Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 3937 del 14/02/2017


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Cassazione civile, sez. VI, 14/02/2017, (ud. 28/09/2016, dep.14/02/2017),  n. 3937

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. IACOBELLIS Marcello – Presidente –

Dott. MANZON Enrico – Consigliere –

Dott. IOFRIDA Giulia – rel. Consigliere –

Dott. CRUCITTI Roberta – Consigliere –

Dott. CONTI Roberto Giovanni – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 21780-2015 proposto da:

D.M.F.O., elettivamente domiciliato in ROMA VIA R. ROMEI

35, presso lo studio dell’avvocato MARIO DI MARCO, rappresentato e

difeso dall’Avvocato ALESSANDRO MARCHETTI, giusto mandato a margine

del ricorso;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE DIREZIONE PROVINCIALE ROMA (OMISSIS), in

persona Direttore pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA,

VIA DEI PORTOGHESI 12, presso L’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che

la rappresenta e difende ope legis;

– resistente –

avverso la sentenza n. 839/38/2015 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

regionale del LAZIO, emessa l’11/02/2015 e depositata il 12/02/2015;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

28/09/2016 dal Consigliere Relatore Dott. GIULIA IOFRIDA.

Fatto

IN FATTO

D.M.F.O. propone ricorso per cassazione, affidato ad un motivo, nei confronti dell’Agenzia delle Entrate (che si è costituita al solo fine di partecipare all’eventuale udienza di discussione), avverso la sentenza della Commissione Tributaria Regionale del Lazio n. 839/38/2015, depositata in data 12/02/2015, con la quale – in controversia concernente l’impugnazione di avvisi di accertamento emessi per IRPEF dovuta, in relazione agli anni d’imposta 2001,2002 e 2003, a seguito di una verifica fiscale eseguita nei confronti della Gold Star srl, di cui il D.M. era stato amministratore, e del controllo delle movimentazioni bancarie sul conto corrente intestato al contribuente, – e stata confermata la decisione di primo grado, che aveva respinto il ricorso del contribuente.

In particolare, i giudici d’appello, nel respingere il gravame del D.M., hanno sostenuto che, a fronte della presunzione di cui al D.P.R. n. 600 del 1973, art.32, il contribuente avrebbe dovuto fornire dimostrazione “punto su punto delle somme risultanti dal conto corrente” e, nella specie, ciò non era avvenuto (“le operazioni come descritte dalla parte non trovavano una valida motivazione relativamente alle loro modalità di svolgimento, non corrispondono gli importi, nessuna prova viene data che le somme indicate siano state utilizzate per le attività dichiarate ed infine le elargizioni da parte della madre e della madre e della zia non risultano dimostrate”), con conseguente legittimità degli atti impositivi impugnati.

A seguito di deposito di relazione ex art. 380 bis c.p.c., è stata fissata l’adunanza della Corte in camera di consiglio, con rituale comunicazione alle parti.

Diritto

IN DIRITTO

1. Il ricorrente lamenta, con unico motivo, “l’omessa, insufficiente e contraddittoria motivaione”, ex art. 360 c.p.c., n. 5, su di un punto decisivo della controversia, vale a dire la prova contraria offerta dal contribuente, in appello, al fine di giustificare le contestate movimentazioni bancarie.

2. La censura è inammissibile.

La denuncia, riferita all’art. 360 c.p.c., n. 5, deve essere vagliata in base al testo di tale disposizione risultante delle modifiche recate dal D.L. n. 83 del 2012, poichè la sentenza impugnata risulta depositata in data successiva all’11 settembre 2012.

Si rileva che, nel mezzo di ricorso, non si indicano fatti storici (della cui deduzione nel giudizio di merito venga dato conto nel rispetto del canone dell’autosufficienza del ricorso per cassazione) il cui esame, omesso nella sentenza gravata, avrebbe portato ad una diversa ricostruzione dei fatti di causa, ma ci si limita a criticare l’apprezzamento delle risultanze processuali operato dal giudice di merito, contrapponendo a tale apprezzamento quello ritenuto più corretto dalla parte e sviluppando, peraltro del tutto genericamente, argomenti di mero fatto che non possono essere scrutinati in sede di legittimità.

3. Per tutto quanto sopra esposto, va respinto il ricorso.

Non v’è luogo a provvedere sulle spese processuali, non avendo l’intimato svolto attività difensiva.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, si dà atto della ricorrenza dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente, dell’importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

PQM

La Corte rigetta il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, dà atto della ricorrenza dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente dell’importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, il 28 settembre 2016.

Depositato in Cancelleria il 14 febbraio 2017

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