Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 3941 del 14/02/2017


Clicca qui per richiedere la rimozione dei dati personali dalla sentenza

Cassazione civile, sez. VI, 14/02/2017, (ud. 30/11/2016, dep.14/02/2017),  n. 3941

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SCHIRO’ Stefano – Presidente –

Dott. CIRILLO Ettore – Consigliere –

Dott. MANZON Enrico – Consigliere –

Dott. NAPOLITANO Lucio – rel. Consigliere –

Dott. VELLA Paola – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 25367-2015 proposto da:

TOP CLASS ARREDAMENTI SRL, in persona del legale rappresentante pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA A. FUSCO 104, presso

lo studio dell’avvocato FEDERICO ANTIGNANI, rappresentata e difesa

dall’avvocato LUCA COSTANTINI giusta procura a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

COMUNE SORA, in persona del Sindaco pro tempore, elettivamente

domiciliato in ROMA, VIA DI TOR VERGATA 12, presso lo studio

dell’avvocato MASSIMO DI CENSO, rappresentato e difeso dall’avvocato

MARGHERITA QUADRINI giusta procura a margine del controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 015 della COMMISSIONE TRIBUTARIA REGIONALE

SEZIONE DISTACCATA di LATINA del 10/12/2014, depositata il

12/03/2015;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

30/11/2016 dal Consigliere Dott. LUCIO NAPOLITANO;

udito l’Avvocato MARGHERITA QUADRINI, difensore del controricorrente,

che chiede il rigetto del ricorso.

Fatto

FATTO E DIRITTO

La Corte,

costituito il contraddittorio camerale sulla relazione prevista dall’art. 380 bis c.p.c. e dato atto che il collegio ha autorizzato, come da decreto del Primo Presidente in data 14 settembre 2016, la redazione della presente motivazione in forma semplificata, osserva quanto segue:

La CTR del Lazio – sezione staccata di Latina, con sentenza n. 1519/39/15, depositata il 12 marzo 2015, non notificata, accolse l’appello proposto dal Comune di Sora nei confronti della società Top Class Arredamenti S.r.l., (di seguito società), avverso la sentenza della CTP di Frosinone, che aveva invece accolto il ricorso della società avverso l’avviso di accertamento per TARSU relativa agli anni dal 2004 al 2009.

Avverso detta pronuncia la società ha proposto ricorso per cassazione affidato a due motivi, al quale il Comune di Sora resiste con controricorso.

Con il primo motivo la ricorrente denuncia violazione e/o falsa applicazione del D.L. n. 44 del 2005, art. 3 bis convertito, con modificazioni, nella L. n. 38 del 2005, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, quanto al mancato rilievo, da parte dell’impugnata pronuncia, del difetto di rappresentanza processuale dell’ente impositore, essendo stato il ricorso in appello sottoscritto da un funzionario e da un dirigente del Comune, ciò che avrebbe dovuto comportare l’inammissibilità dell’appello proposto avverso la sentenza resa dalla CTP di Frosinone.

Il motivo è manifestamente infondato, avendo questa Corte (cfr. Cass. sez. 5, 28 gennaio 2010, n. 1855), osservato che “in tema di contenzioso tributario relativo alla TAR SU, la circostanza che l’atto di appello del Comune sia stato sottoscritto da un funzionario e da un dirigente del Comune non è causa di nullità dell’atto, in quanto il D.Lgs. n. 507 del 1997, art. 74 concede specificamente al Comune la facoltà, in detta materia, di designare un funzionario cui attribuire la funzione ed i poteri per l’esercizio di ogni attività organizzativa e gestionale, precisando che a questi spetta anche di sottoscrivere le richieste, gli avvisi, i provvedimenti relativi e di disporre i rimborsi; pertanto, attesa l’ampiezza dei poteri dispositivi di natura sostanziale, deve ritenersi che tra le competenze del funzionario responsabile sia compresa anche la gestione dell’eventuale contenzioso, rappresentando essa non già un’attività diversa ed ulteriore, ma soltanto l’attività successiva necessaria al fine di difendere in giudizio la pretesa tributaria dell’ente come già in precedenza affermata negli atti impositivi”. Nè parte ricorrente ha dato conto del suddetto orientamento, prospettando considerazioni idonee a sollecitarne una revisione.

Con il secondo motivo la società lamenta violazione e falsa applicazione dell’art. 2697 c.c., artt. 115 e 116 c.p.c. in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, assumendo che erroneamente la decisione impugnata avrebbe finito col porre a carico della contribuente l’onere di dimostrare di non occupare la superficie in oggetto, per la quale era stato emesso l’atto impositivo per le annualità in contestazione, superficie che sarebbe stata destinata ad attività industriale e magazzino, appartenendo l’immobile a terzi.

Il motivo è inammissibile, atteso che nella fattispecie in esame la decisione impugnata non ha astrattamente statuito in punto di spettanza dell’onere probatorio della sussistenza del presupposto impositivo, ma, in punto di accertamento di fatto, ha ritenuto la produzione documentale versata in atti dal Comune in grado dì appello (segnatamente la visura camerale attestante che i locali in oggetto sono a disposizione della società sin dal 4 aprile 1987 con destinazione “sala esposizione, magazzino, deposito) idonea a comprovare, da parte dell’ente impositore, l’occupazione dei locali medesimi da parte della società e quindi la sussistenza della soggettività passiva d’imposta in capo alla medesima. A ciò consegue che in realtà, sotto la specie del vizio di violazione di legge, la ricorrente ha inteso sollecitare alla Corte una diversa valutazione delle risultanze istruttorie, ciò che è precluso in questa sede (cfr., tra le molte, Cass. sez. 6-5, ord. 7 gennaio 2014, n. 91; Cass. sez. 6-5, ord. 28 marzo 2012, n. 5024).

Il ricorso va dunque rigettato per manifesta infondatezza.

Le spese del presente giudizio seguono la soccombenza e si liquidano come da dispositivo.

Va dato atto, infine, della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso.

PQM

La Corte rigetta il ricorso e condanna la ricorrente alla rifusione in favore del Comune di Sora delle spese del giudizio di legittimità, che liquida in Euro 200,00 per esborsi ed in Euro 4500,00 per compenso, oltre rimborso spese forfettarie ed accessori, se dovuti.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 30 novembre 2016.

Depositato in Cancelleria il 14 febbraio 2017

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA