Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 39380 del 10/12/2021

Cassazione civile sez. II, 10/12/2021, (ud. 21/10/2021, dep. 10/12/2021), n.39380

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DI VIRGILIO Rosa Maria – Presidente –

Dott. ORILIA Lorenzo – Consigliere –

Dott. FALASCHI Milena – Consigliere –

Dott. ABETE Luigi – Consigliere –

Dott. VARRONE Luca – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 15416-2017 proposto da:

M.D., rappresentata e difesa dall’avv. GIOVANNI LAURO;

– ricorrente –

contro

BANCA MONTE DEI PASCHI DI SIENA SPA, elettivamente domiciliata in

ROMA, VIA BARNABA TORTOLINI 30, presso lo studio dell’avvocato

ALFREDO PLACIDI, rappresentata e difesa dall’avvocato GIUSEPPE

AVINO;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 1207/2016 del TRIBUNALE di TRENTO, depositata

il 07/12/2016;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

21/10/2021 dal Consigliere Dott. ORILIA LORENZO.

 

Fatto

RITENUTO IN FATTO

Nella lite sul rapporto di mutuo fondiario erogato dalla Banca Monte dei Paschi di Siena spa alla cliente M.D., il Tribunale di Trento, con sentenza 7.12.2016, accogliendo l’appello della Banca, in riforma della sentenza del Giudice di Pace di Mezzolombardo, ha respinto le domande di accertamento del superamento del tasso soglia previsto dalla normativa antiusura, di illegittimo anatocismo, di restituzione della somma di Euro 4.512,10, di ricalcolo della rata di canone senza interessi e spese, nonché la domanda di invalidità della determinazione ed applicazione degli interessi debitori nonché di quelli anatocistici con relativa capitalizzazione.

Il giudice di appello ha motivato la decisione osservando che la disciplina antiusura si applica egli interessi corrispettivi ma non anche a quelli moratori. Per le stesse ragioni, ha altresì respinto l’appello incidentale della cliente che si doleva della mancata applicazione della disciplina dell’art. 1815 c.c., comma 2, (gratuità del rapporto di mutuo).

2. Contro tale sentenza la M. ha proposto ricorso per cassazione con quattro motivi contrastati con controricorso dalla Banca.

Le parti hanno depositato memorie in prossimità dell’adunanza camerale.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

1.1 Col primo motivo si censura la motivazione della sentenza caratterizzata, a dire della ricorrente, da argomentazioni fortemente e insanabilmente contraddittorie.

1.2 Con il secondo motivo la ricorrente denunzia la violazione dell’art. 644 c.p., commi 1, 3, 4 e 5, del D.L. n. 394 del 2000, art. 1, comma 1 (convertito in L. n. 24 del 2001), nonché della L. n. 108 del 1996, art. 2, comma 4, rimproverando al giudice di appello di avere ritenuto che la disciplina antiusura non sia applicabile agli interessi moratori.

1.3 Col terzo motivo si denunzia la violazione dell’art. 1284 c.c., comma 4 e D.Lgs. n. 231 del 2002 per avere il giudice di appello omesso di considerare che la legittimità del tasso moratorio applicabile ex art. 1284 c.c. e D.Lgs. n. 231 del 2002 è circoscritta unicamente alla fattispecie relativa alle transazioni commerciali.

1.4 Col quarto ed ultimo motivo, infine, la ricorrente denunzia la violazione dell’art. 1815 c.c., comma 2, per avere il Tribunale negato che la non debenza degli interessi, prevista dall’art. 1815 c.c., comma 2, possa trovare applicazione anche agli interessi moratori.

2 Ragioni di priorità logica rendono opportuno partire dall’esame del secondo motivo che, ad avviso del Collegio, è fondato.

Le sezioni Unite, infatti, intervenute nel 2020 sulla questione, hanno affermato il seguente principio di diritto: la disciplina antiusura, essendo volta a sanzionare la promessa di qualsivoglia somma usuraria dovuta in relazione al contratto, si applica anche agli interessi moratori, la cui mancata ricomprensione nell’ambito del Tasso effettivo globale medio (T.e.g.m.) non preclude l’applicazione dei decreti ministeriali di cui alla L. n. 108 del 1996, art. 2, comma 1, ove questi contengano comunque la rilevazione del tasso medio praticato dagli operatori professionali; ne consegue che, in quest’ultimo caso, il tasso-soglia sarà dato dal T.e.g.m., incrementato della maggiorazione media degli interessi moratori, moltiplicato per il coefficiente in aumento e con l’aggiunta dei punti percentuali previsti, quale ulteriore margine di tolleranza, dall’art. 2, comma 4, sopra citato, mentre invece, laddove i decreti ministeriali non rechino l’indicazione della suddetta maggiorazione media, la comparazione andrà effettuata tra il Tasso effettivo globale (T.e.g.) del singolo rapporto, comprensivo degli interessi moratori, e il T.e.g.m. così come rilevato nei suddetti decreti. Dall’accertamento dell’usurarietà discende l’applicazione dell’art. 1815 c.c., comma 2, di modo che gli interessi moratori non sono dovuti nella misura (usuraria) pattuita, bensì in quella dei corrispettivi lecitamente convenuti, in applicazione dell’art. 1224 c.c., comma 1; nei contratti conclusi con i consumatori è altresì applicabile la tutela prevista dal D.Lgs. n. 206 del 2005, art. 33, comma 2, lett. f) e art. 36, comma 1, (codice del consumo), essendo rimessa all’interessato la scelta di far valere l’uno o l’altro rimedio (Sez. U -, Sentenza n. 19597 del 18/09/2020 Rv. 658833).

La sentenza impugnata, che invece è pervenuta a conclusioni opposte, va pertanto cassata rendendosi necessario un nuovo esame da parte del giudice di merito sulla scorta dell’esposto principio, a cui il Collegio intende dare seguito (non ravvisandosi nella memoria della ricorrente argomentazioni tali da porne in dubbio la applicabilità al caso di specie).

Resta così logicamente assorbito l’esame di tutti gli altri motivi.

Il giudice di rinvio, che si individua nel Tribunale di Trento in persona di diverso magistrato, pronuncerà all’esito anche sulle spese del presente giudizio.

P.Q.M.

La Corte accoglie il secondo motivo di ricorso e dichiara assorbiti i restanti; cassa la sentenza impugnata in relazione al motivo accolto e rinvia, anche per le spese del presente giudizio, al Tribunale di Trento in persona di diverso magistrato.

Così deciso in Roma, il 21 ottobre 2021.

Depositato in Cancelleria il 10 dicembre 2021

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