Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 39383 del 10/12/2021

Cassazione civile sez. II, 10/12/2021, (ud. 03/11/2021, dep. 10/12/2021), n.39383

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. GORJAN Sergio – Presidente –

Dott. BERTUZZI Mario – Consigliere –

Dott. GRASSO Giuseppe – Consigliere –

Dott. CASADONTE Annamaria – Consigliere –

Dott. DONGIACOMO Giuseppe – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA INTERLOCUTORIA

sul ricorso 3413/2017 proposto da:

B.M., B.R.G., in proprio e nella

qualità di erede di B.G., e S.A., in

qualità di erede di B.G., rappresentate e difese

dall’Avvocato GUIDO BARZAZI e dall’Avvocato ANDREA MANZI per procura

a margine del ricorso;

– ricorrenti –

contro

T.C., rappresentato e difeso dall’Avvocato FABIO

PONTESILLI e dall’Avvocato GIOVANNI SORDELLI per procura a margine

del controricorso;

– controricorrente –

avverso la SENTENZA n. 2468/2016 della CORTE D’APPELLO DI VENEZIA

depositata il 2/11/2016;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 3/11/2021 dal Consigliere DONGIACOMO GIUSEPPE.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

1.1. La corte d’appello, con la sentenza in epigrafe, ha rigettato l’appello che B.G., B.M. e B.R. avevano proposto avverso la pronuncia con la quale il tribunale, respingendo una domanda di accertamento negativo dagli stessi proposta con atto di citazione notificato il 26/5/2006, li aveva condannati al pagamento, in favore dell’avv. Corrado Tognetti, della somma di Euro 378.035,00, oltre interessi e accessori, quale compenso per le prestazioni professionali da lui rese in via stragiudiziale per aver, in particolare, svolto, su incarico degli attori ed insieme ad altro professionista, la valutazione delle quote di alcune società ai fini della loro liquidazione.

1.2. La corte, in particolare, ha dichiaratamente condiviso la decisione del tribunale, “che ha fatto riferimento ad una valutazione complessiva delle attività professionali ed al valore della prestazione” svolta dall’avv. Tognetti evidenziando che, alla luce della tabella D del D.M. n. 127 del 2004, per le pratiche iniziate ma non giunte a compimento ovvero in caso di cessazione dell’incarico per qualsiasi motivo, sono dovuti gli onorari per l’opera prestata, comprendendosi in questa il lavoro preparatorio svolto dal professionista, e che, nella determinazione degli onorari “tra il minimo ed il massimo stabiliti”, si deve tener conto del valore e della natura della pratica, del numero e dell’importanza delle questioni trattate, del pregio dell’opera prestata, dei risultati e dei vantaggi, anche non economici, conseguiti dal cliente e dell’eventuale urgenza della prestazione.

1.3. Non risulta, quindi, rilevante, ha proseguito la corte, la doglianza con la quale gli appellanti avevano addebitato all’avv. Tognetti, al fine di contestare l’ammontare del compenso dovuto, la cessazione dall’incarico sul rilievo che le proposte da questo congegnate si erano rivelate poco vantaggiose per gli assistiti, trattandosi di “una censura tanto generica quanto inapprezzabile, poiché se non vi è stata una responsabilità professionale dell’appellato, il giudizio di convenienza, che rimane proprio degli interessati, e’, se così espresso, circostanza indifferente rispetto al pregio ed alla complessità dell’opera svolta e di cui si chiede il pagamento”. Il pregio, infatti, dev’essere inteso come la “sintesi di un articolato giudizio critico sul valore complessivo dell’opera svolta, che deve tener conto non solo del risultato, perché magari contrario alle aspettative dell’assistito, ma di tutto il percorso di studio e costruzione delle scelte giuridiche e pratiche fatte dal professionista ed espressione della capacità intellettuale e professionale dello stesso”. Nel caso in esame, ha osservato la corte, il pregio dell’opera svolta appare evidente, a fronte del valore e della complessità delle valutazioni da fare, delle scelte da adottare, degli incontri e della redazione di atti specifici.

1.4. La percentuale applicata ai fini del compenso, pari al 2,5% rispetto al valore delle pratiche, del quale la corte ha dichiaratamente condiviso la ricostruzione così come operata dal tribunale, è equa ed atta a tener conto “anche del mancato completamento dell’opera”.

1.5. Quanto, infine, al valore della partecipazione nella s.r.l. Tenuta Novare, la corte ha osservato che la consulenza tecnica d’ufficio svolta nel corso del giudizio ha confermato la correttezza della valutazione svolta a suo tempo dall’avv. Tognetti.

1.6. La corte, in definitiva, ha ritenuto che “la ricostruzione della vicenda effettuata dal tribunale” fosse del tutto condivisibile e che l’appello fosse, quindi, infondato.

2.1. B.M., B.R.G., in proprio e nella qualità di erede di B.G., e S.A., in qualità di erede di B.G., con ricorso notificato il 20/1/2017, hanno chiesto, per sette motivi, la cassazione della sentenza, dichiaratamente notificata il 21/11/2016.

2.2. Corrado Tognetti ha resistito con controricorso notificato 11/3/2017.

2.3. I ricorrenti hanno depositato memoria.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

3.1. Con il primo motivo, i ricorrenti, lamentando la violazione e la falsa applicazione di legge in relazione al D.M. n. 127 del 2004, tabella D, e al D.M. 23 dicembre 1976, art. 4, a norma dell’art. 360 c.p.c., n. 3, hanno censurato la sentenza impugnata nella parte in cui la corte d’appello, pur avendo rilevato che l’incarico non è stato portato a compimento, ha applicato il criterio del calcolo delle competenze a percentuale previsto dalla tabella D del D.M. n. 127 cit., ritenendo congrua la percentuale del 2,5% sul valore della pratica, senza, tuttavia, considerare che, in realtà, l’art. 4 dello stesso decreto, se prevede il diritto al compenso per l’attività preparatoria svolta dal professionista anche in ipotesi di cessazione dell’incarico prima che lo stesso sia portato a compimento, non ammette l’applicazione, in tale ipotesi, della tariffa a percentuale, che presuppone il completamento dell’incarico professionale, dovendosi, piuttosto, prendere in considerazione soltanto l’attività effettivamente svolta dal professionista.

3.2. Con il secondo motivo, i ricorrenti, lamentando la violazione e la falsa applicazione di legge in relazione al R.D.L. n. 1578 del 1933, art. 59 e all’art. 75 disp. att. c.p.c., a norma dell’art. 360 c.p.c., n. 3, hanno censurato la sentenza impugnata nella parte in cui la corte d’appello, condividendo il riferimento fatto dal tribunale alla valutazione complessiva delle attività professionali svolte ed al valore della prestazione resa dall’avv. Tognetti, non ha applicato il principio che prevede la redazione in forma analitica della parcella quando, come nel caso in esame, è escluso il calcolo del compenso a percentuale.

3.3. Con il terzo motivo, i ricorrenti, lamentando l’omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti a norma dell’art. 360 c.p.c., n. 5, hanno censurato la sentenza impugnata nella parte in cui la corte d’appello, avendo ritenuto applicabile il criterio del calcolo del compenso a percentuale senza richiedere la redazione della parcella in forma analitica, ha, quindi, omesso qualsiasi verifica in ordine alla corrispondenza tra le singole prestazioni che il professionista afferma di aver svolto, così come indicate nell’elenco delle attività allegato al proprio preavviso di parcella, e l’effettiva esecuzione delle stesse, senza, peraltro, nulla dedurre in ordine alle censure svolte sul punto dagli appellanti, i quali, in relazione alla voce costituita dalla “redazione bozza accordo preliminare vendita quote”, contenuta nel predetto elenco, avevano affermato che tale bozza non era agli stessi mai pervenuta. E la medesima constatazione dev’essere svolta, hanno aggiunto i ricorrenti, con riferimento agli incontri, alle telefonate, ai fax e alle e-mail indicate dal professionista nel citato elenco delle attività, di cui, però, non è mai stata fornita in giudizio la prova, senza che la corte d’appello, pur trattandosi di fatti decisivi per il giudizio, si sia espressa sul punto.

3.4. Con il quarto motivo, i ricorrenti, lamentando la violazione e la falsa applicazione di legge in relazione agli artt. 115 c.p.c. e 2697 c.c., a norma dell’art. 360 n. 3 c.p.c., hanno censurato la sentenza impugnata nella parte in cui la corte d’appello non ha rilevato che l’esecuzione di alcune prestazioni, asseritamente eseguite dal professionista e contestate dai clienti, erano del tutto sfornite di prova, né ha indicato quali sarebbero state le prove fornite a dimostrazione dell’effettivo svolgimento, da parte del professionista, delle attività sopra descritte.

3.5. Con il quinto motivo, i ricorrenti, lamentando la violazione e la falsa applicazione di legge in relazione al D.M. n. 127 del 2004, a norma dell’art. 360 c.p.c., n. 3, hanno censurato la sentenza impugnata nella parte in cui la corte d’appello, dopo aver affermato che nella quantificazione delle competenze si deve tener conto anche del pregio dell’opera prestata dal professionista, ha ritenuto che, ove non sussista una responsabilità professionale dello stesso, il giudizio di convenienza espresso dai clienti rimane un fatto irrilevante rispetto al pregio e alla complessità dell’opera svolta, senza, tuttavia, considerare, innanzitutto, che la valutazione del pregio dell’opera prestata prescinde dalla contestazione di una responsabilità professionale ed, in secondo luogo, che gli appellanti non si erano limitati a contestare l’operato dell’avv. Tognetti sulla base di una valutazione soggettiva in termini di mera convenienza della prestazione.

3.6. Con il sesto motivo, i ricorrenti, lamentando l’omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti a norma dell’art. 360 c.p.c., n. 5, hanno censurato la sentenza impugnata nella parte in cui la corte d’appello, avendo erroneamente ritenuto di non applicare il criterio del pregio dell’opera, ha omesso di esaminare le contestazioni svolte dai clienti in ordine all’operato del professionista, con particolare riguardo all’improcedibilità giuridica dell’accordo di cessione di quote che lo stesso aveva proposto ai propri clienti, rilevando che tali contestazioni non consistevano in una valutazione soggettiva di mera convenienza in ordine ai termini dell’accordo proposto dall’avv. Tognetti ma si fondava su elementi di natura giuridica che rendevano impraticabile tale accordo e che, in ipotesi di conclusione dello stesso, avrebbero comportato la responsabilità professionale del suddetto professionista.

3.7. Con il settimo motivo, i ricorrenti, lamentando la violazione e la falsa applicazione di legge in relazione al D.M. n. 127 del 2004, a norma dell’art. 360 c.p.c., n. 3, hanno censurato la sentenza impugnata nella parte in cui la corte d’appello, sul presupposto che l’incarico era stato conferito in modo unitario, ha ritenuto congruo il valore della prestazione indicato dal professionista e corrispondente all’intero patrimonio sociale oggetto di cessione, anche per prestazioni che avevano ad oggetto solo una parte delle quote sociali e singoli beni, pervenendo ad una inammissibile moltiplicazione dei valori di ciascuna prestazione, laddove, al contrario, a fronte dell’insussistenza di criteri certi per la determinazione del valore della controversia per la sua oggettiva certezza e il mancato compimento dell’incarico, avrebbe dovuto ritenere che il valore di riferimento era quello indeterminato.

4. Ritiene la Corte che, per le questioni poste, il ricorso merita di essere trattato in pubblica udienza.

P.Q.M.

La Corte così provvede: rimette il ricorso alla pubblica udienza.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio della Seconda Sezione Civile, il 3 novembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 10 dicembre 2021

 

 

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