Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 39375 del 10/12/2021

Cassazione civile sez. II, 10/12/2021, (ud. 05/10/2021, dep. 10/12/2021), n.39375

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. D’ASCOLA Pasquale – Presidente –

Dott. ORILIA Lorenzo – Consigliere –

Dott. FALASCHI Milena – Consigliere –

Dott. SCARPA Antonio – rel. Consigliere –

Dott. BESSO MARCHEIS Chiara – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 26440-2019 proposto da:

R.M., C.F.,

RO.SA.FR.DU., T.C., G.G., elettivamente

domiciliati in ROMA, VIA DI VILLA PATRIZI, 13, presso lo studio

dell’avvocato CHIARA ADELE PERO, che li rappresenta e difende;

– ricorrenti –

contro

ORDINE DEGLI INGEGNERI DI ROMA, elettivamente domiciliato in ROMA,

CORSO DEL RINASCIMENTO 11, presso lo studio dell’avvocato GIANLUIGI

PELLEGRINO, che lo rappresenta e difende;

– controricorrente –

nonché contro

MINISTERO DELLA GIUSTIZIA, RO.LU., + ALTRI OMESSI;

– intimati –

avverso la decisione del CONSIGLIO NAZIONALE DEGLI INGEGNERI di ROMA,

depositata il 11/07/2019;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

05/10/2021 dal Consigliere Dott. ANTONIO SCARPA;

udito il P.M. in persona della Sostituta Procuratore Generale Dott.

CERONI Francesca, la quale ha concluso per la dichiarazione di

inammissibilità del ricorso per cessazione della materia del

contendere, come da conclusioni motivate già depositate ai sensi

del D.L. n. 137 del 2020, art. 23, comma 8-bis, convertito con

modificazioni dalla L. 18 dicembre 2020, n. 176;

uditi gli Avvocati Pero, e Pellegrino.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

R.M., C.F., RO.SA.FR.DU., T.C., G.G. hanno proposto ricorso articolato in quattro motivi contro la decisione del CONSIGLIO NAZIONALE DEGLI INGEGNERI di ROMA, depositata l’11 LUGLIO 2019.

Resiste con controricorso il CONSIGLIO DELL’ORDINE DEGLI INGEGNERI DI ROMA.

Non hanno svolto attività difensive gli altri intimati RO.LU., + ALTRI OMESSI.

La decisione resa in data 11 luglio 2019 dal Consiglio Nazionale degli Ingegneri ha rigettato il reclamo con cui era stato impugnato il risultato delle elezioni svolte il 24 febbraio 2017 per il rinnovo del Consiglio dell’Ordine degli Ingegneri di Roma per il quadriennio 2017/2021. Tale decisione ha escluso la ravvisabilità di una violazione del D.L. 29 dicembre 2010, n. 225, art. 2, comma 4 septies, convertito dalla L. 26 febbraio 2011, n. 10, in relazione al D.P.R. 8 luglio 2005, n. 169, art. 2, comma 4, che impone il limite di tre mandati consecutivi, con riguardo all’elezione dell’ingegnere C.C., confermata nella carica di presidente, nonché alla elezione della lista dalla stessa capeggiata. I reclamanti avevano allegato che l’ingegnere C. era stata eletta per tre mandati, ricoprendo la carica di Vicepresidente, Consigliere Segretario e Presidente nei mandati consecutivi 2005-2009, 2009-2013 e 2013-2017, sicché il mandato 2017-2021 sarebbe stato il quarto mandato consecutivo.

Il Consiglio Nazionale degli Ingegneri ha tuttavia evidenziato che per il mandato 2005-2009 era intervenuta decisione consiliare di annullamento delle operazioni elettorali (n. 4/2007), con la conseguenza che lo stesso non potesse “essere utilmente computato nel novero dei mandati consecutivi di cui al D.P.R. n. 169 del 2005, art. 2 comma 4 come modificato dal D.L. n. 225 del 2010, art. 2, comma 4 septies”, atteso che l’annullamento della procedura elettorale, travolgendo ontologicamente il legittimo insediamento del Consiglio dell’Ordine, impedisc(e) l’effettiva consumazione del mandato da parte dei consiglieri eletti nella tornata. Tale mandato va considerato tamquam non esset in accordo alla natura giuridica dell’annullamento”. Esclusa, pertanto, l’ineleggibilità dell’ingegnere C.C., dovendosi evitare interpretazioni estensive delle norme implicate dalla fattispecie, il Consiglio Nazionale degli Ingegneri ha altresì negato che la stessa avrebbe potuto comportare la decadenza dell’intero Consiglio dell’ordine, essendo individuale il voto espresso in favore dei singoli consiglieri.

La decisione impugnata ha infine smentito anche la deduzione di irregolarità del procedimento elettorale collegata allo svolgimento di quarantotto corsi di formazione per gli iscritti all’ordine nel periodo corrente dal 30 gennaio 2017 al 21 febbraio 2017, che avrebbero funzionato come strumenti ed occasioni di propaganda, esorbitando altresì dai limiti ordinari delle attribuzioni consiliari nel corso delle operazioni di voto. Il Consiglio Nazionale degli Ingegneri ha affermato che le allegate violazioni della disciplina della propaganda elettorale denotassero “contraddittorietà e genericità”, restando solo latamente invocabile la normativa relativa alle elezioni politiche e locali.

La trattazione del ricorso era stata fissata in camera di consiglio, a norma dell’art. 375 c.p.c., comma 2 e art. 380 bis.1 c.p.c., ma, all’esito di adunanza del 27 maggio 2021, è stata pronunciata l’ordinanza interlocutoria n. 17984 del 23 giugno 2021, in cui si è evidenziato che la particolare rilevanza della questione di diritto attinente al regime dell’elettorato passivo degli organi dei consigli degli ordini professionali, ai sensi del D.L. 29 dicembre 2010, n. 225, art. 2, comma 4 septies, convertito dalla L. 26 febbraio 2011, n. 10, in relazione al D.P.R. 8 luglio 2005, n. 169, art. 2, comma 4, in caso di svolgimento di tre mandati consecutivi, ove per uno di essi sia intervenuto l’annullamento delle elezioni seguito dal commissariamento dell’organo consiliare. Da ciò la ritenuta opportunità della trattazione in pubblica udienza.

4. Il ricorso è stato deciso procedendo nelle forme di cui al D.L. 28 ottobre 2020, n. 137, art. 23, comma 8-bis, convertito con modificazioni dalla L. 18 dicembre 2020, n. 176, con richiesta di discussione orale formulata dal controricorrente.

I ricorrenti ed il controricorrente hanno presentato memorie.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

Va dichiarata l’inammissibilità del documento prodotto dai ricorrenti in data 4 ottobre 2021 (missiva CNI prot. (OMISSIS) Elezioni Consiglio Ordine Messina), come anche dei documenti allegati alla memoria ex art. 378 c.p.c. del 29 settembre 2021, in quanto non riguardano la nullità della sentenza impugnata e l’ammissibilità del ricorso e del controricorso, e dunque non rientrano fra quelli di cui l’art. 372 c.p.c. ammette la produzione nel giudizio di cassazione.

Si ha riguardo a causa relativa alla procedura elettorale per il rinnovo del Consiglio dell’ordine degli ingegneri di Roma, sulla base del disposto del D.Lgs.Lgt. 23 novembre 1944, n. 382, art. 6, secondo il quale contro i risultati dell’elezione ciascun professionista iscritto nell’albo può proporre reclamo alla Commissione centrale (organo poi denominato Consiglio nazionale dal D.Lgs. Presidenziale 21 giugno 1946, n. 6, art. 2). Contro le decisioni del Consiglio Nazionale degli Ingegneri è poi ammesso il ricorso per cassazione alle sezioni unite della Corte nei casi contemplati dal R.D. 23 ottobre 1925, n. 2537, 17 (eccesso di potere ed incompetenza), nonché dinanzi alla sezione semplice, secondo il principio di cui all’art. 374 c.p.c., per violazione di legge ai sensi dell’art. 111 Cost. (cfr. Cass. Sez. U, 02/06/1997, n. 4911; Cass. Sez. 3, 23/01/2002, n. 747; Cass. Sez. 3, 07/07/2006, n. 15523).

1.Possono superarsi le eccezioni poste in via pregiudiziale dai controricorrenti.

1.1. E’ rituale la notificazione del ricorso eseguita personalmente nei confronti degli intimati a mezzo PEC ad indirizzi risultanti dall’Indice Nazionale degli Indirizzi di Posta Elettronica Certificata (INI-PEC), pubblico elenco agli effetti del D.L. n. 179 del 2012, art. 16-ter convertito in L. n. 221 del 2012.

1.2. Non rileva poi la circostanza che sia intervenuta nel febbraio 2021 la scadenza del mandato elettorale, in quanto non risulta altresì avvenuta la rinnovazione del Consiglio provinciale dell’ordine (come riferiscono anche i ricorrenti ed il controricorrente nelle memorie ex art. 378 c.p.c.), soltanto ciò comportando il venir meno dell’interesse alla decisione sulla legittimità delle operazioni elettorali relative all’elezione dell’organismo scaduto, e quindi la cessazione della materia del contendere (al riguardo Cass. Sez. U, 04/08/2010, n. 18047; Cass. Sez. 3, 03/03/2011, n. 5112; Cass. Sez. U, 11/06/1998, n. 5804).

2. Con il primo motivo di ricorso viene denunciata la contraddittorietà e l’illogicità manifesta della motivazione, ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5 Affermano i ricorrenti che il C.N.I. avrebbe irragionevolmente negato rilevanza al primo mandato svolto dall’ingegnere C.C., ed invece ritenuto computabile il secondo (quello svolto dal 2009 al 2013), benché anche le elezioni relative a quest’ultimo fossero state dichiarate illegittime.

Il secondo motivo di ricorso censura la violazione del D.P.R. n. 169 del 2005, art. 2, comma 4 come modificato dal D.L. n. 225 del 2010, art. 2, comma 4-septies conv. in L. n. 10 del 2011. I ricorrenti lamentano la violazione del limite di tre mandati consecutivi sancito dalla norma indicata, anche alla luce dell’interpretazione giurisprudenziale che nega rilevanza – ai fini della interruzione della sequenza dei mandati – ai commissariamenti e che attribuisce efficacia ex nunc all’annullamento dell’elezione con salvezza degli atti adottati dall’organo fino a quel momento; secondo i ricorrenti, l’unico limite alla computabilità dei mandati sarebbe quello esplicitato dal D.Lgs. n. 267 del 2000, art. 51 (TUEL), che considera non computabile il mandato solo allorché il medesimo si sia protratto per un tempo inferiore alla metà della durata prevista.

2.1. Il secondo motivo di ricorso è fondato, nei termini di seguito specificati, rimanendo assorbito il primo motivo sui vizi della motivazione, motivo che, attesa la riscontrata violazione di norme di diritto, perde immediata rilevanza decisoria.

2.2. il D.L. 29 dicembre 2010, n. 225, art. 2, comma 4 septies, convertito dalla L. 26 febbraio 2011, n. 10, stabilisce che le disposizioni di cui all’art. 2, comma 4, del regolamento di cui al D.P.R. 8 luglio 2005, n. 169 (Regolamento per il riordino del sistema elettorale e della composizione degli organi di ordini professionali), ove sono disciplinati la durata della carica e la rieleggibilità dei consiglieri dei consigli territoriali degli ordini professionali, si applicano per i componenti degli organi in carica alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, con il limite massimo di durata corrispondente a tre mandati consecutivi.

Come peraltro già affermato da questa Corte, tali mandati consecutivi non sono frazionabili a seconda del tempo effettivo in cui il singolo consigliere, sicché il numero di tre, ai fini della norma in esame, è indipendente dalla variabile della durata in carica di ogni singolo consigliere e dell’eventuale suo avvicendamento, dovendo, piuttosto, essere riferito alla durata oggettiva della consiliatura, rispondendo il limite di rieleggibilità all’esigenza di impedire un quarto mandato a chi abbia svolto le funzioni di consigliere, seppure solo per parte della consiliatura (Cass. Sez. 2, 24/09/2014, n. 20138; Cass. Sez. 2, 12/04/2019, n. 10347; a proposito dell’analogo limite stabilito in tema di elezioni dei Consigli degli ordini forensi nella L. n. 113 del 2017, art. 3, commi 3 e 4, peraltro con la precisazione della non computabilità dei mandati di durata inferiore ai due anni, Cass. Sez. U, 19/12/2018, n. 32781; Cass. Sez. U, 26/03/2021, n. 8566).

La sentenza 10 luglio 2019, n. 173, della Corte Costituzionale (che ha dichiarato non fondate le questioni di legittimità costituzionale della L. 12 luglio 2017, n. 113, art. 3, comma 3, secondo periodo, e del D.L. 14 dicembre 2018, n. 135, art. 11-quinquies inserito dalla Legge di conversione 11 febbraio 2019, n. 12, richiamando in motivazione altresì il D.P.R. 8 luglio 2005, n. 169, art. 2, comma 4,) ha evidenziato come la previsione di un limite ai mandati che possono essere espletati consecutivamente costituisce un principio di portata generale nell’ambito degli ordinamenti professionali. La Corte Costituzionale ha spiegato che il meccanismo di divieto dei mandati consecutivi di consigliere dell’ordine persegue la finalità di valorizzare le condizioni di eguaglianza che l’art. 51 Cost. pone alla base dell’accesso “alle cariche elettive”, uguaglianza che, nella sua accezione sostanziale, sarebbe compromessa da una competizione che possa essere influenzata da coloro che ricoprono da più mandati consecutivi la carica per la quale si concorre e che abbiano così potuto consolidare un forte legame con una parte dell’elettorato, connotato da tratti peculiari di prossimità. Il divieto dei mandati consecutivi, dunque, favorisce il fisiologico ricambio all’interno dell’organo, immettendo “forze fresche” nel meccanismo rappresentativo (nella prospettiva di assicurare l’ampliamento e la maggiore fluidità dell’elettorato passivo), e per altro verso – blocca l’emersione di forme di cristallizzazione della rappresentanza. Ciò in linea – illustra ancora la sentenza n. 173 del 2019 – con il principio del buon andamento della amministrazione, anche nelle sue declinazioni di imparzialità e trasparenza, e a tutela altresì di valori di autorevolezza di professioni oggetto di particolare attenzione da parte del legislatore, attese le numerose funzioni pubblicistiche di vigilanza e rappresentanza esterna, sottese alla regolamentazione ordinistica delle professioni stesse.

2.3. Occorre pertanto affermarsi che – a differenza di quanto ritenuto nella impugnata decisione del Consiglio Nazionale degli Ingegneri – ai fini del rispetto dei tre mandati consecutivi, di cui al D.L. n. 225 del 2010, n. 225, art. 2, comma 4 septies, convertito dalla L. n. 10 del 2011, con riguardo al D.P.R. n. 169 del 2005, art. 2, comma 4, si deve tener conto anche dei mandati derivanti da operazioni elettorali i cui atti amministrativi siano stati annullati (come nella specie avvenuto per il mandato 2005-2009, in forza della decisione n. 4/2007 del medesimo C.N. I., che la stessa decisione impugnata riconosce poi “concretamente eseguita solo il 27/04/2009… quando con Decreto del Ministro della Giustizia veniva disposto lo scioglimento del Consiglio dell’Ordine di Roma e la nomina di un Commissario…, e cioè dopo tre anni e mezzo dall’insediamento).

Alla stregua dei principi enucleati dalla sentenza n. 173 del 2019 della Corte Costituzionale, avendo riguardo al divieto dei tre mandati consecutivi D.P.R. n. 169 del 2005, ex art. 2, comma 4, ed alla correlata finalità di valorizzare le condizioni di eguaglianza per l’accesso “alle cariche elettive”, ex art. 51 Cost. (che verrebbero alterate dalla partecipazione alla competizione di soggetti che abbiano consolidato un forte legame rappresentativo con una parte dell’elettorato), deve, invero, considerarsi che l’annullamento degli atti amministrativi attinenti alle operazioni elettorali, seguito da una gestione commissariale, non rende ex se inconfigurabile il mandato dei consiglieri, in maniera da rimanere esso del tutto privo di rilievo agli effetti della causa tipizzata d’ineleggibilità (arg. da Cass. Sez. 1, 26/03/2015, n. 6128, riguardante, peraltro, la diversa fattispecie di cui al D.Lgs. 18 agosto 2000, n. 267, art. 51, comma 2). Se è vero che, secondo le regole del diritto amministrativo, l’annullamento in sede amministrativa o giurisdizionale del provvedimento illegittimo opera – come reputa l’impugnata decisione del Consiglio Nazionale degli Ingegneri – con effetti ex tunc (vedi, peraltro, la L. n. 241 del 1990, art. 21 nonies e l’art. 34, comma 1, lett. a Codice del processo amministrativo), l’annullamento di una tornata elettorale per la costituzione di un organo collegiale (nella specie, elezione del consiglio dell’ordine degli ingegneri), stando ai principi di conservazione degli atti ed in materia di funzionario di fatto, non travolge l’attività a suo tempo svolta dal soggetto anche solo materialmente investito della funzione.

3. Il terzo motivo di ricorso denuncia l’omesso esame di un fatto decisivo ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, per non aver il C.N. I. considerato che la candidatura dell’ingegnere C.C. avrebbe avuto l’effetto di far confluire su di sé e sulla lista di cui era a capo un rilevante numero di voti; pur non essendo strutturato secondo il meccanismo del “voto di lista”, il sistema elettorale del Consiglio dell’Ordine conduce, di fatto, a tale risultato, dal momento che ogni lista risulta composta da un numero di candidati tendenzialmente pari al numero di candidati eleggibili, la cui votazione viene caldeggiata in primis dai capilista, cosicché risulta in concreto difficile la possibilità che si realizzi un voto “disgiunto” da parte degli elettori. La considerazione della partecipazione dell’ingegnere C. all’elezione avrebbe dovuto condurre, secondo i ricorrenti, a ravvisare un indebito sviamento di voti conseguente all’influenza che tale candidatura avrebbe avuto sul corpo elettorale.

3.1. Questo motivo è infondato.

L’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5 riformulato dal D.L. 22 giugno 2012, n. 83, art. 54 conv. in L. 7 agosto 2012, n. 134, concerne il vizio relativo all’omesso esame di un fatto storico, principale o secondario, la cui esistenza risulti dal testo della sentenza o dagli atti processuali, che abbia costituito oggetto di discussione tra le parti e abbia carattere decisivo (vale a dire che, se esaminato, avrebbe determinato un esito diverso della controversia). Ne consegue che tale vizio non è neppure astrattamente configurabile qualora il fatto storico, rilevante in causa, sia stato comunque preso in considerazione dal giudice merito, ed il ricorrente intenda, piuttosto, censurare il convincimento e l’apprezzamento che il giudice stesso abbia tratto da tale fatto, perché difforme da quello auspicato.

L’impugnata decisione del Consiglio Nazionale degli Ingegneri, alle pagine 14 e 15, ha esaminato il “fatto” dell'”inquinamento” della complessiva elezione dei candidati quale conseguenza della ineleggibilità dell’ingegnere C.C., escludendo tale circostanza perché il voto espresso in favore dei consiglieri è individuale e non “di lista”. Tale statuizione non viene censurata dai ricorrenti ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3, e cioè per violazione della fattispecie astratta di diritto applicabile.

In ogni caso, a norma del D.P.R. 8 luglio 2005, n. 169, art. 3, commi 11 e 12, recante il regolamento per il riordino del sistema elettorale e della composizione degli organi di ordini professionali, l’elettore vota tra coloro che si sono candidati. L’ineleggibilità di uno dei candidati per violazione del limite dei tre mandati consecutivi, di cui al D.L. n. 225 del 2010, n. 225, art. 2, comma 4 septies, convertito dalla L. n. 10 del 2011, con riguardo al D.P.R. n. 169 del 2005, art. 2, comma 4, non costituisce ipotesi invalidante l’intera elezione, in quanto il divieto in esame è personale e la esclusione del diritto di elettorato passivo riguarda il solo professionista che si trovi in detta situazione. La violazione del divieto determina, quindi, soltanto la annullabilità della eventuale elezione del professionista che è ineleggibile e la sostituzione dello stesso con il candidato non eletto che abbia conseguito il maggior numero di preferenze dopo l’ultimo degli eletti, senza incidere sul risultato complessivo della tornata elettorale, che resta valido ed efficace, così come i voti utilmente espressi agli iscritti eleggibili (arg. da Cass. Sez. U, 24/11/2011, n. 24812).

4. Il quarto motivo di ricorso deduce la nullità della decisione impugnata per violazione degli artt. 115 e 116 c.p.c. I ricorrenti si dolgono del fatto che la decisione impugnata si sarebbe fondata su elementi probatori non dedotti dalle parti; in particolare, avrebbe errato il CNI nel ritenere che il “picco” di corsi formativi denunciato dai ricorrenti quale strumento propagandistico interessasse un periodo successivo a quello in cui si era conclusa la tornata elettorale; inoltre, la decisione del C.N. I. avrebbe errato anche nel considerare che quanto dedotto dai reclamanti in ordine al divieto del Presidente del collegio di svolgere ogni forma di campagna elettorale presso la sede del seggio (fatto non smentito dalla controparte e dunque da ritenersi provato ex art. 115 c.p.c.) risultasse in contraddizione con quanto in precedenza sostenuto in relazione alla presenza di corsi gratuiti nel medesimo luogo: i ricorrenti sostengono piuttosto che tale divieto non solo non avrebbe inibito lo svolgimento di tali attività di formazione, ma anzi avrebbe rafforzato l’efficacia propagandistica sottesa alle stesse.

4.1. Il quarto motivo di ricorso va respinto, in quanto è volto, nella sostanza, a censurare la valutazione delle risultanze probatorie, ipotizzando una violazione degli artt. 115 e 116 c.p.c. quale effetto di un complessivo riesame degli atti di causa. La censura difetta di decisività ai fini della cassazione della decisione impugnata, secondo quanto prescritto dall’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 4, perché i ricorrenti contestano la incompletezza e la contraddittorietà del ragionamento posto alla base della pronuncia, ma non indicano il nesso di causalità tra la denunciata cattiva valutazione delle prove e la decisione stessa. La critica alla valutazione delle evidenziate circostanze, attinenti alle modalità di svolgimento della propaganda elettorale, non risulta, invero, connotata dall’interesse ad impugnare con ricorso per cassazione, il quale discende pur sempre dalla possibilità di conseguire, attraverso il richiesto annullamento della decisione impugnata, un risultato pratico favorevole.

Il D.Lgs.Lgt. 23 novembre 1944, n. 382, art. 6 nel contemplare la proponibilità del reclamo al Consiglio nazionale contro i risultati dell’elezione da parte di ciascun professionista iscritto nell’albo, attiene alle violazioni della disciplina delle operazioni elettorali dettata dal medesimo decreto luogotenenziale e poi dal D.P.R. 8 luglio 2005, n. 169. Contro le decisioni del Consiglio Nazionale è dato, come visto, ricorso per cassazione, ai sensi del R.D. 23 ottobre 1925, n. 2537, art. 17 per eccesso di potere ed incompetenza, nonché per violazione di legge ai sensi dell’art. 111 Cost. Le considerazioni svolte a base del quarto motivo di ricorso ipotizzano, piuttosto, inosservanze di norme deontologiche inerenti alla propaganda elettorale, le quali esulano dai limiti della individuata normativa e del correlato sindacato giurisdizionale, e non possono comportare la pretesa invalidazione della intera competizione elettorale, in quanto non infirmano direttamente i risultati delle operazioni di voto e non impediscono di presumere l’autenticità della scelta degli elettori.

5. Conseguono, in definitiva, l’accoglimento del secondo motivo di ricorso, l’assorbimento del primo motivo e il rigetto del terzo e del quarto motivo, e la cassazione della impugnata decisione. La causa deve rinviarsi al Consiglio Nazionale degli Ingegneri, in diversa composizione (cfr. Cass. Sez. 3, 15/03/2007, n. 6003), che deciderà uniformandosi all’enunciato principio di diritto e provvederà anche sulle spese del giudizio di cassazione. Poiché la domanda dei reclamanti invocava l’annullamento delle operazioni elettorali e dei relativi risultati, dell’avviso di proclamazione degli eletti e di ogni altro atto collegato e conseguente, non è possibile decidere la causa nel merito, imponendosi accertamenti di fatto su questioni non esaminate nella pregressa fase di giudizio.

P.Q.M.

La Corte accoglie il secondo motivo di ricorso, dichiara assorbito il primo motivo, rigetta il terzo ed il quarto motivo, cassa l’impugnata decisione e rinvia la causa, anche per le spese del giudizio di cassazione, al Consiglio Nazionale degli Ingegneri in diversa composizione.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della sezione Seconda civile della Corte Suprema di Cassazione, il 5 ottobre 2021.

Depositato in Cancelleria il 10 dicembre 2021

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