarata inammissibile.

PQM

La Corte dichiara inammissibile il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, dichiara la sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della 6 – 2 Sezione civile della Corte suprema di cassazione, il 26 novembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 10 dicembre 2021

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