Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 39405 del 10/12/2021

Cassazione civile sez. II, 10/12/2021, (ud. 22/11/2021, dep. 10/12/2021), n.39405

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DI VIRGILIO Rosa Maria – Presidente –

Dott. ORILIA Lorenzo – Consigliere –

Dott. BERTUZZI Mario – Consigliere –

Dott. GIANNACCARI Rossana – Consigliere –

Dott. OLIVA Stefano – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 13093-2017 proposto da:

R.C., R.G., C.M. e, R.R.,

rappresentati e difesi dall’avv. DOMENICO DE SALVO e domiciliati

presso la cancelleria della Corte di Cassazione;

– ricorrenti –

contro

IMMOBILIARE DOMUS S.A.S. di M.A. & C., società

incorporante IMMOBILIARE LAGEST S.R.L., in persona del legale

rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA

G.G. BELLI n. 27, presso lo studio dell’avvocato PAOLO MEREU, che lo

rappresenta e difende unitamente all’avvocato ALESSANDRO MORONI;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 67/2017 della CORTE D’APPELLO DI GENOVA,

depositata il 20/01/2017;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

22/11/2021 dal Consigliere Dott. OLIVA STEFANO.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

Con atto di citazione notificato il 15.11.2004 Lagest Immobiliare S.r.l. evocava in giudizio R.C. e C.M. innanzi il Tribunale di Sanremo, sezione distaccata di Ventimiglia, per sentirli condannare al rilascio di un immobile sito in territorio del Comune di Bordighera. Si costituiva in giudizio il R., resistendo alla domanda e spiegando domanda riconvenzionale di usucapione, per aver posseduto il cespite pacificamente ed ininterrottamente, in continuità con il possesso esercitato dal proprio dante causa sin dagli anni cinquanta.

Dopo aver disposto l’integrazione del contraddittorio nei confronti di C.M., moglie del R., e delle due figlie minorenni della coppia, il Tribunale accoglieva la domanda principale, rigettando la riconvenzionale.

Veniva proposto appello avverso detta decisione dal R., anche quale genitore esercente la potestà sulle due figlie minorenni. La Corte di Appello di Genova, dopo aver disposto l’integrazione del contraddittorio nei confronti di C.M. e di R.R., nel frattempo divenuta maggiorenne, con la sentenza impugnata, n. 67/2017, rigettava il gravame, condannando R.C., C.M. e R.R., in solido, alle spese del grado.

Propongono ricorso per la cassazione di detta sentenza R.C., C.M., R.R. e R.G., medio tempore divenuta essa pure maggiorenne, affidandosi a due motivi.

Resiste con controricorso Immobiliare Domus S.a.s. di M.A. & C., società incorporante di Immobiliare Lagest S.r.l..

In prossimità dell’adunanza camerale ambo le parti hanno depositato memoria.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

Prima di esaminare i motivi di ricorso, va scrutinata l’eccezione di inammissibilità dello stesso, per mancanza della procura speciale sulla copia notificata.

L’eccezione è infondata, poiché la procura è presente ed è stata depositata in uno all’originale del ricorso. Sul punto, merita di essere ribadito il principio per cui “Qualora l’originale del ricorso per cassazione o del controricorso (contenente, eventualmente, anche il ricorso incidentale) rechi la firma del difensore munito di procura speciale e l’autenticazione ad opera del medesimo della sottoscrizione della parte conferentegli tale procura, la mancanza di detta firma e della menzionata autenticazione nella copia notificata non spiega effetti invalidanti, purché la copia stessa contenga elementi -come l’attestazione dell’ufficiale giudiziario che la notifica è stata eseguita ad istanza del difensore del ricorrente – idonei ad evidenziare la provenienza dell’atto dal difensore munito di mandato speciale” (Cass. Sez. 3, Sentenza n. 636 del 15/01/2007, Rv. 594423; nella specie, la S.C. ha respinto l’eccezione di inammissibilità del controricorso poiché l’originale dell’atto era munito di procura e la provenienza dello stesso da difensore munito di procura speciale era desumibile, nella copia notificata, dall’attestazione dell’ufficiale giudiziario e dall’intestazione dell’atto; conf. Cass. Sez. 5, Sentenza n. 5932 del 11/03/2010, Rv. 612035; Cass. Sez. 1, Sentenza n. 13524 del 13/06/2014, Rv. 631377; Cass. Sez. 5, Ordinanza n. 1981 del 26/01/2018, Rv. 646701; Cass. Sez. 6 – 3, Ordinanza n. 27610 del 03/12/2020, Rv. 660052).

Con il primo motivo, i ricorrenti lamentano la violazione degli artt. 817,826 e 828 c.c. e l’omesso esame di un fatto decisivo, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5, perché la Corte di Appello avrebbe erroneamente ritenuto che l’area oggetto di causa costituisse pertinenza del mattatoio, fosse compresa nel patrimonio indisponibile del Comune e, dunque, non fosse usucapibile. Al contrario, secondo i ricorrenti, l’area predetta sarebbe indipendente dal mattatoio, non avrebbe mai avuto alcuna destinazione concreta ad un pubblico servizio e dunque non sarebbe compresa nel patrimonio indisponibile e sarebbe liberamente usucapibile.

Con il secondo motivo, i ricorrenti lamentano la violazione degli artt. 1158 e 1146 c.c. e l’omesso esame di un fatto decisivo, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5, perché la Corte di Appello avrebbe dovuto considerare che con deliberazione della Giunta municipale n. 31 del 1.2.1957 il Comune di Bordighera aveva concesso a tale Z.C.A., a titolo precario, mq. 50 di terreno comunale sottostante la strada di accesso al macello pubblico per realizzarvi una “cabina privata per bagni”; tale atto, ed il relativo disciplinare di concessione del 19.9.1957, depositati in atti di causa, dimostrerebbero che l’area sulla quale insiste il bene oggetto di causa era stata data in concessione ad un privato, e dunque era estranea alla funzione pubblica a cui era asservito il vicino mattatoio. Poiché dalla scadenza del precario il contratto non sarebbe stato mai più rinnovato, l’originario detentore avrebbe cominciato a possedere il bene uti dominus, trasformando in seguito la cabina in abitazione ed utilizzandola in modo pacifico e indisturbato. Il possesso, inoltre, sarebbe dimostrato dall’ordinanza comunale di sgombero del 2.12.1987, la quale dava atto che l’immobile era stato oggetto di incidente mortale del precedente possessore, caduto dal balcone sulla scogliera.

Le due censure, suscettibili di esame congiunto, sono inammissibili. La Corte di Appello, oltre a presupporre l’esistenza del vincolo pertinenziale che legherebbe lo spazio su cui sorge l’immobile oggetto di causa al vicino mattatoio, ha anche valorizzato il fatto che il R. stesso avesse, con lettera del 9.12.1987, chiesto al Comune di poter prendere in locazione ad equo canone detto immobile (cfr. pag. 4 della sentenza impugnata). Ad avviso del giudice di merito, in tal modo, il R. avrebbe riconosciuto, implicitamente, di non essere proprietario del bene di cui si controverte.

Tale statuizione esprime una seconda ratio, autonoma rispetto a quella relativa alla sussistenza del vincolo pertinenziale con il mattatoio, che non è stata in alcun modo attinta dai motivi di ricorso. Dal che deriva l’inammissibilità di quest’ultimo, posto il principio – che merita di essere ribadito- secondo cui “Qualora la decisione di merito si fondi su di una pluralità di ragioni, tra loro distinte e autonome, singolarmente idonee a sorreggerla sul piano logico e giuridico, la ritenuta infondatezza delle censure mosse ad una delle rationes decidendi rende inammissibili, per sopravvenuto difetto di interesse, le censure relative alle altre ragioni esplicitamente fatte oggetto di doglianza, in quanto queste ultime non potrebbero comunque condurre, stante l’intervenuta definitività delle altre, alla cassazione della decisione stessa” (Cass. Sez. 3, Sentenza n. 2108 del 14/02/2012, Rv. 621882; Cass. Sez. U, Sentenza n. 7931 del 29/03/2013, Rv. 625631; Cass. Sez. L, Sentenza n. 4293 del 04/03/2016, Rv. 639158). Stesso dicasi, a maggior ragione, qualora – come nel caso di specie- una delle varie rationes poste a sostegno della decisione impugnata non sia stata neppure attinta dai motivi di censura proposti dal ricorrente in Cassazione.

L’inammissibilità del ricorso consente al Collegio, in applicazione del principio della cd. “ragione più liquida”, desumibile dagli artt. 24 e 111 Cost., secondo cui “… deve ritenersi consentito al giudice esaminare un motivo di merito, suscettibile di assicurare la definizione del giudizio, anche in presenza di una questione pregiudiziale”(Cass. Sez. U, Sentenza n. 9936 del 08/05/2014, Rv. 630490; conf. Cass. Sez. 6 – L, Sentenza n. 12002 del 28/05/2014, Rv. 631058; Cass. Sez. 5, Sentenza n. 11458 del 11/05/2018, Rv. 648510; Cass. Sez. 5, Ordinanza n. 363 del 09/01/2019, Rv. 652184), di non esaminare l’ulteriore eccezione, proposta dalla parte controricorrente, di inammissibilità del ricorso proposto da R.R.. Quest’ultima, infatti, era stata evocata in giudizio in seconde cure in quanto divenuta maggiorenne nel corso del giudizio di merito, ma non si era costituita in sede di gravame, rimanendo contumace e, dunque, non impugnando la decisione di prime cure; secondo la parte controricorrente, ciò renderebbe inammissibile il ricorso in Cassazione proposto dalla predetta parte, poiché nei suoi confronti la decisione di prime cure si sarebbe consolidata.

In definitiva, il ricorso va dichiarato inammissibile.

Le spese del presente giudizio di legittimità, liquidate come da dispositivo, seguono la soccombenza.

Stante il tenore della pronuncia, va dato atto -ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater- della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento di un ulteriore importo a titolo contributo unificato, pari a quello previsto per la proposizione dell’impugnazione, se dovuto.

PQM

La Corte dichiara inammissibile il ricorso e condanna la parte ricorrente al pagamento, in favore della parte controricorrente, delle spese del presente giudizio di legittimità, che liquida in Euro 5.500, di cui Euro 200 per esborsi, oltre rimborso delle spese generali nella misura del 15%, iva, cassa avvocati ed accessori tutti come per legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte dei ricorrenti, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, a norma dell’art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della seconda Sezione civile, il 22 novembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 10 dicembre 2021

 

 

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